Splitboard in appennno Mt Ocre

Splitboard in Appennino – Monte Ocre

The Splitboard Chronicles #2

Non e’ assolutamente stato facile, dopo la prima esperienza non propriamente positiva e le difficolta’ incontrate nel trovare informazioni ed eventuali skialper disposti ad accettare la sottoscritta principiante in salita, riuscire a far quadrare impegni, meteo e orari per finalmente andare a capire cosa possono offrire queste montagne del centro sud, cosi’ tanto diverse dalla mia Valle.
Dunque finalmente in compagnia di Ottavio, biker, skialper profondo conoscitore dell’Appennino centrale inizia quest’avventura sulla neve.
l’itinerario previsto e’ il Monte Ocre: 2200 di quota con circa 900 d+ per arrivare in vetta.
La sveglia suona presto ma non mi pesa, la curiosita’ di collaudare per davvero la split e’ molta. Raggiungiamo la location di partenza attorno alle 10, un paesuncolo non molto distante da Campo Felice, Casamaina. E’ l’ennesimo dei “posti improbabili” gia’ incontrati in bici, insomma uno di quei posti dove ti sembra di capitarci per sbaglio. La neve apparentemente sul versante che dovremmo affrontare e’ poca, sono scettica nella mente ma mi fido cecamente della mia guida. Iniziamo a salire per uno stradotto, poi zig zag tra cespugli e sassi, neve poca e dura. I miei pensieri sono il non rovinare la split e sperare di scendere indenni. Il panorama e’ particolare, molto diverso da quelli che conosco, e guardandomi attorno penso che queste pendenze sarebbero molto interessanti da visionare in estate per vedere se c’e’ un qualche percorso adatto alla mtb.

(foto fontana e parte bassa)
ocre up 2 oxee up 1

Si continua a macinare metri in salita, senza grossi intoppi, fino all’avvicinarsi ad un “muretto“, diciamo ad una pendenza da pista rossa difficile o nera facile. E, come volevasi dimostrare qua iniziano i problemi. Dopo un gia’ complicato traverso, nel tentativo di cambiare direzione, scivolo e cado rotolando all’indietro come una patata lessa. Un bello spavento, considerata la pendenza e la presenza di pietre, fortunatamente l’incrocio con un pianetto mi fa fermare. A questi punti c’e’ da fare una cosa sola: farsi passare la paura, montare i rampant e affrontare lo strappo. In qualche modo piu’ o meno ortodosso e ancora incerta e non fiduciosa al 100% nel mezzo raggiungo il primo scollinamento, da cui finalmente si intravede il nostro obbiettivo. La neve migliora di qualita’ facendomi sperare e sognare qualche cuvra perlomento dignitosa.

pianetti 2 pianetti 1 split rampant 2 up rampant 1

Si prosegue con piu’ facilita’, senza rampant, lasciandosi a destra uno splendido pianoro su cui si affacciano altre alture dalle pendenze perfette, capace di far sognare qualunque amante del freeride. La particolaritadell’appennino e’ la vastita di pendiisurfabili” senza ne alberi ne niente a quote basse, cosa che sulle alpi non c’e’, o meglio ha conformazione completamente diversa.
uphill 2 uphill 1

Salendo ulteriormente si ha sempre piu’ la percezione di un paesaggio extraterrestre, che potrebbe essere adatto ad un set di star wars. La neve inizia a mollare, le temperature poco coerenti con la stagione fan si che si ottenga il cosiddetto “firn“, neve primaverile trasformata portante, molto godibile con attrezzi quali la mia splitboard. Abbiamo passato i 2000 e la fatica inizia a farsi sentire … io procedo sempre piu’ a rilento, preferendo linee molto dirette anche se piu’ faticose. La paura di cadere in un inversione sta sempre li, ma pian piano la fiducia con il mezzo di salira arriva. Lentamente arriviamo su un anticima. quota 2140, la cresta del monte Ocre e’ proprio in faccia, ma la mia stanchezza sommata alla paura di cadere mi fa optare per accontentarmi di questo montarozzo. Per me e’ gia’ un gran risultato, circa 800 d+ #conlemiegambe , al momento e’ il dislivello piu’ importante raggiunto con la split.

top m4 top ocr3 top 8 1

Ripreso fiato e riportata la split in posizione di discesa, iniziamo a scendere. Le prime curve regalano ancora qualche sprazzo di powder compatta un po’ gessata, ma decisamente apprezzabile, poi giu’ sul firn, che rimane comunque di gradevole sensazione sotto la soletta.
Curve di diverso raggio, tendenti allo stretto visto che devo seguire uno skier, poi giu’ sempre su trasformata, con qualche breve punto in cui ricompare la powder gessata. Tirando le somme e considerato il meteo ballerino non ci si lamenta. L’ultima parte diventa un po’ piu’ macchinosa e crostosa, ma il know-how di Ottavio fa si di trovare sempre il passaggio giusto anche per la tavola. Per tutta la discesa solo una volta ho dovuto fare buta/gava (metti e togli la tavola x i non piemontesi) e il bastoncino che ho tenuto preventivamente a portata di mano e’ serivto piuttosto di rado. Gita perfetta per la tavola dunque … magari da ripetere in condizioni di neve “recente” .
(video discesa)

