MTB: monte cavo 2, better ravanation

Monte Cavo, atto secondo. Pare che l’antennuto montarozzo stia permettendo alla sottoscritta di non lamentarsi per la persistente assenza di onde da surfare, e alla sua bike #Slayerina di far girare le ruote, senza fare troppi km e senza dover investire troppo tempo. L’obbiettivo di oggi e’ capire meglio i sentieri, testare il nuovo setup delle leve dei freni e ovviamente scendere con maggiore fluidita’.

Prima di partire rimetto mano alla prima traccia che avevo scaricato, cercando di visualizzare meglio il territorio e di individuare i suggerimenti che mi erano stati dati. C’e’ un trail ottimo come “riscaldamento” che parte dalla prima parte dell’asfalto, decido quindi di iniziare da li, in modo da “allungare il giro”, e da capire cosa c’e’ di proponibile anche ad amici dotati solo di front e/o alle prime armi.



Big Bike Sale - 468x60

Ho scoperto che in realta’ i sentieri di Monte cavo hanno una numerazione, anche e’ totalmente teorica e quasi priva di indizi/indicazioni. Quindi il primo trail provato oggi, dopo una breve e facile risalita si chiama 6. Ho scoperto ben presto che in realta’ e’ + comodo farlo in salita, meno ripido della “via sacra” percorsa alla mia prima esperienza , permette comunque di tagliare la parte di “stradone” che collega il punto di partenza al bivio per Monte Cavo. In discesa non e’ nulla di che ma e’ adatto per prendere confidenza a chi e’ alle prime esperienze con i singletrack.

percorsimontecavo

Il 6, ha pero’ una variante piu’ ripida e divertente, scoperta alla seconda run e visibile sulla cartina ricavata dal GPS.  Non so se ha un nome, ma e’ un pezzetto carino, con belle curvette veloci e qualche dosso su cui staccare. Finalmente con le leve dei freni inclinate correttamente ho ripreso anche a fare qualche piccolo saltino …. #nientedidifficile o di spaventoso diciamo.

Dopo queste 2 run di riscaldamento decidiamo di salire fino all’antennuta cima. In poco piu’ di un ora arrivo lassu’ … altezza ben 948 mt slm, siamo quasi in montagna 🙂 🙂 😀 …. Non c’e’ nulla da vedere, se non tante antenne la cui vicinanza mi fa addirittura venir mal di testa, quindi preferisco riprendere la mia “caccia al trail”.

img_20160911_120243

Scendo un breve tratto sull’asfaltata, imbocco un raccordo e poi vedo l’attacco di un sentiero segnato da una fascetta rossa. Il GPS conferma che ci siamo, trattasi del trail “Giuliana”, davvero divertente e flow anche se breve.

img_20160911_121320 img_20160911_121236

Per la parte intermedia decido di stare sul sicuro, scegliendo l’ormai noto “3”, e anche qua la differenza del nuovo setup si fa sentire. Nella parte bassa ritrovo, anche se con un po’ di fatica l’allaccio del “6” , e risalgo un pezzetto per fare l’ultima divertente discesina, parte della quale visibile nel video qua sotto, realizzato con un adattore fisheye per cellulare.



Per concludere, Monte Cavo promosso a pieni voti. Vicino, senza risalite faticose, ottimo per la modalita’ “salgoperscendere” a me tanto cara, mai troppo impegnativo, mantenendo il margine di sicurezza molto alto anche senza casco integrale e pettorina (consiglio comunque almeno le ginocchiere, non solo per le eventuali cadute ma anche per gli onnipresenti rovi). E’ un ottimo spot per chi vuole avvicinarsi al concetto di enduro/freeride pedalato senza dover lottare contro drop fuori portata e/o linee impestate/esposte/complesse.

Una bella scoperta, e di trails me ne mancano ancora tanti 😉

MTB : Monte Cavo HowTo 4 dummies

700 e rotti km mi separano dalle Alpi … #Slayerina e le mie gambe non possono stare ferme: l’idea che nel giro di pochi giorni il lavoro fatto in quota vada perduto mi terrorizza piu’ nel perdermi in zone a me ignote. Quindi, pronti via. Si parte da Google per …. Monte Cavo !!!

