Pasqua Rossa

Le restrizioni pasquali permettono la visita ad un amico o parente, anche fuori comune, ma non di spostarsi con mezzo privato per svolgere qualsivoglia attivita’ outdoor in solitaria. Certo, sta al buon senso di chi eventualmente dovrebbe imbattersi nel “pericoloso trasgressore“, ma sulla carta, de facto, allontanarsi di una 30ina di km in auto dalla propria residenza per infilarsi in un bosco da SOLI con una bicicletta e’ perseguibile.
Come questa azione possa essere considerata un “rischio di contagio” me lo devono raccontare. Forse i cinghiali sono positivi al covid.

La triste questione e’ che invece basta affacciarsi in qualunque parco o area verde cittadina, raggiungibile magari a pedali, per trovarci il mondo intero, una sfilza di bikers, trail runners e trekkers piu’ o meno improvvisati che rendono anche insidiosa e pericolosa l’attivita’ in se. Se solo fosse ammesso lo spostamento, anche a livello provinciale/citta’ metropolitana, i parchi resterebbero risorsa per chi non dispone di un mezzo privato per allontanersi dalla citta’, fermo restando che all’aria aperta il contagio resta improbabile.

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Ci dicono che dobbiamo distanziarci ma non ci permettono di farlo.
Ci vogliono reclusi, meri consumatori di prodotti e servizi, preferibilmente senza testa pensante.

Certo qualcuno potrebbe obiettare dicendo che l’italiano e’ furbo, che se apri alle attivita’ outdoor de facto rischi di aprire ai merenderos. Basterebbe vietare lo stazionamento (come e’ stato fatto x le spiagge in Australia nel primo lockdown) , anche se pure qua, un pic nic all’aperto e’ sicuramente meno pericoloso di un pranzo al chiuso dal punto di vista epidemiologico.

Lo sport all’aperto individuale non e’ veicolo di contagio, fa solo bene. Anche solo la semplice passeggiata nel verde, respirando aria pulita e godendo della vista di ampi spazi, fa bene.

Eh no, l’unica cosa che fa bene (e va bene) e’ rintanarsi in casa davanti a netflix e comprare oggetti mai piu’ senza su Amazon.

Usiamo la testa, continuiamo a girare nel rispetto della sicurezza nostra e altrui. Tanto con questa patologia dovremmo ancora conviverci per un po’.


Giriamo in solitaria o con famigliari, al massimo con un amico/a fidato. Usciamo: poter usufruire di quel che la Natura ci offre e’ un diritto, anche per chi ha la sfortuna di vivere in una grigia metropoli.

PS: Un’ultimo pensiero riguarda il discorso delle tessere, tesserine, tesserone ecc ecc: se ci si tessera come Atleta presso una Federazione (non un ente) e si dimostra di essere iscritti a gare di interesse nazionale si possono bypassare tutti i divieti. Inclusa la possibilita’ di andare a fare surf per i surfisti landlocked. Trovo questa cosa l’ennesima “italiotata” , che dimostra come lo sport amatoriale o comunque l’attivita’ motoria/ludica non faccia parte della nostra cultura e non venga considerata azione atta al mantenimento della nostra salute fisica e mentale, ma, senza nulla togliere agli Atleti, quelli veri, non i nonni elettrici che si tesserano FCI, venga relegata ad un discorso puramente agonistico e di performance. L’attivita’ outdoor deve essere LIBERA e ACCESSIBILE a tutti, senza discriminazioni di tessere, enti e Federazioni.

#ridesafe #ridealone #nocovidhere

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Thok Mig, ci siamo!

Thok MIG , ci siamo !
“La meno ebike – o la + bici – tra le elettriche”

Stavolta non potevo sbagliare. Dopo l’esperienza non del tutto positiva con la Mondraker, ho optato per una scelta influenzata soltanto da dati concreti. Un ebike e’ un investimento, deve fare il suo dovere, e deve rispecchiare il piu’ possibile il nostro stile e il nostro range di utilizzo della bici. Ho sempre detto che non mi interessa andare forte, piuttosto mi interessa scendere da qualunque trail tecnico in sicurezza e nel pieno controllo del mezzo. Le ultime uscite fatte con il frontino hanno ulteriormente confermato che la priorita’ per me e’ quella di essere IO a guidare la bici e ad averne il pieno controllo, non la bici a portare in qualche modo giu’ a valle la sottoscritta (quel che succedeva con la Mondraker). Di tutte le ebike provate ai vari bike test di Formello, il miglior ricordo rimaneva quello della Thok.
E quindi, dopo una non semplice ricerca, eccoci qua, a bordo di una splendida Thok MIG, volutamente cercata nell’allestimento ante 2021 in modo da poter usufruire di un montaggio di base migliore e del motore Shimano 8000.

