Splitboard in appennno Mt Ocre

Splitboard in Appennino – Monte Ocre

The Splitboard Chronicles #2

Non e’ assolutamente stato facile, dopo la prima esperienza non propriamente positiva e le difficolta’ incontrate nel trovare informazioni ed eventuali skialper disposti ad accettare la sottoscritta principiante in salita, riuscire a far quadrare impegni, meteo e orari per finalmente andare a capire cosa possono offrire queste montagne del centro sud, cosi’ tanto diverse dalla mia Valle.
Dunque finalmente in compagnia di Ottavio, biker, skialper profondo conoscitore dell’Appennino centrale inizia quest’avventura sulla neve.
l’itinerario previsto e’ il Monte Ocre: 2200 di quota con circa 900 d+ per arrivare in vetta.
La sveglia suona presto ma non mi pesa, la curiosita’ di collaudare per davvero la split e’ molta. Raggiungiamo la location di partenza attorno alle 10, un paesuncolo non molto distante da Campo Felice, Casamaina. E’ l’ennesimo dei “posti improbabili” gia’ incontrati in bici, insomma uno di quei posti dove ti sembra di capitarci per sbaglio. La neve apparentemente sul versante che dovremmo affrontare e’ poca, sono scettica nella mente ma mi fido cecamente della mia guida. Iniziamo a salire per uno stradotto, poi zig zag tra cespugli e sassi, neve poca e dura. I miei pensieri sono il non rovinare la split e sperare di scendere indenni. Il panorama e’ particolare, molto diverso da quelli che conosco, e guardandomi attorno penso che queste pendenze sarebbero molto interessanti da visionare in estate per vedere se c’e’ un qualche percorso adatto alla mtb.

(foto fontana e parte bassa)
ocre up 2 oxee up 1

Si continua a macinare metri in salita, senza grossi intoppi, fino all’avvicinarsi ad un “muretto“, diciamo ad una pendenza da pista rossa difficile o nera facile. E, come volevasi dimostrare qua iniziano i problemi. Dopo un gia’ complicato traverso, nel tentativo di cambiare direzione, scivolo e cado rotolando all’indietro come una patata lessa. Un bello spavento, considerata la pendenza e la presenza di pietre, fortunatamente l’incrocio con un pianetto mi fa fermare. A questi punti c’e’ da fare una cosa sola: farsi passare la paura, montare i rampant e affrontare lo strappo. In qualche modo piu’ o meno ortodosso e ancora incerta e non fiduciosa al 100% nel mezzo raggiungo il primo scollinamento, da cui finalmente si intravede il nostro obbiettivo. La neve migliora di qualita’ facendomi sperare e sognare qualche cuvra perlomento dignitosa.

pianetti 2 pianetti 1 split rampant 2 up rampant 1

Si prosegue con piu’ facilita’, senza rampant, lasciandosi a destra uno splendido pianoro su cui si affacciano altre alture dalle pendenze perfette, capace di far sognare qualunque amante del freeride. La particolaritadell’appennino e’ la vastita di pendiisurfabili” senza ne alberi ne niente a quote basse, cosa che sulle alpi non c’e’, o meglio ha conformazione completamente diversa.
uphill 2 uphill 1

Salendo ulteriormente si ha sempre piu’ la percezione di un paesaggio extraterrestre, che potrebbe essere adatto ad un set di star wars. La neve inizia a mollare, le temperature poco coerenti con la stagione fan si che si ottenga il cosiddetto “firn“, neve primaverile trasformata portante, molto godibile con attrezzi quali la mia splitboard. Abbiamo passato i 2000 e la fatica inizia a farsi sentire … io procedo sempre piu’ a rilento, preferendo linee molto dirette anche se piu’ faticose. La paura di cadere in un inversione sta sempre li, ma pian piano la fiducia con il mezzo di salira arriva. Lentamente arriviamo su un anticima. quota 2140, la cresta del monte Ocre e’ proprio in faccia, ma la mia stanchezza sommata alla paura di cadere mi fa optare per accontentarmi di questo montarozzo. Per me e’ gia’ un gran risultato, circa 800 d+ #conlemiegambe , al momento e’ il dislivello piu’ importante raggiunto con la split.

top m4 top ocr3 top 8 1

Ripreso fiato e riportata la split in posizione di discesa, iniziamo a scendere. Le prime curve regalano ancora qualche sprazzo di powder compatta un po’ gessata, ma decisamente apprezzabile, poi giu’ sul firn, che rimane comunque di gradevole sensazione sotto la soletta.
Curve di diverso raggio, tendenti allo stretto visto che devo seguire uno skier, poi giu’ sempre su trasformata, con qualche breve punto in cui ricompare la powder gessata. Tirando le somme e considerato il meteo ballerino non ci si lamenta. L’ultima parte diventa un po’ piu’ macchinosa e crostosa, ma il know-how di Ottavio fa si di trovare sempre il passaggio giusto anche per la tavola. Per tutta la discesa solo una volta ho dovuto fare buta/gava (metti e togli la tavola x i non piemontesi) e il bastoncino che ho tenuto preventivamente a portata di mano e’ serivto piuttosto di rado. Gita perfetta per la tavola dunque … magari da ripetere in condizioni di neve “recente” .
(video discesa)

