MTB: Zi’ Chiccu

Zi Chiccu, stairway to flow…

Zi Chiccu: credo che piu’ o meno chiunque vada in MTB con orientamento AM/Enduro nel lazio abbia sentito perlomeno parlare di questo trail mitologico. A dirla tutta e’ stato uno dei primi report che ho letto sul sito Bicinatura quando ho ricominciato con la MTB e cercavo giri che matchassero i miei gusti, rimanendo colpita dai video e dalla descrizione del trail, un natural flow da 11 km che per venir conquistato pero’ richiedeva un’eterna pedalata di 28 km su 1300 d+. Cosa che 3 anni fa era sicuramente fuori dalla mia portata. Adesso, visto il momento di bike positivity e un allenamento presumibilmente “quasi accettabile” le potenzialita’ per chiudere il giro senza incontrare troppi santi lungo la strada ci sono tutte. Non era in realta’ questo il programma per ieri: sarei dovuta spararmi quasi 3 ore di macchina per andare a girare all’Amiata con le #RagazzeFreeride, ma, da una parte la proposta dei miei amici elettrici Guido e Giuseppe, dall’altra lo stato meccanico non ottimale dela mia bici, dall’altra ancora che 3 ore di macchina sono tante, guardo il meteo e decido: NOW OR NEVER, adesso o mai, in quanto Zi Chiccu ha uno sviluppo altimetrico con range 450-1600 circa, con conseguente “finestra” per svolgerlo in sicurezza e divertendosi piuttosto limitata, sopratutto se non si dispone di un ebike. Mi spiego meglio … la parte bassa puo’ anche essere molto calda … mentre poi si sale di quota e il clima puo’ cambiare, il giro e’ lungo (il mio logging time e’ stato di 8h41 minuti), quindi per una/o rider muscolare con allenamento appena sufficente ad affrontare tale dislivello (ma sopratutto kilometraggio) la finestra di svolgimento del giro si limita al periodo che va da giugno ai primi di luglio, a cui va aggiunta la condizione – almeno per chi come me soffre il caldo tantissimo- di avere alla partenza una temperatura sotto i 30 gradi.
Ieri dunque tutte le condizioni erano al top, e questa occasione non potevo farmela sfuggire.
Si parte dunque, con quasi 1h di anticipo nei confronti dei miei due compagni d’avventura elettrici che mi raggiungeranno lungo la via.

Il luogo di partenza e’ Borgo Velino, location gia’ nota per la partenza di altri bei giri quali il Nuria. Da qua, si sale, inerosabilmente, prima su asfalto pedalabile, poi inizia un eterna sterrata, noiosa quanto basta, con un fondo che non e’ mai dei migliori. Cerco di non forzare assolutamente, e di evitare qualunque strappo anche se fattibile. La strada non e’ lunga, di piu’, e bisogna conservare le forze per arrivare fino al fatidico imbocco del mitologico ZiChiccu. Il panorama lascia qualche scorcio interessante, ma fondamentalmente la strada e’ lunga e noiosa. Attorno al 15esimo km mi raggiungono i miei amici, e ci concediamo una pausa nei pressi di una fonte in compagnia di alcune vacche al pascolo.

uphill1
pozza
mkka pazza

Prosegue quindi l’eterna via crucis, su fondo non sempre buono. Per un breve tratto scambio la bici con Giuseppe, e l’elettrica mi permette di risposare un po’ le gambe. Il giro pero’ e’ talmente lungo che nemmeno gli elettrici possono permettersi di “correre”, pena l’esaurimento precoce della batteria. Arriviamo fino ad una sella panoramica: siamo a 23 km e 1000 d+ abbondanti gia’ percorsi.

sella
pan

Da qua, in teoria dovrebbe/potrebbe esserci una scorciatoia, che riduce la parte su singletrack ma toglie anche l’ultima, antipatica, salita. Credo che sara’ oggetto di futura esplorazione.
Proseguiamo ancora, su una strada fortunatamente tutta in ombra, che ben presto inizia a presentare qualche saliscendi. Purtoppo per me la stanchezza si fa sentire, le gambe non girano piu’ e sono costretta ad arrendermi e a farmi tirare lungo quest’ultima, quasi mortale, sezione. Lungo questa tratta, malgrado il traino, faccio approfondita conoscenza con un bel po’ di santi … insomma l’altro mondo e’ davvero vicino. E’ passata un eternita’, io ho il culo piatto ormai, ma ora davanti a noi c’e’ una sbarra e poi l’asfalto della strada del Terminillo. Ancora qualche colpo lentissimo di pedale e arriviamo in localita’ Cinque Confini, da cui finalmente siamo sovrastati da un qualcosa che somiglia da una montagna (per come intendo io le montagne ..) e non ad immensi collinoni. Siamo tornati alla “civilta'”, e possiamo addirittura fermaci ad un bar per un caffe’ (e per un OKI , in quanto la sottoscritta ha dolori in ogni dove, e desidera comunque riuscire a godersi la super discesa).

