eMTB Valsusa: Lac Lavoir

Lac Lavoir Valle Sretta

Il disporre di un ebike consente un approccio diverso all’uso della bicicletta in montagna. La salita non e’ piu’ semplicemente il noioso mezzo per raggiungere la discesa, ma diventa anch’essa una sfida tecnica e fa parte del gioco. Ma non solo, le grandi doti arrampicatrici di questa Mondraker permettono di avventurarsi su percorsi normalmente preclusi alle bici, a meno di non essere amanti dello spingismo piu’ o meno fine a se stesso. Entrando in quest’ottica e’ possibile, anche senza impegnare un intera giornata, raggiungere posti spettacolari in quota pedalando su trail genericamente usufruibili soltanto a piedi. E’ il caso ad esempio del Lac Lavoir, bellissimo laghetto a quota 2300 circa raggiungibile dal fondovalle della Valle stretta (piano delle fonderie).
Arrivare al fondovalle con l’elettrica e’ poco piu’ che una passeggiatina. In mezz’ora si arriva da Pian del Colle al rifugio 3o alpini (tutto in eco) e con altri 15 minuti fino al piano della Fonderia (un breve tratto in tour, non per la pendenza ma per il brecciolato). Da qua inizia la salita vera.

Impostiamo l’assistenza su emtb, la modalita’ presente sui motori bosch che permette l’adeguamento del lavoro del motore in base alla pedalata, e ci apprestiamo a salire per una sterrata a tratti mediamente scassata fino alla Maison des Chamois, ultimo presidio umano inerpicato sulla partete nord del fondovalle. Lasciate le costruzioni, la strada si stringe diventando sentiero, e attacca subito una bella rampa fortunatamente dal buon fondo, che spiana nei pressi di un punto panoramico ben segnato da una croce.

Da qua si entra in un ampia conca, e le conifere gia’ ormai rade lasciano posto ad ampie praterie. Si prosegue seguendo il torrente e alternando tratti pianeggianti a qualche rampa, mai lunga ma dal fondo sempre breccioloso: in due occasioni sono stata costretta al potentissimo walk mode, anche per la presenza di molti escurisonisti a piedi. Conviene guardarsi in giro e cercare linee alternative, magari sull’ereba quando possibile piuttosto che seguire palesemente il trail, se ne guadagna in pedalabilita’. E infatti, a pochi metri dal lago notando che il sentiero diventa sempre piu’ scassato anche se non ripido, decido di arrampicarmi su una collinetta in mezzo ai prati, per poi ritrovarmi a cospetto del lago, poco piu’ in alto.

Sempre in freeride scendo fino in riva allo specchio d’acqua … qualche minuto di pausa per le foto di rito e per ammirare il paesaggio, e poi si inverte la rotta.

lavoir 1

lavoir 2
me lavoir

Il primo pezzo di discesa segue, eccezion fatta per qualche variante freeride, la linea di salita. Poi da poco sopra la maison du Chamois, prendo una variante piu’ stretta e tecnica, dove le skill di schiacciasassi del bicione vengono ben evidenziate. Occorre prestare molta attenzione ai pedoni, ricordiamoci che hanno la precedenza e di comportarci in modo corretto. Riprendiamo ancora per qualche metro lo stradotto largo, per poi pero’ lasciarlo in favore di un trail molto naturale gia’ sperimentato lo scorso anno con la specy.
Ritornati al piano delle Fonderie, la discesa e’ la classica flow della Valle Stretta, forse un pelo piu’ sporca che in passato ma ancor piu’ apprezzabile con il bicione schiacciasassi.

Dopo 19.5 km (di cui 9.5 di discesa) e quasi 800 d+ ritroviamo il qubo, con grande soddisfazione per il comportamento del mezzo motorizzato.

Per concludere: l’ebike apre nuovi confini, nuove prospettive e offre una liberta’ di azione che con un mezzo privo di motore e’ impensabile. Porta con se un grande spirito freeride, e incentiva la voglia di esplorare e vivere la montagna in liberta’. Ma a tutto questo c’e’ un ma. I bikers, e sopratutto gli elettrici, sono un po’ gli ultimi arrivati sui trail a “bollino cai”. Ieri ero da sola, ma un gruppo anche solo di 5/6 elettrici avrebbe avuto non facile convivenza con i pedoni. Sarebbe opportuno, in mancanza di una regolamentazione specifica, cercare giri sempre ad anello, evitare i doppi sensi su sentieri stretti e prediligere, perlomeno in salita, linee non frequentate da pedoni, e moderare la velocita’ in discesa. Solo comportandoci in maniera corretta potremo evitare la comparsa di divieti nei nostri confronti.

Video Log

Il futuro e’ elettrico

Chi mi segue sa che la cosa era nell’aria da un po’. Malgrado i rulli, la buona forma fisica post lockdown , sono bastati un paio di giri lunghi per darmi la batosta finale e per farmi prendere la sofferta decisione: prendere una bici elettrica. Un fallimento o un nuovo inizio ? Sara’ solo il tempo a dirlo. Al momento vi presento la nuova schiacciasassi motorizzata, una Mondraker e-crafty alimentata da un motore Bosch, batteria da 500 Wh, forka fox 36 e ammo RockShox SuperDeluxe. Un mostro caratterizzato dalla forward Geometry, che dovrebbe permettere una guida sempre centrale senza eccessivi spostamenti di peso avanti o indietro a seconda della pendenza.

ebike

Sono in Valsusa da un paio di giorni e sto iniziando a testare il nuovo mezzo. L’idea e’ quella di rendere possibile l’impossibile, affrontando giri con salite fuori luogo, improponibili con le proprie gambe per una pippa intergalattica come la sottoscritta e affrontabili solo a spingismo. Vedremo cosa riusciremo a fare. Per il momento sto testando l’autonomia e la funzionalita’ in discesa. Vediamo come e’ andato questo nuovo, elettrico, inizio.