Concludendo, anche d’inverno l’appennino centrale mostra di avere un suo perche’. Sono montagne diverse dalle alpi, con paesaggi estremamente vasti e sconfinati, e le alterzze e pendenze non eccessive fanno piu’ effetto di enormi collinoni innevati, tutti adattissimi ad essere “surfati”. C’e’ tanto da fare e da esplorare, non e’ facile muoversi in autonomia in quanto il territorio e’ molto, molto differente da quello alpino ed il numero di praticanti dello skialp molto basso, quindi e’ frequente poter tracciare per primi (oggi sul versante da noi scelto cosi’ e’ stato). Le variabili meteo in gioco sono molte piu’ che sulle alpi, e mi ci vorra’ del tempo per imparare a comprenderle ed interpretarle in maniera corretta. Ma, km da tritare in macchina a parte, c’e’ tutto un mondo da scoprire (e da surfare) la fuori …..

Un enorme ringraziamento alla mia guida, Ottavio “otto”, che ha avuto la pazienza di introdurmi a questo territorio per me completamente inesplorato ūüėČ

Traccia GPX : fornisco la traccia, ma raccomando di usarla solo se ben coscienti di quello che si va a fare. Il territorio e’ vasto, privo a volte di punti di riferimento, ed un errore puo’ portare su versanti completamente opposti. Il mio consiglio e’, se non siete del posto, di cercare di affidarvi a qualche esperto.

MtB Liguria : Monte Gazzo (GE)

MtB Liguria : Monte Gazzo (GE)

L’occasione di girare in Liguria va sempre sfruttata, dunque perche’ non approfittare del meteo favorevole sulla via del ritorno e lanciarsi alla scoperta di qualche nuovo percorso?
Detto, fatto, un breve scambio di messaggi con Sara delle #ragazzeFreeride e siamo pronte ad avventurarci alla scoperta del monte Gazzo, o meglio di “Gazzolandia” come lo chiama Sara. Ci riferiamo all’ennesima altura sopra Genova, stavolta siamo sul versante di ponente, in una zona con un ottima esposizione e ventilazione che dovrebbe aver ben drenato la pioggia e la neve dei giorni precedenti.
Giunta con qualche complicazione al punto di partenza, iniziamo a pedalare lungo una tranquilla strada secondaria asfaltata, molto panoramica e godibile, insomma una di quelle strade che fanno apprezzare anche la salita. Qualche strappo ma nulla di che, la vista verso il mare come sempre in questi giri ripaga la fatica. La temperatura e’ ottima, un po’ di venticello da nord ma un cielo super limpido e soleggiato mettono i presupposti per una giornata perfetta.

up cz
Scolliniamo verso l’entroterra, e dopo una breve discesa arriviamo al primo trail,chiamato “Muskat” una new entry a detta di Matteo, la nostra guida. Anche per lui e’ la prima run su questo trail che scende nel bosco, che dovrebbe essere come genere un enduro abbastanza easy con qualche rilancio pedalato. Mettiamo le protezioni e via, si scende tranquilli tra curve abbastanza strette e rilanci, ma tutto molto apprezzabile e guidabile.

sara
Il sentiero finisce su una strada asfaltata in una vallata interna, ho perso un po’ il senso dell’orientamento ma ci fidiamo della guida. Ora c’e’ da pedalare nuovamente per un po’, dobbiamo scollinare e riportarci verso il mare. La salita fortunatamente anche qua e’ sempre tranquilla, panoramica e appagante: si costeggia un torrente abbastanza impervio, con cascatelle e canyon, che all’altezza dei paesini molto caratteristici dell’entroterra, viene attraversato da una serie di ponticelli abbastanza particolari, che presentano al centro cappellette e piloni votivi.

capp ponttprr pt
Lasciato il fondovalle si sale verso un colle, qua il vento si fa sentire, ma passata un’ultima rampa dopo una breve discesa su asfalto imbocchiamo il primo trail della lunga discesa che ci riportera’ nel fondovalle.
Questo primo sterrato in realta’ e’ un po’ un collegamento tra i versanti, ma presenta comunque qualche passaggetto su roccia a cui prestare attenzione, per poi attraversare una radura molto panoramica e ritrovare l’asfalto gia’ percorso all’andata.

sun mtb
Un breve falsopiano e entriamo nel bello del giro, ci aspettano due trail lato mare da leccarsi i baffi : Cippo e Fortini.

m1x

1 22

Sono due trail molto panoramici, a tratti tecnici senza mai sfociare nel troppo difficile, con curve piu’ o meno strette, qualche passaggio su roccia e qualche gradone un po’ piu’ ostico. Tutto molto fattibile anche con una front con la giusta cautela, un trail ben calibrato per divertirsi e progredire, senza mai sfociare nel banale o nel “cuocifreni”, restano infatti abbastanza frequenti i rilanci o comunque tratte in cui tocca dare qualche giro di pedale. Con Sara ci motiviamo a vicenda sui passaggi piu’ ostici, e’ divertente ed e’ piu’ motivante mettersi in gioco tra ragazze.
——–