Breve premessa: vivo a Roma da 3 anni, e in questi 3 anni con la bici ho fatto poco o niente di vagamente comparabile a quello che si chiama “All Mountain” o “Enduro” , questo fondamentalmente per totale non conoscenza del territorio e perche’ “non conosco nessuno o quasi che va in mtb” , limitandomi a qualche scorrazzata in “criceto mode” al BikePark di Campo Felice (risalite meccanizzate in seggiovia).

Detto questo, ho deciso di farmi avanti, e potendo al giorno d’oggi sfruttare la tecnologia offerta dal GPS con qualunque smarthphone, mi sono prodigata su Google in cerca di tracce da seguire.La scelta di Monte Cavo, un antennuto collinotto alto ben 950 mt(non chiamatemelo Monte quel coso plz..) che domina il lago di Castel Gandolfo e’ dettata dal dislivello notevole che offre per essere in zona collinare e dal fatto che, almeno sulla carta e’ molto gettonato da chi pratica mtb Enduro e anche dai discesisti che risalgono in furgone. Tutte caratteristiche che mi fanno ben sperare di aver trovato un posto dove “#salgoperscendere” permettendomi il cambio di assetto a Slayerina senza continui stop. E in effetti cosi’ e’ stato.

Dopo un po’ di ricerche la mia scelta cade su una traccia di soli 12 km contro la media di super-giri da 40/50 km per me improponibili e palesemente di genere XC (Cross Country, ovvero salgo per salire e pedalo per pedalare….) poco idonei al mio stile e allenamento. Bene, carichiamo la bici, carichiamo la traccia, e raggiungiamo in macchina senza troppe sorprese il punto di partenza, riconoscibile dalla presenza di tante, troppe macchine con portabici posteriore e un viavai di bikers.

Ok, ora si tratta di capire dove andare. Sono molto vicina alla traccia, ma ho qualche difficolta’ all’inizio a trovarne l’attacco, complice anche il fatto che la zona presenta una vegetazione abbastanza fitta di latifoglie, cosa che non aiuta il GPS a mantenere il segnale. Dopo qualche avanti e indietro imbocchiamo il sentiero giusto … dove subito vengo passata da gente con gambe palesemente piu’ allenate e potenti delle mie. Il GPS conferma che la traccia e’ quella, si sale per un singletrack, piacevole finche’ non mi ritrovo ad incontrare questa cosa :

lastronikiazviasacra

La “cosa” in foto che ha provocato la reazione nella foto sottostante e’ una specie di strada a lastroni un po’ in stile ligure, una mulattiera di pietre fisse piatte, che sa di roba di tempi antichi …. in salita, molto in salita, con pendenze che superano palesemente il 10% e un fondo non dei piu’ semplici. Vabbeh, con le dovute pause cerco di portare su Slayerina, un po’ preoccupata dal fatto che, guardando il GPS pare che questo strappo diretto nella massima pendenza delle curve altimetriche, dorvrebbe durare per un po’ … Mi affianca per poi superarmi un’altro biker, il quale arrivati all’incrocio con l’asfalto (non pareva vero) mi rassicura che si arriva in cima anche con la strada asfaltata, che sale per fortuna in maniera molto piu’ dolce. Fine delle cose difficili, riprendo a pedalare con il mio ritmo fino alla fantastica quota di 870 mt slm !!!! Wow siamo quasi in “montagna” 😀 😀 😀 😀 … Purtroppo causa una manifestazione la strada che porta in cima all’antennuto cucuzzolo e’ interrotta, ma poco male, perche’ una coppietta con bici da Enduro mi indica dove attacca il sentiero che scende e mi rassicura che e’ a livello Campo Felice, quindi #nientedidifficile ….

La discesa e’ divertente, piacevole, senza nulla di difficile tranne il primo attacco ripido, un classico singletrack con qualche parte un po’ + tecnica ma tutto alla portata della sottoscritta e #slayerina. Insomma, non male per essere a mezz’ora da Roma. Chi si accontenta gode, anche se la Montagna, quella vera e’ tutta altra cosa e sopratutto tutt’altro belvedere ….

discesa

Per un idea migliore, anche se di qualita’ non eccelsa causa luce rognosa, ecco il anche il video di parte della discesa :



La discesa alla fine in tutto non dura piu’ di una decina di minuti, considerate pause e velocita’ ridotta causa non conoscenza del posto. L’ultima parte del sentiero sbuca poi diretto sullo stradone dove si parcheggia, ecco forse questa e’ la cosa a cui tocca stare piu’ attenti 😉 …

Per concludere la breve gitarella (meno di 2 ore in tutto) decido di concedermi un bel bagno rinfrescante nel laghetto di Castel Gandolfo

castelgandolfo

Tirando le somme : si fa, probabilmente ci sono altri sentieri da scoprire, l’importante e’ capire un po’ come e’ fatta la zona , il GPS e’ un grosso aiuto, anche se le valutazioni delle difficolta’ in salita/discesa sono concettualmente diverse da quanto si fa in alta montagna. Pero’ alla fine ci si diverte anche qua, tocca solo reinventare un po’ il proprio modo di concepire la MTB. Al prossimo giro !!!