Il primo giorno sono uscita direttamente da casa, percorrendo un giretto da 750 d+ abbastanza impegnativi. Dopo una breve salita su asfalto, abbiamo esplorato un trail che avrei voluto percorrere in discesa in senso opposto: il mezzo motorizzato sale senza particolari problemi, usando l’assistenza “automatica” della modalita’ emtb la centralina riesce a ben erogare la potenza necessaria a superare rampe improbabili. Purtroppo un paio di tronchi caduti mi fanno desistere dal proseguire. Invertita la rotta, proseguo il trail a ritroso. In discesa tocca prenderci le misure: il peso si sente tutto e ogni manovra necessita il giusto anticipo. A seguire, un trail “misto” con un rilancio abbastanza ripido … e in tail condizioni e’ inutile dire che il motore fa la differenza. L’ultima sezione e’ piuttosto scassata, con pietre fisse e mobili a rendere il tutto piu’ complesso. Ci va un po’ di coraggio e di fiducia, ma una volta impostata una linea il bicione va giu’, schiacciando ogni cosa incontri sulla traiettoria.
Direi non male come primo approccio ai sentieri alpini … tacche consumate 1 … I presupposti sono interessanti.

Per confermare quanto “assaggiato” oggi ho deciso di aumentare i D+, scegliendo un giro che mi portasse fuori dal caldo e dalle zone piu’ frequentate. La scelta e’ caduta su Cima Bosco, meta nota sopratutto nella stagione invernale, ma che gia’ avevo visitato con la specy in modalita’ esitiva.
Oggi per risparmiare asfalto saliamo da una scorciatoia interna … ripida per le mie gambe, non per il motore Bosch del bicione. Superate le rampe, riposiziono l’assistenza su eco e continuo senza fretta a salire nel bosco. Giusto alcuni punti piu’ aperti mi permettono di ammirare il maestoso paesaggio dominato dal Monte Furgon, che e’ un po’ la costante di questo giro.
A pochi metri dalla vetta mi attende un ultimo strappo … che sfiora il 30% di pendenza. Con un po’ di timore metto l’assistenza su emtb e il rapporto + agile. Inizio a girare i pedali … e il mostro sale senza problema alcuno, e raggiungo in sella la cappelletta di Cima Bosco.

Tempo di fare qualche foto e di cambiare assetto, e incontro due altri bikers non motorizzati che non conoscono la discesa e mi chiedono di accompagnarli lungo il sentiero
Inizia quindi lo spettacolare flow trail naturale, #nientedidifficile, sentiero pulito e curve a raggio medio ampio, l’ideale per iniziare a prendere fiducia con lo schiacciasassi..

C’e’ da approfondire ancora e da lavorare, non si impara a guidare uno schiacciasassi in un giorno.
Ci saranno nuove sfide e un nuovo approccio alla montagna, e sopratutto al dislivello positivo 😉

ilfuturo e’elettrico

#staytuned

relive cima bosko

MTB: DuneMosse – Miralago

Carsoli – Lago del Turano – Dune Mosse

Il countdown che ci riportera’ finalmente a Nordovest e’ iniziato, e questo che e’ appena trascorso e’ l’ultimo weekend che passo nella capitale, prima della pausa estiva. Luglio e’ il mese che forse piu’ odio trascorrere in una grande citta’ come Roma… fa caldo, e fare attivita’ all’aria aperta implica fare tanti kilometri in macchina… e non sempre questo e’ possibile, sopratutto infrasettimanalmente quando il traffico, ormai tornato alla normalita’, puo’ trasformare un’uscita fuori porta in una lunga permanenza sul GRA (Grande Raccordo Anulare per chi legge da fuori).La conseguenza e’ che quell’ottimo stato di forma che avevo raggiunto dopo il lockdown, sta pian piano lasciando il posto alla mia consueta pippaggine e lentezza. Non sono un atleta, la genetica non mi ha aiutato, allenarmi in maniera sistematica quando ho “altre cose piu’ divertenti” da fare non e’ cosa per me … il futuro sara’ elettrico questo ormai e’ chiaro. Ma in attesa di trovare un mezzo motorizzato compatibile con le mie esigenze anatomiche e finanziarie, continuo a spingere la specy e a esplorare nuove location. E proprio per concludere questo luglio malefico scelgo di tornare con i ragazzi di Bicinatura a provare un giro inedito per tutti. Siamo poco oltre Carsoli, sulle sponde del lago del Turano, e da qua saliremo ad affrontare un sentiero chiamato dune mosse. Il nome non mi ispira fiducia, ma ho voglia di posti nuovi, e poi se non sono troppo lontani da casa ancora meglio.

L’appuntamento e’ alle 8.30 , prestino per i miei standard, ma oggi comunque preferisco non fare troppo tardi visto che ormai sono nell’ottica della partenza. Ormai ho capito che maps non conosce Qubo e le sue limitate performance in salita, e che 10 minuti in piu’ di quel che dice il navigatore van sempre presi in conto. Alle 7.15 circa sono in macchina, e arrivo giusto puntuale all’appuntamento.

L’itinerario prevede una primo avvicinamento su asfalto pressoche’ pianeggiante, e poi si inizia a salire, sempre su asfalto, tranquillo e poco trafficato. Non fatico piu’ di tanto ma non riesco a tenere il ritmo del gruppo, o meglio potrei anche provare a forzare un pelo ma il rischio di crollare e’ alto. Gia’ cosi’ la mia media non supera i 6.1 km/h , con una VAM di 414 d+/h. Insomma sono tornata ai miei standard “medi”. Lasciato l’asfalto, ci si inerpica su una carrereccia dal fondo smosso che fortunatamente resta sempre all’ombra di una pineta: eccezion fatta per una breve tratta, sarebbe tutta pedalabile o quasi, ma le mie gambe non sono in grado, quindi non resta che la solita soluzione: spingismo.

E a spingismo con poche interruzioni raggiungiamo il punto piu’ alto, attorno a quota 1200: l’arietta e fresca e si gode di un bel panorama.

dunemosse top


Ancora pochi metri ci separano dalla discesa: si parte con un tratto nel sottobosco, che ben presto lasciamo in favore di spazi piu’ aperti, ma con un terreno smosso tipo stradotto dismesso e privo di manutenzione che mi crea non pochi problemi. Le pietre mobili fanno da padrona spesso e volenteiri, mettendomi paura e impedendomi di apprezzare appieno il trail. Fortunatamente a rendere il tutto piacevole c’e’ la vista sul lago del Turano che non lascia indifferenti.

top
lake
down

Ma serve concentrazione e fiducia per riuscire a superare queste sassaie. Fiducia che non ho, in queste situazioni a me ancora ingestibili, il mio confidence level scende sottozero, e la fiducia nel mezzo e’ nulla. In pratica sono spesso costretta a scendere, anche in tratti dove le pendenze non sono di certo il pericolo, ma l’imprevedibilita‘ della guida sullo smosso non fa parte del mio repertorio e non so se mai lo fara’ … non con questo mezzo almeno.

