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La bicicletta (a pile e non) mi salvera’

Mi scuso per il lungo silenzio stampa, ma sono reduce da un periodo impegnativo, culminato con l’acquisizione del brevetto di Guida Cicloturistica Sportiva FCI che si aggiunge a quello di Maestro di primo livello. Questo ulteriore piccolo tassello si aggiunge ad un percorso, intrapreso quasi inconsapevolmente e per gioco nel 2018, che mi ha portato finalmente a veder pian piano realizzarsi un sogno, quello di riuscire a “monetizzare” una passione sportiva.
In questo periodo ho capito di aver fatto tanti, tantissimi errori, di essermi fatta influenzare da legami e da stereotipi.
La bicicletta e’ un “attrezzo” che mi e’ sempre venuta incontro nei momenti difficili. E in tali situazioni non mi ha mai deluso, indicandomi la strada per uscire dai guai. In bici c’e’ sempre tempo di riflettere. Sopratutto quando giro da sola. Forse e’ proprio la contrapposizione tra le mie riflessioni in salita e la concentrazione e l’adrenalina della discesa che rende per me questo sport un qualcosa di unico che mi fa sentire viva, unito allo stare all’aria aperta e esplorare posti nuovi.
Gia’ dallo snowboard (con il quale il mio sogno di diventare maestra purtroppo non e’ andato a buon fine) sentivo di avere una buona propensione alla didattica. Anche in settori completamente differenti (IT) ho avuto esperienze positive nell’insegnamento. Purtroppo questi elementi sono risultati transitori, non ho mai avuto la capacita’ di dare importanza a questa skill.
Finalmente, a fine 2020 in piene emergenza Covid, grazie ad una coincidenza inizio una collaborazione con una scuola di MTB e metto in opera le mie skill. Bambini alle prime esperienze, poi ragazzini aspiranti enduristi, e nel mentre qualche “ragazza cresciuta” alle prime armi.


La cosa pare funzionare, e credo che sia giunta l’ora di continuare in questo percorso, di migliorare ulteriormente il mio livello (no, non chiedetemi di fare i qom/kom su strava) e di promuovere il piu’ possibile l’uso turistico/ricreativo della MTB con la SICUREZZA come prima finalita’. Si, la sicurezza, perche’ ad oggi chiunque puo’ affittare un ebike senza avere un minimo di conoscenza di come va guidata.
La mtb si guida, si guida !!! Non si pedala e basta, si GUIDA !
La tecnica e’ quello che permette di acquisire sicurezza : #dazeroalsentiero e’ uno dei miei hashtag, e significa arrivare sui trail con le nozioni necessarie e sufficienti a e evitare incidenti.

drop 4mello


Il 2022 riservera’ grandi cambiamenti. Posso reputarmi fortunata attualmente a permettermi di correre alcuni rischi che sono cosciente non tutti possono correre. Le persone normali non corrono questi rischi. Le persone normali hanno una vita normale. Io no. E non la voglio.

Probabilmente i miei clienti, o i genitori dei miei clienti, sono o saranno persone normali per una buona parte.
Magari qualcuno ha questa passione. Magari molti spendono anche cifre per me irraggiungibili per avere un ebike di ultima generazione o per andare in ferie o a girare nei posti piu’ “cool”. E’ passione anche quella in un certo senso.
Non sono fatta per restare a guardare.
Non sono fatta per giocare ad un videogame reale (strava).


Quello che attualmente faccio (lavoro in uno studio oculistico) lo faccio solo per “mangiare” e ripagarmi l’affitto in una citta’ che non mi e’ mai appartenuta.


La vita e’ una sola ed e’ gia’ quasi tardi. Va vissuta, non sprecata. Sopratutto di questi tempi, dove il covid ha fatto emergere il peggio dell’essere umano e, almeno per quello che mi riguarda, mi ha fatto capire cosa e’ VERAMENTE IMPORTANTE per me.
Non crediate che quello che sto per fare non sia un atto di coraggio.
Non posso svelare tutto e subito.
A presto su queste pagine, a presto con altre novita’.

Stay Tuned,

KiaZ


MTB Coaching: blocchi mentali

MTB Coaching: blocchi mentali

Comincia con questo articolo una serie dedicata alla didattica. Se trovero’ tempo e location idonea cerchero’ anche di fare una versione video (vlog), giusto per cercare di stare al passo con i tempi 😀

Veniamo subito al dunque. L’idea di trattare questo insidioso argomento mi e’ venuta venerdi’ scorso, a Sestri levante alla fine del ST.Anna. Chi conosce il trail sa che alla fine del suddetto c’e’ un passaggio su roccia che puo’ incutere timore.

