MTB vs Surf : progressione vs regressione

Questa analisi, scritta dopo 5 sessioni in acqua con la tavola gonfiabile di cui vi ho parlato (e dopo un lungo periodo lontano dalle line-up, per sapere come ho ricominciato potete leggere QUI) , vuole confrontare le sensazioni che ho avuto in mare , ricominciando uno sport che ho comunque imparato da adulta (ho iniziato a surfare a 30 anni suonati) , in cui per arrivare a dei risultati accettabili , esclusivamente con il longboard , ci e’ voluto molto tempo , dedizione, inseguimento delle swell (aka mareggiate) , e, diciamolo pure SOLDI (spesi/sprecati – dipende dal punto di vista – in viaggi, tavolte anche sbagliate , corsi con istruttori sbagliati, ecc) , con quello che talvolta in qualita’ di maestra di MTB vedo in clienti che si fermano per tutta la stagione invernale.
E’ un paragone un po’ forzato con due sport molto diversi ma comunque accomunati da requisiti tecnici di un certo tipo, da una progressione didattica e dall’importanza della memoria muscolare.
Ci tengo a sottolineare che , a parte quella di maestra e guida di MTB, non ho altre qualifiche in ambito sportivo/motorio quindi se dico inesattezze tecniche si tratta di opinione/esperienza personale, mi perdonino eventuali “prof” in scienze motorie .

Potra’ sembrare strano ma c’e’ comunque una cosa importante che accomuna surf e mtb , intendendo quest’ultima come “pedalata” e non “puramente gravity” (ovvero con risalite meccanizzate) . ed e’ che in entrami i casi c’e’ una base condizionale (remata per arrivare in lineup nel surf , pedalata per arrivare in cima in mtb) e poi una componente tecnica in cui viene chiamata in causa la memoria muscolare.
Ovviamente la componente condizionale influenza quella tecnica in termini di lucidita’ , ma diciamo che, con risultati piu’ o meno costanti, la parte condizionale si risolve con allenamento e buona volonta’ in entrambi i casi.
Per quel che concerne la tecnica, le cose cambiano alquanto. MTB, ma anche snowboard, sci , skate , permettono ripetizioni infinite, permettono di filmarsi con relativa facilita’ , ed e’ possibile avere a che vedere sempre con lo stesso terreno. Una curva e’ una curva e rimane quella. Un ripido, un rockgarden un salto idem. Esercizi di equlibrio come surplace e skinnies puoi anche ripeterli ad oltranza. Semplici “trick” come nosepress (vedi qui la mia progressione) li puoi ripetere all’infinito e con il giusto feedback i miglioramenti – magari lenti – arrivano e sono percettibili, visibili.

Nel surf … tutto si muove. Il mare si muove e sei li a dover fare la cosa giusta al momento giusto, un po’ come se dovessi fare un bunnyhop su un ostacolo che compare dal nulla senza sapere dove comparira’ (robe da videogame) se proprio vogliamo forzatamente provare un paragone con la bici.
Leggere il mare, remare l’onda giusta e’ esperienza che ho visto piu’ o meno rimane. Remare e’ allenamento e nuotando non ho troppi problemi. Ma nel momento in cui riesci, in qualche modo ad alzarti ti ritrovi a dover fare funzionare un sacco di cose contemporaneamente (e non puoi spezzare – non puoi semplificare piu’ di tanto) per cui e’ davvero difficile essere anche “recettivi” sul come ci si e’ posizionati, ma si cerca piu’ il feedback dall’onda e dalla tavola. Mi spiego meglio, una sensazione “buona” su un onda , ovvero di sicivolamento in parete che attualmente e’ quel che cerco banalmente di fare, non e’ detto che si traduca in un qualcosa di esteticamente “guardabile” e/o nella posizione piu’ efficace per farlo , vedi questo esempio in fronside :

Vi assicuro che a livello di “testa” la sensazione avuta pochi giorni fa (immagine contrassegnata dalla X) era identica a quella della foto del 2016 in cui vedete tutt’altra posizione. Qualcuno potrebbe incolpare la tavola gonfiabile , che sicuramente non e’ il massimo . Ma sicuramente un lavoro piu’ accentuato con le caviglie e un maggiore piegamento delle ginocchia avrebbe evitato l’orribile posizione “a 90” della schiena.

Ecco tornando un attimo al discorso bici e a quando mi ritrovo, lato insegnante a seguire allieve che riprendono dopo la pausa invernale. Cose di questo tipo non succedono, o se succedono sono riconducibili a tecniche molto avanzate , perche’ la risposta della bici in termini di pesi e’ immediata, e’ un sistema fisico unico e si governa su 4 punti d’appoggio. Nel surf, come nello snowboard, abbiamo solo due appoggi e di conseguenza si riesce anche a girare facendo del “cheating” (movimenti scorretti che pero’ portano in termini pratici un risultato che ci sembra funzionare). In bici l’unica forma di cheating che mi viene in mente e’ l’uso del freno dietro per stringere le curve (che non e’ nemmeno cheating al 100%, semplicemente non va fatto da principianti) o il fidarsi troppo di mezzi con tanta escursione (le bici divano) , ma questo e’ un altro discorso che si allontana molto. Ecco il surf-divano non esiste !

Quello che succede come regresso in MTB e’ spesso mentale. Difficilmente si perde la memoria muscolare , magari ricompaiono errori che avevamo gia’ e che richiedono sforzi per essere corretti. Quello che si perde e’ la fiducia. Ritornano le paure “da principiante” e bisogna riprendere per gradi e capire che non e’ cambiato nulla e che se i freni sono in ordine “piano e bene” possiamo scendere !

La componente mentale, in mare , ha altri aspetti completamente diversi. Diciamo che per quel che mi riguarda il rientrare in mare con un gonfiabile (o un soft top a noleggio) mi fa sentire piu’ tranquilla in termini di eventuali collisioni con altri surfisti, purtroppo l’affollamento resta uno dei piu’ grandi deterrenti alla pratica di questo sport, deterrente che ancora adesso comunque mi scoraggia (quali prospettive di ripetibilita’ e quindi di miglioramento posso avere prendendo 1 onda ogni 20 minuti ????) . L’altra cosa, forse un po’ + analoga con la bici e’ il “commitment” , cioe’ il crederci , il partire decisi e dargliene quanto basta . Poi magari il risultato e’ sempre dubbio anche se le sensazioni sono positive. Il commitment in bici e’ piu’ “pesante”, perche’ e’ spesso correlato ad una sezione critica, in cui le conseguenze di una caduta possono essere ben piu’ gravi che in mare (almeno per quel che concerne le situazioni che sono in grado di affrontare io) .