Non mi addentrero’ nelle specifiche del montaggio ma parlero’ piuttosto delle sensazioni, da subito positive che mi ha dato questa biciclettina a pile, si la chiamo biciclettina e non biciona, perche’, guardatela un po’ affianco al frontino: e’ corta, almeno con le 27.5 e’ corta, piu’ del frontino che monta le 29 e 120 di forka, a parita’ di angolo sterzo (66)

thok e frontino

La bici al momento e’ stata provata a Tivoli sui trail del TTC, nella zona di Monte Cavo e sui mitici tornantini della Torretta. La prima impressione e’ stata quella di “ritrovare” la Stumpjumper, sentendomi subito a mio agio come misure e modalita’ di lavoro delle sospensioni. In discesa si e’ dimostrata immediatamente agile e reattiva, discretamente precisa e con una buona reattivita’ ai vari input. La distribuzione dei pesi con la batteria in basso aiuta a “dimenticarsi” dei kili di troppo, e consente una rapida correzione di rotta anche nello stretto.

tornante torretta
thok mcavo 1
mcavo 2

Parlando di stretto, l’ultima uscita la ho fatta alla famosa Torretta, affrontando i 25 stretti tornantini. Davvero nessun problema (a parte i tanti escursionisti a piedi) , la sensazione era proprio quella di essere tornata sulla Stumpjumper. Sensazione che si ritrova anche nei pochi difetti, quali ad esempio l’instabilita’ nello smosso (dove la Mondraker primeggiava).

Trattandosi di ebike e’ doveroso parlare anche di salita, autonomia e pedalabilita’. Al momento e’ ancora presto per un giudizio definitivo ma la pedalata e’ sicuramente piu’ naturale rispetto al Bosch, ma la potenza erogata e’ apparentemente piu’ bassa. A parita’ di pendenza, devo usare boost piu’ spesso (il turbo sul bosch nn lo ho praticamente mai usato). Il consumo di batteria invece pare confrontabile, aggiungendo che l’eco Shimano e’ apparentemente piu’ spinto di quello Bosch e che la bici non ha trascinamento, rimanendo pedalabile anche a motore spento se la pendenza lo permette.

Ultimo ma non meno importante, a dimostrazione del fatto che rimane “la piu’ bici tra le elettriche”, non e’ impossibile effettuare un piccolo bunnyhop anche per chi come me non e’ Hulk, quindi nella globalita’ la tecnica richiede meno adeguamenti rispetto ad altre ebike piu’ spinte e “simil moto”

Per ora queste sono solo le prime buone impressioni. Speriamo di poterci fare dei bei giri e di progredire ulteriormente assieme. E poi con questa bici condividiamo le origini, chissa’ quanto sara’ contenta quando torneremo entrambe a Casa.

Un frontino per amico

Sono ormai circa un paio di mesi che vado a spasso con il #frontinorosso da me assemblato. Non credevo che una bicicletta cosi’ semplice potesse farmi ritrovare tutta una serie di sensazioni positive che l’ebike mi aveva fatto dimenticare.
La pedalabilita‘ in salita, che nn fa rimpiangere troppo l’assenza del motore, sommata alla precisione nella guida , rende questa hardtail un mezzo che puo’ spingersi su trail anche di una certa tecnicita’.Gia’ a Formello, sul neonato “Picchietto“, un breve trail mediamente ripido e guidato, aveva dimostrato precisione e manovrabilita’ pure in presenza di S discretamente strette che invece han mandato in crisi l’ebike.

Ma e’ nel caso del Marshall del TTC di Tivoli, un sentiero enduro dove tratti piu’ scorrevoli si alternano a qualche ripido e passaggio tecnico non sempre banale che questa semplice bicicletta ha avuto la sua “consacrazione“.
Una geometria moderna con un angolo di sterzo aperto ma senza esagerazioni (66.5) e la precisone di guida non mi hanno fatto rimpiangere ne’ la sospensione poseriore ne’ l’escursione di “soli” 120 mm della forcella Suntour Aion, che mi sta dando buone sensazioni, a conferma dell’ottimo rapporto qualita’ prezzo del prodotto (che tra l’altro pare essere facilmente modificabile per variare la corsa, fino a 140 mm) e del fatto che talvolta anche brand meno “top” possono avere in catalogo materiale performante, sopratutto per chi non e’ pro o cmq racer. Ovviamente non ci si puo’ aspettare di andare “a fuoco”, ma non sono e mai saro’ un amante delle velocita’ estreme, quindi ben venga un mezzo che, magari piu’ piano, possa andare ovunque.

ripoli ttc frontino

Il #frontinorosso e’ anche un ottimo giocattolo da cortile: la pachidermica full a batterie di certo non mi permetteva di dilettarmi con la pratica del bunnyhop e di ricominciare ad approcciarmi al manual. Per me la bici e’ anche gioco, tecnica, piccole (grandi) sfide.