Les2alpes full day : parte 2, bikepark !

Scendo dallo Jandri … stanca ma soddisfatta delle performance sulla neve (che potete leggere nella prima parte del report) mi trascino con i pesanti hardboots fino alla macchina, dove c’e’ #slayerina che mi aspetta. Un brevie break, e si cambia divisa. Via la giacca e i pantaloni da snow, su pantaloncini, protezioni da bike e casco integrale. Monto la ruota anteriore con il perno passante e #Slayerina e’ pronta a questa nuova e incognita esperienza.

slayerina2alpes

Incognita si, perche’ anche i Bikepark si sono evoluti nel tempo, e non e’ assolutamente detto che tutti i tracciati siano idonei ad una bici fondamentalmente da all-mountain. Ma leviamoci il dubbio subito. Decido di puntare al settore de le Diable, che sulla carta dovrebbe essere il piu’ idoneo ad un livello intermedio.
A dire il vero le prime difficolta’ le incontro con la seggiovia: i Francesi hanno messo a punto un sistema di carico che pare non tenere conto del fatto che ci possono essere donne e bambini che magari usano ancora bici con ruote da 26 (o peggio da 24 nel caso di un ragazzino, ricordiamo che gli standard attuali per gli adulti sono 27.5 o 29…).

accrocchio malefico

Il congegno,che vedete in foto implica di alzare la bici dal manubrio e spingerla dentro l’attacco giallo. Gia’ … peccato che io sono alta 160 , che la mia bici e’ corta e che avrei dovuto sollevare solo di braccia la bici di ben 20 cm per arrivare al gancio … il tutto con la seggiovia in lento movimento …. Fortunatamente dopo un po’ di strilli in un mix tra italiano inglese e francse sono riuscita a farmi aiutare, e a portare su il mo mezzo agricolo … e sempre per fortuna lo sgancio e’ molto piu’ facile dell’aggancio.

Finalmente si scende quindi. Dato che e’ abbastanza noto il fatto che non sempre il livello di difficolta’ indicato in Francia corrisponda al vero e visto il precedente con la seggiovia decido di provare prima la pista verde.

#Nientedidifficile come volevasi dimostrare, solo qualche tratto un po’ bucato dalle frenate, scorrevole con paraboliche e qualche rilancio, seconda parte nel bosco piu’ divertente e panorama grandioso, per un totale di circa 30 min di discesa comprese le soste per foto andando pianino.

verde4 verde3 verde2 verde1

Arrivo in fondo abbastanza stanca, le buche da frenata comunque a me dan tanto fastidio, e la molla della forka forse un po’ dura non e’ il massimo per questo tipo di run. Malgrado tutto decido di riprovare, cambiando traccia e sperando di avere meno problemi con il sistema di carico. Stessa solfa o quasi, ma per fortuna stavolta ci vanno meno imprecazioni per ricevere aiuto.

PANO_verde

Per la seconda run opto per una blu, che prende il nome dall’omonimo impianto, Diable. La pista e’ leggermente piu’ ripida con tornati piu’ frequenti, la guida diventa piu’ lenta e le buche per fortuna sono di meno, e da subito il tracciato pare essere divertente, con una serie di panettoni, step up e rilanci che riescono a far staccare saltuariamente le ruote alla slayer anche se presi a velocita’ moderata. Di questa run vi propongo il video della parte centrale, la piu’ divertente.



Pista un po’ piu’ veloce che concludo in “soli” 20 minuti. Ma le gambe visto lo sforzo fatto in mattinata iniziano a dare segni di cedimento, e decido di andare a provare il divertentissimo pump track in asfalto prima di partire.