Terminillo

Finalmente puntiamo le ruote verso valle. Tralasciando la prima parte un po’ sporca, il sentiero e’ esattamente come speravo: un infinito mix di sezioni flow, curve strette, qualche parte piu’ rocciosa. Dopo un mezzacosta si apre una sezione a tornanti che culmina in una prateria panoramica … Questa’ e’ l’unica parte che la mia telecamera la cui batteria e’ ormai in fin di vita ha riuscito a documentare:


Si prosegue poi con una lunga e bella parte superflow, dove la scorrevolezza su sentiero naturale fa dimenticare la fatica fatta per arrivarci. Giusto qualche piccolo pezzo un po’ piu’ ostico e piu’ scivoloso mi mette in leggera difficolta’. Il trail sbuca sulla strada dei castagneti (gia’ percorsa nel giro della Cicloturistica di Antrodoco), che dovremo percorrere in discesa fino al tornante dove inizia il “vero” Zi Chiccu, ovvero l’ultima sezione (esplorata comunque in un precedente giro): si tratta di un sentiero straordinario, un flow guidato naturale con cuve strette a tratti ripide con qualche pietra fissa per complicarci ogni tanto la vita … ma nella globalita’ questo e’ davvero uno dei sentieri naturali piu’ belli e godibili mai percorsi. Fatto con una maggiore lucidita’ (qualche curva a sinistra la ho sbagliata) diventerebbe ancora piu’ apprezzabile.

Per concludere: se abitate nel centro Italia e andate in mtb, questo e’ un giro che vale l’immane sforzo della salita. Non e’ un giro da panorami imponenti o di alta quota, ma e’ letteralmente la “conquista” di quella che per ora mi permetto di definire come la piu’ bella e lunga discesa all-mountain (o enduro naturale se preferite) del centro Italia. Con questa e il Nuria, la zona di Antrodoco si conferma con un potenziale unico nel suo genere, con discese perfette per chi ama il “#naturalmentescorrevole“.

Un ringraziamento grande a Giuseppe e Guido per la compagnia e la pazienza.

Per la traccia, vi rimando a Bicinatura.


MTB Liguria – Uscio

MTB Liguria : Uscio’s trails

Lasciato alle spalle o quasi il lockdown, si “rotola” verso Nord con ovviamente la bici al seguito. Dopo un tempo che pare eternita’ ritrovo la mia Liguria, ovvero il posto che chiamo #casa- La stagione non e’ di certo quella ideale per girare in bici al livello del mare, ma il caldo qui e’ rimasto accettabile. Grazie alla vicinanza di alture le temperature restano sempre accettabili all’ombra, salvo rare eccezioni. E questa situazione ci permette di andare a vedere un posto nuovo. Parliamo stavolta di Uscio, a 10 km da Recco salendo verso l’interno. Famoso per la produzione di orologi da Torre, da poco in questa location che si trova gia’ a 360 mt slm alcuni local si sono impegnati nella pulizia e nel recupero di alcuni sentieri “storici”. Quindi non siamo davanti ad un bike park o ad una trail area realizzata ad-hoc per la mtb, ma in un opera di riqualificazione e pulizia di tracce pedonali esistenti, rendendole quindi usufruibili sia dai biker che dagli escursionisti. A tal proposito consiglio a chi desidera seguire la mia traccia ed esplorare la zona, di portare massima attenzione visto l’uso promiscuo dei trail.
Ma veniamo al giretto esplorativo: in compagnia dei local Mauro e Marcello, iniziamo a salire su asfalto verso il bivio della strada del Monte Fasce fino a localita’ Calcinara. Da qua prendiamo il primo trail, breve ma molto divertente, che parte con un bel paio di tornantini in un contesto verde e panoramico verso l’entroterra. A seguire un traverso molto fresco all’ombra, fino ad una fonte (o meglio – al troppo-pieno dell’acquedotto) dove e’ possibile ricaricare acqua freschissima. Riprendiamo asfalto a salire, per poi passare a sentiero che presto richiede – almeno per me – la percorrenza di alcune tratte a spinta. Iniziamo ad essere verso la cresta, i boschi si diradano iniziando a farci intravedere in mare. Giriamo pero’ nuovamente verso il lato nord, percorrendo un sentiero mezzacosta un po’ “mangia e bevi”, con qualche passaggio tecnico e qualche tornante ostico. Forse il pezzo piu’ bello del giro, che conduce alle antiche cave di ardesia. Con la dovuta cautela ci si puo’ avvicinare a quel che resta degli scavi, ormai trasformati in laghetti, dove addirittura han “trovato casa” alcuni pesci rossi da acquario, probabilmente un regalo non gradito. Meglio nel laghetto che in un boccione in casa, mi viene da pensare. Resta impressionante la storia di queste cave, dove piu’ di 100 anni fa le lastre di ardesia venivano estratte a mano, e trasportate verso valle con un trenino (del quale e’ esposto un carro abbandonato).