manual frontino
bunnyhop frontino

Dunque in questo tempo di covid con il quale temo che dovremo convivere ancora per un (bel) po’, tanti nuovi adepti si stanno interessando alla bicicletta. Puo’ essere un frontino come quello che ho assemblato una buona entry level polivalente?
Secondo me si, sopratutto se il target e’ pedalare e approcciarsi a qualche singletrack mantenendo una buona sicurezza. Ricordo che la front e’ scattante reattiva e precisa, ma chiede molto a chi ci sta sopra in discesa. Non e’ una bici da “molla tutto e via” , serve una buona dinamicita’ di gambe per fare quello che farebbe la sospensione. Di contro se si impara a fare qualche passaggio tecnico si sara’ poi agevolati con un eventuale full. In ogni caso , anche nell’eventuale passaggio ad un ebike, confrontarsi con un mezzo cosi’ semplice ma preciso puo’ dare un grosso aiuto per imparare a scegliere correttamente le linee in discesa. C’e’ pero’ da evidenziare che il peso molto superiore di un elettrica cambia tantissimo il modo di guidare, quindi la mia opinione e’ che se un potenziale neo-biker ha gia’ anche solo una vaga idea di prendersi un ebike, perche’ magari la ha provata ecc ecc, e’ meglio fare lo sforzo economico e inizare facendo subito i conti con il mezzo definitvo.
Ma per un indeciso che vuole farci un uso allround come prima bici , che non ha budget per una full nuova e non e’ in grado di valutare la bonta’ di un usato, una di queste front cattive puo’ essere davvero un bel mezzo per innamorarsi delle ruote grasse ;). Per avere dei “valori di riferimento” ecco la tabella con le misure del telaio Octane One Prone che ho scelto in tagla S (mia altezza 165)

geometria prone
frontinoonthebeach

EOY 2020

EOY 2020

In questo strano anno che a brevissimo si concludera’ non e’ assolutamente semplice scrivere la consueta riflessione.
La speranza per tutti e’ in un 2021 che ci riporti verso la normalita’, intesa come il recupero completo delle proprie liberta‘.
Forse, per una volta, in questo strano 2020, gli anormali come la sottoscritta hanno avuto una marcia in piu’.
I solitari, quelli che alle 22 sono gia’ a letto, quelli che preferiscono gli elementi della Natura a centri commerciali e palestre, hanno indubbiamente retto meglio dal punto di vista psicologico alle limitazioni imposte dai vari dcpm, con buona pace di coloro che durante il primo lockdown additavano runner e bikers come untori.
Ho avuto la fortuna di cambiare casa in tempo, e di passare i due mesi di “arresti domiciliari” avendo a disposizione un cortile di discrete dimensioni nel quale giocare come se fossi tornata bambina (ma forse lo sono sempre stata), con la bici, i pattini e lo skate. Proprio come quando, da bambini, ci venivano “imposti” dei confini oltre i quali non allontanarsi (“non andare sullo stradone che ci sono le macchine”).

surplace

lockdown inline skates

E’ stato l’anno in cui poco prima del lockdown ho rimesso sulla neve la Dupraz, e’ stato l’anno in cui ho preso le distanze dal surf, l’anno in cui ho dimostrato a me stessa che allenandomi posso essere meno pippa in bici in salita, ma che senza costanza si ritorna pippa alla velocita’ della luce.
E’ stato l’anno in cui e’ arrivata la prima ebike, con la quale ho un rapporto ancora controverso, controverso al punto da volere a tutti i costi anche un mezzo a “propulisione umana” e di assemblare una front un po’ cattivella (il #frontinorosso) in cucina.

frontinorosso
rho ebike


E’ stato l’anno in cui l’ignoranza e la cattiveria sui social la han fatta da padrone, consolidando ancor di piu’ la mia avversita’ per l’omologazione e rendendomi sempre piu’ fiera della mia non normalita’. Ed e’ appunto per questo che i non normali, quelli strani, quelli che trovano piacere e soddisfazione da cose diverse, quelli per cui la famiglia del mulino bianco e’ l’ultimo dei desideri, quelli per cui conta di piu’ la sostanza che l’apparenza, quelli che vogliono essere apprezzati per quel che fanno e pensano e non per il loro aspetto fisco(indipendentemente dal genere), quelli che fanno dell’indipendenza sia economica che affettiva che intellettiva il proprio credo, forse stavolta sono stati addirittura invidiati da quel resto del mondo a noi incompreso.
Da quel resto del mondo che forse, almeno in parte, ha provato, per forza di cose ad uscire dai centri commerciali e a fare due passi nel verde, ad avvicinarsi a sport diversi dai soliti.

Fermo restando che spero, come tutti, in un rapido ritorno alla liberta‘, questo periodo credo abbia portato tutti quanti a riflettere, e a capire cosa sono le cose davvero importanti per ciascuno, e magari a ricominciare ad apprezzare le cose semplici.

Sono cosciente che piu’ passa il tempo piu’ sara’ difficile “resistere”, lottare contro la vecchiaia che avanza, e contro gli stereotipi che mi vorrebbero in ben altra situazione e non in quella di continuare a seguire le proprie passioni, sognando magari di riuscire un giorno a renderle “autosostenibili“.

C’e’ tanto da fare, e se non sono sola nell’universo poco ci manca.

Let’s go out and ride.
Buon 2021 a tutti.

Benvenuto Frontino !