——-

L’ultima sezione e’ un po’ piu’ flow e veloce, per il resto un bellissimo tracciato, di quelli che solo la Liguria riesce a regalare, unendo splendidi panorami a sentieri che hanno sempre qualcosa di bello per cui valga la pena farti venire la voglia di ripeterli .
Una regione, una citta’ (Genova) ed un territorio incredibile per i bikers, con innumerevoli versanti e comprensori sfruttabili al meglio in base al clima. Percorsi mai banali, mai ripetitivi, per tutti gli stili e i livelli. Davvero un paradiso per chi ci abita e per chi, come la sottoscritta, ha occasione di andarci abbastanza di frequente ūüėČ
Concludendo, una gran giornata, un grosso grazie a Sara che all’ultimo mi ha “organizzato” questo super giro che in numeri si traduce in 23km con 800 d+. Promosse anche le mie gambe, che han girato bene probabilmente grazie all'”allenamento” fatto in quota con la splitboard.
Non posso che sperare di tornare prestissimo a girare in Liguria !!!

Traccia:

The Splitboard Chronichles #1

The Splitboard Chronicles

Con questo articolo odierno inauguro una serie dedicata alla splitboard, e alle mie esperienze/evoluzioni con la stessa … insomma voglio cercare di raccontarvi le mie sensazioni man mano che “faccio amicizia” con il nuovo mezzo, nel bene e nel male.

Oggi e’ de facto l’ultimo giorno di cui disponevo quassu’ in alta Valsusa, prima del mio rientro a Roma. Non potevo non chiudere questa seconda (e temo ultima) parentesi alpina senza un’altra gitarella “splittata“.

Come sempre quando si tratta di decidere dove andare la cosa non e’ facile, o meglio lo sarebbe se le condizioni della neve fossero ottimali. Qua siamo in una situazione di “poca ma a tratti buona” dai 1800 in su, ergo non e’ semplice trovare posti raggiungibili in macchina da cui partire immediatamente splittati. Per non tornare sull’ormai collaudato e ravanato sises, decido di rimanere vicino alle piste, approfittando dell’ottimo innevamento in zona Jafferau verificato nei giorni precedenti con la groomer. L’idea e’ quella di lasciare la macchina ai bacini di Frejusia, e salire su in qualche modo in direzione Ban, e dove arrivo arrivo. ¬†Detto, fatto pronti a partire.
bacini start

Dopo un brevissimo tratto a piedi calzo la split e circumnavigo l’hotel jafferau. Arrivata a borodopista arriva il primo dilemma, considerato il divieto di risalire lungo le tratte battute.. il dilemma e’ decidere se attraversare la pista in diagonale in leggera discesa con le tavole in modalita’ “salita” quindi a mo’ di sci, oppure seguire una linea di uno skiaper che vedo tirare dritta lungo i piloni della seggiovia. Il mio pensiero prevalente e’ “se l’ha fatto un’altro perche’ non posso farlo io”, quindi decido la linea diretta, via sotto i piloni.

Salire con le pelli sotto la seggiovia in funzione non e’ chissa’ quanto divertente … sia il rumore, che i non faticanti paganti sono elementi di disturbo, e il mio pensiero e’ solo quello di levarmi da la sotto a breve, cosa che purtoppo non risultera’ cosi’ semplice. Visto che prendere una multa (la risalita a bordopista e’ vietata) e’ l’ultimo dei miei desideri, mi ostino a seguire la linea intrapresa, finendo su una tratta dalla pendenza non indifferente, con conseguente inizio dei problemi. Fatico a tenere la tavola di spigolo, la neve e’ una crosta coperta da uno straterellino piccolissimo di neve nuova, seguo le linee del “bipede” che mi ha preceduto ma niente da fare … scivolo ad ogni tentativo di cambio direzione.
Scivolo, derapo verso il basso, faccio due passi avanti e quattro indietro. 
Dovrei mettere i rampant” – penso – ma la posizione in cui mi trovo e’ talmente scomoda e ripida, che per mettere mano allo zaino dovrei dinuovo scendere (di culo) , trovarmi un pianetto, liberarmi dagli “assi” , trovare i rampant e montarli. Ma la capoccia per fortuna la ho molto dura, e quel poco di “istinto” rimasto del mio remoto passato da bipede viene fuori, e mi salvo tirandomi su a scaletta sfruttando un punto con neve un po’ piu’ morbida fino a raggiungere una zona di pendenza piu’ umana.¬†
Stremata dalla fatica fatta per tirarmi fuori dalla zona balorda finalmente raggiungo il pianetto che precede il vecchio arrivo della seggiovia, e qua se non altro le cose iniziano a fare ben sperare per la discesa :
pianetto last

Il peggio e’ passato, approfitto del bar per un caffe’ e poi riparto … seguendo sempre una linea che lascia ben sperare. Decido di non salire oltre la fine del bosco, so bene che sopra la neve e’ ventata e che sarei costretta a scendere in pista, quindi decido di risparmiare le fatiche e invertire la rotta.¬†

lines up skyline bar

Mi trovo dunque un pianetto strategico, e lottando contro accumuli di neve e ghiaccio riporto la split in assetto da discesa …. santa chiave a pappagallo che oltre a permettermi di ovviare alla mia poca forza delle mani per richiudere i ganci di assemblaggio delle due semitavole, si improvvisa martello per spingere la slitta dell’attacco al suo posto. Neve gelata sopratutto da rigelo e rimontaggio splitboard non vanno troppo daccordo.