cave 1
cave 2
cave 3

Da qua, ritroviamo il lato del mare arrivando ad un simpatico e panoramico crucivio con un caratteristico ponticello. Qui parte un altro trail , la “casa del cinese”, che punta diretto sul paese di Uscio. Noi invece riprendiamo un traverso panoramico, lungo il quale troviamo anche un area pic-nic attrezzata in un punto con vista panoramica sul Promontorio di Portofino e Punta Chiappa.

lato mare 1
lato mare 2

Pochi metri e inizia l’ultimo trail: la Polveriera, un sentiero mediamente scorrevole con giusto qualche sezione un po’ piu’ scassata ma senza particolari difficolta’, che ci riporta dritti sulla strada principale nella parte alta del paese di Uscio.

Nel video potete trovare un mix dei passaggi piu’ interessanti dei trail percorsi.

Video integrale by UscioOutdoor

Concludendo: una location da esplorare ulteriormente, che sicuramente porta un offerta un po’ “diversa” da quel che siamo abituati a vedere in Liguria. L’approccio multidisciplinare e conservativo e’ apprezzabile, e la rende idonea anche per chi sta muovendo i primi passi sui trail, situazione non facile da trovare in terra ligure.
Allego relive e traccia, ma vi consiglio di dare un occhiata al sito di usciooutdoor.it per trovare maggiori informazioni e le tracce di tutti i trail presenti.
Un ringraziamento a Mauro e Marcello per avermi fatto conoscere questa interessante location.

TRACCIA GPS GPX


Direttissima All-Mountain

Direttissima All Mountain

Il mio buono stato di forma (x i miei standard ovviamente) sembra persistere, e le risposte positive del mio fisico avute durante l’impegnativo giro del Morretano di 2 settimane fa mi danno l’input per alzare ulteriormente l’asticella, e sopratutto mi permettono di poter ampliare le possibilita’ di scelta dei giri (e della compagnia), senza dovermi imporre limiti dovuti alla mia scarsa preparazione atletica. A dire il vero di questo giro sapevo ben poco, sapevo che si sarebbe fatta la classica “direttissima“, e che ci si sarebbe arrivati da un’altra strada, piu’ lunga ma piu’ pedalabile. Questo e’ quanto mi aveva detto Gianluca, local della zona Castelli Romani e Guida MTB CSEN, l’ideatore del giro. In genere sono abituata a documentarmi molto, ma negli ultimi giorni ho avuto poco tempo. Quindi ho deciso di accetare questa proposta un po’ blind, ispirata anche dalla presenza di Ottavio (maestro mtb con cui avevo gia’ girato non solo in bici ma anche con la splitboard) e del mitico Giangi (un pezzo di “storia” della MTB da queste parti … potrebbe essere mio padre e pedala una specy enduro 26 muscolare) e di mettermi nuovamente alla prova.

Si parte su asfalto poco pendente, la direzione e’ quella del giro classico ma stavolta il bivio per RoccaGiovine lo lasciamo alle spalle e proseguiamo lungo la valle, fino ad imboccare uno sterrato che conduce ad un fiumiciattolo che scende nel verde tra pozze e cascatelle. La location si chiama “Giardino dei 5 sensi” ed ovviamente si presta alla foto di rito.

cascata 5 sensi

Inizia la salita, che ben presto si incattivisce con due rampe mortali, fortunatamente abbastanza brevi. Da qua in poi diventa sterrato dal buon fondo, tutto pedalabile e senza particolari difficolta’, una classica strada che sale a tornanti molto panoramica, cosa rara in queste zone dove troppo spesso quando sali non riesci a capire di quanto stai salendo, sali e basta. Da qua si scorge spesso il fondovalle, e ben si realizza il guadagno di quota. Il tutto va avanti tranquillo fino a quota circa 1000 e qualcosa slm, dove, raggiunto un colletto, troviamo una fonte fresca abbastanza per rifornirci d’acqua. Siamo poco lontani dal “famoso” monte Pellecchia, classica “spingistica” dei monti Lucretili.