E’ molto, molto difficile poter dire se , a livello mentale , il surf possa aiutare in mtb. Le uniche cose che davvero il surf insegna sono la pazienza e l’umilta’, e queste due qualita’ possono aiutare a farci apprezzare maggiormente anche piccoli risultati e piccoli progressi e a non bruciare tappe.
Una cosa e’ certa, tornando a cose piu’ pratiche. Quando ancora non hai costruito una vera memoria muscolare (ed e’ il mio caso nel surf) e’ davvero difficile riprendere, pensando anche al fatto che nel mediterraneo non c’e’ costanza, e che costruire una nuova memoria muscolare richiedera’ tempo. Le ore che ho passato in acqua , ma sopratutto SULLA TAVOLA non sono paragonabili al tempo che ho passato in bici (o in snowboard, in passato). E’ naturale che sia una pippa. Stimo immensamente chi riesce a surfare anche solo per un surftrip all’anno e a stare mesi lontano dall’acqua senza ripartire da zero. Non siamo tutti uguali e non tutti abbiamo la stessa velocita’ di apprendimento . Io vorrei regalarmi prima o poi una session in una wave pool, ma ho molta paura di “dimenticare” e arrivare li e sbagliare tutte le partenze, anche perche’ da quel che leggo e’ un po’ diverso dal leggere il mare.
In ogni caso, questo ritorno in acqua mi ha fatto acquisire una nuova consapevolezza sul cosa vuol dire ricominciare uno sport dopo uno stop, sopratutto se non hai basi “realmente solide”. E se in bici queste basi si costruiscono con la giusta didattica , motivazione, e buona volonta’, con il surf non e’ cosi’ . Non basta. E’ Nettuno che decide per te. E, almeno al mio livello e con tavole voluminose, ausili come il surfskate, che e’ molto divertente , servono in modo molto relativo (forse un po’ a sbloccare le caviglie e le ginocchia ma servirebbero anche strutture giuste) proprio perche’ l’asfalto sta fermo.
Credo che insegnare il surf sia una sfida , e che nella fase dell'”advanced beginner” lo sia ancora di piu’. Forse le wave pool potranno essere l’unico vero sistema per ottenere ripetibilita’ . Ma … 10 onde su cui stai su 10 secondi ciascuna non saranno mai come ore in snowboard o in bici.

Quindi .. per chi leggesse questo articolo e volesse imparare il surf … sia ben chiaro che non e’ facile e che si va incontro ad un meccanismo di reward (sistema premiante) complesso, in cui quando prendi la prima onda ti gasi e cercherai ad oltranza la tua “ricompensa” ovvero di ripetere quella sensazione …. ma proprio questa “potenza” diventa elemento di distrazione e impedisce di essere consapevoli su quello che “dobbiamo fare” perche’ quell’onda venga veramente surfata appieno.
Non so se queste righe hanno reso l’idea e non so se qualcuno le leggera’ mai.
E’ un momento un po’ cosi’ in cui ho voglia di raccontare le mie esperienze con questo obsoleto mezzo chiamato scrittura. E spero possano essere un importante avviso per chi volesse provare il surf da adulto over 40 .. pensateci bene, molto bene .

PS: articolo scritto di getto,no LMM, se ci sono errori, sonjo umani al 100%

Un’ebike vecchia ha ancora senso?

Da qualche giorno sono tornata a girare con la vecchia thok mig in quanto un problema tecnico sulla Rise me ne limita l’utilizzo.
La stessa bici la ho data in uso ad alcunE clienti durante alcune lezioni .

Stiamo parlando di una Thok Mig prima serie, un progetto che risale addirittura al 2016 come concepimento se non sbaglio. Un progetto che comunque, a livello funzionale ha ancora il suo perche’, malgrado a livello estetico lasci ormai il tempo che trova, sopratutto ora che ho perso la cover per la batteria.

Eppure questa vecchia bici e’ molto stabile, decisamente perdonante, e intuitiva da guidare se non si hanno troppe pretese, montata in modo robusto e affidabile. E’ una bici “divano ma non troppo” , mantiene una buona agilita’ in curva anche se il peso e il fatto di montare una gomma plus al posteriore la rende poco reattiva e poco correggibile nei casi in cui serva guidare “davvero” .
Oltre che ovviamente – sempre causa peso – mi rende piuttosto ostico anche solo provare il famigerato nosepress.

Ma tralasciando tutto questo e mettendola “sotto” ad alcune principianti, il mezzo ha dimostrato di poter ancora dire molto, e autonomia della batteria a parte (il problema + grosso per me nella valutazione di una ebike usata) , di essere guidabile e tollerante per un utilizzo che puo’ andare piu’ che bene per l’utenza media senza ambizioni di performance velocistiche , siano esse agonistiche o semplicemente di ossessione per Strava.

Perche’ parlo di questo ? Perche’ si vedono in giro bici dai prezzi sempre + spropositati. Certo si vedono anche ottime offerte in fascia media, sopratutto sull’interessante e bistrattato segmento light (che per me resta la MIGLIORE soluzione per donne e pesi leggeri che abbiano un minimo di allenamento o propensione a faticare un pochino di +) , ma parliamo di cifre che comunque partono dai 3500 a salire, troppi secondo me per poter valutare se questo sport fa il caso nostro.

Andando indietro nel tempo e cercando con attenzione si possono trovare bici ante 2021 a prezzi molto ragionevoli, che possono tranquillamente essere un punto di ingresso (e un futuro muletto, o mezzo per introdurre a questo sport compagni/e , fratelli, sorelle, amici e parenti) in quessta attivita’ per capire se ci piace, e in che termini ci puo’ piacere.

Per quanto il costo d’ingresso in questo sport possa sembrare alto se paragonato ad altro, ricordiamoci che , a meno che non siate animali da bikepark, non ci sono poi altri abbonamenti e pagamenti, e che in quasi tutta italia e’ pieno di sentieri su cui si puo’ girare anche tutto l’anno o quasi. Certo c’e’ un po’ di manutenzione ma imparando a fare gli interventi base in autonomia (cosa che per me e’ anche piacevole) le spese sono limitabiili .
Insomma, ci si diverte e si puo’ imparare anche con un “cancello” di ormai 8 anni fa. Esattamente come, quando ho ricominciato con Slayerina che all’epoca aveva gia’ “una certa” .