Concludendo, anche d’inverno l’appennino centrale mostra di avere un suo perche’. Sono montagne diverse dalle alpi, con paesaggi estremamente vasti e sconfinati, e le alterzze e pendenze non eccessive fanno piu’ effetto di enormi collinoni innevati, tutti adattissimi ad essere “surfati”. C’e’ tanto da fare e da esplorare, non e’ facile muoversi in autonomia in quanto il territorio e’ molto, molto differente da quello alpino ed il numero di praticanti dello skialp molto basso, quindi e’ frequente poter tracciare per primi (oggi sul versante da noi scelto cosi’ e’ stato). Le variabili meteo in gioco sono molte piu’ che sulle alpi, e mi ci vorra’ del tempo per imparare a comprenderle ed interpretarle in maniera corretta. Ma, km da tritare in macchina a parte, c’e’ tutto un mondo da scoprire (e da surfare) la fuori …..

Un enorme ringraziamento alla mia guida, Ottavio “otto”, che ha avuto la pazienza di introdurmi a questo territorio per me completamente inesplorato ūüėČ

Traccia GPX : fornisco la traccia, ma raccomando di usarla solo se ben coscienti di quello che si va a fare. Il territorio e’ vasto, privo a volte di punti di riferimento, ed un errore puo’ portare su versanti completamente opposti. Il mio consiglio e’, se non siete del posto, di cercare di affidarvi a qualche esperto.

The Splitboard Chronichles #1

The Splitboard Chronicles

Con questo articolo odierno inauguro una serie dedicata alla splitboard, e alle mie esperienze/evoluzioni con la stessa … insomma voglio cercare di raccontarvi le mie sensazioni man mano che “faccio amicizia” con il nuovo mezzo, nel bene e nel male.

Oggi e’ de facto l’ultimo giorno di cui disponevo quassu’ in alta Valsusa, prima del mio rientro a Roma. Non potevo non chiudere questa seconda (e temo ultima) parentesi alpina senza un’altra gitarella “splittata“.

Come sempre quando si tratta di decidere dove andare la cosa non e’ facile, o meglio lo sarebbe se le condizioni della neve fossero ottimali. Qua siamo in una situazione di “poca ma a tratti buona” dai 1800 in su, ergo non e’ semplice trovare posti raggiungibili in macchina da cui partire immediatamente splittati. Per non tornare sull’ormai collaudato e ravanato sises, decido di rimanere vicino alle piste, approfittando dell’ottimo innevamento in zona Jafferau verificato nei giorni precedenti con la groomer. L’idea e’ quella di lasciare la macchina ai bacini di Frejusia, e salire su in qualche modo in direzione Ban, e dove arrivo arrivo. ¬†Detto, fatto pronti a partire.
bacini start

Dopo un brevissimo tratto a piedi calzo la split e circumnavigo l’hotel jafferau. Arrivata a borodopista arriva il primo dilemma, considerato il divieto di risalire lungo le tratte battute.. il dilemma e’ decidere se attraversare la pista in diagonale in leggera discesa con le tavole in modalita’ “salita” quindi a mo’ di sci, oppure seguire una linea di uno skiaper che vedo tirare dritta lungo i piloni della seggiovia. Il mio pensiero prevalente e’ “se l’ha fatto un’altro perche’ non posso farlo io”, quindi decido la linea diretta, via sotto i piloni.

Salire con le pelli sotto la seggiovia in funzione non e’ chissa’ quanto divertente … sia il rumore, che i non faticanti paganti sono elementi di disturbo, e il mio pensiero e’ solo quello di levarmi da la sotto a breve, cosa che purtoppo non risultera’ cosi’ semplice. Visto che prendere una multa (la risalita a bordopista e’ vietata) e’ l’ultimo dei miei desideri, mi ostino a seguire la linea intrapresa, finendo su una tratta dalla pendenza non indifferente, con conseguente inizio dei problemi. Fatico a tenere la tavola di spigolo, la neve e’ una crosta coperta da uno straterellino piccolissimo di neve nuova, seguo le linee del “bipede” che mi ha preceduto ma niente da fare … scivolo ad ogni tentativo di cambio direzione.
Scivolo, derapo verso il basso, faccio due passi avanti e quattro indietro. 
Dovrei mettere i rampant” – penso – ma la posizione in cui mi trovo e’ talmente scomoda e ripida, che per mettere mano allo zaino dovrei dinuovo scendere (di culo) , trovarmi un pianetto, liberarmi dagli “assi” , trovare i rampant e montarli. Ma la capoccia per fortuna la ho molto dura, e quel poco di “istinto” rimasto del mio remoto passato da bipede viene fuori, e mi salvo tirandomi su a scaletta sfruttando un punto con neve un po’ piu’ morbida fino a raggiungere una zona di pendenza piu’ umana.¬†
Stremata dalla fatica fatta per tirarmi fuori dalla zona balorda finalmente raggiungo il pianetto che precede il vecchio arrivo della seggiovia, e qua se non altro le cose iniziano a fare ben sperare per la discesa :
pianetto last