La sottoscritta ci ha messo parecchio tempo a trovare il coraggio di chiuderlo.
Parlo di trovare il coraggio, perche’ in se il passaggio non ha nulla di particolarmente complesso sopratutto se affrontato con una full moderna sia essa a pile o no. La prima volta che lo ho “portato a casa” risale al 2019, con la stumpjumper

il primo superamento del “sasso” in questione, nel 2019 con la specy

Ma cos’ha di particolare questo sasso ? Lo si capisce abbastanza bene dalla foto recente, la prima che ho postato: e’ messo in un punto dove c’e’ roccia sia a destra che a sinistra e per copiarlo e’ necessario mettere le ruote in un punto ben preciso.
Dopodiche’ si tratta di un droppetto come tanti altri, addirittura piu’ facile del roccione della Capra di formello, che pero’ ho “imparato a chiudere” molto prima del suddetto passaggio di Sestri Levante.

drop 4mello

Addirittura, posso dire che la difficolta’ e’paragonabile ad un altro passaggio presente a Formello, ovvero il drop sulla Volpe.

volpe drop old
il drop della Volpe, non e molto diverso. Ma fa un effetto diverso essendo circondato da vegetazione.

Perche’ quindi ci sono “certi passaggi” che chiudiamo e certi altri, di pari difficolta’ che ci mandano in tilt ?

Molto semplice. Si tratta di blocchi mentali, spesso correlati a qualche “elemento di disturbo” che incute timore, tipo una parte esposta, un albero in un posto scomodo, o semplicemente il fatto di trovarsi in un “posto nuovo”.

Il ragionamento che sto per fare PRESUPPONE che il/la rider abbia il livello necessario e sufficente a superare il passaggio incriminato.
Nel caso specifico stiamo parlando di un breve ripido roccioso, definibile come drop, con analogie didattiche con, ad esempio, una scalinata ripida ma breve, elemento reperibile con facilita’ e utilizzabile per apprendere la tecnica in un contesto protetto.

Ecco, introduciamo il concetto di “contesto protetto”: definisco contesto protetto tutte quelle situazioni in cui possiamo praticare determinate skill minimizzando i rischi di infortunio: bike park, parchi urbani con zone adatte alla mtb, alcuni tracciati xco anche. Trattasi tipicamente di aree in cui e’ facile prestare assistenza agli allievi in caso di coaching, e, piu’ generalmente di “spot” in cui ci troviamo nella nostra zona di comfort.

Il blocco mentale avviene quando non riusciamo a ricondurre quanto abbiamo davanti ad un qualcosa di simile gia’ effettuato in un contesto protetto e/o su un trail che e’ nella nostra zona di comfort.

Come possiamo fare a sbloccarci, e a trovare la fiducia necessaria sia nella bici che nelle nostre skill per azzardare un nuovo passaggio?
Provo a dare qualche consiglio.

1) Osservare bene l’ostacolo, e se possibile verificare che la bici lo “copi” in maniera agevole senza rischio di toccare sul MC o altrove.
2) Spesso questo tipo di drop ha un entrata blind, ovvero alla cieca, che da l’idea di aver a che fare con un salto piuttosto che con un passaggio copiabile. Il non avere visibilita’ sul dopo e’ uno dei primi fattori di blocco. Individuare dunque il punto di ingresso del drop.
3) Individuato il punto d’ingresso fare qualche metro indietro e studiare bene la linea per entrare dritti. Questa fase e’ molto importante, perche’ talvolta e’ meglio una linea retta anche se piu’ dissestata piuttosto che introdurre curve per cercare la parte piu’ pulita.
4) Visualizzare mentalmente e memorizzare la “cosa piu’ simile” che abbiamo gia’ fatto in altri contesti.

A questi punti la strategia e’ la stessa che si usa per imparare a saltare : ovvero “commit” , termine che non riesco a ben tradurre dall’inglese. “Commit” nell IT e’ la conferma di un blocco di istruzioni ad un database relazionale.

Qualcosa del tipo, ok, ho chiare le istruzioni, devo eseguire senza interruzioni .

In questo caso il significato e’ avere bene in testa quello che dobbiamo fare, concentrandoci solo sulla linea e non su tutto il resto, tenendo a mente che ci sara’ un istante di “non ritorno”, superato il quale gli errori si pagano. Se abbiamo bene in mente la linea, se sappiamo gestire in maniera opportuna lo spostamento dei pesi sulla bici (bike body separation, separazione corpo bici), l’ostacolo risultera’ “una cazzata”, in quanto non sara’ altro che la replica di un gesto che abbiamo gia’ fatto e che ben conosciamo.

Sottolineo l’importanza di visualizzare: di pensare ad un “e’ come … un qualcosa di gia’ noto” e di non pensare a cosa ci sta attorno. Questo e’ molto d’aiuto anche nel superare parti esposte anche molto facili.

Ovviamente oltre che la tecnica, serve esperienza, fiducia e ripetibilita’. Un consiglio su passaggi di questo tipo e’ di ripeterli piu’ volte, fino a portarli nella nostra zona di confort.

Se invece ci accorgiamo che arrivamo indecisi, e che all’attacco del passaggio non riusciamo a visualizzarne la chiusura, meglio lasciare perdere per il momento e tornare a consolidare le abilita’ tecniche necessarie in un “contesto protetto”.

Ma quali sono le abilita’ piu’ importanti per gestire in sicurezza drop e passaggi scalonati ?
Oltre la gia’ citata bike body separation, serve una buona gestione dei freni nonche’ fiducia negli stessi (brake confidence) e nozioni base di equlibrio. Sono dell’idea che un buon surplace (qua un mio tutorial fatto in passato) sia sempre alla base di tantissime altre skill utili sopratutto in un contesto all-mountain. Ovviamente questo articolo e’ rivolto a chi inizia a confrontarsi con trail piu’ tecnici. Per chi invece vuole migliorare la velocita’ la questione e’ diversa ma ne parleremo in futuro.