Scendendo si alterna qualche tratto piu’ “scorrevole” a qualche passaggio piu’ tecnico, il caldo non aiuta e non riesco a concentrarmi. Gestire la bici che “scapretta” (termine coniato nella giornata odierna) non e’ cosa semplice e l’idea di andare in terra sulle pietre rotolanti non mi alletta piu’ di tanto. Non e’ il mio trail e forse nemmeno la mia giornata, ma non sempre le aspettative vengono mantenute. E poi questa discesa era “blind” per tutti. L’unica certezza erano i paesaggi indubbiamente piacevoli e l’arrivo sulle sponde del lago che quasi inviterebbe ad un bagno.

lago

Per concludere … ci sono trail che mi lasciano conti in sospeso e che mi fan venire voglia di ritornarci a “risolvere i conti in sospeso”. Questo no. La mia poca affinita’ con il fondo smosso fa si che, almeno finche’ la stumpjumper sara’ la mia bici, queste pietre che rotolano e’ meglio lasciarle da parte. Vedremo se in un futuro “elettrico” , quindi con un mezzo indubbiamente piu’ stabile in queste circostanze potro’ cambiare opinione su questo tipo di terreno.

Video : ho apprezzato i panorami piu’ rivedendo la discesa che non dal vivo … tanto era la mia preoccupazione per le pietre rotolanti …

Traccia
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Si ringraziano gli amici di Bicinatura per la guida, la compagnia e sopratutto la pazienza.

NB: il giudizio sul trail e’ estremamente soggettivo. Io non ho mai avuto un buon rapporto con il terreno smosso. Forse nel futuro elettrico con un mezzo piu’ stabile diventero’ in grado di apprezzare di piu’. Per il momento diciamo proprio che non e’ il mio genere di percorso …

MTB: Monte Calvo

Monte Calvo (AQ)

Ammetto che stavo studiando questo giro da un po’, sempre su ispirazione del solito Bicinatura.
C’erano due cose che non mi convincevano: 1) lo spingismo 2) il lungo transfer su asfalto su strada statale. Fortunatamente con il gruppo degli elettrici si riesce a organizzare un recupero, risparmiando se non altro i 10km di asfalto, noiosi e pericolosi.
Come sempre, quando il gruppo e’ tutto elettrico, non tutti i giri sono fattibili in convivenza pacifica. Se devo dare una valutazione, questo si pone in una situazione intermedia, vediamo un po’ il perche’ ed il come e’ andata. Google maps mi dice che il punto di partenza (una a me ignota localita’ a 10km dall’uscita L’Aquila ovest) e’ a un ora e mezza da casa, ma ormai conosco il mio “pollo” e so che con la lentezza di Qubo ci vorranno quasi 2 ore. Pazienza, speriamo valga la pena. Organizzate le operazioni di recupero, si sale, su una bella stradina asfaltata che tiene il 10% costante e che tira su 100 d+ ogni km. Il mio “peso morto” si fa sentire gia’ dal secondo km. Diciamo chiaramente che, con il dovuto allenamento, finche’ le pendenze non superano il 6-7% stare in scia ad un elettrico in eco non e’ fuori portata , ma le cose diventano ben diverse quando devo mettere il 46 e salire pian pianino. Sottolineo che la strada, avendo buon fondo asfaltato e’ pedalabilissima e la avrei pedalata tutta, con i miei tempi. Ma per non aspettare troppo agganciamo la famosa “cima di recupero” e recuperiamo 1km/h abbondante sulla mia media, arrivando rapidamente alla fine dell’asfalto, in corrispondenza di un ripetitore.
Il posto gia’ da qua offre panorami gia’ di “montagna”, o perlomeno, ad ampi spazi aperti con praterie e sassi sparsi, lasciando per un po’ da parte le consuete faggete che sono un po’ il default appenninico.

calvo ripetitori

Bisogna continuare a salire …e le pendenze diventano sempre + imporanti e il fondo sempre peggiore: per me non resta che una soluzione, ovvero lo spingismo. E mentre quasi tutti gli elettrici riescono a salire in sella io spingo , spingo e spingo, fino ad una scassata strada mezzacosta che torna pedalabile.

calvo mezzacosta
calvo 2

Raggiungo cosi’ a quello che sara’ per me, Guido, Massimo e Pino il punto d’arrivo. Gli altri, coraggiosi, azzardano la salita in vetta, ovvero ancora 200 d+ di cui parti a spinta anche con l’ebike. Diciamo pure di aver spinto abbastanza e di non essere particolarmente propensa a questo tipo di giri, anche se immagino che il sentiero di cresta possa valere la fatica.

croce calvo

Anche dalla nostra “anticima” comunque il paesaggio non e’ male, e per certi versi, ricorda il monte Fasce sopra Genova, ma in un contesto compltamente differente, e fortuntamente, meno esposto.

calvo down
calvo mybike

Dopo una lunga attesa a tratti al freddo, ricompattiamo il gruppo e iniziamo la vera discesa, che non delude.
Si parte con un lungo traverso, molto panoramico, a cui segue una parte in pieno freeride giu’ per le praterie fino alle prime faggete. Da qua, la musica cambia, con un sentiero in terra fondamentalmente flow che ogni tanto nasconde qualche tratto insidioso e qualche tornante , perdendo quota varia anche la vegetazione, e, stranamente, si osserva la presenza di conifere. Varia anche il fondo, diventando a tratti molto breccioloso, e dopo un rilancio, inizia quella che forse per me e’ la parte piu’ bella, una serie di stretti tornantini, un po’ in stile Torretta o Infernet, con cui mettersi alla prova. Un totale di 11 kilometri di discesa , molto vari e mai banali , raggiungibili in fondo con “solo” 9.5 km di salita (su 800 d+) facendo recupero. Volendo pedalarsi l’asfalto, c’e’da aggiungere 10km di statale che “dolcemente” guadagnano 300d+.

Il giro e’ stata anche l’occasione per provare la mia nuova “gopro dei povery”. La xiaomi ahime’ mi ha tradito, e ho dovuto optare per questa ApeCam dalle discrete recensioni. Purtroppo pero’ sono riuscita ad editare solo i file a bassa risoluzione, quindi perdonatemi se i filmati non sono come speravo. E spero anche di ricredermi su questa action cam.