Slayerina, Slayer del 2007 , nel lontano 2016…

Inoltre diciamolo: escludendo il discorso motori e elettronica, a livello di geometrie , per quel che riguarda un uso “normale” di una mtb / ebike da all-mountain non estremo, quello che c’era da inventare e’ stato inventato. Il resto si chiama tecniaca, e si impara impegnandosi e/o prendendo lezioni.

Quindi se volete avvicinarvi al mondo mtb senza spendere cifre comprabili a quelle di un auto usata, non arrendetevi e cercate tra gli annunci. Cercate aiuto, aiuto di persone reali esperte se non siete competenti. L’intelligenza artificiale si po’ dare qualche aiutino ma l’esperienza umana e’ insostituibile.

Come tutti gli articoli che ho ripreso a scrivere, anche questo e’ scritto di sana pianta dalla sottoscritta improvvisando , senza alcuno strumento di IA in aiuto.

Il Ginepraio (Romaggi – 7 passi)

Alla fine ho ceduto alla tentazione di vedere quanto era hardcore.
Nel post precedente vi ho parlato della zona del passo di Romaggi e della val Cichero , rivelatasi una gradita sorpresa flow.
Un secondo sopralluogo ci ha portato a completare il giro , a trovare il taglio mancante per evitare l’asfalto, e pure la “bretella” che si ricongiunge al Ginepraio e a percorrerne l’ultima sezione. Ultma sezione che si e’ rivelata molto interessante .

Da qui partono una serie di ragionamenti e “pippe mentali” riguardanti la parte alta del Ginepraio, ovvero il segmento finale del sentiero dei 7 passi.
Su Trailforks e’ nero e questo e’ l’unico dato di fatto.
La pendenza esaminata sul segmento strava da punte del 41% .
L’algoritmo di komoot lo valuta S3 e da una pendenza media nella parte iniziale del 30% .
Alcuni feedback ricevuti lo descrivono come molto difficile nella parte iniziale .

Malgrado tutto questo alla fine cedo alla tentazione, e mi unisco a Luca nel tentativo di portarselo a casa. Luca tecnicamente e’ un mio pari livello, ma MOLTO piu’ allenato e indubbiamente piu’ coraggioso pur mantenendo un approccio conservativo .


Raggiungiamo con facilita’ la cima del monte Pissacqua dopo un primo trail di “riscaldamento” . Da qui abbiamo un’ultimo sguardo verso il mare .

Poi si parte, un facile traverso e nel giro di poco la musica cambia di brutto. Il sentiero diventa cattivo, ripido, a tratti scavato con sassi e radici.
Riesco a tenere la bici, ma la concentrazione e l’ansia di sbagliare, anche se non ci sono pericoli oggettivi (no esposizione) mi portano in 3 minuti i battiti oltre i 170 , facendomi perdere lucidita’ e necessitando di uno stop.
Cerco di riprendermi e si continua , ma il trail non migliora anzi: due passaggi molto insidiosi mi obbligano a scendere , e altri a dare svariate pedate.
Finalmente a meta’ trail la cosa si tranquillizza diventando abbastanza piacevole, con qualche passaggio sfidante ma fattibile e un buon terreno. Di grosso aiuto mi e’ stato il montaggio all’anteriore di un freno Magura MT5, che con la sua modulabilita’ superiore allo Shimano precedente mi ha garantito la sicurezza per mantenere il piu’ possibile le ruote in movimento, lentamente ma senza blocchi.

Si giunge finalmente sulla parte finale che gia’ conoscevamo, che presenta un’ultima sezione tecnica su roccia e per il resto rimane abbastanza flow.

Ancora una variante nel bosco un po’ meno diretta di quella standard e si ritrova l’asfalto incontrando tra l’altro i local che han dato vita ai sentieri flow di cui vi avevo parlato nell’articolo precedente.

Concludendo : e’ un sentiero che mi ha fatto riflettere sui miei limiti, fisici e mentali . Mi reputo soddisfatta comunque di quanto ho chiuso , ovvio, si puo’ fare di meglio ma va conosciuto , e , sopratutto nel mio caso, vanno memorizzati bene i punti di possibile stop nel primo segmento. Piu’ si riesce a stare in sella meglio e’ in quanto alcuni passaggi non sono propriamente agevoli da fare bici a piedi e le ripartenze sono tutt’altro che semplici.
Sarei curiosa di rifarlo in inverno, con meno vegetazione, per avere una visibilita’ migliore .
Un ultima nota riguarda il fatto che nel 2024 il suddetto trail e’ stato includo in una gara di ebike. Veramente impressionanti i tempi che si vedono su strava. Massimo rispetto per chi fa queste cose a “ritmo gara” , ma si parla veramente di un altro sport.
Insomma ogni tanto anche qualche “sfida” ci vuole. Fosse di poco piu’ semplice (tratti molto tecnici meno lunghi) avrebbe un suo perche’.
Resta interessante la parte finale , integrabile negli altri giri fattibili in zona.

VIDEO (edited , i pezzi fatti a piedi mancano)

Un finale ringraziamento a Luca per avermi convinto a provarci malgrado il mio iniziale scetticismo. (e per avermi aspettato quando avevo il fiatone)

NB: articolo scritto di getto alla vecchia maniera, no IA , scusate eventuali errori di battitura. Ci tengo che questo blog mantenga la sua autenticita’ .

MTB : passo di Romaggi e val Cichero (GE)

Quando credi di aver scoperto tutto nei dintorni di dove vivi, e di aver ormai appurato che roba flow vicino a casa non esiste, arriva la sorpresa …..
Il passo di Romaggi era un po’ che lo osservavo. In realta’ e’ da un po’ che studio un possibile giro per fare il giro dei 7 passi, passando dal monte Ramaceto, ma questa e’ un’altra storia, resa piu’ complessa dal fatto che senza un recupero rischia di diventare lunga.
Ridimensionando gli obiettivi, da un bel po’ , direi da quando vivo in questo posto, osservavo la zona del passo di Romaggi. sulla cresta spartiacque tra la val fontanabuona e la stretta e meno nota val Cichero.
Avevo sempre immaginato un approccio al giro lato Fontanabuona, ma ero rimasta scoraggata da un trail il cui nome la dice lunga : Ginepraio.
Dai video si vedeva una prima parte facile piena di rilanci , e poi un deciso cambio di genere, con pendenze (e contropendenze) importanti, in pratica uno di quelli che io chiamo cuocifreni. Ragion per cui era finito nel dimenticatoio.

Qualche tempo fa pero’ alcune immagini sui social e alcuni ridelog su strava avevano riacceso la mia attenzione riguardo a quella zona.

