MTB: Morra Ferogna

Morra Ferogna, l’infernet “de noi artri” … (o quasi)

Morra Ferogna è un’altro trail che da tempo osservavo tra quelli proposti da Bicinatura, un giro AM sui 20 km/800 d+ range 600-1400 mt slm con salita in prevalenza su asfalto anche se non esente da rampe, ed una discesa su trail AM naturale di media difficolta’.
La zona è quella dei Simbruini, gia’ meta di miei altri giri. La partenza dovrebbe essere da Subiaco, ma problemi di orario mi hanno fatto optare per salire in macchina fino a Monte Livata, dove ho incontrato i ragazzi di Bicinatura.

l1vata

Da qua abbiamo ancora una breve, pedalabilissima e panoramica salita su sterrato, che tagliando il monte a mezzacosta ci porta all’imbocco del trail,
in prossimita’ di uno splendido altipiano.

k1az stradottofoto by bicinatura

altopìano morra 1

gruppofoto by bicinatura

Si parte con un rockgarden super tecnico, da me evitato, che risulta essere poi l’unica vera difficolta’ del trail .
Dopodiche’ tornantini piu’ o meno stretti, che a tratti ricordano il singletrack de l’infernet, qualche rockgarden e qualche passaggio
angusto, ma mai niente che non si possa fare. Non manca il flow, sopratutto nella parte conclusiva … parte conclusiva con cui prendo
un po’ troppa confidenza con conseguente caduta e nuova botta al ginocchio infortunato (Vedi Prarotto)



Dopo qualche istante per fortuna il dolore si riduce e riesco a tornare in sella. Ho perso molta sicurezza, e per non peggiorare le cose scendo nell’ultimo passaggio un po’ ostico.
Raggiungo l’asfalto sana e salva o quasi, ma il ginocchio è ancora indolenzito … non me la sento di pedalare la risalita (circa 700 d+ su 12km) e riesco a farmi accompagnare a riprendere il Qubo a Livata.

Qua trovate un video del giro giusto x capire un po’ di cosa parliamo … 

https://www.facebook.com/1564808144/posts/10216992032624082/

Concludendo, un giro da rifare conquistandolo a pedali, magari con un po’ piu’ di calma per metabolizzare meglio alcune linee … siamo
di fronte ad un trail naturale a cui comunque non mancano parti flow e qualche sezione a pietre fisse liguria like, il tutto condito da
un buon numero di divertenti tornantini.

Da rifare e approfondire.

Relive solo discesa

Relive ‘Discesa morra ferogna’

Per la traccia e altre infos rimando a bicinatura :
http://www.bicinatura.it/index.php/2018/05/15/mora-ferogna/

Ringrazio come sempre tutti i ragazzi con cui ho girato e che hanno avuto la pazienza di aspettarmi, e in particolare Jacopo che ha accompagnato me e i ragazzi del Doblo’ che mi hanno portato su la bici.

Al prossimo giro birra offerta per tutti 😉

MTB: Monte Autore da Camerata Nuova

Monte Autore da Camerata Nuova …Scatenato …

Le temperature piuttosto alte e le giornate ancora decentemente lunghe mi hanno fatto optare per un giro che andasse oltre quota 1000…
L’idea iniziale era, visto lo stato di allenamento piuttosto buono per i miei standard, di affrontare il famoso Zi Chiccu, nella to do list appenninica da un po’. Purtoppo il tempo (fisico, non metereologico) e la lontananza del suddetto trail mi hanno fatto optare per qualcosa di piu’ vicino, dunque assieme all’elettrico Guido abbiamo deciso per un giro gia’ piuttosto lunghetto, ovvero la salita al Monte Autore da Camerata nuova via CampoSecco (che gia’ abbiamo conosciuto con i giri che partono da Livata) con un lungo anello in discesa che dal Monte autore scende a Fosso Fioio e seguendo quest’ultimo ci riporta a Camerata Nuova.

Totale 34 km circa con 1000 d+, di cui 15 in salita e quasi una ventina in discesa. Almeno sulla carta.

Anche per questo giro, facciamo affidamento alle tracce di Bicinatura, ormai punto di riferimento online per i giri in centro Italia.

Ci ritroviamo a Camerata Nuova, quota 788 mt slm, altro paesuncolo improbabile con le case di pietra dove pare che il tempo si sia fermato, e dove parcheggiare non e’ semplicissimo, alla fine troviamo qualche slargo al campo sportivo.