Il peggio e’ passato, approfitto del bar per un caffe’ e poi riparto … seguendo sempre una linea che lascia ben sperare. Decido di non salire oltre la fine del bosco, so bene che sopra la neve e’ ventata e che sarei costretta a scendere in pista, quindi decido di risparmiare le fatiche e invertire la rotta.¬†

lines up skyline bar

Mi trovo dunque un pianetto strategico, e lottando contro accumuli di neve e ghiaccio riporto la split in assetto da discesa …. santa chiave a pappagallo che oltre a permettermi di ovviare alla mia poca forza delle mani per richiudere i ganci di assemblaggio delle due semitavole, si improvvisa martello per spingere la slitta dell’attacco al suo posto. Neve gelata sopratutto da rigelo e rimontaggio splitboard non vanno troppo daccordo.

Finalmente si scende. Conosco la zona come le mie tasche, so dove conduce ogni buco. Tracce in discesa zero, solo un paio di linee di salita che rimangono un utile punto di riferimento.
linedown 1 linedown2

La neve nei boschetti radi quanto basta per godersi qualche curva e’ ancora piu’ che buona, serve giusto un po’ di cautela in quanto piu’ pesante sotto e farina sopra, ma comunque surfabilissima e godibile. Rimpiango un po’ la Dupraz con il suo nasone spaccatutto, ma anhce questa Rome 154 si difende, pur essendo una tavola polivalente forse un po’ “anonima” per i miei gusti, ma il convento per ora passa questo e dobbiamo farci i conti.

way down 1 tree lines backlight down myline

La pacchia finisce una volta raggiunta la pista non battuta sopra il ristorante Belvedere, qua come gia’ appurato nei giorni scorsi abbiamo a che vedere con antipatica crosta portante spaccagambe ricoperta da un ingannevole straterello di fresca …. fortuna che sono poche curve, per poi ricongiungersi alla pista …. pista che non risulta essere di chissa’ che gradimento alla split, che conferma la sua anima da “all mountain freeride con rocker”, ¬†ma meglio comunque il lavorato alla crosta tritatutto.

Game over, qualche passo a piedi e ritroviamo Qubo che aspetta infreddolito. Non mi lamento dell’epilogo di questa settimana un po’ anomala, ravandando tra la neve che apparentemente non c’e’ ma che ancora regala e ancora riconosce la padrona di casa. La tecnica mia di salita e’ ancora di un approssimativo assurdo, faccio errori di valutazione e ancora non ho chiari i limiti della split. C’e’ da lavorare, da apprendere cose nuove e da capire come, se e quando vanno messi i rampant per avere convenienza nell’utilizzo e non solo peso e attrito inutili. Per il resto, l’oggetto dimostra che anche una breve gitarella a ridosso delle piste puo’ riservare insperate sorprese. Adesso con il mio ritorno a Roma verra’ il difficile delle “splitboard chronicles”, ovvero riuscire a fare una gita “appenninica” senza perdersi.

Stay tuned ūüėČ

 

 

EOY 2018 – Welcome 2019

Eoy 2018 – Welcome 2019

Oulx (TO) 22-1-2019

Con un po’ di ritardo eccomi a tirare le somme sull’anno passato.
Stavolta non e’ cosi’ semplice fare un riassunto delle “puntate precedenti”. Una cosa e’ certa, l’arrivo della splitboard mi ha riportato
ulteriormente a ritrovare le mie origini, confermando che tutto e’ iniziato da qui, da questa valle, in questi giorni fredda e poco innevata
dove ho mosso i primi passi sulla neve prima da piccola con gli sci e poi da adolescente sulla tavola.
La “valle che resiste dove l’enduro non esiste” d’estate, d’inverno diventa un playground niente male, che anche con poca neve (o artificiale)
puo’ salvarti in corner se hai l’attrezzo giusto, nel mio caso la k2 carveair, tavola “groomer”, carving newschool, che esprime il suo¬†massimo potenziale a pista libera su neve artificiale fino a 56 km/h .
Una cosa e’ certa. Mi manca il mio playground. Mi mancano le mie montagne. Mi manca l’avere neve, piste e itinerari snowalp/backcountry a pochi¬†minuti di macchina.

lauta1 splìt

Si, molti mi dicono che sta nevicando in appennino e che giu’ c’e’ un sacco di neve.
Vedo su facebook post da invidia … ma per quanto rosico, ho un senso di impotenza di fronte a tutto cio’.