Traccia con recupero

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Ringrazio Guido, Giuseppe, Roberto, Orlando e tutti gli altri Elettrici che mi han fatto da skilift e pazientato durante le tratte spingistiche. Il giro comunque, se fatto senza vetta, visto comunque il ridotto sviluppo kilometrico della salita, e’ fattibile tranquillamente da gruppi misti senza eccessivi “squilibri temporali”

MTB: Zi’ Chiccu

Zi Chiccu, stairway to flow…

Zi Chiccu: credo che piu’ o meno chiunque vada in MTB con orientamento AM/Enduro nel lazio abbia sentito perlomeno parlare di questo trail mitologico. A dirla tutta e’ stato uno dei primi report che ho letto sul sito Bicinatura quando ho ricominciato con la MTB e cercavo giri che matchassero i miei gusti, rimanendo colpita dai video e dalla descrizione del trail, un natural flow da 11 km che per venir conquistato pero’ richiedeva un’eterna pedalata di 28 km su 1300 d+. Cosa che 3 anni fa era sicuramente fuori dalla mia portata. Adesso, visto il momento di bike positivity e un allenamento presumibilmente “quasi accettabile” le potenzialita’ per chiudere il giro senza incontrare troppi santi lungo la strada ci sono tutte. Non era in realta’ questo il programma per ieri: sarei dovuta spararmi quasi 3 ore di macchina per andare a girare all’Amiata con le #RagazzeFreeride, ma, da una parte la proposta dei miei amici elettrici Guido e Giuseppe, dall’altra lo stato meccanico non ottimale dela mia bici, dall’altra ancora che 3 ore di macchina sono tante, guardo il meteo e decido: NOW OR NEVER, adesso o mai, in quanto Zi Chiccu ha uno sviluppo altimetrico con range 450-1600 circa, con conseguente “finestra” per svolgerlo in sicurezza e divertendosi piuttosto limitata, sopratutto se non si dispone di un ebike. Mi spiego meglio … la parte bassa puo’ anche essere molto calda … mentre poi si sale di quota e il clima puo’ cambiare, il giro e’ lungo (il mio logging time e’ stato di 8h41 minuti), quindi per una/o rider muscolare con allenamento appena sufficente ad affrontare tale dislivello (ma sopratutto kilometraggio) la finestra di svolgimento del giro si limita al periodo che va da giugno ai primi di luglio, a cui va aggiunta la condizione – almeno per chi come me soffre il caldo tantissimo- di avere alla partenza una temperatura sotto i 30 gradi.
Ieri dunque tutte le condizioni erano al top, e questa occasione non potevo farmela sfuggire.
Si parte dunque, con quasi 1h di anticipo nei confronti dei miei due compagni d’avventura elettrici che mi raggiungeranno lungo la via.

Il luogo di partenza e’ Borgo Velino, location gia’ nota per la partenza di altri bei giri quali il Nuria. Da qua, si sale, inerosabilmente, prima su asfalto pedalabile, poi inizia un eterna sterrata, noiosa quanto basta, con un fondo che non e’ mai dei migliori. Cerco di non forzare assolutamente, e di evitare qualunque strappo anche se fattibile. La strada non e’ lunga, di piu’, e bisogna conservare le forze per arrivare fino al fatidico imbocco del mitologico ZiChiccu. Il panorama lascia qualche scorcio interessante, ma fondamentalmente la strada e’ lunga e noiosa. Attorno al 15esimo km mi raggiungono i miei amici, e ci concediamo una pausa nei pressi di una fonte in compagnia di alcune vacche al pascolo.

uphill1
pozza
mkka pazza

Prosegue quindi l’eterna via crucis, su fondo non sempre buono. Per un breve tratto scambio la bici con Giuseppe, e l’elettrica mi permette di risposare un po’ le gambe. Il giro pero’ e’ talmente lungo che nemmeno gli elettrici possono permettersi di “correre”, pena l’esaurimento precoce della batteria. Arriviamo fino ad una sella panoramica: siamo a 23 km e 1000 d+ abbondanti gia’ percorsi.

sella
pan

Da qua, in teoria dovrebbe/potrebbe esserci una scorciatoia, che riduce la parte su singletrack ma toglie anche l’ultima, antipatica, salita. Credo che sara’ oggetto di futura esplorazione.
Proseguiamo ancora, su una strada fortunatamente tutta in ombra, che ben presto inizia a presentare qualche saliscendi. Purtoppo per me la stanchezza si fa sentire, le gambe non girano piu’ e sono costretta ad arrendermi e a farmi tirare lungo quest’ultima, quasi mortale, sezione. Lungo questa tratta, malgrado il traino, faccio approfondita conoscenza con un bel po’ di santi … insomma l’altro mondo e’ davvero vicino. E’ passata un eternita’, io ho il culo piatto ormai, ma ora davanti a noi c’e’ una sbarra e poi l’asfalto della strada del Terminillo. Ancora qualche colpo lentissimo di pedale e arriviamo in localita’ Cinque Confini, da cui finalmente siamo sovrastati da un qualcosa che somiglia da una montagna (per come intendo io le montagne ..) e non ad immensi collinoni. Siamo tornati alla “civilta'”, e possiamo addirittura fermaci ad un bar per un caffe’ (e per un OKI , in quanto la sottoscritta ha dolori in ogni dove, e desidera comunque riuscire a godersi la super discesa).

Terminillo

Finalmente puntiamo le ruote verso valle. Tralasciando la prima parte un po’ sporca, il sentiero e’ esattamente come speravo: un infinito mix di sezioni flow, curve strette, qualche parte piu’ rocciosa. Dopo un mezzacosta si apre una sezione a tornanti che culmina in una prateria panoramica … Questa’ e’ l’unica parte che la mia telecamera la cui batteria e’ ormai in fin di vita ha riuscito a documentare:


Si prosegue poi con una lunga e bella parte superflow, dove la scorrevolezza su sentiero naturale fa dimenticare la fatica fatta per arrivarci. Giusto qualche piccolo pezzo un po’ piu’ ostico e piu’ scivoloso mi mette in leggera difficolta’. Il trail sbuca sulla strada dei castagneti (gia’ percorsa nel giro della Cicloturistica di Antrodoco), che dovremo percorrere in discesa fino al tornante dove inizia il “vero” Zi Chiccu, ovvero l’ultima sezione (esplorata comunque in un precedente giro): si tratta di un sentiero straordinario, un flow guidato naturale con cuve strette a tratti ripide con qualche pietra fissa per complicarci ogni tanto la vita … ma nella globalita’ questo e’ davvero uno dei sentieri naturali piu’ belli e godibili mai percorsi. Fatto con una maggiore lucidita’ (qualche curva a sinistra la ho sbagliata) diventerebbe ancora piu’ apprezzabile.