Finalmente si scende. Conosco la zona come le mie tasche, so dove conduce ogni buco. Tracce in discesa zero, solo un paio di linee di salita che rimangono un utile punto di riferimento.
linedown 1 linedown2

La neve nei boschetti radi quanto basta per godersi qualche curva e’ ancora piu’ che buona, serve giusto un po’ di cautela in quanto piu’ pesante sotto e farina sopra, ma comunque surfabilissima e godibile. Rimpiango un po’ la Dupraz con il suo nasone spaccatutto, ma anhce questa Rome 154 si difende, pur essendo una tavola polivalente forse un po’ “anonima” per i miei gusti, ma il convento per ora passa questo e dobbiamo farci i conti.

way down 1 tree lines backlight down myline

La pacchia finisce una volta raggiunta la pista non battuta sopra il ristorante Belvedere, qua come gia’ appurato nei giorni scorsi abbiamo a che vedere con antipatica crosta portante spaccagambe ricoperta da un ingannevole straterello di fresca …. fortuna che sono poche curve, per poi ricongiungersi alla pista …. pista che non risulta essere di chissa’ che gradimento alla split, che conferma la sua anima da “all mountain freeride con rocker”, ¬†ma meglio comunque il lavorato alla crosta tritatutto.

Game over, qualche passo a piedi e ritroviamo Qubo che aspetta infreddolito. Non mi lamento dell’epilogo di questa settimana un po’ anomala, ravandando tra la neve che apparentemente non c’e’ ma che ancora regala e ancora riconosce la padrona di casa. La tecnica mia di salita e’ ancora di un approssimativo assurdo, faccio errori di valutazione e ancora non ho chiari i limiti della split. C’e’ da lavorare, da apprendere cose nuove e da capire come, se e quando vanno messi i rampant per avere convenienza nell’utilizzo e non solo peso e attrito inutili. Per il resto, l’oggetto dimostra che anche una breve gitarella a ridosso delle piste puo’ riservare insperate sorprese. Adesso con il mio ritorno a Roma verra’ il difficile delle “splitboard chronicles”, ovvero riuscire a fare una gita “appenninica” senza perdersi.

Stay tuned ūüėČ

 

 

EOY 2018 – Welcome 2019

Eoy 2018 – Welcome 2019

Oulx (TO) 22-1-2019

Con un po’ di ritardo eccomi a tirare le somme sull’anno passato.
Stavolta non e’ cosi’ semplice fare un riassunto delle “puntate precedenti”. Una cosa e’ certa, l’arrivo della splitboard mi ha riportato
ulteriormente a ritrovare le mie origini, confermando che tutto e’ iniziato da qui, da questa valle, in questi giorni fredda e poco innevata
dove ho mosso i primi passi sulla neve prima da piccola con gli sci e poi da adolescente sulla tavola.
La “valle che resiste dove l’enduro non esiste” d’estate, d’inverno diventa un playground niente male, che anche con poca neve (o artificiale)
puo’ salvarti in corner se hai l’attrezzo giusto, nel mio caso la k2 carveair, tavola “groomer”, carving newschool, che esprime il suo¬†massimo potenziale a pista libera su neve artificiale fino a 56 km/h .
Una cosa e’ certa. Mi manca il mio playground. Mi mancano le mie montagne. Mi manca l’avere neve, piste e itinerari snowalp/backcountry a pochi¬†minuti di macchina.

lauta1 splìt

Si, molti mi dicono che sta nevicando in appennino e che giu’ c’e’ un sacco di neve.
Vedo su facebook post da invidia … ma per quanto rosico, ho un senso di impotenza di fronte a tutto cio’.

faggeta
Impotenza dovuta al non conoscere il territorio. Al non avere l’abitudine di farsi due ore (o piu’ di macchina) per poi mettersi a camminare¬†con la splitboard per altrettante alla ricerca di una linea di discesa perfetta che perfetta non potrebbe essere.
Cerco di documentarmi, ma mi sento ignorante. E’ un territorio diverso, molto vasto, disabitato, con altitudini limitate, prevalenza di
latifoglie (faggete) , con una conformazione molto lontana¬†da quella alpina. Non ci sono punti di riferimento precisi, il gps in skialp¬†e’ pressoche’ inutilizzato e di conseguenza diventa veramente complicato avventurarsi senza l’aiuto di qualche “local” o esperto di tali¬†localita’.
Mai piu’ come in questo momento apprezzo la fortuna avuta in passato … ci sono momenti, periodi. Ho voluto imparare a fare surf,
cosa che mi e’ riuscita alla fine, con qualche limite e, in fondo, anche qualche delusione abbastanza profonda sopratutto riguardante
l’ambiente che ruote attorno a tale disciplina. Ma quando in uno sport super meteodipendente arrivi ad una specie di capolinea, ad un livello tale per cui il tuo fisico non ti permette ulteriori evoluzioni, e la pratica per vari motivi puo’ essere piu’ traumatica che piacevole allora e’ meglio tirare il freno a mano e buttarsi in acqua solo in condizioni tali per cui ne valga veramente la pena …. tipo quelle nella foto sottostante …..