La dipartita della Stumpjumper mi aveva lasciato senza un mezzo a propulsione umana. L’ebike infatti, per quanto sia divertente e mi abbia portato in posti dove #conlemiegambe non ci sarei arrivata, diventa un po’ limitante dal punto di vista del mantenimento della forma fisica in questa stagione dalle giornate brevissime, in cui non sempre ci si puo’ permettere di allontanarsi troppo per fare uscite che risultino un minimo “allenanti” anche con l’elettrica.
Ecco l’idea quindi di dedicarmi un po’ al fai-da-te, mia passione da sempre, e costruirmi un Frontino (bici ammortizzata solo davanti per i profani) secondo le mie esigenze. Il Frontino e’ stato assemblato in casa, piu’ precisamente in cucina, e la scelta dell’autocostruzione, oltre ad essere un divertente passatempo, mi ha permesso di creare una bici difficilmente trovabile sul mercato del nuovo “fatta e finita” con le caratteristiche da me ricercate. Polivalenza e pedalabilita’, queste le due parole chiave che caratterizzano questa front un po’ cattivella: il telaio, preso su CRC, e’ un Octane One Prone 29, in alluminio, e ha un angolo di sterzo di 66.5 gradi e se montato con le ruote da 29 puo’ ospitare fino a 130 (forse anche 140) di escursione all’anteriore. Io ho preferito favorire la pedalabilita’ montando una forka da 120 e lasciando fare il resto al generoso angolo di sterzo.
La trasmissione e’ NX 11v, scelta dettata dal fatto di voler avere l’intercambiabilita’ dei pezzi con l’ebike in caso di guasto, e dal voler provare magari un giorno a girarci con le gomme Plus della biciclettona a pile.

Il montaggio, salvo qualche piccola complicanza con ragnetto, falsa maglia, serraggio serie sterzo e, ultimo ma veramente ostico, reggisella telescopico, non mi ha creato particolari problematiche. Ovviamente servono un certo numero di attrezzi e chiavi dedicate. Un rigraziamento va al gruppo Facebook Hardtail attitude Italia per i suggerimenti sulla componentistica e sull’assemblaggio.

Una volta terminata, non c’e’ stato nulla di piu’ bello che salire sulla propria creatura: una bici reattiva, obbediente e precisa, esattamente come la desideravo. Dovremo ancora provarla in contesti piu’ tecnici, ma sono convinta che questo mezzo abbia tante risorse e che possa essere utilizzato in giri a carattere trail/light enduro con grande soddisfazione e divertimento.

Per ora, vi lascio al video del primo test ride. Prossimamente altri aggiornamenti. Seguite il #frontinorosso 😉 e la sua creatrice @kiazsurfbike anche su Instagram e su youtube per update piu’ frequenti 😉

Emtb: urban “enduro” a Roma

Chi mi segue da un po’ dovrebbe conoscere la mia “allergia” alla citta’ in cui attualmente vivo, Roma. Sono qui dal 2013, e ci sono finita per tutta una serie di motivi, e se i primi anni, spinti dall’input di poter finalmente fare surf senza passare ore in macchina, erano stati tuttavia piacevoli, con il tempo e con il progressivo ri-emergere del legame con sia le mie origini alpine, sia con la mia passione per la mtb, ho iniziato a soffrire sempre di piu’ il vivere in questo posto, pianificando in ogni modo il ritorno verso nord. Il covid e il lockdown hanno pero’ congelato ogni possibile progetto di fuga, e quindi ora sono qua, in una situazione tuttavia migliore che altre, a cercare di trovare qualcosa di bello in quello che ho attorno.

Il lockdown, la chiusura delle palestre e lo stop agli sport di squadra, sommato all’incentivo del “bonus bici”, ha portato sui trail un numero inimmaginabile di nuovi bikers, spinti anche dal fatto che l’ebike – a patto di avere il budget per permettersela – permette anche a chi non e’ allenato di divertirsi. Questo ha causato un qualcosa che non avrei mai immaginato, un “sovraffollamento” di posti come Formello, che con il suo “bike park” a misura di elettrico attira ogni weekend (e non solo … ) numerosi appassionati. Sapete bene che non amo la folla, e che con l’aria che tira di questi tempi e’ meglio evitare luoghi ad alta frequentazione, quindi serviva un idea alternativa per il sabato, preferibilmente non fangosa viste le abbondanti pioggie del giorno precedente.

La settimana precedente avevo girato a Formello con Renato, amico surfista e ebiker , che mi aveva proposto un giro per Roma, esplorando alcuni parchi della Capitale, in particolare Monte Mario. Effettivamente avevo sentito parlare di questo fantomatico Monte Mario da parecchi biker , che riferivano esistere veri e propri trail all’interno di questo parco urbano. A dire il vero, avevo gia’ tentato un sopralluogo con la stumpjumper, che non porto’ a risultati in quanto le salite non erano cosa fattibile per me senza motore. Vediamo dunque se con l’ebike qualcosa cambia.

Incontro Renato a San Giovanni, zona dove lui risiede. Da qua inizia il nostro giro, cercando il piu’ possibile di evitare il traffico. Il primo “stop esplorativo” e’ a Villa Ada. Anche questo parco, purtroppo parecchio frequentato, offre alcuni singletrack carini, immersi nella vegetazione, in un contesto difficilmente immaginabile nel centro di una grande metropoli.