Vi ricordo che sono Maestra di MTB. Se volete approfondire dal vivo qua il mio progetto di coaching.


eMTB Liguria Levante: Anchetta

All Mountain Tigullio: Anchetta (discese su Zoagli e su Chiavari)

Torniamo in Liguria, o meglio torniamo a raccontare le esperienze dei miei due ultimi giri nel posto che chiamo casa, ovvero Rapallo, nel levante ligure e piu’ precisamente nel golfo del Tigullio. Stavolta vi presento un paio di trail, effettuati in due giorni diversi e con diverso spirito, ma volendo collegabili in un unico giro, sopratutto se si decide di utilizzare la funivia per guadagnare quota.
Il punto di partenza, da raggiungere pedalato o tramite la funivia di Montallegro, e’ dietro all’omonimo santuario, seguendo le indicazioni per il ristorante “Il Pellegrino”, e poi per il passo Anchetta.
L’incipit e’ abbastanza easy con un po’ di rilanci, su fondo a pietra fissa sempre fattibile, scassato, fisico ma non difficile.
Il trail alterna parti nel bosco incastonate in muretti a secco a classici scorci panoramici sul mare. Qualche area e’ + esposta, e richiede attenzione. Poco prima del ricongiungimento ad una strada asfaltata, ci sono un paio di tornanti tecnici con un ingresso non banale (S3++) parzialmente esposti. Conviene osservare ed essere certi di “averceli” per azzardarli.

Giunti al passo Anchetta la vista si riapre, regalando nuovamente un classico panorama del golfo del Tigullio. Da qua abbiamo due opzioni, a seconda del giro che vogliamo fare.

anchetta 1

1) Discesa verso st’Andrea di Rovereto e quindi Zoagli e rientro a Rapallo con l’aurelia.
2) Discesa dalla “anchetta DH” in direzione Chiavari. Da qui rientro in treno, oppure risalita all’Anchetta e proseguo con quanto indicato al punto 1).

1) Il singletrack parte mezzacosta su classico muretto a secco con qualche scalino e prevalenza pietra fissa, e prosegue sempre sullo stesso classico genere. Impegnativo per braccia e gambe, qualche tratta piu’ tecnica , il problema e’ che non molla mai e non lascia possibilita’ di riposare. Anche quando “spiana” rimane scassato. Dimenticatevi la parola “flow”. Verso la fine c’e’ un passaggio molto ostico (S4) del quale non saprei che linea adottare, ma fortunatamente molto breve. Lo trovate su trailforks come Madonetta, nome probabilmente dovuto al santuario che si incrocia.

madonetta
anchetta start vs zoagli

Da st’Andrea proseguire su asfalto in direzione Zoagli , dove se la stagione lo permette, ci si puo’ concedere un bagnetto in mare.

2) Anchetta DH, cosi’ si chiama su Trailforks. Di DH, in realta’ ha solo il fatto che scende verso giu’. E’ un sentiero all-mountain diciamo messo in sicurezza, con tutte le caratteristiche del “genere” : curve strette , ripido guidato, curve scassate , curve scassate e ripide.
Molto molto bello, impegnativo ma motivante e ripagante. Livello da S2 a S3. Da evitare dopo pioggia forte. Il trail prosegue con una variante tutta curve veramente bella impegnativa per chi non e’ abituato al genere. All mountain a tutti gli effetti direi, ben lontano da quello che si vede nelle trail area. Un bel “proving grounds“, sopratutto per la sottoscritta che dovra’ abituarsi a farci i conti sempre piu’ spesso con questo genere di terreno.

Come anticipato, se si fa questo trail come prima opzione, e’ possibile risalire e poi fare quello indicato al punto 1) se si e’ partiti da Rapallo. Altrimenti ricordo che in Liguria le bici viaggiano gratis sui treni regionali.

Allego i link alle due attivita’ su Strava. Se vi serve unire le due tracce non esitate a contattarmi e vi genero la traccia unica.

https://www.strava.com/activities/5942794812

https://www.strava.com/activities/6150209941


NB: trailforks segna entrambi i trail come blu. Di blu non hanno un bel niente. Sopratutto Anchetta DH e’ molto lontano dal blu.
Nero con qualche passo doppia nera se dobbiamo usare i colori di trailforks.

Ultimo ma non meno importante: sono diventata guida con FCI, e dal 2022 dovrei essere guida con tutte le scartoffie burocratiche in regola. Nel 2022 la mia presenza nel Tigullio dovrebbe diventare costante, e sono disponibile come guida/escursioni didattiche per questi ed altri giri 😉 Contattatemi x info


eMTB Valsusa: Fraiteve DH e Sansicario

Chi ha il pane non ha i denti …. parliamo ovviamente del potenziale inespresso della mia Valle. Ma partiamo dall’inizio. Quasi per caso, la settimana scorsa, scrollando il feed di facebook, scopro che c’e’ una gara di DH a Sestriere, e che hanno per l’occasione rimesso in funzione la pista del Fraiteve. Ho un ricordo vago e confuso, ci andai con la Slayer una decina di anni fa circa quando la costruirono, e me la ricordo molto difficile. Cerco qualche video delle prove, ed effettivamente sembra fattibile e alla mia portata, almeno per quel che concerne la parte fino all’incrocio con il sentiero Bordin. Decido di metterla in “to-do-list”, e di approfittare del fatto che la cabinovia e’ aperta al pubblico, per fare un giro mixed pedalato + impianto, da Sansicario al Fraiteve: DH, poi sentiero Bordin per collegarsi verso Sansicario e concludere con il trail del “fu bikepark” che da Soleil Boef riporta alla base delle piste. Totale 1200 d+ di cui 700 con la cabinovia, ma si puo’ tranquillamente pedalare tutta.