faggeta
Impotenza dovuta al non conoscere il territorio. Al non avere l’abitudine di farsi due ore (o piu’ di macchina) per poi mettersi a camminare¬†con la splitboard per altrettante alla ricerca di una linea di discesa perfetta che perfetta non potrebbe essere.
Cerco di documentarmi, ma mi sento ignorante. E’ un territorio diverso, molto vasto, disabitato, con altitudini limitate, prevalenza di
latifoglie (faggete) , con una conformazione molto lontana¬†da quella alpina. Non ci sono punti di riferimento precisi, il gps in skialp¬†e’ pressoche’ inutilizzato e di conseguenza diventa veramente complicato avventurarsi senza l’aiuto di qualche “local” o esperto di tali¬†localita’.
Mai piu’ come in questo momento apprezzo la fortuna avuta in passato … ci sono momenti, periodi. Ho voluto imparare a fare surf,
cosa che mi e’ riuscita alla fine, con qualche limite e, in fondo, anche qualche delusione abbastanza profonda sopratutto riguardante
l’ambiente che ruote attorno a tale disciplina. Ma quando in uno sport super meteodipendente arrivi ad una specie di capolinea, ad un livello tale per cui il tuo fisico non ti permette ulteriori evoluzioni, e la pratica per vari motivi puo’ essere piu’ traumatica che piacevole allora e’ meglio tirare il freno a mano e buttarsi in acqua solo in condizioni tali per cui ne valga veramente la pena …. tipo quelle nella foto sottostante …..

circe super

La bici resta l’unica certezza, l’unica compagna di giochi e di avventure che difficilmente delude. Da questo punto di vista sopratutto in off-season lo stare a Roma non e’ cosa malvagia, offrendo comunque alcune opportunita’ poco distanti dalla capitale per divertirsi senza macinare troppi km. Ultimamente in mtb sto lavorando piu’ sulla tecnica che non su altri aspetti, in quanto sto ultimando il corso per aspirante maestra di mtb di primo livello. Ma spero a breve di tornare anche a rimettermi in gioco sui trails e non solo su ostacoli artificiali.

mtb2018

Speriamo dunque in un 2019 sempre all’aria aperta, all’avventura nella neve e alla scoperta di nuovi trail. Se poi ci scappa qualche onda vedremo di approfittarne … Ride the elements !!!

Splitboard: #chicercatrova

L’anno nuovo inizia approfondendo l’argomento splitboard.

lauta1

Dopo una gita di fine anno caratterizzata da un ambiente notevole ma da neve diciamo di “poco interesse surfistico” sul Col de Lautaret, sono ho ripreso a ravanare nelle poche zone innevate della Valsusa alla ricerca di qualche spazio dove capire se questa strana tavola gradisce la surfata.

Torniamo sempre poco distante¬†dal Sestriere, stavolta sperimentando una linea di salita (e di discesa) meno gettonate e piu’ lontane dal comprensorio.

L’attrezzo conferma la sua comodita’, anche se devo ancora ben capire come funziona per fare le inversioni a U sul ripido …. ¬†e come scegliere le linee di salita piu’ idonee. Anche la salita richiede una certa attenzione, e l’esperienza ancora manca. Ma stavolta l’inaspettato premio di produzione e’ notevole, offrendo neve ottima e una seconda parte ancora in gran parte vergine, che regala delle gran curve dal surf feeling.

Nel complesso … confermo che e’ un gran attrezzo per divertirsi sulla neve …. vedremo se anche l’appennino sara’ di gradimento alla nuova arrivata ….

 

Snowboard: Splitboard first ride

Splitboard first ever ride

Tutto √® cominciato da li … la mia passione per la montagna nasce con lo snowboard una vita fa. La ricerca del surf feeling in powder, ovvero neve fresca √® quello che mi ha attivato la voglia di esplorare, di uscire dai limiti imposti dagli impianti per trovare spazi con neve polverosa. La mia avventura nel mondo del backcountry inizia anni orsono con ciaspole e tavola a spalle, per poi finire nel¬†dimenticatoio o quasi nel momento della trasferta a Roma.
Ma le scimmie si sa, possono stare buone per un po’, ma non troppo a lungo, e prima o poi un qualcosa puo’ far riaffiorare passioni sepolte.
Sono tante le ragioni che mi hanno convinto a prendere una split, ma stavolta la prima ha un carattere prettamente economico: circa un mesetto fa entro in possesso di una “vecchia ma nuova” Rome double agent 154 ad una cifra irrisoria, sprovvista di pelli e kit di interfaccia.
Cerco di farmi una cultura sui materiali, sul come allestirla e renderla usabile, e giungo alla conclusione che, a meno di un’improbabile
ulteriore botta di fortuna, l’unica soluzione alla mia portata economica sia il datato kit voil√®, unico sistema per adattare alla split¬†attacchi qualunque con dischi 4×4.