Per concludere: se abitate nel centro Italia e andate in mtb, questo e’ un giro che vale l’immane sforzo della salita. Non e’ un giro da panorami imponenti o di alta quota, ma e’ letteralmente la “conquista” di quella che per ora mi permetto di definire come la piu’ bella e lunga discesa all-mountain (o enduro naturale se preferite) del centro Italia. Con questa e il Nuria, la zona di Antrodoco si conferma con un potenziale unico nel suo genere, con discese perfette per chi ama il “#naturalmentescorrevole“.

Un ringraziamento grande a Giuseppe e Guido per la compagnia e la pazienza.

Per la traccia, vi rimando a Bicinatura.

MTB Liguria – Uscio

MTB Liguria : Uscio’s trails

Lasciato alle spalle o quasi il lockdown, si “rotola” verso Nord con ovviamente la bici al seguito. Dopo un tempo che pare eternita’ ritrovo la mia Liguria, ovvero il posto che chiamo #casa- La stagione non e’ di certo quella ideale per girare in bici al livello del mare, ma il caldo qui e’ rimasto accettabile. Grazie alla vicinanza di alture le temperature restano sempre accettabili all’ombra, salvo rare eccezioni. E questa situazione ci permette di andare a vedere un posto nuovo. Parliamo stavolta di Uscio, a 10 km da Recco salendo verso l’interno. Famoso per la produzione di orologi da Torre, da poco in questa location che si trova gia’ a 360 mt slm alcuni local si sono impegnati nella pulizia e nel recupero di alcuni sentieri “storici”. Quindi non siamo davanti ad un bike park o ad una trail area realizzata ad-hoc per la mtb, ma in un opera di riqualificazione e pulizia di tracce pedonali esistenti, rendendole quindi usufruibili sia dai biker che dagli escursionisti. A tal proposito consiglio a chi desidera seguire la mia traccia ed esplorare la zona, di portare massima attenzione visto l’uso promiscuo dei trail.
Ma veniamo al giretto esplorativo: in compagnia dei local Mauro e Marcello, iniziamo a salire su asfalto verso il bivio della strada del Monte Fasce fino a localita’ Calcinara. Da qua prendiamo il primo trail, breve ma molto divertente, che parte con un bel paio di tornantini in un contesto verde e panoramico verso l’entroterra. A seguire un traverso molto fresco all’ombra, fino ad una fonte (o meglio – al troppo-pieno dell’acquedotto) dove e’ possibile ricaricare acqua freschissima. Riprendiamo asfalto a salire, per poi passare a sentiero che presto richiede – almeno per me – la percorrenza di alcune tratte a spinta. Iniziamo ad essere verso la cresta, i boschi si diradano iniziando a farci intravedere in mare. Giriamo pero’ nuovamente verso il lato nord, percorrendo un sentiero mezzacosta un po’ “mangia e bevi”, con qualche passaggio tecnico e qualche tornante ostico. Forse il pezzo piu’ bello del giro, che conduce alle antiche cave di ardesia. Con la dovuta cautela ci si puo’ avvicinare a quel che resta degli scavi, ormai trasformati in laghetti, dove addirittura han “trovato casa” alcuni pesci rossi da acquario, probabilmente un regalo non gradito. Meglio nel laghetto che in un boccione in casa, mi viene da pensare. Resta impressionante la storia di queste cave, dove piu’ di 100 anni fa le lastre di ardesia venivano estratte a mano, e trasportate verso valle con un trenino (del quale e’ esposto un carro abbandonato).

cave 1
cave 2
cave 3

Da qua, ritroviamo il lato del mare arrivando ad un simpatico e panoramico crucivio con un caratteristico ponticello. Qui parte un altro trail , la “casa del cinese”, che punta diretto sul paese di Uscio. Noi invece riprendiamo un traverso panoramico, lungo il quale troviamo anche un area pic-nic attrezzata in un punto con vista panoramica sul Promontorio di Portofino e Punta Chiappa.

lato mare 1
lato mare 2

Pochi metri e inizia l’ultimo trail: la Polveriera, un sentiero mediamente scorrevole con giusto qualche sezione un po’ piu’ scassata ma senza particolari difficolta’, che ci riporta dritti sulla strada principale nella parte alta del paese di Uscio.

Nel video potete trovare un mix dei passaggi piu’ interessanti dei trail percorsi.

Video integrale by UscioOutdoor

Concludendo: una location da esplorare ulteriormente, che sicuramente porta un offerta un po’ “diversa” da quel che siamo abituati a vedere in Liguria. L’approccio multidisciplinare e conservativo e’ apprezzabile, e la rende idonea anche per chi sta muovendo i primi passi sui trail, situazione non facile da trovare in terra ligure.
Allego relive e traccia, ma vi consiglio di dare un occhiata al sito di usciooutdoor.it per trovare maggiori informazioni e le tracce di tutti i trail presenti.
Un ringraziamento a Mauro e Marcello per avermi fatto conoscere questa interessante location.

TRACCIA GPS GPX

Direttissima All-Mountain

Direttissima All Mountain

Il mio buono stato di forma (x i miei standard ovviamente) sembra persistere, e le risposte positive del mio fisico avute durante l’impegnativo giro del Morretano di 2 settimane fa mi danno l’input per alzare ulteriormente l’asticella, e sopratutto mi permettono di poter ampliare le possibilita’ di scelta dei giri (e della compagnia), senza dovermi imporre limiti dovuti alla mia scarsa preparazione atletica. A dire il vero di questo giro sapevo ben poco, sapevo che si sarebbe fatta la classica “direttissima“, e che ci si sarebbe arrivati da un’altra strada, piu’ lunga ma piu’ pedalabile. Questo e’ quanto mi aveva detto Gianluca, local della zona Castelli Romani e Guida MTB CSEN, l’ideatore del giro. In genere sono abituata a documentarmi molto, ma negli ultimi giorni ho avuto poco tempo. Quindi ho deciso di accetare questa proposta un po’ blind, ispirata anche dalla presenza di Ottavio (maestro mtb con cui avevo gia’ girato non solo in bici ma anche con la splitboard) e del mitico Giangi (un pezzo di “storia” della MTB da queste parti … potrebbe essere mio padre e pedala una specy enduro 26 muscolare) e di mettermi nuovamente alla prova.