Dunque lascio la macchina a Sansicario alto, da qui la strada e’ ben nota: Champlas, rif. Chalmettes, Sestriere, con una comoda sterrata quasi sempre pedalabile anche da chi non va a pile. Da qua per la modica cifra di 10 euro ci imbarchiamo sulla cabinovia del Fraiteve, che ci “sconta” 700 d+ in pochi minuti.

La vetta, anche se conquistata meccanicamente, ha sempre il suo fascino e il suo paesaggio a 360 che spazia dalla Val di Susa alla Val Chiusone.

fraiteve

C’e’ parecchia gente (pedoni) che ha usufruito della cabinovia per scappare al caldo che in questi gioni si fa sentire anche a quote medio alte, e visto il mio poco gradimento per il genere umano specie di questi tempi punto le ruote verso valle, alla ricerca della DH. Seguo i cartelli “trasferimento“, prima lungo una panoramica sterrata di servizio , fino ad un bivio al quale da una parte la strada diventa chiaramente qualcosa di simile ad una pista di DH. Le prime curve sono larghe e scassate, poi un lungo traverso panoramico , fino ad un colletto da cui partiva effettivamente la gara. Fino al Bordin e’ un susseguirsi di ampie curve spondate, qualche salto e qualche ripido. Un unico punto mi ha costretto – in quanto fermata da pedoni che inconsapevolmente salivano per la pista di DH – ad inventarmi una chicken per bypassare un punto di quelli in cui se ti fermi e’ complesso ripartire .
Per il resto, fino al Bordin si fa, basta avere un buon controllo nel ripido, ripido che comunque non e’ mai persistente in maniera eccessiva e non impegna i freni piu’ di tanto.


Ripreso il sentiero Bordin ci aspetta un tranquillo e panoramico trasferimento fino al Soleil Boef, da dove inizia il divertente trail che un tempo faceva parte del “bikepark” di Sansicario ed era usufruibile tramite seggiovia. La diffusione delle ebike probabilmente ha avuto un input positivo, e qualcuno (che anticipatamente ringrazio se mai leggera’ questo post) si e’ preso la briga di ridare vita a questa linea, e di renderla percorribile. Certo, stiamo parlando di percorribile senza scendere dalla bici (qualche anno fa era interrotta in piu’ punti da alberi caduti), non di certo di riportarla agli antichi splendori. Ma basta gia’ a renderla apprezzabile e molto divertente , in teoria (ma non mi sono fidata) sono anche rese percorribili un paio di strutture northshore in legno, ma 10 anni alle intemperie forse sono un po’ troppi per considerarle sicure.

northshore sansicario


Video Trail Sansicario:

Per concludere, e’ venuto fuori un bel giro, con 1000 d- abbondanti e 11 km di discesa, gran parte di questa su singletrack o sulla linea DH. Anche il trasferimento mezzacosta sul sentiero Bordin ha sempre il suo perche’. Quello che invece non ha un perche’ e’ il disinteresse di chi ha “le chiavi delle seggiovie” nei confronti dell’usufrutto estivo di questo territorio, le cui potenzialita’ sarebbero immense, ci sono infinite linee di ogni livello adattabili o creabili ex novo, verrebbe fuori un comprensorio da fare invidia ai piu’ noti bikepark del nordest italico. Ma il nulla. Evidentemente chi s’accontenta gode, e vive di rendita sull’inverno, inverno che pero’ purtroppo non e’ eterno, e’ sempre piu’ imprevedibile considerato il cambiamento climatico. Forse dopo un inverno a secco (e non causa covid) qualcuno potrebbe iniziare a pensarci su ………

Il mio giro su Strava:


Back again in the valley

Mi scuso intanto per il “lungo” silenzio stampa che ha riguardato sia il blog che la rispettiva pagina facebook. Da una parte siamo in un periodo storico tutt’altro che semplice , ma fortunatamente abbiamo una marcia in piu’ rispetto ai “normali”. Noi non normali, o diversamente normali abbiamo la fortuna di amare l’aria aperta e i grandi spazi. L’ambiente naturale e il rispettivo accesso sono sacrosanti e intoccabili. Sopravviviamo benissimo anche senza strane certificazioni, ci basta il lume della ragione, ragione di cui proprio forse i “folli” come la sottoscritta sono piu’ dotati.

Ma lasciamo perdere questa breve intro, il discorso e’ troppo complesso e non andatto a queste pagine spensierate.