La conferma e’ arrivata dal fortunato confronto e successivo incontro con un local: si , ci sono dei trail sul versante “nord” del passo di Romaggi, che scendono verso la val Cichero. Eccezion fatta per il primo, i restanti trail non esistono sulle mappe.

Ma in questi casi le strava heatmap aiutano eccome ed e’ abbastanza semplice tirare fuori una traccia per un giro incredibilmente natural flow/downcountry. Cosa veramente rara sul levante Ligure , e in particolare nell’entroterra del Tigullio, quindi vale la penadedicargli una paginetta su questo obsoleto (quanto me) blog.

La decisione e’ di partire lato val Cichero per non avere dislivello al rientro , nei pressi della localita’ Mezzavalle. Da qui ci sono piu’ opzioni per raggiungere il passo di Romaggi, la mia traccia segue la strada provinciale, tranquillamente pedalabile anche in muscolare.
Trattasi di stradine poco trafficate, lungo le quali la risalita e’ piacevole e immersa nel verde. Al passo sono circa 500 d+ e 9 km.

Da qui si va a prendere la prima parte del Ginepraio: un mangia e bevi con rampe abbastanza impegnative ma tutte pedalabili in ebike (e direi alla portata di muscolari allenati, visto che con la mia rise “depotenziata” per gli standard attuali non ho avuto problemi).
Seguiamo quindi la cresta, che ogni tanto regala qualche scorcio fin sul mare, fino ad un area pic-nic alla base del monte Pissacqua:

A meno che non vogliamo sperimentare il vero ginepraio, giriamo secchi a sx e ci immettiamo nel trail Castagni.
Ed ecco il flow inaspettato. Un discretamente lungo flow trail che ci riporta sul versante della val Cichero , praticamente privo di difficolta’ se non qualche strettoia e un paio di tornanti al termine. Livello ‘ S1 (tornanti finali S1+) . Su TF e’ indicato blu ed e’ l’unico trail del giro “inventariato” , ma sarebbe tranquillamente verde.

Il finale passa in una proprieta’ privata, e se da ridelogs sembra esserci un proseguimento evito di oltrepassare le catene e proseguo su
asflto verso il prossimo trail. Un breve trasferimento ci conduce all’imbocco del Trail Tagliola, direi il piu’ divertente di tutto il giro. Qui c’e’ un po’ piu’ da guidare, ma siamo sempre in presenza di un flow trail veloce (se si ha il manico) con qualche breve passaggio che richiede un po’ piu’ di controllo. Difficolta’ : s1/S2– , blu secondo i colori di Trailforks.

A fine del tagliola tocca risalire, e fare un pezzettino a ritroso fino al prossimo trail: Buggi. Questo e’ decisamente XC come stile, molti rilanci e alcuni tratti stretti e talvolta vagamente esposti. Non esattamente il mio genere, ma comunque piacevole .
Richiede abitudine a tenere traiettorie un po’ “skinny” sia in salita che in discesa , ma per il resto e’ assolutamente privo di difficolta’. Livello S1 , verde per Trailforks.

Subito a seguire troviamo un’altro sentierino che costeggia la strada mantenendosi alto. E’ indicato da una freccia “ViaBella” , ed e’ anche questo molto divertente, natural flow con qualche passaggio su roccia. S1+/S2– , per TF direi comunque blu in quanto c’e’ qualche droppetto e un po’ piu’ da guidare. Ne vedete un estratto nello short qui sotto.

Il finale prevede un ultimo pezzo flow molto tranquillo , che forse ha un’alternativa piu’ varia da verificare. Un traverso S0/S1 (verde per TF) ci riporta su una strada asfaltata i cui ultimi metri ci ricondurranno al punto di partenza.

Totale 24km , 830 d+ , #nientedidifficile . Sentieri ben curati (da chi ??? Non ho notizie in merito) , zona pochissimo frequentata e
molto tranquilla. Ideale per passare una mezza giornata senza troppi pensieri , adatta a qualsiasi mezzo dal frontino in su, ottima
per chi e’ all’inizio e vuole fare pratica in maniera molto graduale.

La traccia e’ ricavabile da questa attivita’ su Strava:

https://www.strava.com/activities/18133746654

(se non avete strava usate la pagina contatti e vi invio il gpx)

NB : articolo scritto dalla sottoscritta, di getto, a mano, come si faceva una volta senza aiuti di AI ecc. Perdonate eventuali errori e inperfezioni ma questo blog restera’ sempre cosi’ finche’ lo sara’ online.

KiaZ

Enduro dei Forti (GE)

Non sono mai andata a vedere dal vivo una gara di Enduro. Stavolta, complice alcune scelte un po’ particolari e molto all-mountain sulle PS , ho deciso di andare a dare un occhiata. Premetto che non avevo conoscenti in gara , e che la mia intenzione era piu’ che altro guardare come atleti di buon livello affrontano un paio di pezzi di quelli che per me e’ gia’ tanto chiudere senza mettere il piede in terra , figuriamoci farli a ritmo gara e full gas.

Bene, posso assicurare che dal vivo rende decisiamente piu’ che in video e che e’ un’altro modo di andare in bici, lontano dal mio (ma questo gia’ s sapeva) e lontano da quello che insegno/trasmetto . Gia’ lo sapevo ma vedere questi ragazzi dal vivo .

Non sto a descrivervi le PS , credo che online ci sara’ abbastanza materiale in merito, mi sento solo di dire che era molto “all-mountain” come tracciato, adattato alla formula di una gara Enduro. Quindi si, indubbiamente un bel giro anche per “comuni mortali” che vogliono semplicemente mettersi alla prova su qualche passaggio ostico a velocita’ “sicure” .

Quello che pero’ mi da da pensare e’ che “da fuori” un qualcun* che non conosce minimamente questo sport possa pensare che “quello” e’ il solo modo di fare questi tracciati in mtb. Qui sotto vedete una parte (la piu’ semplice) della pS2 , fatta da me lo scorso anno seguita dal drone.

Certo sono due cose diverse. E qui mi rifaccio allo sci , dal quale la MTB “turistica”/”ludica” deve prendere ispirazione : la maggior parte degli sciatori/snowboarder della domenica non fa gare. Va in montagna per divertirsi . Non c’e’ bisogno di gare, di tempi su strava, di far parte di una squadra per divertirsi , sopratutto nell’era delle ebike. Spesso nel mondo di chi non pratica questo sport la MTB tradizionale, muscolare, viene associata principalmente a fatica o , per quel che concerne le discipline gravity , follia. L’ebike come un bypass per la fatica o uno sfizio da over 40 con la panza.