gruppetto
mukke


valley down

Da qui in poi la musica cambia e iniziano una serie di singletrack a tratti piuttosto sporchi e scassati, con frequenti saliscendi intervallati da sezioni piu’ flow, attraversando boschi e radure. In questo ambiente, molto diverso da quello alpino e’ facile perdere l’orientamento e trovarsi senza punti di riferimento. Questa e’ la stranezza che caratterizza gli appennini centrali, che spiazza completamente chi viene da un contesto alpino come me, abituato ad aver riferimenti ben precisi legati all’orografia e quindi alla presenza di corsi d’acqua. Qua non c’e’nulla di simile, il gps e’ d’obbligo e io non faccio altro che chiedere “dove siamo” in quanto ho serie difficolta’ ad inquadrare il posto.

sassaia
big tree
prati

Con molta fatica e qualche sporadico segno di cedimento, si prosegue tra brevi tratti a spinta e singletrack piu’ o meno scassati … sporadicamente esce qualcosa di flow, ma pietre e rami la fanno piu’ da padrona. Una cosa e’ certa, che se venisse fatta un po’ di manutenzione e pulizia questi sentieri sarebbero ancora piu’ apprezzabili. Ma ci troviamo davvero fuori dal mondo e lontanissimo dalla civilta’.

Per parte del giro ci ritroviamo in compagnia di un cagnolino, probabilmente abbandonato … purtroppo ogni tentativo di avvicinarlo e’ stato vano… fortunatamente il giorno successivo una trekker e’ riuscita a recuperare la bestiola, rivelatasi poi una femminuccia, e a portarla in salvo.

Continuiamo quindi , tra saliscendi piu’ o meno faticosi, tra pezzi scassatissimi intervallati da parentesi flow, fino a ritrovare un posto noto: prato delle Forme, gia’ incrociato durante il primo giro alla Direttissima, proprio a fine lockdown. Da qua finalmente riprendo il senso dell’orientamento, e anche la fiducia e la voglia di finire il giro. Un ultimo saliscendi, poi ancora gli strappi infernali nella faggeta per giungere, finalmente allo start della Direttissima.

direttissima 1
direttissima 2

Terreno perfetto stavolta, per un trail fantastico che mixa un po’ tutto, flow, rocce, salti, ripido guidato.
Malgrado la stanchezza l’adrenalina e la voglia di godersi la discesa sale, e si viaggia bene, sia sulle rocce che staccando le ruote dal suolo sullo spettacolare salto nei pressi del fontanile.

rockgarden
jump

Ma le immagini come spesso avviene rendono piu’ delle parole, e vi lascio in compagnia del video della nostra super-guida Gianluca Russo

How to Share With Just Friends

How to share with just friends.

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Per concludere, un giro bello, impegnativo, alla scoperta di posti affascinanti su terreni a tratti difficili, lontani quanto basta dalla civilta’ umana. Compagnia davvero al TOP, meteo e temperatura perfetti, insomma un sabato superlativo, e grande soddisfazione per essere sopravvissuta senza sfigurare e rallentare a 1200 d+ su 33 km.

Ringrazio infinitamente la guida Gianluca Russo , Ottavio , Giangi e Francesco per questa bellissima giornata. Speriamo che si ripresenti l’occasione di girare assieme 😉

Traccia (NB punto di partenza sballato in quanto unione di due segmenti, partire dal parcheggio a Vicovaro nel punto + basso della traccia)

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MTB: Morretano e Tornimparte

E poi arriva quel momento in cui ti senti pronta … pronta per confrontarti con il tuo peggior nemico, ovvero la SALITA. Pronta in quanto la voglia di respirare aria di montagna “vera”, o quasi e’ tanta, la lontananza causa lockdown dalle mie terre si e’ fatta sentire, e con questa la necessita’ di ritrovare un qualcosa in appennino che regali sensazioni paragonabili a quelle delle mie Alpi.

L’occasione arriva con una proposta di Bicinatura, fortunatamente di domenica e non di sabato. Gli orari sono un po’ “disumani” per i miei standard, ma con l’allungarsi delle giornate la luce arriva presto, e anche la sottoscritta riesce ad alzarsi all’alba. Per essere sicura di terminare il giro, decido di partire un po’ piu’ in alto e poco prima degli altri, pazienza se dovro’ fare un po’ di salita al ritorno.
Il giro prevede la salita da Tornimparte fino al rifugio Alatino, e da qua, proseguire lungo la strada delle miniere di bauxite fino a quest’ultime, per poi girare attorno al monte Puzzillo e scollinare sulla valle del Morretano. Il Monte Puzzillo gia’ … mia conoscenza invernale con cui ho un conto in sospeso con la splitboard … ma questa e’ un’altra storia. Torniamo al nostro giro.