Sono tornata in Valle, Thok al seguito , pronti a ripercorrere i “soliti giri” che riservano sempre qualche sorpresa, e a scovare nuove varianti (di sentieri eh … ) e alternative.

san sicario trail

Dalla riscoperta del trail di Sansicario , al giro del Col Saurel fatto al contrario , ad alcune gradite sorprese in zona Rochemolles … e ne abbiamo ancora da esplorare fare e rifare.

thok sestriere



Godiamoci questi momenti , del doman non c’e’ certezza … Saro’ in Valle (zone Bardonecchia Oulx Cesana Sestriere) fino ai primi di Settembre, disponibile per giri vecchi e nuovi (scouting), i miei contatti sono nella rispettiva pagina.


Emtb: La Thok in Valsusa

La Thok in Valsusa

Back 2 the roots, a tutti gli effetti. Roots come radici: radici mie, radici della stessa thok (il suo “creatore”, Stefano Migliorini, e’ cresciuto qui a Bardonecchia) , radici presenti in abbondanza sui sentieri.

Come e’ andata la piccola bici a pile sui sentieri di “casa” ?

Bene direi, ma la sottoscritta deve lavorare ancora tanto su molti aspetti tecnici.

Con il mezzo c’e’ molto feeling e questo si e’ capito. E’ facile da condurre, il peso extra non si sente mai troppo. Nello scassato veloce, stile park “oldskool” , ovvero Sauze Style, si e’ ben difesa, ma la mia abilita’ di guida e’ ancora ben lontana dai tempi dei primi 10 su strava. Ricordiamo che quando ancora qualcuno credeva in questa Valle, sui trail di Sauze ci fu una superenduro: il trail su cui mi sono concentrata maggiormente e’ stato il karamell, che mixa una prima sezione guidata a tratti ripida con un divertentissimo tobgoga, tutto “naturale” su base di sentieri esistenti, con pochissimi interventi di contenimento.

La buona risposta del mezzo, con cui ho chiuso pure un passaggio su roccia mai chiuso prima sul trail delle grange Dalma (zona lago Nero – monti della Luna) mi ha convinto a provare qualcosa che non facevo da un po’, tornando, dopo 3 anni abbondanti allo spettacolare passo della Mulattiera, sopra Bardonecchia.

Qua, dopo una parte molto flow e panormaica, il sentiero diventa di fondo molto breccioloso. Ammetto che non me lo ricordavo e che ho sbagliato molte linee , ma le pietre che rotolano continuano ad essere, indipendentemente dal mezzo, il terreno che piu’ in assoluto mi spaventa e mi mette in serie difficolta’.

Ma le “prove tecniche” non si fermano qui. Il breve giro nella valle di Rochemolles presenta ben due trail tecnici: iniziamo dalla spettacolare discesa dalla diga, che dopo due facili tornanti si incattivice con fondo sassoso misto fisso/mobile che ricorda la Porcilaia (fortunatamente + breve) con pendenze mai estreme ma non indifferenti. Qua la bici direi che ha dato il meglio di se dimostrando di essere ben controllabile e guidabile anche in queste circostanze

A seguire, dopo una breve risalita fino alle granche Mouchequite , prendiamo il trail che dal mezzacosta Gran bea si ricollega al paese. Partenza molto flow con salti naturali (da imparare e ricordare) , a segurire sezioni piu’ scassate con tornanti a volte in contropendenza e un passaggio su roccia che in realta’ spaventa solo alla vista ma risulta semplice.

E pure questo lo abbiamo portato a casa ….

Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati dal meteo molto incerto: si resta in basso (si fa x dire, range 1100 – 1400) e si torna sulle linee dell’Irontibi Challenge (il percorso creato la scorsa estate da Andrea Tiberi, local ex olimpionico xco) , affrontando il “temuto D2“. Il D2, che non ho volutamente documetnato, e’ il + tecnico dei trail dell’Irontibi. Dopo un prologo facile, inizia a presentare curve in contorpendenza su pendenze importanti , spesso esposte e passaggi ripidi e scavati. Posso dire di averlo chiuso quasi tutto, tranne due curve, ma con molta prudenza e cautela, non nascondo che se un passaggio e’ esposto la paura si triplica.

Concludiamo rilassandoci con il veloce e facile “superflow“, la linea piu’ scorrevole delle Irontibi :

Tirando le somme, la Thok a casa sua in discesa ha fatto il suo dovere. Forse e’ da valutare la sostituzione perlomeno del freno anteriore con un modello a 4 pistoni per poter avere una modularita‘ migliore sul ripido e ridurre il surriscaldamento in caso di discese molto lunghe. In salita invece, come c’era da aspettarsi non ha le performance che aveva la mondraker motorizzata bosch, sia x quel che riguarda l’autonomia che per la capacita’ di superamento ostacoli e mantenimento della traiettoria sullo scassato. La maggiore guidabilita’ in discesa in salita diventa “nervosismo” , il che richiede una tecnica molto avanzata per superare ostacoli tecnici (che io non ho). Ma la priorita’ resta per me scendere divertendomi, quindi promossa a pieni voti !


eMtb: Forche di Ascrea

Che bella l’ebike, qualcuno dice … non si fatica in salita !!!
Non sempre e’ cosi’, sopratutto quando hai degli amici che amano “ravanare in salita”, alla ricerca di improbabili “scorciatoie” che poi si rivelano dei muri.