circe super

La bici resta l’unica certezza, l’unica compagna di giochi e di avventure che difficilmente delude. Da questo punto di vista sopratutto in off-season lo stare a Roma non e’ cosa malvagia, offrendo comunque alcune opportunita’ poco distanti dalla capitale per divertirsi senza macinare troppi km. Ultimamente in mtb sto lavorando piu’ sulla tecnica che non su altri aspetti, in quanto sto ultimando il corso per aspirante maestra di mtb di primo livello. Ma spero a breve di tornare anche a rimettermi in gioco sui trails e non solo su ostacoli artificiali.

mtb2018

Speriamo dunque in un 2019 sempre all’aria aperta, all’avventura nella neve e alla scoperta di nuovi trail. Se poi ci scappa qualche onda vedremo di approfittarne … Ride the elements !!!

Splitboard: #chicercatrova

L’anno nuovo inizia approfondendo l’argomento splitboard.

lauta1

Dopo una gita di fine anno caratterizzata da un ambiente notevole ma da neve diciamo di “poco interesse surfistico” sul Col de Lautaret, sono ho ripreso a ravanare nelle poche zone innevate della Valsusa alla ricerca di qualche spazio dove capire se questa strana tavola gradisce la surfata.

Torniamo sempre poco distante¬†dal Sestriere, stavolta sperimentando una linea di salita (e di discesa) meno gettonate e piu’ lontane dal comprensorio.

L’attrezzo conferma la sua comodita’, anche se devo ancora ben capire come funziona per fare le inversioni a U sul ripido …. ¬†e come scegliere le linee di salita piu’ idonee. Anche la salita richiede una certa attenzione, e l’esperienza ancora manca. Ma stavolta l’inaspettato premio di produzione e’ notevole, offrendo neve ottima e una seconda parte ancora in gran parte vergine, che regala delle gran curve dal surf feeling.

Nel complesso … confermo che e’ un gran attrezzo per divertirsi sulla neve …. vedremo se anche l’appennino sara’ di gradimento alla nuova arrivata ….

 

Snowboard: Splitboard first ride

Splitboard first ever ride

Tutto √® cominciato da li … la mia passione per la montagna nasce con lo snowboard una vita fa. La ricerca del surf feeling in powder, ovvero neve fresca √® quello che mi ha attivato la voglia di esplorare, di uscire dai limiti imposti dagli impianti per trovare spazi con neve polverosa. La mia avventura nel mondo del backcountry inizia anni orsono con ciaspole e tavola a spalle, per poi finire nel¬†dimenticatoio o quasi nel momento della trasferta a Roma.
Ma le scimmie si sa, possono stare buone per un po’, ma non troppo a lungo, e prima o poi un qualcosa puo’ far riaffiorare passioni sepolte.
Sono tante le ragioni che mi hanno convinto a prendere una split, ma stavolta la prima ha un carattere prettamente economico: circa un mesetto fa entro in possesso di una “vecchia ma nuova” Rome double agent 154 ad una cifra irrisoria, sprovvista di pelli e kit di interfaccia.
Cerco di farmi una cultura sui materiali, sul come allestirla e renderla usabile, e giungo alla conclusione che, a meno di un’improbabile
ulteriore botta di fortuna, l’unica soluzione alla mia portata economica sia il datato kit voil√®, unico sistema per adattare alla split¬†attacchi qualunque con dischi 4×4.

boaard

Grazie ai social rimedio tutto l’occorrente direttamente quass√Ļ in alta ValSusa, nello specializzatissimo negozio SurfShoppe di Sestriere. Vengo avvertita di continuo dal fatto che il sistema voil√® √® datato e obsoleto ma poco importa. Non so se¬†e quanto riusciro’ ad usare l’infernale attrezzo, quindi, come tutti gli esperimenti si parte in economia.
Pronti dunque: la quota neve alta impone la scelta su Sestriere anche per il collaudo della split. Saliro’ tra boschi e piste in disuso tra il principi di Piemonte e il vecchio Garnel, fin poco sopra il Cit Roc alle pendici del Monte Sises. Piu’ o meno 400 d+ .