Iniziamo la salita, che attacca subito abbastanza cattivella, dopo un breve pezzo d’asfalto inizia uno sterratone poco pendente ma anche poco scorrevole, molto ciottoloso e breccioloso, che mi impone di farlo tutto con il 46 a velocita’ inferiori ai 5km/b. Im questo modo  guadagnamo i primi 500 mt positivi, fino a Camposecco, quota 1300 slm circa, la grande piana dall’aspetto extraterrestre con cui abbiamo gia’ fatto conoscenza nei giri estivi.

campo secco 1 campo secco2

lago campo secco

Da qua, la salita e’ nota e piu’ scorrevole, prima parte in singletrack nel bosco, mai troppo pendente quasi sempre pedalabile con il 39,
a seguire ultmi km di sterrata facile fino alle Vedute dell’Autore … da cui apprezziamo uno scorcio panoramico tra i piu’ belli della  zona.
Totale, tre ore e mezza per guaragnare poco piu’ di 1000 mt in circa 15 km. Il cielo e’ scuro, minaccia pioggia, decidiamo di non perdere tempo e di avventurarci alla scoperta di questo singletrack.

autore croce croce bk tratto espsto me autore autore specy autorevedute

Si inizia con una parte esposta, a volte non pedalabile in leggera salita, poi una prima parte flow nel bosco che in breve diventa piu’ tecnica, intervallata da qualche rockgarden (teoricamente tutti fattibili, ma non conoscendo la linea e con i nuvoloni alle spalle  ho preferito evitare esperimenti), fino ad una radura in cui si perde un po’ la traccia nei prati, ma si ritrova con facilita’ un singletrack strettino ma molto flow, che ci conduce ad un’altra sezione tecnica nel bosco un po’ sporca …

Sezione tecnica che risulta per me fatale: un ramo mi si incastra tra ruota e deragliatore e distrugge quest’ultimo.
Unica soluzione: togliere la catena e scendere “scatenati” finche’ si puo’ ….

Gia’ … finche’ si puo’ …
L’esperienza di girare senza catena e’ tuttavia divertente … una sensazione unica, in cui non si sente il rumore della ruota libera e che obbliga ad usare i freni il meno possibile per non perdere velocita’. Peccato che l’ultima parte del trail presenti non pochi saliscendi, che per quanto vuoi non frenare non sono fattibili di slancio. Pazienza si Spinge.

Sbuchiamo su uno stradone, non capiamo molto bene dove siamo, alla fine seguendo la traccia riusciamo a trovare la sterrata che costeggia
Fosso Fioio. Purtoppo qua iniziano per me i dolori … la strada e’ piuttosto pianeggiante, e lo sara’ per circa 5km. Sono costretta
a farmi tirare da Guido per un lungo tratto … in qualche modo ci arrabattiamo, ogni tanto la strada diventa piu’ pendente e si riesce a far scorrere la bici, ma questo Fosso Fioio che attraversa in maniera piu’ o meno scassata e fastidiosa la sterrata che scende senza nessuna particolarita’ sembra eterno, mettiamoci pure che ha anche iniziato a piovicccicare e che le frequenti pozze non aiutano, insomma gli ultimi km anche se privi di difficolta’ sono stati una sofferenza unica.

fosso

Finalmente ritroviamo una stradina asfaltata, in leggera salita ahime’, e poco dopo la “civilta‘” …. con il solito contorno di nerissimi nuvoloni che sovrasta il centro abitato di questo paesino senza tempo.

camerata nuova

Premesso che il mio giudizio sul giro puo’ essere influenzato dall’incidente con il cambio traiamo le conclusioni :

Salita: medio-lunga, pendenza appropriata al dislivello, ma sempre fattibile e pedalabile senza troppi patemi. La prima parte oltre ad essere scassata, e’ pallosa, sempre uguale, chiusa in una valle senza scorci panoramici. Da Camposecco la cosa si fa piu’ facile e piacevole, grazie anche al terreno migliore.

Discesa : panoramica, molto per gli standard appenninici, nella prima parte, poi varia e variabile, passando dal super flow al tecnico con
roccia fissa, ad alcune tratte con fondo un po’ piu’ instabile su cui scegliere la linea.
Unico neo per me fatale gli innumerevoli rami nella seconda parte, che hanno messo ko il mio deragliatore posteriore. Tutto questo godimento
dura circa 4 km.