Si parte su asfalto poco pendente, la direzione e’ quella del giro classico ma stavolta il bivio per RoccaGiovine lo lasciamo alle spalle e proseguiamo lungo la valle, fino ad imboccare uno sterrato che conduce ad un fiumiciattolo che scende nel verde tra pozze e cascatelle. La location si chiama “Giardino dei 5 sensi” ed ovviamente si presta alla foto di rito.

cascata 5 sensi

Inizia la salita, che ben presto si incattivisce con due rampe mortali, fortunatamente abbastanza brevi. Da qua in poi diventa sterrato dal buon fondo, tutto pedalabile e senza particolari difficolta’, una classica strada che sale a tornanti molto panoramica, cosa rara in queste zone dove troppo spesso quando sali non riesci a capire di quanto stai salendo, sali e basta. Da qua si scorge spesso il fondovalle, e ben si realizza il guadagno di quota. Il tutto va avanti tranquillo fino a quota circa 1000 e qualcosa slm, dove, raggiunto un colletto, troviamo una fonte fresca abbastanza per rifornirci d’acqua. Siamo poco lontani dal “famoso” monte Pellecchia, classica “spingistica” dei monti Lucretili.

gruppetto
mukke


valley down

Da qui in poi la musica cambia e iniziano una serie di singletrack a tratti piuttosto sporchi e scassati, con frequenti saliscendi intervallati da sezioni piu’ flow, attraversando boschi e radure. In questo ambiente, molto diverso da quello alpino e’ facile perdere l’orientamento e trovarsi senza punti di riferimento. Questa e’ la stranezza che caratterizza gli appennini centrali, che spiazza completamente chi viene da un contesto alpino come me, abituato ad aver riferimenti ben precisi legati all’orografia e quindi alla presenza di corsi d’acqua. Qua non c’e’nulla di simile, il gps e’ d’obbligo e io non faccio altro che chiedere “dove siamo” in quanto ho serie difficolta’ ad inquadrare il posto.

sassaia
big tree
prati

Con molta fatica e qualche sporadico segno di cedimento, si prosegue tra brevi tratti a spinta e singletrack piu’ o meno scassati … sporadicamente esce qualcosa di flow, ma pietre e rami la fanno piu’ da padrona. Una cosa e’ certa, che se venisse fatta un po’ di manutenzione e pulizia questi sentieri sarebbero ancora piu’ apprezzabili. Ma ci troviamo davvero fuori dal mondo e lontanissimo dalla civilta’.

Per parte del giro ci ritroviamo in compagnia di un cagnolino, probabilmente abbandonato … purtroppo ogni tentativo di avvicinarlo e’ stato vano… fortunatamente il giorno successivo una trekker e’ riuscita a recuperare la bestiola, rivelatasi poi una femminuccia, e a portarla in salvo.

Continuiamo quindi , tra saliscendi piu’ o meno faticosi, tra pezzi scassatissimi intervallati da parentesi flow, fino a ritrovare un posto noto: prato delle Forme, gia’ incrociato durante il primo giro alla Direttissima, proprio a fine lockdown. Da qua finalmente riprendo il senso dell’orientamento, e anche la fiducia e la voglia di finire il giro. Un ultimo saliscendi, poi ancora gli strappi infernali nella faggeta per giungere, finalmente allo start della Direttissima.

direttissima 1
direttissima 2

Terreno perfetto stavolta, per un trail fantastico che mixa un po’ tutto, flow, rocce, salti, ripido guidato.
Malgrado la stanchezza l’adrenalina e la voglia di godersi la discesa sale, e si viaggia bene, sia sulle rocce che staccando le ruote dal suolo sullo spettacolare salto nei pressi del fontanile.

rockgarden
jump

Ma le immagini come spesso avviene rendono piu’ delle parole, e vi lascio in compagnia del video della nostra super-guida Gianluca Russo

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Per concludere, un giro bello, impegnativo, alla scoperta di posti affascinanti su terreni a tratti difficili, lontani quanto basta dalla civilta’ umana. Compagnia davvero al TOP, meteo e temperatura perfetti, insomma un sabato superlativo, e grande soddisfazione per essere sopravvissuta senza sfigurare e rallentare a 1200 d+ su 33 km.

Ringrazio infinitamente la guida Gianluca Russo , Ottavio , Giangi e Francesco per questa bellissima giornata. Speriamo che si ripresenti l’occasione di girare assieme 😉

Traccia (NB punto di partenza sballato in quanto unione di due segmenti, partire dal parcheggio a Vicovaro nel punto + basso della traccia)

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MTB: Morretano e Tornimparte

E poi arriva quel momento in cui ti senti pronta … pronta per confrontarti con il tuo peggior nemico, ovvero la SALITA. Pronta in quanto la voglia di respirare aria di montagna “vera”, o quasi e’ tanta, la lontananza causa lockdown dalle mie terre si e’ fatta sentire, e con questa la necessita’ di ritrovare un qualcosa in appennino che regali sensazioni paragonabili a quelle delle mie Alpi.

L’occasione arriva con una proposta di Bicinatura, fortunatamente di domenica e non di sabato. Gli orari sono un po’ “disumani” per i miei standard, ma con l’allungarsi delle giornate la luce arriva presto, e anche la sottoscritta riesce ad alzarsi all’alba. Per essere sicura di terminare il giro, decido di partire un po’ piu’ in alto e poco prima degli altri, pazienza se dovro’ fare un po’ di salita al ritorno.
Il giro prevede la salita da Tornimparte fino al rifugio Alatino, e da qua, proseguire lungo la strada delle miniere di bauxite fino a quest’ultime, per poi girare attorno al monte Puzzillo e scollinare sulla valle del Morretano. Il Monte Puzzillo gia’ … mia conoscenza invernale con cui ho un conto in sospeso con la splitboard … ma questa e’ un’altra storia. Torniamo al nostro giro.