IMG_20160822_155854

Verdetto finale: Les2Alpes, anche rivisto a 38 anni , ha sempre qualche ricordo positivo da lasciare. L’esperienza in ghiacciaio in snow alpino ha risvegliato un vecchio demone, quello della velocita’ su pista, e il bikepark mi ha fatto venir voglia di tornarci per esplorare i tanti altri trails disponibili, anche se ammetto di preferire sentieri naturali non esplicitamente costruiti per la mtb. Indubbiamente e’ un ottima locationper chi vuole provare le discipline gravity della mtb anche da livello 0 (la verde la fa chiunque sappia stare in piedi su una bici)
Il panorama e’ notevole, ma passa da un mix di natura e opere umane che lascia un po’ interdetti, ma ci sono posti in cui l’urbanizzazione e’ peggiore. La quantita’ di surf & bike shop e’ tendente a infinito, e a fine stagione si possono anche trovare occasioni interessanti. Idem per i locali anche se mangiare e’ rimasto in media caro come un tempo, quindi nel caso di soggiorni prolungati consiglio la formula residence.
Non so se e quando mi si ripresentera’ la possibilita’ di tornarci, e proprio per questo sono estremamente soddisfatta del mio big day.

MTB : Grange Rho – un divertente e panoramico singletrack (video)

vallerhocomboGiretto veloce da un paio d’ore fatto un paio di giorni fa, caratterizzato da una salita a tratti impegnativa non tanto per la pendenza quanto per il fondo molto ghiaioso e da una discesa molto panoramica con qualche parte un pelo piu’ tecnica in cui la difficolta’ maggiore e’ data da alcuni passaggi un pochino esposti anche se facili . Penso che in questo caso il video di tutto il singletrack sia piu’ esplicativo di tante parole ;), buona visione



Bardonecchia Bikepark: giochiamo a fare i criceti ? (video)

Lo devo ammettere, sono stati proprio i bikepark a farmi avvicinare al mondo della mtb, dandomi nell’ormai lontano 2007 la possibilita’ di imparare a guidare la bici su sentieri singletrack e passaggi anche tecnici, permettendomi poi in seguito di passare ad un orientamento piu’all mountain e apprezzando appieno le discese conquistate pedalando. Ma torniamo al discorso del girare su sentieri costruiti ad-hoc e utilizzare risalite meccanizzate: Bardonecchia e’ stato il primo bikepark in cui ho iniziato a confrontarmi con le discese vere, e mi fa sempre piacere farci un sopralluogo almeno una volta all’anno. Concentrato nella zona tra Campo Smith e Melezet, le due seggiovie permettono di “fare i criceti” (ovvero di girare ripetutamente sullo stesso percorso, come appunto il criceto nella ruota) su un totale di 8 percorsi piu’ un paio di collegamenti.

Le prime discese quest’anno sono state un po’ ostiche, la Slayer non e’ una bici da downhill e soffre tanto le buche causate dalle frenate dei “bicioni”. Lato campo Smith non c’e’ molto da dire, se non che in realta’ il percorso dicharato piu’ semplice, la 9D dichiarata la piu’ facile in realta’ diventa antipatica per le tante buche, meglio la classica e diretta 15D, che con quel po’ di pendenza in piu’ costringe anche le bici da DH ad andare un po’ piu’ fluide con conseguente meno scavi. Discorso simile per la 16, un po’ piu’ tecnica e lenta tutta nel bosco con un passaggio su passerelle un po’ strano ma divertente.

Spostandosi verso Melezet le cose cambiano un po’. I percorsi sono piu’ lunghi. Risalendo in seggiovia si nota subito il nuovo 27D, anche qua … dichiarato rosso, ma e’ dinuovo una traccia molto stop and go, che sarebbe anche carina se non fosse che #slayerina e la sottoscritta non amano le buche. Molto, molto molto meglio invece le tracce verso lo skilift del Bosco, in particolare il 25D, tutto tornantini , lento con qualche passeggio tecnco e rilancio, divertente nel bosco, molto vario molto adatto ad una bici da AM/enduro come la mia. Non lo ricordavo cosi’ bello, forse e’ stato migliorato nel tempo … lunghissimo almeno alla mia velocita’, un buon 15 minuti di discesa. Altra simpatica sorpresa il nuovo 24D, che de facto segue una traccia che si fa d’inverno in neve fresca con lo snow. Molto flow anche questo con qualche rilancio, peccato non aver avuto il tempo di rifarlo.