Il seguito, fosso Fioio, a parte il particolare paesaggio della prima parte, lo ho trovato davvero “inutile” … certo senza catena e’ stato particolarmente pesante, ma trattasi di stradotto senza difficolta’, largo, senza curve, in cui l’unica particolarita’, che puo’ piacere o no, sono alcuni attraversamenti del gretto del torrente, piu’ o meno lunghi, piu’ o meno fattibili in sella a seconda della tecnica del rider.

Da rifare ? Sicuramente si prima o poi, magari senza rompere il cambio e in compagnia di qualcuno che gia’ conosce i rockgarden in modo da provare ad affrontarli seguendo la giusta linea 😉

E adesso tocca aspettare l’arrivo del deragliatore e giocare al piccolo meccanico ….

Relive

Relive ‘Autore scatenato..’

 

Traccia

Un ringraziamento particolare va a Guido, senza il suo supporto elettrico nella parte pianeggiante sarei rientrata con il buio probabilmente …..

MTB Tornimparte 2018

Tornimparte – il Casello

Il rientro al mio attuale mondo reale, ovvero Roma e le difficolta’ che il vivere nella Capitale implica d’estate per un’amante dell’aria fresca e dei monti, è sempre un semi trauma. Aggiungiamoci il ginocchio (piccolo infortunio durante il mio breve break in Val Susa) che non è ancora stabile a complicare le cose e a limitare le scelte … Scelta che cade su Tornimparte, location gia’ esplorata lo scorso autunno  , che offre un range di quota 1000-1500, non il massimo certo, ma si sa, sugli Appennini è difficile trovare flow trail in quota raggiungibili pedalando. Stavolta ci limiteremo al solo trail “Casello“, che offre ben 4 km di discesa abbondanti, con una prima parte molto flow interrotta da qualche breve rockgarden, e un ultima parte con stretti tornantini poco graditi alle mie attuali capacita’ e forma fisica. IIl breve ma divertente giro si sviluppa con circa 500 mt d+, con una salita che prevede un breve tratto di asfalto (2 km) e poi una piacevole e panoramica sterrata lungo la quale troviamo due fonti , ottima cosa per rinfrescarsi dal caldo che si è fatto sentire malgrado l’altitudine.

fontana

Consigliato anche a chi non ama i tornanti, la prima parte è davvero flow e piacevole per tutti.

Relive :

Relive ‘Casello Tornimparte’

Per la traccia vi rimando a quella del precedente articolo

MTB: Torninparte enduro

Torninparte enduro (prove speciali Casello e Canalone)

15/10/17: La giornata si preannuncia con una temperatura tutt’altro che autunnale e cielo sereno, quindi quale migliore occasione per tornare sopra i 1000 metri? Stavolta andiamo ad esplorare i trails appositamente costruiti per la gara di Enduro svoltasi a Torninparte circa un mesetto fa. Stavolta a farmi da guida c’e’ Alessandro, mio “compagno di scuola di MTB”. A dire il vero sulla carta la destinazione mi aveva gia’ incuriosito, anche se gli elementi in mio possesso lasciavano intuire una noiosa risalita su asfalto lungo la strada che porta a Campo Felice. Fortunatamente Alessandro con alcuni amici ha scovato un’alternativa, che limita l’asfalto a 3km, dopodiche’ si sale su una piacevole sterrata, mai troppo ripida e molto panaoramica: la vegetazione e’ a prevalenza di faggi che in questa stagione assumono colori spettacolari che spaziano dal giallo al rossiccio.

torni 1 torni 11

Arriviamo all’imbocco della prima speciale, chiamata Canalone. Questi trail sono stati appositamente creati per un evento, ma fortunatamente si e’ cercato di mantenere il piu’ possibile il terreno naturale, senza grossi sconvolgimenti e strutture improbabili. E’ la piu’ corta delle speciali (meno di 2km) , presenta qualche elemento tecnico compresi alcuni scalini all’inizio che mi mettono subito in difficolta’ , poi la cosa diventa piu’ flow, con alcuni ripidi abbastanza dritti che non spaventano per nulla la specy. Il trail si chiude con un complicato canyon tra le rocce, poco piu’ largo di un manubrio da 800 mm …. canyon che ne io ne Alessandro riusciamo a chiudere in sella.

torninparte enduro from KiaZ bike surf and more on Vimeo.