Ma partiamo dall’inizio. E’ una calda domenica di meta’ giugno, e leggo tra le righe di uno dei gruppi watsapp che seguo una proposta per il giro delle forche di Ascrea, zona lago del Turano. E’ un giro di cui avevo visto bellissime foto e video, molto panoramico e non eccessivamente tecnico, almeno la prima parte. Ma … quando sei con “elettrici puri” non sai mai cosa aspettarti. Il primo tratto parte bene, dopo pochi metri di sterrata lungo la valle dell’Obito , la lasciamo preferendo un sentiero un po’ sporco ma mai ripido che dopo un simpatico guado si addentra in una fresca pineta, fino a ritrovare una strada forestale.

torrente obito

E da qua iniziano gli impicci. Il sentiero prosegue con i suoi “tagli“, che diventano sempre piu’ ripidi e impestati, tali da costringermi a scendere piu’ volte (la thok ha tanti pregi, ma se c’e’ una cosa in cui la mondraker e il suo Bosch eccellevano erano le salite improbabili) e a spingere la bici. Il walk assist un po’ aiuta, ma se ci sono da superare radici non c’e’ santo, i 22 kg abbondanti del mezzo si fanno sentire, come le mie frequenti imprecazioni, che caratterizzeranno piu’ o meno tutta la salita. Finalmente, dopo l’ennesimo taglio in modalita’ scouting, si giunge ad una fresca fonte sullo scollinamento verso il lago del Turano. Morale della favola, 7 km in 2h. Sono tempi da scialpinismo/splitboard, non da bici a pile.

fonte due
fonte

Finalmente si scende !! Il trail parte con una prima parte facile e flow, che presenta un unico passaggio tecnico che abbiamo fatto tutti a piedi in quanto trattasi di strettoia in cui si rischia di rompere componenti, per il resto un simpatico sentierino scorrevole dal buon fondo.

Perdendo quota il bosco si dirada, e qua le cose si fanno interessanti, in quanto il sentiero diventa mezzacosta, regalando una spettacolare vista panoramica sul lago del Turano

lago turano panorma
me lago turano

Questa sezione presenta un fondo smosso che a tratti puo’ essere insidioso, ma comunque sempre mediamente facile senza passaggi ostici. Il sentiero si conclude con un paio di tornanti un po’ + ripidi sempre con fondo non semplice che riportano sulla strada asfaltata che sale ad Ascrea.

In teoria il giro doveva proseguire con un secondo trail, ma causa guasto meccanico al cambio di uno dei presenti siamo costretti a cambiare programma, con un bel bagnetto nel lago del Turano: acqua fresca ma non gelida, ottima conclusione e rimedio contro le temperature quasi estive.

Ultima nota negativa, ho smarrito la mentoniera del casco smontabile. Fortunatamente il mio sito parthner affiliato Alltricks la aveva disponibile ed e’ in arrivo ;), vi ricordo che potete supportare il mio blog acquistando su Alltricks dal banner sottostante, a voi non cambia niente, a me arriva una piccolissima percentuale.

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Link strava – ma vi consiglio di cercare una traccia con salita umana :

https://www.strava.com/activities/5464660470


eMTB: Sestri All Mountain

Sestri Levante All Mountain

Sestri Levante e’ ben nota per i trail enduro, tra cui il famoso St.Anna, e questo ormai lo sanno pure i muri.
Ma non c’e’ solo “enduro” inteso come “prove speciali” , ma altri interessantissimi itinerari all-mountain, piu’ naturali (btw, st.Anna e’ a prevalenza naturale, ma la sua particolare conformazione lo rende molto enduristico) e molto meno conosciuti. Grazie alla disponibilita’ della guida MTB Gabriele ho avuto l’opportunita’ di fare un bel giro alternativo sulle alture che sovrastano Sestri e Cavi di Lavagna.

Partiamo dall’inizio: la salita e’ la solita che si fa per i classici St’Anna, ma stavolta proseguiamo per una sterrata, che poi diventera’ sentiero, direzione Cavi quindi verso ponente , fino a raggiungere la cima del monte Capenardo, poco sotto i 700 mt slm. Da qua proseguiamo ancora fino, tramite un trail a scalette, a raggiungere il sentiero di cresta.
Le salite sono a tratti impegnative e l’ebike e’ d’obbligo per i comuni mortali. Si parte quindi con uno spettacolare sentiero in cresta, con vista mare che spazia su tutto l’intero golfo del Tigullio, da Sestri fino al monte di Portofino.

Dopo questo breve incipit molto easy , lasciamo la cresta per immetterci nel bosco in parete nord. Attacchiamo quindi con il primo trail un po’ piu’ tecnico della giornata, “ciappea“, da “ciappe”, ovvero il termine con cui venivano chiamate le lastre di ardesia, caratteristiche di queste alture. E il trail e’ quindi un susseguirsi di punti piu’ flow a qualche passaggio tecnico su roccia fissa mai impegnativo.