Nel video qua sotto che ho fatto ieri vedete alcune parti (quelle con le passerelle) del 15 e del 16D , e alcuni pezzi del 25D di melezet … giusto per dare un idea di cosa stiamo parlando …..


bardonecchia bikepark 2016 slow ride from WhyBeNormal KiaZ on Vimeo.

Insomma un bel pomeriggio di discese, per consolidare la tecnica e sentirsi piu’ sicuri. Credo che i bikepark siano comunque un buon sistema per promovere la mtb e permettere l’avvicinamento a queste discipline a chi e’ attratto magari in primis dalla componente adrenalinica, e non ha l’allenamento di base per permettersi di risalire in tranquillita’ senza distruggersi. Ricordiamoci che anche la discesa e’ impegnativa (si possono bruciare fino a 400 kcal/ora girando in bikepark) e che sopratutto richiede una buona prontezza di riflessi, cosa che non sempre si ha dopo una lunga salita ….

Per info su Bardonecchia Bikepark : www.bardonecchiaski.com  Dowload mappa bikepark qua

 

In MTB al colle del Sommeiller (3000 mt) La mia Grande Impresa

Arrivare in mountain bike a quota 3000 metri sul livello del mare era un obbiettvo che mi ero messa in testa di raggiungere fin dai tempi della prima bici “seria” in mio possesso, ma allenamento, logistica, meteo, e tante altre cose hanno rimandato la cosiddetta “Grande Impresa” a data da destinarsi. Ma quest’anno finalmente si son verificate le condizioni adatte per salire lassu’: bici in ordine con una forcella adatta anche a salite piuttosto scassate e gambe che paiono non spaventarsi di 1000 mt di dislivello. Il Colle del Sommeiller si trova sopra Bardonecchia, al confine con la Francia ed e’ considerata la strada carrozzabile piu’ alta d’Europa: questo puo’ essere l’unico lato negativo dell’escursione, in quanto la suddetta strada e’ notoriamente frequentata da motociclisti e fuoristrada . Pazienza, cercheremo di non respirare troppa polvere.

Considerato il mio allenamento discreto ma non da iron bike decido di partire dal parcheggio del Rifugio Scarfiotti, a circa 2136 metri di altezza. L’obbiettivo sono i 3000 metri.

Si sale lentamente senza troppi intoppi per i primi 400 metri, l’aria e’ fresca e il panorama e’ spettacolare gia’ da subito.

salitasommeiller

IMG_20160814_141156

Dopo un primo falsopiano la strada riprende a salire, senza rampe eccessive, tornante dopo tornante. Fino ai 2600 abbondanti fiato e gambe sono ancora abbastanza in ordine, e la temperatura tutt’altro che calda incentiva a restare in movimento. Dai 2700 circa la strada comincia a prensentare tratti piuttosto sassosi e scassati, e l’altitudine a farsi sentire, riducendo le mie capacita’ aerobiche. Questo mi costringe saltuariamente a alternare qualche breve tratto a spinta, non tanto per la difficolta’ quanto per cambiare tipologia di sforzo e dare un po’ di tregua ai quadricipiti femorali. Ma piu’ si sale e piu’ pare di essere su un’altro pianeta quindi l’incentivo a continuare e’ forte e si riprende a pedalare

IMG_20160814_150628

IMG_1324

A 2900 circa inizia a vedersi la prima neve … e gli ultimi tornanti che salgono … non riesco a valutare quanto ci vorra’ a fare quelle 4 sassose rampe ma ormai l’arrivo e’ davvero vicino, l’adrenalina lascia spazio al fiatone e i quadricipiti si rimettono in moto salendo addirittura di rapporto, pur di arrivare al piu’ presto lassu’. Una volta al termine della strada, quasi incredula di avercela fatta, mi sembra di stare davvero in un altro mondo … vegetazione completamente assente, sassi, terra, neve, e una volta scollinato il dosso compare anche il laghetto in cui si specchiano le montagne circostanti .