splìt

La split √® piuttosto semplice da assemblare quando √® pulita. Anche mettere le pelli non presenta difficolta’. Si parte dunque, sfruttando¬†linee di altri skialper e ciaspolatori piu’ o meno pulite. Non avere lo zaino a spalle carico √® un enorme liberazione, e la salita risulta¬†piuttosto agevole e mai eccessivamente faticosa. Lo sforzo √® paragonabile alla mtb, un’altra vita rispetto alle ciaspole …

spl't 1 cìt roc cìt orc

Arrivo alle pendici del Sises senza troppa fatica, la neve pare buona e le tracce presenti lasciano ancora spazio per qualche curva.
La split, una volta riunita (non senza difficolt√†, questa √® l’unica cosa che potrebbe complicare la vita sopratutto in caso di freddo, vento e gelo), si comporta come un qualunque freeride , e la poca rigidit√≤ torsionale praticamente non si avverte

sìsès

chab

Scegliendo bene si riescono a fare curve interessanti, la neve c’√® ed √® qualitativamente buona, mantenendosi apprezzabile anche in basso sopratutto nelle zone piu’ boscose.
Niente male per essere un primo, breve esperimento di snowalp in una stagione che per ora lascia abbastanza a desiderare.
Una cosa √® certa, la split puo’ aprire nuove possibilita’, √® un modo per riavvicinarsi alla montagna invernale lontano dal caos e avventurarsi
alla scoperta di nuovi ambienti e scenari.
Per il momento il mio primo approccio √® positivo. C’√® da capire quanto puo’ essere faticoso battere per primi la traccia, ma per il momento, essendo risalita su un mix di tracce, linee del gatto, neve trasformata e qualche pezzo piu’ vergine non ho mai avuto difficolta’ o sentito scorrere all’indietro. Un bellissimo modo di affrontare la montagna d’inverno, raccomandandosi pero’ di consultare bollettini meteo, di dotarsi di attrezzatura di autosoccorso e di verificare l’assenza di divieti e ordinanze.

Spero di approfondire per bene l’utlizzo di questo mezzo dalle interessanti potenzialita’.

MTB: Genova Monte Fasce

Monte Fasce, trail Topinigi …

La Liguria …¬†il paradiso della MTB … basta aprire trailforks per rendersi conto di quanti sentieri ci siano¬†in questa stretta regione dove si possono trovare alture a picco sul mare¬†in grado di sfiorare¬†i 1000 metri di quota …

Ogni rientro a “casa” √® buono per approfittare delle risorse di questa terra, e stavolta¬†in compagnia delle due Sara delle #ragazzefreeride abbiamo sfidato¬†il fango sul trail Topinigi. Si tratta per ora solo di un piccolo assaggio,¬†in quanto le avverse condizioni meteo ci hanno¬†imposto di dimezzare¬†il giro.

Lascio spazio ai video, ricordando con grande gioia questi momenti che hanno dell’incredibile …. tre donne con bici da enduro … le aliene esistono e scendono dalle antenne del Fasce …. buona visione e buone Feste !

MTB: Circeo

Circeo MTB

Anche a Roma puo’ capitare che faccia freddo. Le massime sembrano non superare i 6 gradi nelle location “vicine” (vicino molto tra virgolette, perch√®, diciamolo, di vicino all’eur non c’√® un bel niente … ). Dato chie si avvicinano le festivita’ Natalizie una persona normale ¬†trascorrerebbe la domenica al calduccio in un qualche centro commerciale. Ma io normale non sono, e malgrado l’assenza di “volontari” decido di approfittare del fatto che a Sud il termometro dovrebbe segnare qualche grado in piu’ , per lanciarmi in un giretto esplorativo in¬†solitaria sui panoramici trails del Circeo. La meta era da un po’ nella to-do-list, ma in genere per me Circeo √® sinonimo di surf, dunque era rimasta in sospeso.

Qubo “rotola” verso sud su una strada che conosce a memoria. Stavolta la dietro c’√® la specy al posto di Violetta (la mia tavola da surf).
Lascio la macchina all’imbocco di San Felice e iniziamo l’ascesa sul promontorio della Maga Circe. La temperatura non √® di certo ottimale,
ma sicuramente piu’ gradevole che a Roma. La traccia che sto seguendo prevede una serie di trail piu’ enduristici intervallati dal pezzo
forte della giornata, il famoso sentiero panoramico. Dato che sono sola decido di evitare a priori i trail descritti come troppo tecnici.

Si sale dunque, prima fino al borgo alto di San Felice e poi si prosegue … sempre asfalto con qualche strappo, ma pendenza tuttavia costante. Niente di eccessivo anche se il mio scarso allenamento si fa sentire …

sf 1 sf 2

Durante la risalita incrocio un breve trail, il Ciclamino, che decido di provare per saggiare il terreno. Corto ma simpatico, questo piccolo “diversivo” offre un terreno molto “ligure”, con scalini e pietre fisse. Proseguendo, in poco piu’ di un ora siamo in cima, o quasi. Da qua ci allunghiamo qualche metro a piedi fino ad un punto panoramico da cui si puo’ ammirare la costa sottostante.

pan 1 pan 2

pan stumpy

La salita non è ancora finita, la traccia indica di proseguire sulla strada che segue la linea della cresta spartiacque, sempre asfaltata con
qualche saliscendi un po’ fastidioso. Giunti sotto alle antenne del monte Circello attraversiamo un cancello che ci conduce al trail.
Monto la mentoniera sul casco integrale e inizia la giostra.

dh 1 dh 2

Avevo visto alcuni video di questa famosa panoramica e letto alcune recensioni. Ci troviamo di fronte ad un trail dalle pendenze dolci, caratterizzato da un fondo sassoso smosso che varia dal brecciolino a veri e propri ghiaioni e alcuni tornanti sempre decisamente larghi.