Scendere, anche a velocita’ “sicure” , vincolando la gravita’ usando i freni e non sfidandola per batterla, in sella ad una mtb/ebike puo’ essere un attivita’ divertente, appagante e anche allenante (si, si fatica anche in discesa) e non c’e’ assolutamente bisogno di guardare il cronometro per tirare fuori qualcosa di positivo da questo sport.
I media mainstream e le aziende guardano un po’ troppo al mondo racing , anche amatoriale, per definire le loro strategie. Forse se si iniziasse a guardare oltre, a pensare anche a prodotti entry level dignitosi , a far capire che questo sport e’ accessibile a molt* , e ad avere un occhio di riguardo in termini di taglie per l’universo femminile, qualcosa potrebbe smuoversi.

Ah giusto … dimenticavo … per quello …. ci sono le GRAVEL ……….

PS : la gara era solo un pretesto per l’ennesimo pensiero su questo argomento.
Massimo rispetto e stima comunque per chi si mette in gioco, in particolare per le pochissime donne.

NosePress Progression

“appunti sul nosepress”

In tanti mi chiedono come mai mi ostino, ad un ormai veneranda eta’ che si avvicina al mezzo secolo, a investire (qualcuno direbbe perdere) tempo nell’apprendere una tecnica come il nosepress. Bene, e’ una mia fissazione, voglio poter fare curve che si possono fare solo in quel modo senza scendere dalla bici.

C’e’ chi e’ fissat* con il migliorare i propri tempi, c’e’ chi vuole imparare a saltare, io voglio imparare il nosepress “da grande”.
E dato che ho la testa dura , ci continuo a sbattere. E a forza di provarci , e di sbagliare , di seguire progressioni non corrette (o non funzionanti per me) , qualcosa finalmente esce fuori, come descrivo nei due video da poco pubblicati sul mio canale youtube

(link ai due short)

Se posso provare a dare qualche consiglio a chi (immagino pochi/e) vuole seguire le mie orme :

  • PRE-REQUISITI da sapere fare non bene, di piu’ :
    – Almeno 10 secondi di surplace , meglio se in discesa
    – Chiudere tornanti stretti senza nosepress (ruote con traiettoria diversa)
    – Capacita’ di modulazione del freno anteriore sul ripido (saper fare un breve ripido usando solo il freno anteriore)
    – Front Wheel lift (azata ruota anteriore) senza utilizzo del freno.
  • Step 1: Stoppie :
    – Stoppie (alzo la ruota dietro aiutandomi con il freno anteriore) in piano
    – Stoppie in discesa, bloccato e non completamente bloccato (cerchiamo di far scivolare la bici sulla ruota anteriore , tipo un mini nose manual, modulando il freno e combinando il front wheel lift senza freno con l’uso del freno)
  • Step 2: Rotazione :
    – Troviamo una leggera discesa .
    – Attiviamo lo stoppie mentre giriamo lo sterzo nella direzione in cui vogliamo curvare: contemporaneamente carichiamo l’anteriore e sfruttiamo il ritorno per far alzare il carro.
    – Spostiamo il carico da interno a esterno, facendo una specie di “sculata” (perdonate il termine ma non so come descriverlo meglio) . Qui la cosa complessa e’ bilanciare i carichi: avremo tendenzialmente il braccio interno che restera’ carico ma il resto del corpo dal tronco in giu’ che deve “shiftare” dalla parte opposta. Questo puo’ essere difficile da capire, perche’ a differenza di una curva classica dove il peso va sempre tenuto all’esterno, qua abbiamo uno spostamento rapido interno-> esterno senza contatto al suolo. Spostamento che deve essere innescato dal bacino .
  • Osservazioni venute fuori a forza di provare : – e’ molto importante analizzare il terreno e capire dove avro’ grip per bloccare la ruota. Se la rotazione mi serve in entrata, dovro’ pensare che la ruota posteriore si trovera’ quasi a “salire” piu’ di quella anteriore (prima immagine) Se mi serve in uscita sara’ piu’ facile perche’ la ruota scendera’ (seconda immagine) a ritrovare l’allineamento con l’anteriore, ma sara’ piu’ complesso leggere il punto dove bloccare e avere la giusta inerzia (e il giusto impulso rotatorio sopratutto se in uscita tornante non abbiamo protezione)

Inerzia e lettura terreno : Questo giochetto e’ tutto basato sul momento d’inerzia/momento ribaltante . Piu’ alta sara’ la velocita’ d’ingresso e la pendenza del terreno maggiore sara’ l’azione ribaltante. Bisogna fare prove anche soltanto di stoppie per capire qual’e’ il nostro massimo gestibile senza paura.

  • Al livello base (come il mio) di questa manovra, serve sempre un minimino di rotolamento per poter innescare il sollevamento della ruota e di conseguenza la rotazione . Quindi quel che faccio e’ identificare il punto in cui faro’ perno, calcolare la velocita’ minima che mi serve per innescare il ribaltamento (piu’ pendenza ho meno velocita’ mi serve) e cercare di mettere in atto la manovra.
  • Non ho volutamente parlato di pesi e di carichi. E’ chiaro che dobbiamo portare il peso sull’anteriore, la sensazione che dobbiamo cercare e’ quella di appoggiarci sul manubrio un po’ come fosse un muretto. Anche questo aspetto va provato per gradi ed e’ soggettivo e strettaente dipendente dal nostro peso e dal peso bici. Motivo per cui e’ difficile fare di tutta l’erba un fascio e scrivere il tutorial definivo per questa skill.
  • ULTIMO MA FONDAMENTALE CONSIGLIO : LE SCARPE !!!! Inutile dire che va imparata con i flat, ma un accoppiata ottimale di scarpe e pedali fanno la differenza ! Piu’ c’e’ pendenza, piu’ alzerete la ruota, piu’ una buona suola e dei buoni pin possono fare la differenza !!!

Spero che queste due righe, scritte all’antica possano servire e motivare altri rider, diversamente o realmente giovani e non , a cimentarsi in queste manovre.

Provare nuove skill e’ molto motivante se si impara ad apprezzare anche piccole progressioni, richiede poco tempo (meglio esercitarsi poco, anche solo 15/20 minuti al giorno ma di frequente) e puo’ portare sviluppi interessanti poi sui trail.

Buona progressione !