Si risale una seconda volta, stavolta piu’ alti, per imboccare la speciale chiamata il Casello, nome dovuto al fatto che termina proprio attaccata al casello autostradale. Le gambe vanno quasi meglio che al primo giro, e i faggi colorati continuano a dominare il paesaggio,rendendo il tragitto sempre piacevole.

salita stradotto stumpy

Partiamo quindi per la seconda ed ultima per oggi discesa. Un bel sentiero natural flow, che purtroppo per me si conclude con una serie di strettissimi tornantini, e mi riprende il flashback del famoso singletrack de l’infernet, gioie e dolori di quest’estate … e contestualmente anche l’idea che sullo stretto la slayer girava meglio (penso che con la vecchia 26 li avrei chiusi non dico tutti ma quasi) … continuo a non arrendermi e a pensare che sia una questione di tecnica … se ci scende gente con bici con taglie piu’ grandi della mia perche’ non ci devo scendere io ????


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Purtroppo il giro e’ finito, tutto molto divertente anche se si aggiunge un nuovo “conto in sospeso” ai miei problemi tecnici e ritorna un po’ di nostalgia per Slayerina, che e’ tornata a sgambettare e a zompare a Formello con il nuovo proprietario: un 13enne senza paura …

nik

Concludo con il solito relive e link alla traccia. Al prossimo giro !
Relive:


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Traccia GPX :

MTB: Monte Livata

Monte livata (MTB con GPX)

La fuga dal caldo questa domenica e’ stata pressoche’ obbligata. Ecco che quindi tocca guadagnare quota e cercare temperature piu’ accettabili e aria buona. Continuando l’esplorazione dell’appennino a me quasi ignoto, La scelta stavolta cade su monte Livata, ski resort semi-dismesso ad un ora e mezza di macchin dall’EUR.
La stazione, seppur ormai di limitato interesse per gli sport invernali, rimane invece molto frequentata d’estate da merenderos di  ogni genere e sorta che cercano un po’ di refrigerio dalle elevate temperature che in questi giorni caratterizzano la capitale.


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Se non altro si respira, e si spera che addentrandosi nei boschi si trovi un po’ di pace. Stavolta sono dinuovo in compagnia di  Guido (elettrico) e suo fratello Massimo con il frontino. Il problema, quando non si conosce una location e si hanno svariate tracce a disposizione e’ valutare quale sara’ piu’ adatta al nostro livello e apprezzabile da tutti, visto che il nostro gruppo e’ piuttosto eterogeneo, come mezzi, tecnica e preparazione. Un maestro di mtb local ci consiglia un giro che potrebbe fare il caso nostro,
vedremo se troveremo qualche trail interessante. Ci viene consigliato di lasciare le macchine leggermente piu’ in alto, al passo dell’Osso, io sono un po’ scettica sulla cosa e gia’ mi sento che andremo a finire con un #scendopersalire o una via di mezzo.

radura2

Dal passo dell’Osso finalmente in sella si sale prima su asfalto e poi su sterrata fino ad un punto panoramico. Breve discesa in singletrack facendo lo slalom tra i merenderos, poi dinuovo in discesa nel bosco, stavolta su una sterrata piuttosto larga, con #nientedidifficile che presenta qualche variante simil singletrack a tratti e qualche taglio nei prati. Piacevole comunque e sopratutto fresco. Ci fermiamo ad una radura con un piccolo laghetto, poi si risale un pezzo, stavolta su singletrack verso un’altra
piana, e qua dinuovo triboliamo un po’ a ritrovare la traccia.

livata laghetto radura

Ci troviamo a scegliere tra l’opzione di un discreto tratto a spinta (per me, non per chi ha il motore ….) e una discesa tecnica.
Io sono senza protezioni (sulla carta il giro doveva essere superfacile e il caldo mi ha fatto desistere dal metterle) ma decido di optare per scendere. Ci troviamo su un singletrack molto scassato, tutto pietre sia fisse che mosse con alcuni passaggi tecnici teoricamente fattibili con manico e protezioni, ma cosi’ prevale lo spirito di conservazione e ne chiudo circa il 70% in sella.

tratto finale

Rientrati al resort di Livata, tocca risalire fino al passo dell’Osso per riprendere la macchina. Guido Elettrico vorrebbe risalire per uno sterrato, piu’ breve ma sicuramente impegnativo per chi non ha il motore o delle super gambe da pro dell’xco (e non rientro in nessuno
dei due casi) . Io faccio l’asfalto, alla fine no way out, mi seguono anche gli altri, anche se Guido appena addocchia un singletrack parallelo alla strada ci si infila e da l’ennesima dimostrazione di quel che puo’ fare il suo mezzo motorizzato.