De facto, a parte il fondo che cmq √® gestibilissimo vista la pendenza non eccessiva, la scarica di adrenalina proviene dal fatto che il ¬†trail √® davvero esposto, e che cadere di sotto significherebbe fare una brutta fine. Ma basta fare un po’ di attenzione e non farsi distrarre¬†dalla spettacolarita’ del panorama a picco sul mare per concluderlo senza problemi. Questa parte del percorso √® adatta a tutti, frontini inclusi, e credo che valga la pena farla almeno una volta nella propria “vita” di biker.
Le immagini valgono piu’ di 1000 parole ….

gopro 1

gopro2

Dopo un ultima parte un po’ meno esposta in cui si possono lasciare i freni, il trail termina in una sterrata saliscendi mezzacosta, che ci riporta al paese alto di San Felice con qualche saliscendi.

road2sf

Da qua, dopo una breve pausa, decido di risalire, malgrado il cielo si sia ingrigito e la temperatura in ribasso, fino all’imbocco del trail Peretto, che ci riportera’ a quota zero attraversando i boschi del lato “nord” del monte. La seconda risalita, seppur parziale, non √® esente da fatica, che peroi verra’ ricompensata da un terreno degno di nota: il sottobosco del Circeo √® caratterizzato da un terreno molto somigliante a quello della Pineta di ostia, capace di drenare l’acqua e mantenere il grip malgrado l’umidita‘… questo permette di godere appieno¬†¬†di questo trail, forse un po’ piu’ “xco” che non enduro visti i frequenti rilanci pedalati, ma comunque molto divertente, adattissimo ad ebike,¬†e non esente da segmenti tecnici in cui √® importante scegliere bene la linea…il tutto in un ambiente caratterizzato da una fittissima vegetazione e alcuni particolari passaggi come questo misterioso tunnel.

buco

Come tutti i giri anche questo si conclude, ancora qualche colpo di pedale su asfalto e ritroviamo il Qubo parcheggiato.
Grazie, Maga Circe … non solo surf ma anche MTB in questa zona che meritera’ sicuramente qualche approfondimento (ci sono altri trailz sul lato nord … )

Relive

Relive ‘Circeo’

traccia

Mtb: Civitavecchia la bestia nera …..

La bestia nera and more ….

Ovvero rotella alto, granata intermedio e basso, ed  appunto la bestia nera: sono stati i trail protagonisti del raduno pre natalizio che ha coinvolto i gruppi dei local Sbroccati (i creatori e manutentori dei trail di Civitavecchia ) , bicinatura e alcuni altri amici tra cui gli elettrici già compagni di altre avventure Guido e Giuseppe .

Ho gia avuto modo in passato di parlare della bellezza della zona e dei rispettivi sentieri, ma stavolta saliremo per un precorso alternativo, un pelo pi√Ļ lungo ma pi√Ļ scorrevole. Arrivo in cima per ultima, tanto per cambiare. Anche se il gruppo √® fondamentalmente muscolare il livello √® alto, il che mi fa presagire che per le risalite successive sar√† meglio farsi aiutare da Giuseppe e la sua e bike .

Ripetitori

Il primo trail previsto √® il Rotella alto, gi√† conosciuto. Presenta una nuova variante molto tecnica che preferisco evitare. Proseguiamo con Granata, che conoscevo solo in parte. Questo √® un trail che alterna qualche parte pi√Ļ flow ad altre pi√Ļ pedalate, con un immancabile rockgarden.

Rockgarden granata

Si risale senza pause …. Ed √® proprio il senza pause che impone il cavo da traino sulla rampa che dalla valle del marangone risale ai ripetitori. Riconquistata (si fa per dire) la vetta inizia il pezzo forte del programma ovvero la Bestia Nera. La parte alta inizia con un buon flow e alcuni salti , tutti evitabili, si chiude con un rockgarden e un faticoso rilancio.

Rotella top

Nella seconda parte, si inizia a ballare : passaggi su roccia di ogni genere pi√Ļ o meno semplici , insomma un giusto preludio a quanto mi aspetta a breve in Liguria. I freni e le sospensioni da poco revisionate fanno il loro lavoro, ritrovo la confidenza smarrita grazie anche al supporto del gruppo, ed ecco che la specy ritrova il piacere di affrontare dei bei roccioni .

Bestia nera rock

Video

Globalmente, mi reputo soddisfatta di come ho superato alcuni passaggi non proprio banali… Il trail si conclude con un divertente guado che poi ci riporta all ultima risalita

video

il giro si conclude con un tracciato inedito, la prova speciale 4 della gara di due anni fa … Niente di difficile , un veloce stracotto con qualche tratta scassata che conferma il buon lavoro fatto sulle sospensioni.

Stanca e provata pi√Ļ che altro dall intensit√† del giro, completo anche io il giro … Molto molto bello da ripetere senza fretta , con la salita classica o dal cancello rosso. Soddisfatta delle mie performance e invitata a fermarmi al pranzo organizzato dai locals Sbroccati , ben accetto la mangiata conclusiva.