In Ebike sulla Neve

Qualche giorno fa ho avuto occasione, durante un attivita’ da guida cicloturistica, di sperimentare un ebike montata con le gomme chiodate, su un tracciato completamente innevato: la classica salita al lago Nero e rifugio Capanna Mautino in alta Valsusa, itinerario che per me in passato era legato esclusivamente al mondo della splitboard/skialp.
Tornanrci in sella ad una ebike e’ stata un esperienza divertente, appagante, a tratti sfidante e faticosa. E cerchero’ di spiegarvi il perche’.

Le bici gentilmente fornite da Chaberthon Outdoor sono delle Raymon TrailRay , motorizzate Yamaha e dotate di gomme chiodate schwalbe ice spikes.
Nel mio caso la trasmissione era un 11V 11-42 , e questo influenzera’ parzialmente la prima parte di salita .
I primi 300 d+ e 3 km circa, sono stati caratterizzati da neve abbastanza compatta ma saponosa , il che’ ha reso molto difficile una pedalata costante malgrado le dotazioni. Le perdite di aderenza erano continue, e il rapporto piuttosto duro che mi sono ritrovata non e’ stato d’aiuto. Ci siamo fermati parecchie volte, sia per slittamento che per stanchezza.
Fortunatamente a quota 1800 circa le cose iniziano a cambiare. La neve si fa compatta, e la bici inizia a salire con facilita’ , non dico come su alfalto, ma sicuramente meglio che su fondi tipo brecciolino o bagnato viscido, grazie anche all’uniformita’ del terreno.

Piu’ si sale piu’ il fondo migliora, permettendo una salita agevole anche sugli ultimi tornanti che conducono a Capanna Mautino .

Trovarsi qui con cosi’ tanta neve e due ruote anziche’ una tavola da snowboard fa un certo effetto … E ora la domana e’ … come sara’ la discesa ? Ci sara’ da divertirsi?

Dunque. Il mezzo nei tratti piani frena senza problemi ma , almeno nelle condizioni trovata durante il giro, non ci si puo’ aspettare un comportamento da asfalto o terreni grippanti e in curva, se si vuole un buon feeling , bisogna lavorare bene con i carichi. Dove la neve smolla inoltre, fa piu’ attrito, quindi per assurdo puo’ capitare di dare qualche pedalata anche in discesa.
Tecnicamente, e’ una situazione utile per migliorare il feeling in altri contesti scivolosi, quali fango e bagnato, in un contesto pero’ molto piu’ sicuro in quanto gli spazi sono piu’ ampi e la neve a bordo strada consente sempre un eventuale rallentamento . La sensazione resta comunque piacevole, e allo stato attuale delle cose trovo sicuramente piu’ appagante una discesa cosi’ in bici che un uscita in snowboard con condizioni non ottimali.

Concludendo : esperienza consigliatissima a chiunque ami la montagna d’inverno e abbia dimestichezza minima con la bici e voglia di mettersi in gioco .
Anche per chi non e’ tecnicamente skillato nella guida, il fatto di essere sulla neve e non avere a che fare con ostacoli ma solo con l’eventuale silttamento , permette un eventuale gestione del mezzo anche da seduti , a patto di scegliere percorsi con pendenze che lo consentano.
Se quest esperienza vi ha incuriosito potete contattarmi per maggiori informazioni e per provare !

IA vs Action sports …

(e riflessioni varie sulla mia obsolescenza…)

Stavolta parliamo anche di qualcosa che va un po’ oltre il mondo bici o degli action sport.

Qualche tempo fa ho pubblicato su yt questo, che ovviamente non ha guardato quasi nessuno :

Fortunatamente non solo io ma anche esponenti molto piu’ quotati a livello internazionale hanno fatto esperimenti e cercato di sperimentare GPT (o altre AI) come aiuto per imparare una tecnica specifica in MTB.

Il risultato, fortunatamente, per ora, non cambia , e il fattore umano resta ancora fondamentale per ottenere risultati soddisfacenti.

Ma arrivera’ il giorno in cui , perlomeno su tecniche specifiche molto circoscritte, quali manual, bunnyhop, impennata , nosepress e chi piu’ ne ha piu’ ne metta l’IA riuscira’ ad analizzare gli errori meglio di un essere umano e suggerire la progressione idonea ???

Io mi auguro di no, la vedo molto difficile perche’ e’ davvero difficile generalizzare e ricondurre ad un modello.

Forse soltanto integrando complessi sistemi di sensori e telemetria per analizzare i carichi l’IA o cmq strumenti di elaborazione complessi potranno aiutare nell’apprendimento di una skill motoria (non vale solo x la bici ma anche per tutti gli sport skill based)

Stiamo vivendo un cambiamento epocale in tanti settori: anche se ho un passato – ormai abbastanza remoto , parliamo del primo decennio degli anni 2000 – nell’Information technology , fatico a digerire l’escalation dell’IA . Certo sono strumenti che anche io ho utilizzato per farmi aiutare a fare alcune cose, ma prima di chiedere a GPT o chi per essa provo in tutti i modi con i miei potenti mezzi e la mia testa .

Il cosa riservera’ la seconda meta’ della mia vita non lo so. So solo che mi auguro che il mio fisico regga e mi permetta di contiuare la mia attivita’ nel mondo della MTB come maestra e guida il piu’ a lungo possibile.
Una cosa e’ certa: che spesso mi sento obsoleta, ma mi sento anche testimone di una trasformazione che andrebbe spiegata alle nuove generazioni, utenti di un sistema (internet) di cui non ne conoscono assolutamente il funzionamento e i reali rischi correlati alla privacy e non solo.

Lo sport e le attivita’ all’aria aperta rimangono per fortuna l’ultimo baluardo dell’essere umani. Del sentirsi vivi e dell’avere un perche’ in questo mondo. Almeno, io la vedo cosi’. E fidatevi che in bici ci si puo’ divertire anche con un semplice frontino senza spendere cifre astronoiche , o se per eta’ o salute siamo “costretti” all’ebike iniziano a girare usati, magari un po’ datati, ma in condizioni tali da poter ancora dire la loro senza obbligare a spese surreali.
Ma qualcuno si chiedera’ … e le tue altre passioni che fine han fatto ? Non surfi piu’ ?
lo ho detto piu’ volte, ormai quello sport , almeno qui in Liguria, rischia di essere piu’ stressante che appagante per l’eccessivo affollamento.
Per lo snowboard, il caro-skipass mi tiene lontano dalle seggiovie, mentre la split … ci va un po’ tanto culo per beccare condizioni giuste e sicure. Ogni tanto qualcosa ci scappa ancora ma … e’ purtroppo sempre piu’ raro.

