Snowboard: Powder sul BAN con la Dupraz D1

04-03-2020

Data da segnare sul calendario e da ricordare. Difficile esprimere a parole cosa significhi essere nel posto giusto al momento giusto.
Non succedeva da tanto tempo, credevo che un Ban cosi’ potesse restare soltanto nei ricordi di facebook.
E invece per tutta una serie di fortunate coincidenze la Powder, quella vera e’ tornata sul Ban.
Il day before avevo gia’ girato in quel di Melezet, in compagnia di mio papa’ scegliendo la groomer (k2 carveair) come tavola. Scelta rivelatasi sbagliata, in quanto la neve era tanta e molto morbida, poco assestata e tendente a rovinarsi facile anche in pista. Le poche curve fuori parlavano chiaro: naso basso, ponte rigido e una piastra di carbonio sotto i piedi non erano lo strumento idoneo per le condizioni. Non ero abituata ad avere a che fare con neve abbondante e recente.
Decido quindi di cambiare musica. In un primo momento ero orientata per la splitboard, ma l’assenza di report positivi in zona su Gulliver mi ha fatto desistere.
A questo punto restava una sola soluzione: rimontare gli attacchi sul tavolone da freeride e andare a cercare fortuna sul Ban.

Il tavolone e’ una Dupraz D1, tavola artiginalale, 5.5 piedi , tradotto in cm 167 cm. Naso largo con una punta “spaccalastre” flex medio ponte classico round tail. Raggio di curva stretta, lamina effettiva corta e ponte classico.

Piazzale Difensiva alle 9.30 e’ quasi vuoto. Si sale, destinazione Ban, il punto piu’ alto del comprensorio dello Jafferau. Una cabinovia e due seggiovie mi porteranno lassu a quota 2700′, e piu’ salgo piu’ ho capito che stavolta ho fatto la scelta giusta e che questo giorno sara’ un gran giorno. Un mercoledi’ da leoni ma sulla neve.

Sono le 10 e qualcosa e attacchiamo con la prima run. Bastano gia’ due curve sul battuto per capire che ci siamo. Poi fuori lungo una linea addocchiata dalla seggiovia. E’ la mia montagna di casa, la conosco tutta, fossi, buche e pietre incluse. Il vento ha comunque lasciato delle irregolarita’, non tutte le classiche linee del Ban sono surfabili. Ma ce le faremo bastare, anche perche’ e’ davvero libero e pulito, pochissime tracce, cosa mai vista. Saranno almeno 10 anni, ma anche di piu’ credo, che non vedevo questo spettacolo.

L’apparentemente ingombrante tavolone fa il suo dovere: senza fatica e senza richiedere pressione sul piede dietro la tavola solca la neve fresca, assecondando ogni mio desiderio di curvare con affidabilita’ e precisone. La tavola galleggia tranquillamente, regalando quel surf feeling che solo un simile mezzo puo’ dare. Il resto, sono dettagli. C’e’ spazio ovunque per lasciare la propria firma in una neve quasi perfetta.

Dopo due run con linea simile decido di piegare piu’ a destra e di allungarmi fino a Fejusia. Nel bosco la neve ha fatto piu’ cumuli e a tratti e’ davvero abbondante, ma la Dupraz non delude e grazie alla sua mole riesco a divincolarmi anche in pendii meno aperti a velocita’ ridotte. La neve comunque in alto e’ piu’ secca e leggera, quindi torniamo sul Ban e continuiamo a lasciare il segno finche’ le gambe ne hanno. Sensazioni che non provavo da tanto e che stavo dimenticando. Sensazioni che sempre piu’ vanno memorizzate, stampate nella testa e ricordate, perche’ sara’ sempre piu’ raro trovare giornate come oggi. Il clima sta cambiando e gli inverni di una volta sono sempre piu’ rari.

Stanca ma felice ritorno alla macchina: a breve si ritorna a sud, lasciandomi alle spalle le mie montagne e le mie curve.

Le origini non si cancellano. Sono troppo legata a queste montagne che sia in versione invernale che estiva han tanto da raccontare.
Ho avuto la fortuna di crescerci e di poter godere di tutto quello che hanno da offrire.
Come sempre il rientro sara’ duro … sperando prima o poi di ritrovare il mio posto in questa valle.