boaard

Grazie ai social rimedio tutto l’occorrente direttamente quass√Ļ in alta ValSusa, nello specializzatissimo negozio SurfShoppe di Sestriere. Vengo avvertita di continuo dal fatto che il sistema voil√® √® datato e obsoleto ma poco importa. Non so se¬†e quanto riusciro’ ad usare l’infernale attrezzo, quindi, come tutti gli esperimenti si parte in economia.
Pronti dunque: la quota neve alta impone la scelta su Sestriere anche per il collaudo della split. Saliro’ tra boschi e piste in disuso tra il principi di Piemonte e il vecchio Garnel, fin poco sopra il Cit Roc alle pendici del Monte Sises. Piu’ o meno 400 d+ .

splìt

La split √® piuttosto semplice da assemblare quando √® pulita. Anche mettere le pelli non presenta difficolta’. Si parte dunque, sfruttando¬†linee di altri skialper e ciaspolatori piu’ o meno pulite. Non avere lo zaino a spalle carico √® un enorme liberazione, e la salita risulta¬†piuttosto agevole e mai eccessivamente faticosa. Lo sforzo √® paragonabile alla mtb, un’altra vita rispetto alle ciaspole …

spl't 1 cìt roc cìt orc

Arrivo alle pendici del Sises senza troppa fatica, la neve pare buona e le tracce presenti lasciano ancora spazio per qualche curva.
La split, una volta riunita (non senza difficolt√†, questa √® l’unica cosa che potrebbe complicare la vita sopratutto in caso di freddo, vento e gelo), si comporta come un qualunque freeride , e la poca rigidit√≤ torsionale praticamente non si avverte

sìsès

chab

Scegliendo bene si riescono a fare curve interessanti, la neve c’√® ed √® qualitativamente buona, mantenendosi apprezzabile anche in basso sopratutto nelle zone piu’ boscose.
Niente male per essere un primo, breve esperimento di snowalp in una stagione che per ora lascia abbastanza a desiderare.
Una cosa √® certa, la split puo’ aprire nuove possibilita’, √® un modo per riavvicinarsi alla montagna invernale lontano dal caos e avventurarsi
alla scoperta di nuovi ambienti e scenari.
Per il momento il mio primo approccio √® positivo. C’√® da capire quanto puo’ essere faticoso battere per primi la traccia, ma per il momento, essendo risalita su un mix di tracce, linee del gatto, neve trasformata e qualche pezzo piu’ vergine non ho mai avuto difficolta’ o sentito scorrere all’indietro. Un bellissimo modo di affrontare la montagna d’inverno, raccomandandosi pero’ di consultare bollettini meteo, di dotarsi di attrezzatura di autosoccorso e di verificare l’assenza di divieti e ordinanze.

Spero di approfondire per bene l’utlizzo di questo mezzo dalle interessanti potenzialita’.

Origins – Origini

Non si dimenticano e non si cambiano

All’alba degli anta, in un annata che ha visto molti cambiamenti sul profilo lavoratvo, mi ritrovo a sfogliare a ritroso il mio profilo¬†facebook (facebook.com/kiazsurf ) ritrovando foto di momenti perduti, che adesso come non mai sogno di ritrovare e rivivere ….

snow origins

il mondo cambia … non di certo in meglio … si guarda indietro … si guarda una serie di scelte
il surf … un sogno divenuto realta’, che ora per tanti motivi √® rimasto un po’ li … tra acciacchi fisici e possibilita’ limitate¬†di decidere del proprio tempo, crescita esponenziale dei praticanti sta lasciando nuovamente il posto alle mie vere origini.

snow jump

Non si puo’ negare … se cresci sui monti questo ti segna.
Magari per un po’ neghi, rifiuti, vuoi scappare, vuoi conoscere l’elemento liquido¬†….

elemento liquido che dopo 11 anni ti porta al capolinea, perch√® quello che potevi fare lo hai fatto …
a 40 anni non hai piu’ voglia di sgomitare.
A 40 anni preferisci rincorrere il silenzio piuttosto che le onde, anche perch√® ormai le onde semi deserte sono un utopia ….

Ricompare lei … con le sue ruote e i suoi pedali … la mia biciclettina … un mezzo eclettico che unisce esplorazione, avventura,
adrenalina e perch√® no – fitness …

slay4r

Grazie a Slayerina prima e poi alla Specy ho ritrovato le mie origini …
quelle origini che hanno un elemento ben preciso : la neve, lo snowboard, il backcountry.

bc

Dopo tutto è solo acqua gelata, ma è il meglio dei due mondi. Lo snowboard mi ha portato ad apprezzare la montagna non solo come elemento
da sfruttare in senso gravity, ma per tutto quello che circonda. Ma la neve non √® eterna, l’evoluzione delle mountain bike han¬†permesso di ritrovare anche d’estate alcuni concetti -quali il #salgoperscendere – tipici degli sport invernali.

Il concetto di freeride in senso lato √® quanto piu’ mi appartiene. Che si tratti di tavola o di bici, di neve o di trails, c’√® sempre una linea … e volendo si puo’ anche staccare da terra … interpretare il terreno.

Nel surf il freeride non esiste. Il surf mi ha dato tanto, mi ha insegnato la pazienza.