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Alla fine anche io , nemmeno troppo stanca arrivo al piazzale. Non amo le salite (specie se gia’ di una certa lunghezza, nello specifico
stiamo parlando di circa 4km) a fine giro, preferisco l’idea di conquistare una cima e godermi la discesa. La prossima volta
faremo in modo da partire direttamente da Livata.

Relive :

 

Traccia GPX 

 

MTB: Guarcino / CampoCatino / Obaco Trail

L’avventura inizia su un autobus. Si un autobus … carico di bici e di bikers. L’insolito mezzo ci sta portando a CampoCatino,
resort sciistico in parziale disarmo sito a 1900 mt slm. Stavolta si va in alto, roba quasi da Alpi, il caldo ce lo impone.
Se tutto va bene ci aspettano quasi 1400 mt di dislivello negativo.

autobus campocatino

La maggiornaza delle bici sull’autobus sono “bicioni“, ovvero bici da dh con doppia piastra e la cosa mi preoccupa un po’. Fortunatamente
gli altri riders che usufruiscono dalla navetta conoscono la location meglio di noi, e ci consigliano un giro piu’ “All Mountain” rispetto
a quello che avevo pianificato. Quindi cerco la traccia al volo del trail noto come l’Obaco, 20 km di cui gran parte in singletrack.
Ci sara’ da pedalare un po’ ma tutti ci dicono che ne vale la pena. Il gruppetto e’ lo stesso dello scorso weekend: Guido elettrificato
con il fratello Massimo alle prese con un frontino. Ci assicurano che il giro si fa anche con le front … e che c’e’ solo un pezzo
tecnico con rocce nella prima parte. Dunque iniziamo a salire seguendo la traccia.

campocatino salita

Saliamo, su una sterrata molto ghiaiosa e sdruciolevole dalle pendenze impegnative, che mi obbligano a scendere e spingere Slayerina.
Non tanto per le pendenze, quanto per il fondo. Guardo il colle a cui dobbiamo arrivare e spero solo che ne valga la pena, perche’ lo ammetto, questo genere di salita non e’ cosa gradita ne a me ne tantomeno alla mia schiena.
Arrivati il cima il panorama ricompensa lo sforzo, e si capisce che siamo in quota (attorno ai 2000 mt) , la vegetazione e’ ormai assente e lascia spazio a rocce .

top

Ora inizia la discesa, la cui prima parte e’ piuttosto impegnativa, non per le pendenze ma per il fondo tutto ghiaioni e pietre mosse. Riesco a difendermi discretamente e lo chiudo tutto in sella. Ci troviamo quindi ad una fonte dall’acqua freschissima, e da qua dovremo ripartire e trovare il singletrack che ci portera’ a valle.

ghiaioni fonte

gruppetto

E inizano i dubbi: il sentiero non e’ piu’ tracciato correttamente, il gps ci indica una direzione anch’essa priva di tracce.
Segnali o indicazioni zero. Chiediamo a degli escurisonisti e piu’ o meno ci indicano dove scendere. In qualche modo scendiamo, anche se la ciclabilita’ del percorso da loro indicato non e’ eccelsa, in pratica stiamo tagliando per prati sperando che qualche pietra non ci crei qualche problema tecnico. In un modo o nell’altro arriviamo ad una bellissima radura al cui centro si trova un masso molto particolare, a forma di montagnetta 😉