Parto leggermente avanti e in leggero anticipo rispetto al gruppo in modo da essere sicura di affrontare la prima parte di salita in modo tranquillo puntando al massimo risparmio energetico. Questa parte e’nota, gia’ fatta svariate volte per affrontare i trail delle faggete di Tornimparte, ma stavolta dovremo salire pressoche’ il doppio.
La prima salita va via abbastanza tranquilla, con qualche breve sosta per bere e fare foto. Si raggiunge poi per pochi metri la statale che porta a Campo Felice, lasciandola immediatamente per ripercorrere una tratturabile che attraversa la splendida piana. Anche d’estate da il suo spettacolo e ha sempre un certo fascino.

piana campo felice
fontana piana cf

Arrivo tranquilla al rifugio Alatino e ho tutto il tempo di riprendere fiato e di trovare la giusta lucidita’ che servira’ ad affrontare la parte piu’ ardua del giro.
Mi uinisco quindi al gruppetto di Bicinatura e iniziamo a salire lungo la strada che porta alle cave di bauxite, e fino a qui procediamo senza particolari problemi, lungo una sterrata un po’ brecciolosa con qualche saliscedi ma cmq sempre pedalabile. Dalle miniere in poi le cose si complicano, la strada inizia ad aumentare la pendenza e il fondo a peggiorare. Dove il fondo tiene sipedala, dove la pendenza aumenta e/o il fondo cede si spinge. Questo fino circa a quota 1800, dove abbandoniamo le classiche faggete, e ci troviamo, finalmente in un ambiente che inizia a ricordare, seppur vagamente, le Alpi. Praterie e ghiaioni la fanno da padrona, resta il fatto che, per gli standard appenninici “siamo in alto”, e quindi la skyline e’ assente … mi spiego meglio, siamo al cospetto delle vette piu’ alte della zona … non ci sono alture piu’ elevate nel circondario, cosa che invece e’ una costante nei giri alpini (Alpi occidentali) , dove, volendo, la quota 3000 e’ raggiungibile anche pedalando e i giri sopra i 2000 sono all’ordine del giorno. Ma anche queste zone hanno un fascino tutto loro, molto piu’ selvaggio e lontano dall’umanita’, il tempo vagamente perturbato e le nuvole che iniziavano a minacciare un lontano rischio di maltempo, rendevano il tutto ancora piu’ affascinante e “wild“.

Pedaliamo ancora lungo un sentiero piuttosto largo, quasi sempre pedalabile, fino a doverlo lasciare piegando a destra per i prati, e navigando a “vista” in pieno stile scialpinistico verso il nostro target; il Colle del Morretano, da cui iniziera’ la meritata discesa. Gli ultimi 100 d+ sono praticamente tutti a spinta, solo qualche elettrico riesce a districarsi in queste praterie dal fondo irregolare.

i love spingismo

Terminata l’ultima fatica, arriviamo al Colle del Morretano, passaggio racchiuso tra l’omonimo monte e il monte Puzzillo. Da qua, dopo un breve break, inizia la discesa.

Si parte in pieno “freeride” per le praterie, per presto trovare una traccia di sentiero. E’ un classico trail naturale di montagna, stretto, panoramico e senza niente di difficile. Il panorama la fa da padrona fino all’ingresso nel bosco, dove un ultima parte un po’ piu’ guidata conduce ad una noiosa carrabile che ci riportera’ al quadrivio da cui e’ possibile prendere i trail del bikepark di Tornimparte.

(video discesa, mi spiace per la visiera alzata nella prima parte)

Infatti, l’ultima parte del giro la chiudiamo con il noto trail Casello, gia’ percorso diverse volte in passato. Stavolta il fondo lo abbiamo trovato piuttosto viscido e impervio, almeno per me che non ho una gran dimestichezza con questo tipo di instabilita’. Resta comunque un gran trail enduro, con sponde e salti anche grossi per chi e’ in grado, una divertente compressione ed un finale a tornantini che purtroppo e’ risultato – almeno per me – impossibile causa fango.

Concludendo: un giro bellissimo, che unisce una parte piu’ all-mountain e “wild” ad un classico dei bikepark di zona, a soli 1h e 15 (per alcuni anche meno) da Roma. Da ripetere sicuramente. Per me e’ stata una grande sfida con me stessa, e la dimostrazione che la costrizione ai rulli durante il lockdown (e quindi ad un allenamento sistematico) e’ servita a qualcosa. Forse c’e’ ancora tempo per l'”era elettrica”. Ora la cosa difficile sara’ mantenere nel tempo questo status, senza dover nuovamente ricorrere allo “strumento di tortura” . Un grande ringraziamento va a Marco Ficorella e a tutti i ragazzi del gruppo Bicinatura, sia per le foto che per la splendida giornata. Spero di essere presto nuovamente dei “vostri” ora che sembra che il fisico “tiene” 😉

Traccia GPX

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Autore e dintorni

Con il progressivo (e speriamo definitivo) allentamento delle misure di contenimento del COVID, progressivamente si torna ad una pseudo normalita’, normalita’ che in realta’ ha ben poco di normale.
In ogni caso, i limiti al confine regionale ci escludono alcuni giri classici della tarda primavera. C’e’ pero’ la voglia di salire un po’ in quota e di prendere fresco, visto che nella Capitale le temperature sono gia’ pressoche’ estive, e quindi decidiamo per un giro nei monti Simbruini, in zona Livata. Andremo a ripercorrere il classico giro della valle dell’Autore, con una interessante e divertente variante proposta da Laura, percorrendo in totale 21 km su 640 d+ con qualche tratto a spinta.

Partenza da Campo dell’Osso dove fa freschino. Alle 11 il piazzale e’ gia’ pieno nemmeno fosse Agosto. Questa anormale normalita’ ha portato in montagna (montagna … mi spiace dirlo ma comunque faccio ancora fatica a chiamarla montagna viste le mie origini ma facciamo finta che lo sia) un sacco di gente visto che il mare e’ ancora precluso (e anche quando non lo sara’ piu’ non sara’ comunque cosi’ appetibile come in un’estate normale). Molte persone e anche molti bikers, piu’ del solito in una location caratterizzata da trail naturali. Con un po’ di ritardo ci mettiamo in marcia, risalendo la sterrata fino alla seggiovia, per poi addentrarci lungo una pista da sci che man mano diventa piu’ pendente fino a costringerci a procedere a spinta (a meno di non essere elettrificati). Nei pressi dell’arrivo della seggiovia lasciamo la pista per addentrarci nel bosco per alcuni metri, fino a raggiungere la cresta spartiacque e a godere del panorama sul versante opposto.