Civitavecchia si conferma un ottima location per migliorarsi senza andare troppo lontano, conto di tornarci pi√Ļ spesso ora che il mio confiidence level √® quasi tornato al top.

Grazie a tutti per la compagnia e la pazienza, e come sempre speciale menzione va a Marco di bicinatura per le bellissime foto.

Relive

Relive ‘Ripetitori sbroccati’

Per la traccia vi rimando ai giri in zona precedenti

 

MTB : monte Pellecchia

Monte Pellecchia, hardcore Spingismo .

Si avvicina il fine settimana …. Finalmente il meteo √® buono, e ho voglia di fare un giro nuovo. La proposta per il weekend degli amici di bicinatura √® il “monte” Pellecchia, 1300 mt slm , 750 d+ di cui la met√† circa a spingismo . Complice il mio desiderio di mettermi alla prova nell ordine di riprendere anche con lo snowboard alpinismo quest inverno, decido che il suddetto giro si pu√≤ fare.

La giornata non inizia nel migliore dei modi: la posizione di partenza viene mal interpretata da Google , che mi manda su un improbabile sterrata ….

Lost

Il telefono non prende, ma incrociando la traccia con la posizione il gps mi fa capire che siamo fuori mano. Quasi convinta di non recuperare il gruppo reimposto il navigatore con destinazione monteflavio, e riesco a recuperare il gruppo anticipando in macchina 1km circa di salita.

Finalmente siamo in sella, e ci apprestiamo a salire su una comoda sterrata fino ad una radura. Da qua si iniziamo ad alternare piccoli saliscendi in singletrack a tratte a spinta. Il contesto è comunque molto piacevole.

Up 1

Updue

Uprew

Purtoppo nel giro di poco le cose cambiano, e ci apprestiamo ad affrontare lo spingismo, quello vero. Trattasi di inerpicarsi su una cresta dal fondo erboso/pietre fisse, con pendenze importanti ove saltuariamente tocca sollevare la bici. In circa un ora di fatica abbastanza pesante per gambe e braccia si raggiunge la vetta, contrassegnata dall’immancabile croce. Il panorama √® stupendo, in lontananza si scorge addirittura qualche vetta innevata.

Pellecchia to top Pellecchia rock Pellecchia skiline Way to top Creste pellecchia

La fatica non √® ancora conclusa, per arrivare alla meritata discesa tocca un saliscendi, o meglio sali e spingi, su altre due crestine, reso pi√Ļ piacevole da qualche divertente discesetta su fondo misto erba pietre fisse.

Me

Rocks kiaz

Raggiunta l’ultima cresta ovvero la cima del monte Pellecchia si riprende fiato godendoci il panorama e ci si prepara alla conquistata discesa

Rock Way Snow far Pellecchia to Kiaz cross

Le foto rendono pi√Ļ di 1000 parole … Quel che non esprimono √® l estrema fatica fatta x arrivare lass√Ļ . Ma finalmente si scende .

La discesa fa parte, almeno nel primo segmento, del #diversamentescorrevole , resa ancora pi√Ļ impervia dall ampia presenza di foglie che coprono la linea. Tutto sommato riesco a difendermi tranne che in qualche passaggio pi√Ļ angusto e smosso. Un fondo non facile ma comunque gestibile , effettuabile in sella al 90% con la mia attuale tecnica. Un grosso aiuto ńó arrivato dai nuovi freni shimano xt m8000, che con le loro piccole leve ed un ottima modularita’ si sono dimostrati ottimi x pesi leggeri e mani piccole. Finalmente uso il freno com un dito anche sul tecnico, con conseguente miglioramento del controllo della direzionalita’ del mezzo.

Down the leaves

Conclusa la prima fase di discesa ci aspetta un breve ma faticoso rilancio pedalato, per poi imboccare l’ultimo singletrack , flow su fondo breccioloso, divertente ma purtroppo breve. Dopo un ultimo pezzo su sterrata carrabile ritroviamo l abitato di monteflavio ed un km pi√Ļ avanti ritrovo il mio inseparabile qubo.

End

Conclusioni: un giro “all mouuntain” non per tutti, dove nella forma mentis deve prevalere l interesse a raggiungere la panoramica vetta, piuttosto che l aspetto di effettiva ciclabilita’ . Mettiamoci anche che la discesa non era in condizioni ottimali e ci√≤, almeno per la mia personale opinione, ha limitato un po’ la componente del puro divertimento . Per fare un doveroso paragone con il mondo del backcountry, snowalp e skialp, √® come quando si cerca e spera di trovare powder e poi ti ritrovi a ravanare su tracciato o neve trasformata. In ogni caso per gli amanti della natura e delle location selvagge e fuori dalle rotte √® una meta da considerare. Un ultima nota positiva riguarda il miglioramento del mio confiidence level , che dopo l infortunio mi aveva parecchio frenato sul tecnico scassato. Oggi di questo non posso lamentarmi ….

Grazie come sempre x le foto on bike a Marco di bicinatura .

Relive

Relive ‘Pellicchia hardcore’

Traccia