Proseguiamo percorrendo la ciclabile del lungo Tevere, fino a Ponte Milvio. Da qua finalmente arriviamo all’ingresso del parco di Monte Mario. C’e’ subito da salire su pendenze non indifferenti, per raggiungere un primo punto panoramico dove la vista spazia dal sottostante Stadio Olimpico a tutta la capitale. La giornata limpida permette una vista fino sugli Appennini e di scorgere in lontananza addirittura il Terminillo.

A seguire, un primo breve singletrack, per poi risalire ancora, per un sentiero che inizia a diventare tecnico in salita e mi obbliga a scendere un paio di volte. Invertiamo la rotta una volta giunti ad un’altro belvedere. Finalmente si scende, prima a ritroso lungo la linea di salita facendo qualche variante, che risulta molto piu’ divertente per me in discesa che non a salire.

Risaliti ancora una volta sulla prima collinetta sempre percorrendo la strada a ritroso, imbocchiamo l’ultimo singletrack che ci riportera’ sull’asfalto.

Da qua, il rientro e’ praticamente tutto lungo la ciclabile, con qualche stop e deviazione per ammirare monumenti che non han bisogno di presentazione.

Per concludere, un giro diverso per i miei standard, alla scoperta di luoghi di difficile immaginazione all’interno di una grande citta’. Monte Mario sicuramente da approfondire, peccato che si trovi in una zona molto distante da dove vivo, e che quindi mi risulti “sconveniente” rispetto ad altri posti gia’ piu’ collinari come Formello o i Castelli Romani. Resta un ottima risorsa per chi abita in zona, e nel malaugurato caso di chiusura dei confini comunali sara’ sicuramente una delle poche opzioni praticabili .

La bicicletta ci salvera’

La bicicletta ci salvera’ … o forse no ?

Lasciata alle spalle l’estate, sono purtroppo ripresi a salire i “numeri” relativi ai positivi al covid. Uso il termine positivi, e non “contagiati” o “infetti” in quanto credo sia piu’ corretto parlare di positivita’ ad un test, il che non implica che questi soggetti per forza poi sviluppino la patologia in forma sintomatica.
Si e’ fatto un gran parlare di trasporto individuale e bonus bici (che chissa’ che fine fara’).
Adesso c’e’ lo spettro di un nuovo lockdown che incombe. La mia speranza e’ che dopo tutto questo gran parlare, la bicicletta e i suoi effetti benefici non vengano dimenticati.
Quando il tempo e gli orari me lo permettono, sto usando l’ebike anche per andare a lavorare. Non posso farlo quando chiudo con il buio, perche’ purtroppo ho da fare un pezzettino, anche se corto, di una strada che reputo molto pericolosa gia’ di giorno. Mi rendo pero’ conto che, siamo ben lontani da essere in un mondo che permetta una reale sostituzione della macchina o di un altro mezzo a motore. Al lavoro sono riuscita a “negoziare” un parcheggio per l’ebike all’interno di uno stanzino inutilizzato attualmente in ristrutturazione, ma non e’ detto che questa situazione possa venire accettata per sempre, in quanto e’ in progetto di adibire tale stanza ad altro utilizzo.
Non parliamo poi del fatto che, se rientrando verso casa volessi fermarmi a fare la spesa, questo diventa pressoche’ impossibile, un rischio che non vale la pena di correre, in quanto incatenare in modo idoneo e sicuro un ebike non e’ ne semplice ne comodo, e il rischio anche solo di ritrovarla senza ruota anteriore e’ concreto.
Come si puo’ parlare di bicicletta, elettrica o meno, come alternativa ad altri mezzi ed in particolare ai mezzi pubblici, che in questo difficile periodo andrebbero riservati a chi non ha proprio alternative, se non esistono le infrastrutture per usarle in modo sicuro?
Si parla del problema del trasporto x le scuole superiori. Se anche solo la meta’ degli studenti iniziasse ad andare a scuola in bici, se gli istituti scolastici facessero qualcosa in merito in termini di sensibilizzazione, si riuscirebbe a limitare almeno in parte il carico sui mezzi pubblici, e, ad avvicinare le nuove generazioni ad uno stile di vita piu’ sano e sostenibile. Ma la vedo dura. Tanto fumo e niente arrosto. Se qualcuno prendera’ il bonus bici, ammesso e non concesso che arrivi, per molti sara’ – o e’ gia’ stato visto che e’ retroattivo – il pretesto per avvicinarsi a questo sport o per rinnovare il proprio mezzo, piuttosto che l’acquisto di un ebike ad uso commuting.
Ci sara’ sicuramente chi sul discorso ebike per adolescenti andra’ a puntare il ditino sul costo di questi mezzi. E non avrebbe tutti i torti, in quanto un ebike vera, con motore centrale e non al mozzo, ha dei costi dai 2000 euro a salire per una front. Parlo di mezzi affidabili e non di “cinesate” la cui manutenzione puo’ diventare problematica. Quindi l’incentivo del “bonus bici” risulterebbe piuttosto limitato, e, forse andrebbero pensate altre formule (magari un noleggio a lungo termine agevolato, con possibilta’ di riscatto, o una maggiore diffusione di servizi in sharing free floating)

Ma manca, di base, un concetto di “sicurezza” a 360 per quel che concerne la mobilita’ sostenibile, che e’ lontano anni luce dal poter essere realizzato.