Da qua attacchiamo su un bellissimo flow trail naturale il cui unico difetto e’ quello di essere frequentato anche da molti pedoni, che ci obbligano a moderare la velocita’ e ad alcuni stop

Dopo questo divertente prologo proseguiamo verso le vedute dell’Autore, pronti ad affrontare il classico trail che scende su Campo Secco. Di questo percorso abbiamo gia’ parlato in passato, quel che mi sento di aggiungere e’ che stavolta lo abbiamo trovato mediamente pulito per gli standard del posto , potendolo quindi affrontare con la giusta velocita’.
Arriviamo dunque a CampoSecco, che come sempre ha il suo fascino. Se c’e’ una particolarita’ di queste montagne-non-montagne sono questi immensi altipiani, che non hanno equivalenti nel mondo alpino.

campo secco…

La sosta si allunga piu’ del dovuto causa foratura. Alla fine si riparte, e ci attende il singletrack in salita che ci riportera’ alla sterrata che conduce alla strada principale dell’autore. Niente di particolarmente impegnativo, un bel sentiero praticamente tutto pedalabile, che poi diventa una tranquilla sterrata. Un ultimo, breve pezzo su sentiero ci riporta al parcheggio, ancora mediamente affollato malgrado l’orario.
Nel complesso, un giro gia’ conosciuto ed apprezzato, a cui aggiungiamo la variante risalendo lungo la pista da sci per aggiungere un po’ di flow e scaldarsi a dovere. Da tenere sempre presente per la stagione piu’ calda, visto il range altrimetrico 1300-1800 che permette una fuga dal caldo senza fare troppa strada.

Traccia

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MTB post lockdown: Direttissima

Abbiamo riconquisitato una discreta dose di liberta’ con l’allentamento delle misure e ci e’ stato “gentilmente concesso” di spostarci per praticare sport. Ci sono ancora limiti (nel Lazio fino a ieri provinciali, da oggi regionali parrebbe) ma dopo 2 mesi di reclusione ce li facciamo bastare. Dopo alcune giornate di “warm up” tra Formello e Monte Cavo durante le quali ho potuto constatare che l’allenamento con i rulli e’ comunque servito e che le mie prestazioni in salita erano molto buone per i miei standard (potete seguirmi su Strava) , ho deciso di affrontare qualcosa di piu’ impegnativo, e sopratutto di nuovo. Con il limite provinciale ancora in vigore, ieri la scelta e’ caduta sulla Direttissima di Vicovaro, trail di cui avevo sentito molte opinioni positive.
Con le dovute distanze di sicurezza, ci incontriamo con Guido e partiamo alla scoperta di questo nuovo itinerario, seguendo la traccia pubblicata il giorno prima da BiciNatura. La salita parte tranquilla su asfalto senza strappi, fino al paese di Rocca Giovine, dove, per nostra fortuna troviamo una fontana d’acqua fresca, cosa molto gradita visto il caldo forse fin esagerato per essere meta’ maggio. Da qua si prosegue su asfalto prima e sterrata dal fondo non sempre compatto a seguire, e le pendenze cominciano a diventare importanti con punte al 14% fino a raggiungere la localita’ Prato delle Forme, un ampia radura in classico stile appenninico. Da qua ancora qualche metro di dislivello positivo sempre su sterratona dal fondo impervio che impone lo spingismo, sia x le pendenze che per il tipo di terreno.

road up
start vallicina

Guadagnamo quindi il massimo della quota, e raggiunto un bivio, iniziamo a scendere affrontando il primo trail, la “stretta Vallicina”, flow trail naturale che costeggia un torrente in secca attraversandolo a tratti. Molto easy ma l’ambiente naturale molto particolare lo rende davvero piacevole sotto le ruote

Purtroppo il trail e’ piuttosto breve e, per tornare a percorrere quello che sara’ il “piatto forte” della giornata, tocca ripercorrerlo in salita, quasi tutto a spinta nel mio caso, e quasi tutto in sella per Guido con l’ebike. Ri-attraversiamo quindi la zona di Prato dei Porcini (chissa’ se ci sono davvero in stagione …) per poi proseguire ancora in salita con qualche strappo in una bellissima faggeta, fino a quando il trail non inverte la pendenza e inizia la “famosa” Direttissima di Vicovaro.

prato porcini
faggeta

Inizia la discesa quindi , che attacca subito cattiva con un bel ripidone. Il terreno e’ molto secco, le mie gomme non sono nuove, e tutto questo non aiuta. Il trail poi si fa piu’ flow, per poi ri-presentare sezioni tecniche piu’ lente e strette, con un fondo che varia dal compatto al breccioloso nel giro di poco, e alcune tratte in contropendenza che complicano la vita. Troviamo pure un rockgarden che purtoppo non riesco ad affrontare causa poca lucidita’ , il caldo e la stanchezza abbassano il confidence level , si accende quindi la “spia della prudenza” e decido di non correre rischi, che con l’aria che tira di questi tempi e’ fin meglio.

direttissima discesa

(video – sorry per la scarsa qualita’ dopo i primi secondi ma la gopro mi ha abbandonato e ci siamo arrangiati con il cellulare di Guido e un ingegnoso supporto da manubrio)

Oltre che ad essere tecnicamente interessante, il trail offre anche un bel panorama (purtroppo la giornata lattiginosa non ci ha aiutato), e qualche incontro ravvicinato con vacche al pascolo.

vacche fine direttissima

Il Giro termina con un ultimo breve trail un po’ “cuocifreni”, uno scassato veloce su fondo smosso che si chiama “la Monaca”, anche qui nulla di difficile solo la dovuta cautela … si ritrova l’asfalto sulla Tiburtina … e ahime’ dobbiamo percorrere ancora qualche km in leggera salita per ritrovare il centro di Vicovaro e poi il parcheggio.

Per concludere: un giro sicuramente da ripetere in quanto ho qualche “conto aperto” con alcuni passaggi sulla Direttissima. Salita tuttavia fattibile, discesa molto bella senza mai presentare punti impossibili o pericolosi. Nel complesso un bell’enduro “naturale” , con kilometraggio e dislivello accttabile anche per chi non e’ eccessivamente allenato. Un buon “nuovo inizio” dopo questo periodo di stop forzato.

Traccia

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