Nella MTB ho trovato il giusto bilanciamento tra divertimento , adrenalina , necessita’ di restare in forma e di stare all’aria aperta. E penso che chiunque abbia avuto un background negli action sport (sci, snow, surf, windsurf, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta) dovrebbe dare una chance alla bici anche iniziando solo come “sport da riempimento”, come del resto ho fatto io , per avere un passatempo quando il meteo non e’ favorevole ad attivita’ piu’ meteo-dipendenti.

Spero che questa riflessione di meta’ anno possa essere di ispirazione a qualcuno per prendere consapevolezza del periodo in cui viviamo, e di quanto ora come non mai sia importante trovare momenti di distacco dalla tecnologia e dal web.

Ci vediamo sui trail.
KiaZ

MTB : da Not 4 Normals o JUST 4 Normals?

Libere riflessioni sugli ultimi anni di evoluzione di uno sport che per me e’ sempre stata una costante …
NB: per chi non mi conosce e legge questo per caso: sono piu’ vicinA ai 50 che ai 40, la prima full la ho avuta nel 2007, e la passione per la MTB nasce dalla necessita’ di trasportare in estate quello che facevo in snowboard (con le ciaspole prima e con le splitboard) poi d’inverno .

Sara’ l’eta’ che avanza …
Sara’ l’evoluzione sia dei mezzi che dello sport …
Sara’ che per ottenere attenzione mediatica servono sempre piu’ “numeri” …

Fatto sta che mi viene da mettere in dubbio il nome di questo blog su cui ancora ogni tanto ho piacere di scrivere e esprimere liberamente il mio pensiero in fatto di action sport outdoor e piu’ in particolare di MTB.

Senza scendere nel dettaglio di discipline da sempre considerate estreme, tipo Slopestyle e Freeride** (e sull’uso inproprio di questo termine mi addentrero’ dopo) , ma anche della DH, parliamo un attimo del Cross Country.

Quando e’ nato questo blog e nei successivi anni, diciamo fino al 2018/2019, sopratutto tra i comuni mortali sunday riders con presunto orientamento gravity , l’essere un “crosscountrista” era quasi considerato un insulto, o cmq spesso, tra gli amatori, era sinonimo di gran pedalatore con bagaglio tecnico discesistico limitato. Posso tranquillamente riportare una personale esperienza, quella dell’unica volta in cui ho attaccato un numero alla bici, alla Cicloturistica di Formello nel 2018 ( https://whybenormal.net/mtb-cicloturistica-formello-terre-veio-2018 qui trovate il report di quell’esperienza, se volete fare un bel tuffo nel passato) . dove in discesa se ne sono davvero viste di tutti i colori e un buon 70% dei partecipanti (e direi il 99% delle donne , almeno quelle che ho visto) se non di piu’ aveva un livello tecnico in discesa DECISAMENTE inferiore al mio.
Ai tempi non avevo ancora il ti2, ne sapevo che mi sarei imbaracata in questa avventura che mi avrebbe portato nel bike business, ma sicuramente l’esperienza di quell’evento ha influenzato le mie scelte future.

Ma nel frattempo , cosa e’ successo ?
La prima cosa che e’ successa e’ l’elettrificazione che ha riguardato una buona fetta dei praticanti (se non la quasi totalita’) non agonisti (O senza decorso agonistico) di questo sport.
La seconda, bici con sempre piu’ escursione, geometrie sempre piu’ spinte, e , una giusta implementazione di queste geometrie anche nel mezzi da cross-country (full sopratutto) , con conseguente modifica dei tracciati (sopratutto a livello di coppa del mondo, ma vedo da video anche in gare minori, e non solo nell’XCO, ma anche nelle marathon) e richieste di un bagaglio tecnico completo e non solo piu’ “della gamba”. Cosa che comunque a mio avviso e’ corretta , altrimenti davvero, “fai gravel”.
Ne consegue che, a livello mediatico (e per carita’ da un certo punto di vista ci sta) si vede questo sport sempre piu’ spettacolarizzato, si vedono promossi sempre piu’ percorsi artificiali, bikepark o comunque tracciati costruti artificialmente, con sponde, salti ecc.
Fatto sta che sembra che tutto quello che non e’ quella roba li’ non fa piu’ parte della MTB.
O non di quella mainstream.
L’all-mountain, le escursioni in montagna in mtb, vengono fatte vedere solo se in contesti pericolosi e spettacolari, magari con riders che effettuano nosepress al limite del tecnicamente fattibile.

Se quando e’ nato questo blog, inizialmente con il nome “whybenormal” che e’ ancora presente nella stringa dell’url ma che ho scoperto postuma di non poter usare come marchio in quanto registrato da terzi, e poi con not4normals , le cose che facevo, in bici o con altro erano fuori dal comune, adesso, con l’iperspecializzazione e iperpersonalizzazione (o ipertracciamento, ma non entriamo nel merito) dei media , divento la “parte normale” in un mondo di supereroi.

Tutto questo crea, nei confronti di chi vorrebbe avvicinarsi a questo mondo, confusione (della serie : per fare quello ti basta una gravel, vedi articolo precedente … – si in teoria la cicloturistica di formello era in gran parte fattibile anche con una gravel , ma non so quanto possa essere piacevole ecco…) , aspettative gonfiate, paura di non essere all’altezza.

Quello che penso sulla scelta del mezzo lo ho gia’ scritto in passato.
Quello che vorrei fare presente e’ che e’ giusto evolversi , e’ giusto continuare a miglioarrsi, ma la mtb (che abbia o meno un motore) non e’ (solo) girare al massimo della performance su tracciati ad-hoc. E quel tipo di approccio richiede capacita’ che condividono gli stessi fondamentali che si usano in contesti piu’ naturali, tipo all-mountain, ma che per forza di cose poi si sviluppano diversamente.

Non e’ uno sport solo per supermen o wonderwomen : l’evoluzione sui mezzi ha fatto tanto . Il mondo All-Mountain o Downcountry (termine che purtroppo e’ passato di moda ma che secondo me ben rappresenta un certo tipo di trail) e’ per tanti, e puo’ dare soddisfazioni senza doversi concentrare sulla prestazione. E’ la natura che da spettacolo. Noi ne siamo semplici utenti che ne traggono il meglio.

Quindi forse, piu’ che not4normals, qua parliamo di “Just4normals” ormai !!!

PS : mi sembra di dire le stesse cose che dicevo quando nello snowboard le strutture freestyle tipo rail ecc han fatto la loro pesante comparsa. Strutture su cui ho girato poco e che non ho mai apprezzato.

Freerider sono, freerider resto, usando il termine nel senso “snowboardistico/sciistico” della questione.