Ma il tempo passa, e non ci si puo’ permettere di aspettare.
Sono fatta per stare all’aria aperta.
Muoversi √® necessario per poter continuare a farlo il piu’ lungo possibile.
Il surf specie in italia non puo’ essere uno sport unico specie da grandi, necessita di una buona preparazione atletica che √® difficile mantenere da adulti senza doversi rivolgere ad una palestra. Ma le palestre e la noiosa ripetitivita’ non fanno per me.

Meglio pedalare.
O, se possibile, inerpicarsi tavola a spalle alla ricerca di neve perfetta.

La pazienza √® finita. Mountails are my playgrounds, le montagne sono il mio parco giochi … Gravity and my legs are my engine, gravita’
e gambe sono il mio motore.

Anche i trails si “surfano”. Surfing trails is possible.

That’s it … that’s all … ready to get back in my mountains for a while … Pronta per tornare sulle mie montagne per un po’.

snowboard: lasciare il segno

Ogni traccia in neve fresca in snowboard √® una firma. Che sia su un pendio ripido, un canale, un bosco, un ampio panettone. √® sempre una firma. Quando poi, dopo tanto tempo, torno a surfare le montagne di casa, e a introdurre al mondo della neve non lavorata due cari amici, la giornata puo’ diventare perfetta, facendoci credere x un paio d’ore di essere in pieni anni 90.

Dopo anni, torno a sentirmi Local di questa valle anche d’inverno. La prudenza di questi tempi di clima instabile non √® mai troppa.

sociapow

La fortuna ci porta su una pista non battuta, situazione ideale x iniziare a fare qualche curva, e incominciare a capire l’essenza¬†dello snowboard. Quel surf feeling da cui per quanto mi riguarda √® iniziato tutto, portandomi alla fine a cercare la vera sensazione¬†da cui deriva, imparando a scivolare anche sull‘elemento liquido.

Meglio tardi che mai, con la dovuta prudenza e un po’ di fortuna, ogni tanto questo capriccioso meteo ci fa ancora godere.
Il divertimento continua, il 2018 si apre con ancora qualche ultima bella curva in powder, e viste le buone sensazioni, anche con un piccolo salto.

pow 1 pow 2

jump kiaz

Snowboard e neve d’altri tempi, con una tavola azzeccatissima che permette di godere a 360 della montagna senza ¬†rimpiangere di avere il mezzo sbagliato. Una one-board quiver perfetta per chi ama le curve, siano esse condotte in pista o linee in fresca.

snowboard postcard from heaven from KiaZ bike surf and more on Vimeo.

groomr22

Purtroppo le ferie stanno volgendo al termine, e non resta che memorizzare bene questi attimi, che assieme a tanti altri vissuti¬†in passato mi fanno sentire fortunata ad aver vissuto la nascita e l’evoluzione dello snowboard in questi anni. Lo snowboard √® stato¬†per me uno strumento per imparare ad apprezzare la montagna andando oltre l’aspetto prettamente sportivo … iniziando ad uscire anche¬†in backcountry con le ciaspole per conquistarsi la discesa ben presto ho realizzato che l’inverno era troppo breve: da qua la passione¬†per la mtb, che al momento √® la mia attivita’ sportiva outdoor primaria.¬†Ho comunque ancora alcuni sogni “bianchi” che vorrei realizzare, non sara’ facile, ma sognare aiuta a sopravvivere.

Never stop riding & never stop dreaming


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2017 end of year

end of year 2017

L’anno sta per finire, e come tradizione scrivo queste righe dalla “mia” Valsusa. Una fine anno nel segno dello snowboard e della¬†powder, che conferma le mie riflessioni di 1 anno fa sull’evoluzione o involuzione di questo sport … evoluzione che ha ben visto¬†l’arrivo delle groomers, tavole che riprendono i concetti freecarve adeguandoli ai tempi e agli attacchi soft.
In questi giorni ho potuto usare in maniera abbastanza esaustiva la k2carveair, confermando la sua propensione alla conduzione senza
disdegnare qualche scappata in fresca, certo non c’√® da aspettarsi un freeride, ma come potete vedere dal video si √® difesa anche¬†in un giro backcountry in bosco rado con poca pendenza. Purtroppo lo snowboard, da quando vivo a Roma √® diventata una piccola parentesi¬†che si apre durante le festivit√† o in rarissime eccezioni..

backcountry 2017 valsusa from KiaZ bike surf and more on Vimeo.

La grande protagnonista di questo 2017 √® pero’ lei, la biciclettina. Dopo un periodo di adattamento, la Specialized Stumpjumper verdina¬†si √® rivelata una grande amica e compagna di avventure. Il meglio lo ha espresso nei giri liguri, tra cui vale la pena citare Sestri¬†e l’esperienza di Finale di pochi giorni fa. Ma anche nelle location piu’ vicine a Roma ben si difende, regalandomi tante soddisfazioni¬†e divertimento. Tra tutti gli action sport, la mountain bike √® quello che in questo periodo mi sta dando piu’ imput positivi,complice¬†il fatto di avere impatto ridotto su articolazioni e schiena, e quindi di poter continuare ad offrirmi possibilita’ di miglioramento¬†malgrado l’avanzare dell’eta’. Visti i continui progressi, sia in termini tecnici che di km, quando pedalo riesco per fortuna a dimenticarmi¬†la mia et√† anagrafica ūüėČ , quindi lunga vita a #bicionaverdina !!!