Un ultima ma non meno importante osservazione riguarda le nuove restrizioni in arrivo: si e’ puntato il dito contro le palestre e i bar/pub. Per quel che concerne le prime, anche se sono una persona che detesta tutto quello che e’ indoor, riconosco che per molti e’ l’unico (triste) sistema per praticare attivita’ sportiva. Le palestre hanno molta possibilita’ di controllo degli accessi, di monitoring degli iscritti e delle entrate/uscite, quindi l’eventuale contact tracing in caso di positivita’ sarebbe sicuramente piu’ gestibile che non per altri tipi di attivita’.
Non leviamo lo sport. Ne va del benessere psicologico di tante persone. Pare che l’unica malattia esistente ormai sia questo covid, mentre tutte le patologie cardiovscolari, spesso legate all’inattivita’ sono come magicamente scomparse.

Le chiusure dei bar e i limiti alla cosiddetta “movida” … beh la mia “vita sociale” di quel tipo e’ pari a zero, non e’ un problema che mi riguarda, se non per una questione di “solidarieta'” essendo un’autonoma nei confronti di chi ha un’attivita’ di quel tipo e ha puntato il suo business sulla fascia dell’happy hour.
Non sono un’addetta ai lavori, e non ci capisco un granche’ di questo virus. Faccio x fortuna una vita abbastanza solitaria,se corro rischi li corro sul lavoro (dove comunque siamo protetti a dovere), evito di incontrare persone al chiuso, e anche in bici prediligo le uscite in solitaria o con pochi amici mantenendo le giuste distanze. Non ho paura del virus in se, ma di quello che implicherebbe una quarantena, sia in termini di mancato introito che di problemi logistici e psicologici, vivendo appunto da sola senza familiari vicino.

Non so se tra chi mi legge ci sono persone che si sentono “danneggiate” o limitate dalle nuove restrizioni. Forse si, forse no. In ogni caso credo che ora come ora, per evitare di farne le spese tutti, si tratti di tenere duro, di trovare nuovi modi e spazi per divertirsi (magari e’ la volta che qualcuno si avvicina a qualche attivita’ all’aria aperta, sicuramente piu’ salutare di una sbronza…) , nella speranza che comunque venga data qualche forma di sostegno a chi ha investito in attivita’ al momento danneggiate da questa brutta situazione.

Basterbbbe un po’ piu’ buon senso, e un po’ meno cattiveria, per cercare di sopravvivere responsabilmente a questa brutta situazione, che viene sicuramente esasperata con terrorismo psicologico mediatico esagerato, ma che non deve essere sottovalutata, anche solo nel semplice rispetto di chi non puo’ assolutamente permettersi un altro lockdown o un periodo di quarantena.

Chissa’ se la bicicletta ci salvera’ … per davvero ?

Nuria Elettrico

Il Nuria, in zona Antrodoco (RT) , e’ tra i trail secondo me piu’ belli del centro Italia. Gia’ percorso piu’ volte con la Specy, finalmente il meteo ha permesso di arrivarci in ebike. La salita ovviamente diventa una passeggiata di salute, e la bella giornata ha regalato qualche bello scorcio tipico di queste zone.

La fortuna ha voluto un incontro con un simpatico gruppetto “misto” di ebiker e pedalatori allenati, con cui condividere il giro. E per una volta quindi, sono io a comparire in video, e non a riprendere con la action cam: eccovi dunque una buona video-sintesi della discesa dal Rifugio Antrodoco fino a Borgo Velino.

Considerato che la sottoscritta viene da un periodo di recupero di un infortunio , posso dire che il terreno, a tratti viscido e morbido, non e’ stato d’aiuto in alcune parti, e che purtroppo stavolta la parte finale nota come San Francesco non e’ stata apprezzabile come nelle precedenti uscite. Resta comunque sempre un gran bel trail, lungo e vario, dove potersi concentrare a dovere sulla guida dell’ebike, sopratutto nei frequenti cambi di direzione, skill che ancora non gestisco a dovere sul nuovo mezzo.
Per dovere di cronaca, ecco anche il video integrale di tutta la discesa, in cui si vede il local Enrico in azione.

Visto che l’ebike lo permette e che c’era ancora tempo e batteria, la sottoscritta e Claudio (l’autore del video di cui sopra, all’inseguimento di Enrico) abbiamo pensato di risalire ancora sul versante opposto, e farci l’ultima parte di Zi Chiccu. Anche qua la biciona si e’ ben difesa, eccezion fatta per le strette e impegnative S, che mi misero in crisi anche con la stumpjumper.

In totale, 1400 d+ circa su 30 km in ottima compagnia. Come sempre un grande ringraziamento al local Enrico per lo splendido lavoro sui trail.

Traccia compresa di fine Zi Chiccu

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E-MTB Promontorio di Piombino

A meta’ strada tra Roma e la Liguria, il promontorio di Piombino presenta un area trail molto interessante, sopratutto per elettrici. Infatti il dislivello e’ molto limitato (poco piu’ di 200 mt il punto piu’ alto), e questo implica discese mediamente brevi e salite altrettanto brevi ma spesso ripide e su singletrack. Un posto dove, sapendolo prima, senza motore non ci avrei mai messo piede, pena il passare gran parte del tempo a spingere la bici.