IMG_20160814_161036 IMG_20160814_160810 IMG_20160814_160759 IMG_20160814_160742 IMG_20160814_160244 IMG_20160814_160234 IMG_20160814_160050

Fa freddo ma pare di stare sul tetto del mondo e la cosa piu’ bella e’ esserci arrivati con le proprie forze. Ora ci aspetta la discesa, che purtroppo non presenta molte varianti rispetto alla salita, solo un paio di divertenti tagli. Probablmente da meta’ strada c’e’ possibilta’ di percorrere il sentiero pedonale, ma non avendo notizie sulla ciclabilita’ dello stesso ho preferito percorrerlo solo ove era palesemente valutabile e visibile, come nell’ultima tratta che ci riporta sul retro del rifugio Scarfiotti, con le cascate di sfondo

IMG_20160814_170811 IMG_20160814_170805

Per concludere, piu’ di 1000 metri di dislivello inclusi i saliscendi dei 2 falsipiani, 3 ore e mezza circa per salire. Considerata l’altitudine e tutto il resto del contesto mi ritengo davvero soddisfatta ! Il posto merita tutta la fatica e pare di essere a due passi dal cielo !

TUTTE le foto qua, sulla pagina facebook :

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1596119594022101.1073741829.1594955030805224&type=1&l=9218781827

 

Backcountry a pedali: Cotolivier MTB

Il conoscere il territorio permette di sentirsi in qualche modo sicuri e di avventurarsi su sentieri non propriamente frequentati, e con un concetto di “ciclabile ben diverso da quello che molti immaginano. Tornare a “casa” mi permette di fare quello che in location a me sconosciute non farei mai : ravanare per sentieri senza doversi preoccupare troppo, sapendo che prima o poi una strada la si incrocia.

Ieri il protagonista e’ tornato dopo tanti anni ad essere il Cotolivier. Meta piu’ che altro invernale per backcountry e sci alpinismo, e’ molto interessante anche in mountain bike a patto di avere il mezzo giusto (una full da 120 minimo) . Visto il poco interesse in discesa per la parte bassa decido di partire da Chateaux Beaulard riducendo il dislivello totale di 350 metri circa. La salita al Cotolivier e’ relativamente agevole, con primo pezzo asfaltato fino all’abitato di Vazon, dove una bella fontana permette di rifornirsi d’acqua.

vazon

fontanavazon1 fontanavazon

Da Vazon la strada diventa sterrata, senza particolari difficolta’ o rampe, diciamo un po’ piu’ regolare di quella del Colomion fatta qualche giorno prima. Sara’ per il dislivello leggermente inferiore e per quel pelo di allenamento in piu’ ma raggiungere la vetta non mi ha impegnato le gambe in maniera eccessiva. Dalla cima del Cotolivier si gode di una splendida vista, purtroppo la luce non era delle migliori e le foto non rendono come dal vivo.

cimacotolivierioincimacotolivier2

Qualche minuto di meritato riposo e ora viene il bello. L’idea e’ di riscendere verso Chateaux, seguendo piu’ o meno la linea che si segue d’inverno in backcountry o ski-alp. In teoria c’e’ un sentiero, in teoria ho una traccia sul GPS, proviamo a seguirla. Il percorso e’ facile lungo la cresta spartiacque fino al bivio per le grange Pourachet , poi le cose si fanno meno chiare. La traccia che ho caricato se seguita palesemente risale, costringendo a pezzi a spinta. A “naso” parrebbe virare molto verso la zona del Rifugio Rey e delle antiche piste da sci … ma il profilo altimetrico mi scoraggia. Salire a spinta e’ una cosa che non sopporto. Quindi opto per cercare la traccia della scialpinistica, seguendo qualche indicazione sugli alberi e affidandomi ai riferimenti della cartogrfia del gps seguo una pseudotraccia molto rovinata dai cinghiali ma comunque percorribile a patto di avere il mezzo giusto e un po’ di esperienza sul tecnico. La traccia, molto divertente e addirittura a tratti flow, in pieno freeride spirit un po’ oldskool,  mi porta ad un bivio , di non semplice interpretazione ….

cartello

Lo spirito di conservazione mi fa optare per la scelta piu’ sicura, ovvero rientrare su Vazon. Molto probabilmente seguire per il Rey mi avrebbe comunque portato ad incrociare la traccia in discesa che si ricollega a Chateaux, ma nel dubbio ho preferito restare sul sicuro … sicuro che purtroppo ha implicato un allungamento della fase di rientro, con ultima faticosa parte pedalata al freddo lungo la strada quasi in piano che riporta a Chateaux.

statscotolivier mappagps

Un bel giro, divertente al punto giusto, ben rappresentativo di quello che si puo’ fare con una bici da All-Mountain/Enduro. Altro grande aiuto e’ dato dal GPS: io uso myTrails su android, che anche nella versione free ha tutte le funzioni che servono a non perdersi, a patto di trovarsi in una zona supportata da una buona cartografia.