Per concludere, due parole anche sul surf. Le sofferenze alla schiena e il piccolo infortunio alla caviglia non hanno aiutato, ma malgrado tutto anche dal Mare qualche piccola e saltuaria soddisfazione è arrivata.

Con questo, siamo pronti a inizare un nuovo anno di sport all’aria aperta, cercando di dimenticarci i “numeri” che avanzano e continuando¬†a cercare di trovare l’energia per combatterli, senza dare peso a stereotipi che mi vorrebbero con “la testa a posto” …. ūüėČ

Buon 2018, riders di ogni genere e elemento !!!!

K2 CarveAir 149 TEST Groomer Snowboard

TEST K2 CarveAir 149

Ci siamo riusciti. Finalmente le condizioni meteo mi hanno permesso di azzardare un’uscita in snowboard a Campo Felice per provare
la K2 CarveAir, tavola appartenente alla neonata categoria “groomers“. In USA per groomer si intende pista battuta, e le tavole dedicate
a questa categoria hanno l’obbiettivo di ottimizzare le performance sul battuto/lavorato/preparato senza penalizzare il freeride.
In pratica la CarveAir e le sue parenti di altre case dovrebbero carvare come un freecarve hard anni 90 senza sacrificare l’andatura
in neve fresca. Insomma, sulla carta la tavola ideale per riportare sullo snowboard gli over 35 che hanno iniziato con questo sport
20 anni fa o piu’, magari con un hard.
Faccio parte di questa categoria. Malgrado abbia un passato da aspirante maestra di snowboard, non sono mai stata una scimmietta da park,
non ho mai amato il freestyle specie quello newschool (rail e altre cose che in montagna in natura non esistono),
e anche se qualche rotazione la chiudevo le mie passioni sono sempre state le curve, siano esse in fresca o in pista con l’hard.
Cominciamo dal perche’ una tavola del genere nel mio quiver? la risposta e’ molto semplice, perche’ con il freeridone (Dupraz D1 5.5)
senza powder (vera) fai poco e le transazioni in pista sono a volte poco divertenti, con l’hard o hai pista libera fatta nella giusta
maniera (vedi les2alpes) o rischi l’incidente, e tutte le tavole piu’ polivalenti che ho avuto dopo un po’ mi han stufato e le ho vendute.

Un mesetto fa circa mi ritrovo a vedere il video “yearing for turning” e’ stato illuminante, mi ha fatto tornare voglia di andare in snowboard, ed ecco che poco dopo ho rimediato la groomer.

k2 carveair 149

Cominciamo dall’aspetto dell’oggetto in questione. Direzionale puro, diamond tail, lamina effettiva molto lunga se proporzionata alla misura
totale, flat camber, carbonio tra i piedi. Al tatto la tavola e’ rigida, molto rigida per la misura. Angoli scelti: non e’ stato facile,
con i freeride ormai monto il duck ovunque, ma questa e’ direzionale, sembra un hard allround anni 90 allargato… che facciamo ? 0-15
e passa la paura.

flat camber

Dopo 40 minuti di coda alle casse finalmente siamo sulle piste e vediamo cosa sa fare questa tavola.

Ci vuole un attimo per prenderci le misure e per capire che il peso va tenuto mediamente piu’ avanzato rispetto ad una tavola twin
o directional twin. La prima run e’ puramente conoscitiva, ma offre un bello spunto in powder, perche’ non provarci ? E qua arriva
la sorpresa. Un 149 che gira in modo molto surfistico, richiede un po’ di arretramento rispetto alle mie abitudini, ma risulta molto
molto piacevole.

lines

Presa la mano, alla seconda run comincio a capire che non e’ un hard, che non ho gli appoggi sui boots ma devo usare le caviglie.
Ed ecco che la carveair comincia a carvare con precisione e tenuta da hard, sia front che back. La tavola richiede un adeguamento
della tecnica (che si scopre presto) al nuovo mezzo, e dimostra sopratutto su spazi ampi di media pendenza di poter arrivare molto
molto vicino a quello che riesce a fare un hard. Va lanciata , richiede velocita’ per esprimersi al meglio, ma rimane comunque piu’
tollerante e facile da svincolare in caso di sciatori o riders in rotta di collisione. Ci va un po’ di tecnica e un po’ di preparazione
a gestire i cambi , non e’ veloce come un hard ma al momento resta l’oggetto montato con attacchi morbidi che piu’ si avvicina
alle sensazioni che si possono provare solo con gli scarponi rigidi…. con il vantaggio che se percaso si incrocia powder la carveair
non si tira indietro, anzi sfodera tutta la sua velocita’ e maneggevolezza.

k2carveair campofelix

Purtroppo Campo Felice nei weekend difficilmente offre la possibilta’ di far tirare fuori tutto il potenziale a questa tavola, spero di poter approfondire l’argomento con meno traffico sulle piste.
Per il momento proviamo a tirare le somme:

Carving : 9 1/2 -> Il nome e’ un programma, la tavola non delude, a patto di adeguare la tecnica, e nemmeno le lastre di ghiaccio
la spavetano piu’ di tanto.