Che poi per ragioni professionali sia giusto “aggiornarsi” sugli elementi newschool, questo e’ un capitolo a parte di cui eventualmente parlero’.

NB/PS : Per chi leggesse l’articolo originale del 2018: va contestualizzato nell’epoca , epoca in cui vivevo a Roma e in cui, perlomeno in centro italia, i praticanti di quello che ora viene definito gravity erano pochi, e che , sopratutto a livello femminile, bastava scendere dignitosamente da trail che ad oggi sono tranquillamente definibili xc , per essere considerati parte del contesto gravity. Ad oggi non e’ assolutamente piu’ cosi’ (o almeno, non lo e’ qui in Liguria dove vivo, e nemmeno in Piemonte) e la differenza non la fanno tanto la tipologia di percorsi, ma , a tutti gli effetti il come li si va ad affrontare. Non e’ quasi piu’ il tipo di bici usata a definire un sentiero, ma l’approccio che si ha nei confronti dello stesso, eccezion fatta per alcuni estremi come il downhill agonistico .

La situazione e’ gravel …

Ovvero : la gravel sta oscurando la MTB nella fascia budget / beginner ?

Proviamo ad analizzare la questione, districandoci tra marketing deviato e consigli improbabili.

Disclaimer : opinoni puramente personali , il mio modo di vedere il ciclismo offroad e’ facilmente intuibile dal resto del materiale che trovate qui sul blog. La gravel la ho provata solo in un parcheggio , quindi non posso esprimermi sul quanto e dove possa essere effettivamente piu’ performante di una mtb front .

Non posso negarlo. Ci sono sempre piu’ eventi dedicati alle Gravel , e/o eventi ibiridi aperti verso il lato “tranquillo” della mtb, quello che anche solo 5/6 anni fa poteva far parte del segmento cross country marathon o meglio della proiezione non racing di tale segmento.

Io ci trovo poco di interessante in questo attrezzo che ha la forma di una bici da corsa un po’ piu’ rilassata con gomme paragonabili come sezione a quelle di una mtb 26 degli anni 90.

Fonte : sito decatlhon, gravel entry level.

Probabilmente la trovo poco attraente perche’ per me, prima di ogni cosa , viene il fatto che mi piace guidare la bici. Lo trovo divertente, appagante, sfidante. E con una front anche di piu’ perche’ ci si puo’ “complicare la vita” senza doversi cercare chissa’ quale percorso ipertecnico.

Pedalare per me (che sia con assistenza o meno) e’ il sistema per portare in cima il proprio mezzo , o per avere il “boost” per superare determinati ostacoli , per conquistarsi una vetta, un colle, un qualcosa dopo il quale c’e’ … una discesa. Vengo dallo skialp o meglio snowalp, dove la motivazione a faticare e’ sorretta dal “premio” della discesa in neve fresca (si spera) lontano dal caos.

In bici per me e’ lo stesso , e anche se vado prevalentemente a pile (light) perche’ non ho un fisico propenso all’endurance e ottenere performance in salita accettabili mi richiede di allenarmi come fossi una pro, il massimo per me resta quello : andare su per scendere giu’.

Lo scendere giu’ puo’ essere flow, puo’ essere scassato, puo’ avere qualche passaggio con cui mettersi alla prova , ma resta un qualcosa che impegna testa e fisico e regala sensazioni positive .

Detto e premesso questo, potete capire che difficilmente desidererei una gravel.

Ma … mettendosi dei panni di un qualcuno/a che si avvicina al ciclismo offroad e che sa che , almeno all’inizio fara’ al massimo strade bianche o qualche tratto S0 , davvero gli consigliereste una gravel ?

Dunque : se questo qualcuno viene dalla bici da strada, allora la gravel puo’ avere senso vista la geometria .

Ma se questo qualcuno non ha mai messo le chiappe su una bici se non da bambino/a o al massimo ci e’ andato a fare la spesa … non c’e’ ombra di dubbio: una bella front permette di acqusire in sicurezza i fondamentali, sulle strade bianche ci va, e puo’ anche spingersi un po’ oltre. Cosa che invece non vale per la gravel, anche se i media vogliono farcelo credere postando contenuti improbabili per il comune mortale.

Una volta capito come si guida il mezzo, capito quanta autonomia abbiamo, capito se abbiamo un fisico adatto e propenso ad allenarsi per fare determinate cose, allora potremmo fare scelte in autonomia , in base a quel che vogliamo dalle due ruote ovvero se un mezzo per semplici “spostamenti” – magari appaganti dal punto di vista paesaggistico – o “allenamenti” oppure un qualcosa che puo’ anche diventare fonte di soddisfazione dal punto di vista del piacere di guida e della tecnica. Pensiamo anche solo alla possibilita’ di poter sperimentare una pumptrack (cosa divertente e allenante, sfido chiunque a dirmi che la pumptrack non e’ divertente) : con una gravel e’ preclusa o molto piu’ complessa visto che non e’ studiata per abbracciare i concetti di “bike body separation” che sono alla base della guida attiva su una MTB.

E aggiungo una nota per i pedalatori : normalmente una MTB ha una rapportatura piu’ orientata alla salita . Se non siete allenati , a meno che non facciate prevalentemente percorsi pianeggianti, spingere un 36/42 (messo due numeri di esempio di rapportatura che puo’ essere considerata agile per una gravel) non e’ come spingere un 30/52 .

Insomma ci sono tante cose che non vi dicono.

Prima di comprare un mezzo a pedali per andare offroad fatevi un po’ di domande, e se siete anche solo lontanamente attratti dalla montagna e/o da giri in cui il dislivello ha la meglio sul kilometraggio .. partite senza ombra di dubbio da una MTB. Idem se siete a zero esperienza di bici (la mtb si guida tranquillamente con i pedali flat .

Il discorso e’ ovviamente rivolto a chi non sa bene da che parte cominciare, ha un budget limitato , e ha una propensione alla pedalata. Se gia’ avete idee piu’ “gravity” o piu’ elettriche preparatevi a mettere mano al portafoglio , fermo restando che una front da AM/Enduro moderna non costa cara e con un po’ di impegno permette davvero tanto.

Con il mio Frontino Rosso (attualmente montato con una forka da 140) , mi sono divertita (e spero di sistemarlo e riutilizzarlo anche fuori dalle pumptrack) in percorsi dowcountry e anche in qualche segmento piu’ tecnico.

Meditare prima di comprare e di farsi influenzare in questo mondo in cui ormai 4 secondi di video pesano di piu’ di una paginetta scritta ….