masso prati
Ci lasciamo un po’ prendere la mano su una parte scorrevole per prati ma ben presto ci accorgiamo di essere fuori dalla traccia.
Alcuni segnali CAI bianco-rossi ci convincono a perdere ulteriormente quota, su una pseudotraccia fatta di pietre e foglie tutt’altro che semplice. Il mio GPS dice che siamo fuori, Guido e’ convinto che le tracce si ricongiungano. Ad un tratto finiamo in una specie di gola rocciosa, da cui non si prosegue, perlomeno non in bici. Niente da fare, siamo costretti a risalire a spinta con molta fatica fino ai prati, e ad affidarci al GPS per riprendere la traccia. Fortunatamente incrociamo una coppia di escursionsti che stavolta ci consigliano in maniera corretta. Effettivamente poco prima della fine dei prati bisognava salire (sempre a spinta
ahime’) su un sentiero a sx, che dopo un po’ di saliscendi comincia a perdere quota, prima con alcune parti tecniche con radici e pietre fisse ma mai niente di impossibile, poi diventa un lunghissimo, scorrevole e veloce singletrack tra i faggi, a volte forse un pochino esposto.

singletrack

Purtroppo il singletrack a breve finisce e diventa una classica strada carrabile sassosa dal fondo un po’ insidioso …….
chi mi conosce sa che non amo questo tipo di strade in discesa, ma non ho alternative e cerco di farmela piacere, fino agli ultmi km su asfalto percorsi a gran velocita’ fino al paese di Guarcino dove avevamo lasciato le macchine.

Tirando le somme : si tratta di un giro in classico stile AM di difficolta’ media, un po’ di passaggi tecnici nella parte alta la cui difficolta’ e’ data dal fondo e non da altri fattori. Poi imboccato il singletrack e’ tutta una piacevole discesa senza #nientedidifficile

PRO :
Navetta a costo irrisorio (3 euro, orari 8,30 10.30 15.00) per guadagnare quota.
Panorama eccellente che quasi ricorda alcune zone alpine.
Quota alta e singletrack all’ombra, ottimo per godersi un po’ di fresco.

CONTRO:
Indicazioni assenti : senza GPS non e’ fattibile se non si ha una guida. E anche con il gps bisogna fidarsi ciecamente di quel che dice lo strumento.
Ultima parte su sterratone un po’ noiosa per i miei gusti .

Concludendo : da tornarci, magari percorrendo altri trail piu’ bike oriented. L’Obaco e’ un classico sentiero CAI, quindi che
considera i pedoni come usufruitori primari. Di conseguenza non tutte le parti sono apprezzabili appieno in sella, ovvio dipende dal livello e dalle proprie capacita’ tecniche. Per quanto giguarda la traccia gps, essendo la mia poco chiara e molto ravanata, vi rimando a quella che ho utilizzato per trovare la giusta via su wikiloc :

https://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=13782709

Vi consiglio inoltre, se usate mytrails di scaricare la mappa offline della zona in quanto la copertura telefonica e’ molto ridotta 😉

MTB: Vallone delle Cese – Esploriamo l’Appennino

Esploriamo l’appennino: Vallone delle Cese – Discesa Cese Trail

Il caldo la fa da padrone a Roma, e, reduce dal piacevole weekend nella mia Valle, necessito di trovare un percorso sopra i 1000 mt, che
mi permetta di pedalare un po’ al fresco. Cosa non semplicissima partendo dalla Capitale, e sopratutto con un know-how del territorio molto limitato, basato su facebook, mtb-mag e il “sentito dire” . Appunto, l’imput di questa escursione e’ partita dal sentito-dire : un local della pineta di Ostia mi ha parlato di un certo Vallone delle Cese vicino a l’Aquila e me lo consigliava come giro molto divertente e lontano dal caldo. e
Detto fatto: grazie a google e gli altri potenti mezzi offerti dal web trovo una traccia con video su youtube compreso nel prezzo. Dal video il sentiero pare proprio del mio genere: flow con tante belle curvette e panorama di una certa dignita’.
Via, scarichiamo la traccia e cominciamo a cercare di capire. Non e’ facile interpretare quali saranno le difficolta’ di un percorso di cui non sai niente, non sai nemmmeno dov’e’, ci arriverai con il navigatore e poi seguirai un puntino sullo schermo del cellulare per capire dove sei e dove devi andare. Solo quella traccia, i video e qualche consiglio via Facebook (grazie Stonati)