Powder 9 -> Un 149 che gallegga con i miei 60kg abbondanti vestita sopra e’ uno spettacolo. Necessita pero’ di velocita’ maggiore
rispetto ad un freeride puro da powder, ma una volta lanciata permette una surfata che ricorda sensazioni acquatiche.

Situazionale (gobbe o altre condizioni anomale) -> 7 1/2 . Ovviamente meglio di un hard, meglio di tavole rocker, meglio di freeridoni
da galleggiamento. Digerisce la serpentina stretta (anche qua serve un minimo di adeguamento nei cambi) ma la rigidita’ richiede
gambe altrettanto reattive per assecondarla.

Non azzardo voti “freestyle” anche se da recensioni e video si puo’ vedere come queste tavole siano adatte a staccare salti in
velocita’ … ma la mia veneranda eta’ non mi permette di dare questo tipo di feedback.

top campofelix

Nel complesso possiamo dire che questo tipo di tavola potrebbe essere un aiuto a far uscire un minimo lo snowboard dalla crisi, a far tornare sulle piste chi si stava arrendendo al cambiamento climatico, a trovare nuove motivazioni per migliorare la propria tecnica e riportare nello snowboard quell’eleganza che manca da anni e levarci quell’etichetta di scimmiette che molti ci affibbiano.

Welcome to a groomed future ūüėČ

Riferimeni tecnici QUA

Snowboard – chi cerca trova

Local. Termine che nel surf non potra’ mai appartenermi. Ma quando torno qua, nella Valle da cui e’ iniziato tutto e trovo la neve ritrovo anche le mie origini. Ho iniziato lo snowboard nel ‘94 oltralpe con un hard, ma e’ qua, nei boschi del comprensorio di Bardonecchia che ho maggiormente sfruttato le possibilita’ di freeride servito da impianti date dal territorio. Parlo di fine anni 90 e dei primi anni 2000, anni in cui la neve non si faceva desiderare, e permetteva di spaziare dagli ampi pendii dello Jafferau ai boschi del Melezet, passando per il Vallon Cros nell’omonimo comprensorio. Conoscevo e conosco ogni albero e ogni passaggio. Poco e’ cambiato in questi anni, ma una cosa e’ cambiata. Lo snowboard e’ cambiato. A fine anni 90 eravamo tutti freeriders assatanati di fresca, capaci di ravanarla fino all’ultimo rimasuglio anche nei boschi piu’ stretti e impensabili all’occorrenza. Adesso basta osare un po’ di piu’, fare qualche metro a piedi per¬†trovare pendii con pochi passaggi anche a piu’ di 10 giorni dall’ultima nevicata …..

Le zone del Vallon Cros e del Seba nel comprensorio di Melezet sono state favorite dalla nevicata pre-natalizia, e dopo tanto tempo li ho potuti rivedere aperti e al massimo splendore, complici anche le temperature basse che hanno permesso al manto nevoso di resistere e di ben stabilizzarsi rendendo possibili discese sicure.

 

 

 

 

 

 

Neve bella e fredda, farinosa, e stranamente nessuno che si avventura oltre le piste o i pendii piu’ evidenti e “ravanati”. Come se ci si fosse dimenticati del freeride. Del resto la maggior parte degli snowboarder (ma anche dei freeskiers) paiono essere maggiormente attratti dallo snowpark che quest’anno e’ stato costruito sul Selletta.
Due generazioni diverse. Certo una volta i park non c’erano, e se la powder non c’era esploravi percorsi un po’ piu’ fuori dalle rotte o ti dedicavi al backcountry. Ora pare esserci una distinzione decisamente piu’ netta tra le discipline, anche in termini di tipologia di materiali usati. Del resto la mia Dupraz D1, appartenete alla categoria degli snowsurf ovvero a quelle tavole da freeride con stile surf-oriented trova nella fresca e nella trasformata portante i suoi terreni preferiti, non disdegnando qualche curva in stile groomer quando la neve in pista tiene. Tutto il resto (ghiaccio e neve irregolare) e’ sofferenza, un po’ come fare un percorso da DH con una front da XC facendo un paragone con la mountain bike.

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Si conclude qua questa parentesi da “local”, in cui mi e’ parso di tornare indietro di 15 anni almeno …. ora a breve tornero’ verso la Capitale, con la buona notizia che anche in Appennino ha finalmente nevicato … che questo sia un’inverno degno di questo nome ? Una cosa e’ certa, che lo snowboard ha ancora un suo forte perche’ nel mio mondo. Never stop riding ūüėČ


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