Snowboard: Splitboard first ride

Splitboard first ever ride

Tutto è cominciato da li … la mia passione per la montagna nasce con lo snowboard una vita fa. La ricerca del surf feeling in powder, ovvero neve fresca è quello che mi ha attivato la voglia di esplorare, di uscire dai limiti imposti dagli impianti per trovare spazi con neve polverosa. La mia avventura nel mondo del backcountry inizia anni orsono con ciaspole e tavola a spalle, per poi finire nel dimenticatoio o quasi nel momento della trasferta a Roma.
Ma le scimmie si sa, possono stare buone per un po’, ma non troppo a lungo, e prima o poi un qualcosa puo’ far riaffiorare passioni sepolte.
Sono tante le ragioni che mi hanno convinto a prendere una split, ma stavolta la prima ha un carattere prettamente economico: circa un mesetto fa entro in possesso di una “vecchia ma nuova” Rome double agent 154 ad una cifra irrisoria, sprovvista di pelli e kit di interfaccia.
Cerco di farmi una cultura sui materiali, sul come allestirla e renderla usabile, e giungo alla conclusione che, a meno di un’improbabile
ulteriore botta di fortuna, l’unica soluzione alla mia portata economica sia il datato kit voilè, unico sistema per adattare alla split attacchi qualunque con dischi 4×4.

boaard

Grazie ai social rimedio tutto l’occorrente direttamente quassù in alta ValSusa, nello specializzatissimo negozio SurfShoppe di Sestriere. Vengo avvertita di continuo dal fatto che il sistema voilè è datato e obsoleto ma poco importa. Non so se e quanto riusciro’ ad usare l’infernale attrezzo, quindi, come tutti gli esperimenti si parte in economia.
Pronti dunque: la quota neve alta impone la scelta su Sestriere anche per il collaudo della split. Saliro’ tra boschi e piste in disuso tra il principi di Piemonte e il vecchio Garnel, fin poco sopra il Cit Roc alle pendici del Monte Sises. Piu’ o meno 400 d+ .

splìt

La split è piuttosto semplice da assemblare quando è pulita. Anche mettere le pelli non presenta difficolta’. Si parte dunque, sfruttando linee di altri skialper e ciaspolatori piu’ o meno pulite. Non avere lo zaino a spalle carico è un enorme liberazione, e la salita risulta piuttosto agevole e mai eccessivamente faticosa. Lo sforzo è paragonabile alla mtb, un’altra vita rispetto alle ciaspole …

spl't 1 cìt roc cìt orc

Arrivo alle pendici del Sises senza troppa fatica, la neve pare buona e le tracce presenti lasciano ancora spazio per qualche curva.
La split, una volta riunita (non senza difficoltà, questa è l’unica cosa che potrebbe complicare la vita sopratutto in caso di freddo, vento e gelo), si comporta come un qualunque freeride , e la poca rigiditò torsionale praticamente non si avverte

sìsès

chab

Scegliendo bene si riescono a fare curve interessanti, la neve c’è ed è qualitativamente buona, mantenendosi apprezzabile anche in basso sopratutto nelle zone piu’ boscose.
Niente male per essere un primo, breve esperimento di snowalp in una stagione che per ora lascia abbastanza a desiderare.
Una cosa è certa, la split puo’ aprire nuove possibilita’, è un modo per riavvicinarsi alla montagna invernale lontano dal caos e avventurarsi
alla scoperta di nuovi ambienti e scenari.
Per il momento il mio primo approccio è positivo. C’è da capire quanto puo’ essere faticoso battere per primi la traccia, ma per il momento, essendo risalita su un mix di tracce, linee del gatto, neve trasformata e qualche pezzo piu’ vergine non ho mai avuto difficolta’ o sentito scorrere all’indietro. Un bellissimo modo di affrontare la montagna d’inverno, raccomandandosi pero’ di consultare bollettini meteo, di dotarsi di attrezzatura di autosoccorso e di verificare l’assenza di divieti e ordinanze.

Spero di approfondire per bene l’utlizzo di questo mezzo dalle interessanti potenzialita’.