Ci ritroviamo allo slargo da cui partono alcuni trail e da cui abbiamo iniziato a salire su singletrack . Da qua prendiamo uno stretto trail, a tratti nascosto dalla vegetazione. Scorrevole e divertente, e’ il sentiero piu’ flow del giro, e molto probabilmente il piu’ flow della zona (su trailforks e’ indicato come verde …). Attraversando bellissimi boschi e alternando zone piu’ aperte da cui si scorge nuovamente il mare, a tratti circondati dalle ginestre, sbuchiamo su asfalto dal versante ovest, verso Cavi, e dunque ci tocca risalire, per l’ultima volta.

flow trail

Stavolta lasciato l’asfalto la salita si fa impervia, tanto da mandare in crisi la thok su un ripido anche in boost. Fortunatamente e’ breve, pochi metri a spingismo (walk) e andiamo ad incrociare l’ultima parte del trail “i cani” che con un mezzacosta ci portera’ sul famoso Sant’Anna, circa alla fine del Toboga. Il resto, lo conosciamo ormai bene, dai paesaggi ai passaggi tecnici su roccia fissa Sant’Anna non delude mai, e stavolta, cigliegina sulla torta, una nuova variante un pelo piu’ easy che bypassa il roccione e porta a meta’ del trail finale dei ponti Romani. Interessante e utile per chi non ha ancora fiducia sui drop rocciosi ma non vuole perdersi l’opportunita’ di girare su uno dei trail piu’ “unici” della Liguria.

Si conclude cosi’ questo bellissimo giro. Ringrazio la guida Gabriele Grasso per avermi fatto scoprire questo itinerario AM che aggiunge un motivo in piu’ per girare a Sestri. Il territorio ligure conferma ancora una volta di avere la conformazione perfetta per la MTB, e l’elettrica amplia ulteriormente il range di sfruttamento del territorio. Spero presto di tornare qua, avere questi trail a poca distanza da casa non ha prezzo.

st anna guide

relive


MTB Liguria: La Porcilaia

La Porcilaia

Ci sono, a volte dei trail per cui vado in fissa, dei trail che vedo in video e che mi metto in testa che devo assolutamente fare. Talvolta capita che i trail in questione siano in zone piuttosto poco frequentate (almeno, pre covid) e questo , dopo l’infortunio di settembre, mi mette un po’ il freno ad andarci da sola. Ma stavolta i report recenti e positivi su trailforks, e il clima secco da un po’ mi hanno permesso di ritrovare il coraggio. Siamo in Liguria per il ponte, e finalmente andiamo a fare la Porcilaia. La Porcilaia e’ un trail all-mountain ad uso promiscuo che stacca dalla strada del monte Fasce, percorre una lunga cresta e poi si incanala sul versante ovest nel bosco, per arrivare fino in zona Sant. Ilario (Genova Nervi). Avevo visto tanti video di questo trail, scassato ma non troppo, con paesaggi da favola e sezioni tecniche impegnative ma fattibili. O almeno, questa era l’idea che mi ero fatta dai video.
Ma veniamo all’impresa. Decido di tracciare ex novo una linea alternativa. Arrivando da Rapallo non mi conviene salire da Nervi, ma lasciare la macchina a Sori, e percorrere una strada alternativa che, attraversando varie caratteristiche frazioni, arriva alla panormaica del Monte Fasce. La salita va su agevole, con l’ebike e’ davvero una piacevole passeggiata, sostando di tanto in tanto ad immortalare qualche caratteristico scorcio sul mare.

fraz sori
frazioni sori

E’ anche abbastanza facile trovare l’attacco di questa Porcilaia. Il trail e’ ben segnato da cartelli e segnavia, e’ difficile sbagliare, c’e’ un unico bivio dove bisogna piegare a destra ed evitare la seconda cresta (ciclabile ma definita nera da trailforks).

strada fasce
start porcilaia

Il trail parte con un lungo mezzacosta esposto. Mai difficile, con qualche sasso un po’ cattivo e qualche passaggio che andrebbe conosciuto (ci sono scaloni non copiabili) , ma mai facile, mai rilassante. Il fondo e’ sempre irregolare, su pietra fissa, tipico da antica mulattiera dismessa e richiede un impegno fisico non indifferente. Parti piu’ scorrevoli si alternano a passaggi piu’ tecnici sempre su pietra fissa. Solo un paio di gradoni mi han messo alla prova: uno e’ assolutamente non copiabile, il secondo sarebbe fattibile. Ma essendo in solitaria ho optato per rischiare il meno possibile.

E’ difficile trovare le parole per descrivere lo spettacolo offerto da questo trail. L’unico neo e’ quello che essendo fisicamente impegnativo non permette di rilassarsi quanto basta x godersi lo spettacolo. Meno male che ho documentato tutto, per rivivere a posteriori questo bellissimo giro :

creste porcilaia
thok
monte di porfofino da porcilaia

(video prima parte e foto)

Lasciata la cresta, ci si infila nel bosco, e il trail assume sempre + l’aspetto di mulattiera scassata. Mai ripido e mai impossibile, ma sempre, continuamente impegnativo fisicamente, fino ad arrivare ad uno stradotto, apparentemente carrabile, sopra Sant’Ilario. E da qua iniziano le incognite.