L’occasione di visitare questo posto e’ giunta grazie al mio ennesimo transfer Roma-Rapallo, e la posizione strategica piu’ il contatto con un local mi han permesso di passare un pomeriggio su questi trail.

Il terreno ricorda molto quello di Punta Ala, e malgrado la quota pari a zero la temperatura e’ rimasta accettabile, quasi fresca lato mare e all’ombra, permettendo di percorrere un bell’intrico di trail. Eh si, perche’ questo promontorio e’ veramente pieno di sentieri, non e’ semplicissimo orientarsi e senza un qualcuno che lo conosce si rischia di passare il tempo a guardare il gps, visto che i percorsi non sono mai troppo lunghi.

Si parte con il trail fonte alloro, molto facile e scorrevole, che poi rilancia in salita nella seconda parte. A seguire “Due Mari”,stretto e lento ma mai ripido, il cui nome deriva dal fatto che il mare si riesce a vedere da entrambi i versanti. Con un breve tratto di asfalto arriviamo al sito archeologico e medievale di Populonia.

piombino populonia

Da qui tagliamo un po’ di asfalto con il trail Romanella, breve ma poco piu’ impegnativo dei precedenti, arrivando verso il golfo di Baratti (noto spot per surf e windsurf). Risaliamo verso la cresta dall’altro versante, ripercorriamo ancora una seconda volta Fonte Alloro, per poi andare a prendere l’ultimo trail del giro, nonche’ il piu’ bello: Conventaccio. Questo sentiero scende lato mare, con una parte incanalata molto flow, veloce e divertente. Seguono alcuni rilanci, fino ad arrivare sul panoramico mezzacosta Cavalleggeri, dove non c’e’ piu’ niente di tecnico solo un bellissimo panorama con vista sull’Elba da ammirare.

piombino mtb

(video – toboga e cavalleggeri)

In conclusione, un giro interessante, molto adatto all’ebike, ma , secondo me poco apprezzabile senza motore a meno di non aver un ottima gamba. Lo definirei piu’ un giro “xce”, xc elettrico, per il tipo di trail affrontati. Su trailforks ci sono anche delle “nere”, che non ho percorso. Vedremo se ci sara’ occasione di tornarci e approfondire.

(traccia gps gpx)

https://it.wikiloc.com/percorsi-bici-elettrica/piombino-emtb-56931649

Freeride.

Freeride

Solo chi la ha vissuto, chi lo ha visto nascere, chi ci si identificia dall’inizio puo’ comprendere il significato totale di questo termine.

Credo di avere alle spalle circa .. piu’ di 25 anni di freeride. Con pause, alti bassi, allontanamenti, ma lo spirito nasce da li e li resta.

Ed e proprio stato l’andere via, il tentare qualcosa di diverso, l’allontanarsi da quella filosofia che alla fine mi ci ha ricondotto.

La bici, e ancora di piu’ l’ebike, assieme allo snowboard e sopratutto alla splitboard, mi han fatto trarre una conclusione pesante, ma reale.

Surfing is not freeride. Freeriders don’t surf.

Forse questa affermazione verra’ non condivisa e criticata da alcuni, e verra’ invece compresa da altri.

Per dare un senso compiuto al mio ragionamento, cerchiamo di capire cos’e’ il freeride dalle origini, nelle sue due grosse branche, quella invernale legata allo snowboard (e/o allo sci negli anni successivi, o meglio freeski) e quella legata alla mtb.

Wikipedia recita:

Il freeride, letteralmente guidare liberi, è la pratica ludica e soft degli sport di natura. Riguarda principalmente gli sport di movimento, dei quali sottolinea il contatto con la natura, gli spazi ampi e liberi, il divertimento, in alcuni casi l’importanza del gruppo, rendendo secondario l’aspetto agonistico e competitivo.

Se nello snowboard (e/o nello sci) questa definizione si traduce perfettamente nell’andare fuoripista, con o senza impianti, sempre alla ricerca di nuove linee e pendii da tracciare, nella MTB ha preso in passato alcune connotazioni tali da farla trasformare in una disciplina ben precisa, in cui viene valutato lo “stile” di una determinata discesa su un mix di terreno naturale e strutture costruite, allontanandosi in realta’ da quello che e’ il “freeride” dei comuni mortali, e lasciando spazio ad altre definizioni, tipo “all mountain” e “enduro” – quest’ultimo agli albori – parlo di meta’ anni 2000 quando veniva chiamato anche “Freeride pedalato”, e forse proprio questo freeride pedalato, andato a finire nel dimenticatoio, rappresenta quello che io e molti altri facciamo con la ebike: pedalarsi (aiutati) le risalite per godersi discese sfidanti e divertenti, e magari cercarne sempre di nuove. Un po’ proprio come d’inverno con la tavola o gli sci, quando si inizia ad uscire “fuori dal preparato”.

Questo per me e’ il significato di freeride: “fuori dal preparato, costruito”.