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Le previsioni e le varie intuizioni sul territorio mi fanno pensare che comunque s’ha da fa … che anche se relativamente alto (800-1400)
la zona non e’ delle piu’ fresche e quindi now or never, anche se da sola. Carichiamo Slayerina e via sulla Roma-L’Aquila, direzione Pizzoli, insignificante paesuncolo a pochi km dal capoluogo abbruzzese. Dal gps capisco dove devo andare e si sale. Eccome se si sale.
Prima parte da inferno, mediamente calda, secca, in un insignificante boschetto. Guardo di continuo lo schermo del telefono per capire dove sono, e quanto mi manca ad uscire da questo antipatico stradotto. In meno di un ora sbuco sull’asfalto, stavolta e’ uno stradone, nientemeno che la Statale del Gran Sasso. Asfalto bello scorrevole, ma pare che sia una sorta di pista da superbike. Ogni 5 minuti mi ritrovo a sperare che un qualche motociclista in piega non sbagli qualcosa e mi investa. Pedalo, pedalo, siam sopra i 1000 fa sempre piu’ fresco e si sta bene. Su questo stradone #slayerina si sente un po’ fuori posto, come se costretta ad un GPM del Giro D’Italia.

valico

valico fontana
Si arriva ad una specie di valico, e finalmente il panorama comincia a sapere di montagna … certo … molto diversa da quella che conosco, queste sono delle specie di grosse colline con vegetazione di conifere, ma va bene uguale. L’aria e’ buona, c’e’ un piacevole venticlello ed e’ pieno di fiori. L’ultima parte di salita torna piacevole in quanto chiusa al traffico, le gambe girano, e in circa 2 ore arriviamo all’attacco dei trail, nei pressi di una stazione di rilevamento meteo. Abbiamo percorso una decina
di km con circa 600 mt abbondanti di dislivello.

cartello

stazione meteo ultima salita

Riconosco quanto visto in video. Ora tocca vedere se mantiene le aspettative: bene, prima parte che riscende verso il valico super flow,
curve ampie e divrtenti, fondo un po’ ghiaioso ma comunque gestibile. Vado piano perche’ non conosco, ma l’ambiente e’ spettacolare e il
sentiero esattamente come lo aspettavo.


Sbuchiamo nuovamente al valico, attraversiamo la strada e alcuni cartelli indicano il proseguimento del trail.
La seconda parte e’tutta nel bosco, decisamente piu’ tecnica e con alcuni pezzi parzialmente esposti. Vado super piano ma non c’e’ niente di troppo complicato, ci son alcuni passaggi su cui devo optare per la cosiddetta chicken line ma si fa, tutto un po’ #diversamentescorrevole ma guidato e con molti tornantini dove fare pratica con le curve strette. Diciamo un trail un po’ come erano i primi comparsi nei bikepark nella mia alta Valle Susa, un mix tra naturale e costruito che comunque richiede una certa confidenza con il mezzo.

diversamentescorrevole


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diversamentescorrevole2

A meta’ tracciato incontro dei ragazzi, probabilmente risaliti in furgone, che mi guardano come un alieno e mi danno del Lei. Certo potrei essere la loro mamma, ma se anche con il casco integrale si vede la mia vecchiaia vuol dire che tra me e #slayerina facciamo davvro buon brodo … vabbeh no problem … Li lascio andare e pian piano proseguo. L’ultima parte e’ un altalenarsi di super flow, con step up e panettoni e aree quasi da pump track e qualche passaggio tecnico inaspettato da prendere con le molle, e terreno molto mutevole da una curva all’altra. Molto divertenti sopratutto le ultima battute che andrebbero conosciute meglio per staccare sugli
step-up – Una ragione per tornarci, prima o poi.

kiaz fine

curva curva

io

slayerina cartello

Finalmente il trail finisce, e un ultimo stradotto sabbioso ci riporta verso il centro abitato. Le gambe hanno retto bene, #slayerina pure. Um bel percorso All-Mountain di media difficolta’, che fa un po’ soffrire la salita per varie ragioni ma che poi diventa estremamente godibile in tante parti. Uniche note di demerito la salita poco motivante (preferisco evitare le strade statali) , specie per la prima ora abbondante e il fatto che malgrado la quota non rimane fresco come ci si aspetterebbe.

Per me e’ il primo giro sopra i 1000 in appennino, sono soddisfatta delle mie performance, e spero di trovare altri trail simili non troppo distanti da Roma. Certo, il panorama non ha nulla a che vedere con quello Alpino, ma anche questo e’ apprezzabile nella sua diversita’.

Relive :

Scarica / download la Traccia GPX (Cese Trail)