Dovendo tornare verso Sori quindi verso levante, avevo tracciato un ipotetica linea tutta alla mia sinistra. Sulla cartina sembrava una “via” con un nome … in realta’ si e’ rivelata un susseguirsi di strettoie e scalette in stile “townhill”, passando in mezzo ad abitazioni raggiungibili davvero soltanto per tali passaggi … Impressionante. Dopo alcuni bivi sbagliati, e un susseguirsi di scalette piu’ o meno hardcore , affrontate con le braccia ormai alla frutta , finalmente sbuco a Bogliasco sull’Aurelia … Felice di essere viva e di essere tornata al “mondo civilizzato” metto boost e mi pedalo gli ultimi km che mi separano dalla macchina.

Per concludere, un giro che se si ha il livello necessario per apprezzarlo va fatto. Il trail non e’ mai ripido, ma e’ impegnativo fisicamente. Il terreno non e’ mai compatto , non ci sono punti dove poter far correre la bici. Braccia e gambe sono sempre richieste attive e al lavoro. In pratica, ho faticato piu’ a scendere che a salire. Alla luce di tutto questo vorrei trovare una via di rientro + agevole , le scalinate per quanto divertenti diventano pericolose se affrontate da stanchi. Full d’obbligo , risalita piu’ che umana anche per chi non va a pile. Da evitare assolutamente con il bagnato .

Strava link:
https://www.strava.com/activities/5384044611


In Liguria con la Thok

L’apertura al transito tra regioni, sommata ad una coincidenza favorevole sulle giornate lavorative, mi ha finalmente permesso di tornare nella mia amata Liguria, e di portarci la Thok.
Ci eravamo lasciati con la Mondraker e con un infortunio alle spalle, sul monte di Portofino.
Inoltre era davvero da tanto che non mi cimentavo in qualcosa di tecnico, anche se la thok ha mostrato fin da subito la sua buona predisposizione ad un certo tipo di terreni.
Ma se c’e’ un sentiero definibile come “il trail della verita’” questo e’ il St.Anna di Sestri Levante, che non necessita di presentazioni. In particolare, la seconda parte del suddetto e’ un susseguirsi di rockgarden non sempre banali in cui la scelta della linea e’ fondamentale. L’esordio di questa 4 giorni e’ proprio stato in buona compagnia su questo trail , finalmente chiuso in maniera “lineare” senza troppi intoppi.

me riding thok stanna

Le prospettive dunque sono buone: il ritorno sul Monte di Portofino, previsto per il giorno seguente e quello dopo ancora, non puo’ che essere positivo. Stavolta torno temporaneamente dalla parte dell’allieva, sotto la guida del mio amico, coach local Beppe, con cui affiniamo ulteriormente curve sul ripido guidato in modalita’ didattica (eh si, per acquisire sicurezza la chiave e’ imparare ad andare piano ovunque, oltre che per essere “dimostrativi” e sicuri quando si insegna) , salti e qualche passaggio un po’ + hardcore. Il giorno dopo sempre sul monte, e’ altrettanto formativo: ho l’opportunita’ di osservare il lavoro di Beppe e del suo collega con i ragazzi del bike Camogli, ottima opportunita’ di confronto con una realta’ diversa da quella di Tivoli (tibur bike team) con cui collaboro da dicembre. La giornata si chiude con una discesa dal classicissimo trail Pollone, quello dove, a settembre, mi sono infortunata al ginocchio. E’ un trail con una prima parte flow molto bella e divertente, che poi diventa piu’ tecnico e guidato nella seconda parte. Mi sono ritrovata a scendere inseguendo una ragazza agonista di Enduro, e un ragazzo della scuola con una front che letteralmente “volava”. Tanto per dire che conta sempre il manico, e che il mezzo e’ relativo.

La discesa si conclude con una parte “urban”/towhill, verso Santa Margherita Ligure, giu’ per una scalinata abbastanza adrenalinica, almeno x i miei standard. Anche qua il ragazzino con il frontino mi ha staccato il giusto.

Il meteo l’ultimo giorno e’ poco clemente. Ha piovuto tutta la notte, e questo impone un ritorno a Sestri, unica location con terreno che asciuga rapidamente. E dunque, dinuovo su sant’Anna, in solitaria e con la dovuta prudenza, approfittando anche x documentare la discesa con la gopro, tra rockgarden vari, ginestre in fiore e il solito, spettacolare panorama sul mare.

Che dire: la Thok sembra proprio un gran bel mezzo, adatto alle mie skill. Un mezzo che mi sta permettendo di alzare ulteriormente l’asticella, e di trarre vantaggio dall’elettrico: anche il semplice fatto di arrivare lucidi in cima, permette di affrontare trail tecnici con una testa “migliore”, e addirittura, di affrontarli una seconda volta. Solo in questo modo si riesce a metabolizzare tutta una serie di cose e migliorare il feeling con il mezzo.

thok rapallo

Bisognerebbe riuscire a girare con piu’ costanza su trail di una certa tecnicita’ ma senza parare in sentieri “spaccabici” come possono essere alcune situazioni piu’ frequenti in centro Italia. Sant’Anna ha di buono che non presenta sassi appuntiti o taglienti, o se li presenta questi sono una parte irrisoria. Insomma spero di tornare ASAP a girare su !!

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