Spesso si cerca il legame tra snowboard e surf. Anche io del resto al surf ci sono arrivata dallo snowboard, perche’ volevo “capire dove tutto era iniziato”.
Una sorta di ricerca personale nel mondo dei boardsports, nel loro passato.
E posso reputarmi fortunata, per due motivi. Per una volta, l’essere “vecchi” e’ un bene, e sono felice di aver vissuto gli anni 90 e il primo decennio degli anni 2000.

Ci sono ancora alcune esperienze che mi mancano e che non so se riusciro’ a fare prima di morire, ma in snowboard posso dire di aver fatto tanto, ho lasciato il mio segno a la Grave e ho surfato powder a luglio a les2alpes. Ho tracciato sul ban per prima tante volte, ho trovato powder in momenti in cui non ci credevo piu’, ho visto la morte in diretta un paio di volte ma sono ancora qua.
Ho ancora un sogno nel cassetto, quello almeno 1 volta nella vita di volare. (helisnow).

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linee sul Fournier nella prima meta’ del 2000. Immagine di repertorio.
il saltare in snow e’ quel che mi ha portato a saltare anche in bici

Ma non era abbastanza. Un qualcosa mi aveva richiamato alla ricerca delle origni degli sport di scivolamento. Da windsurfista fallita per tutta una serie di ragioni, un qualche legame con l’elemento liquido comunque lo ho sempre avuto, anche se sono cresciuta tra i monti. Cosi’ alla gia’ veneranda eta’ di 30 anni ho imparato a fare surf, e questo ha condizionato un po’ troppo la mia vita con il senno di poi.

Surf ma non solo. Una svolta epocola nella mia vita a 360 che parte dagli occhi e passa per il lavoro arrivando appunto al surf mi ha portato a “rotolare verso sud” e iniziare una “ricerca di un qualcosa che forse non c’e'”.

Dal 2013 sono ufficialmente piu’ o meno fissa nella Capitale, e dopo i primi anni di entusiasmo (oltre che aver imparato a fare surf ho anche imparato a costurire tavole da surf, cosa che mi piacerebbe riprendere a fare, molto piu’ del surf in se) da qualche tempo a questa parte, grazie fondamentalmente alla bici, ho ripreso coscienza di quello di cui mi stavo privando:

l’ebike permette accesso a tanto “freeride” …
cambia il mezzo, ma non il concetto … off the ground …

IL FREERIDE

Il surf non e’ freeride. Forse ne condivide il “feeling” ma non lo spirito in se. Purtroppo ci sono voluti secoli perche’ mi entrasse in testa. O almeno, non lo puo’ essere x un comune mortale. E con l’affollamento degli spot non si puo’ assolutamente applicare una “pratica ludica e soft” al surf, e alle sue regole non scritte.
Ecco parliamo di REGOLE. Una caratteristica di tutto quello che e’ freeride e’ proprio l’assenza di regole precise, tranne che quelle che detta Madre Natura.
Non ci sono regole dettate dall’uomo se sto scendendo da un pendio innevato, le uniche regole sono quelle relative a pendenza, esposizione, tipo di stratificazione della neve. Le regole che devo conoscere per sapere dove andare. Tutto qui. Non ci sono precedenze. NO PRIORITY, questo e’ il freeride.

L’unica affinita’ che tiene e’ quella relativa alla ricerca della perfezione, perfezione che ha un valore del tutto personale. La linea in neve fresca perfetta, il trail perfetto, l’onda perfetta sono tutti valori soggettivi che possono cambiare in ogni rider.

Ultimo e non meno importante, si puo’ cercare di rinngeare le proprie origini, si puo’ cercare di sotterrarle, ma se si scopre poi che il “nuovo mondo” non ci appartiene non c’e’ verso.
Prima o poi le origini ricompariranno, e la voglia di ricominciare da “dove tutto e’ iniziato” sara’ piu’ forte che mai.

Non escludo comunque il dare qualche chance ancora all’h2o , ma con qualcosa di diverso che meglio rispecchi questo spirito …

NB: per chi non ha esperienze surfistiche, potrebbe essere un po’ complicato capire il senso di quest’articolo. Ad oggi inoltre i media offrono un immagine sempre piu’ deviata, distorta e surreale di quello che e’ il surf da onda. In Italia, il surf da onda, significa avere molta pazienza per poi essere al posto giusto nel momento giusto. Significa pero’ poi dover “lottare” assieme ad altri surfisti assatanati per avere i propri 10 -15 secondi di godimento assoluto. Questo perche’ la regola non scritta impone 1 surfista 1 onda, ma e’ giusto che sia cosi’ per poter fare curve e manovre in liberta’. Ma il surf non e’ democratico, vige la legge del piu’ forte, del local, del piu’ bravo, ecc ecc. Salvo rare eccezioni in alcuni spot che non lavorano spesso c’e’ da discutere, e per evitare incidenti sia fisici che diplomatici io preferisco evitare queste situazioni. E’ come se in un bikepark ci fosse un unico trail, adatto sia a pro che a principianti, senza possibilita’ di sorpasso, e i pro girassero ad oltranza a trenino su questo trail, impedendo di fatto ai principianti di provarlo. E’ un paragone un po’ forzato ma e’ l’unico che mi viene in mente.