Parto leggermente avanti e in leggero anticipo rispetto al gruppo in modo da essere sicura di affrontare la prima parte di salita in modo tranquillo puntando al massimo risparmio energetico. Questa parte e’nota, gia’ fatta svariate volte per affrontare i trail delle faggete di Tornimparte, ma stavolta dovremo salire pressoche’ il doppio.
La prima salita va via abbastanza tranquilla, con qualche breve sosta per bere e fare foto. Si raggiunge poi per pochi metri la statale che porta a Campo Felice, lasciandola immediatamente per ripercorrere una tratturabile che attraversa la splendida piana. Anche d’estate da il suo spettacolo e ha sempre un certo fascino.

piana campo felice
fontana piana cf

Arrivo tranquilla al rifugio Alatino e ho tutto il tempo di riprendere fiato e di trovare la giusta lucidita’ che servira’ ad affrontare la parte piu’ ardua del giro.
Mi uinisco quindi al gruppetto di Bicinatura e iniziamo a salire lungo la strada che porta alle cave di bauxite, e fino a qui procediamo senza particolari problemi, lungo una sterrata un po’ brecciolosa con qualche saliscedi ma cmq sempre pedalabile. Dalle miniere in poi le cose si complicano, la strada inizia ad aumentare la pendenza e il fondo a peggiorare. Dove il fondo tiene sipedala, dove la pendenza aumenta e/o il fondo cede si spinge. Questo fino circa a quota 1800, dove abbandoniamo le classiche faggete, e ci troviamo, finalmente in un ambiente che inizia a ricordare, seppur vagamente, le Alpi. Praterie e ghiaioni la fanno da padrona, resta il fatto che, per gli standard appenninici “siamo in alto”, e quindi la skyline e’ assente … mi spiego meglio, siamo al cospetto delle vette piu’ alte della zona … non ci sono alture piu’ elevate nel circondario, cosa che invece e’ una costante nei giri alpini (Alpi occidentali) , dove, volendo, la quota 3000 e’ raggiungibile anche pedalando e i giri sopra i 2000 sono all’ordine del giorno. Ma anche queste zone hanno un fascino tutto loro, molto piu’ selvaggio e lontano dall’umanita’, il tempo vagamente perturbato e le nuvole che iniziavano a minacciare un lontano rischio di maltempo, rendevano il tutto ancora piu’ affascinante e “wild“.

Pedaliamo ancora lungo un sentiero piuttosto largo, quasi sempre pedalabile, fino a doverlo lasciare piegando a destra per i prati, e navigando a “vista” in pieno stile scialpinistico verso il nostro target; il Colle del Morretano, da cui iniziera’ la meritata discesa. Gli ultimi 100 d+ sono praticamente tutti a spinta, solo qualche elettrico riesce a districarsi in queste praterie dal fondo irregolare.

i love spingismo

Terminata l’ultima fatica, arriviamo al Colle del Morretano, passaggio racchiuso tra l’omonimo monte e il monte Puzzillo. Da qua, dopo un breve break, inizia la discesa.

Si parte in pieno “freeride” per le praterie, per presto trovare una traccia di sentiero. E’ un classico trail naturale di montagna, stretto, panoramico e senza niente di difficile. Il panorama la fa da padrona fino all’ingresso nel bosco, dove un ultima parte un po’ piu’ guidata conduce ad una noiosa carrabile che ci riportera’ al quadrivio da cui e’ possibile prendere i trail del bikepark di Tornimparte.

(video discesa, mi spiace per la visiera alzata nella prima parte)

Infatti, l’ultima parte del giro la chiudiamo con il noto trail Casello, gia’ percorso diverse volte in passato. Stavolta il fondo lo abbiamo trovato piuttosto viscido e impervio, almeno per me che non ho una gran dimestichezza con questo tipo di instabilita’. Resta comunque un gran trail enduro, con sponde e salti anche grossi per chi e’ in grado, una divertente compressione ed un finale a tornantini che purtroppo e’ risultato – almeno per me – impossibile causa fango.

Concludendo: un giro bellissimo, che unisce una parte piu’ all-mountain e “wild” ad un classico dei bikepark di zona, a soli 1h e 15 (per alcuni anche meno) da Roma. Da ripetere sicuramente. Per me e’ stata una grande sfida con me stessa, e la dimostrazione che la costrizione ai rulli durante il lockdown (e quindi ad un allenamento sistematico) e’ servita a qualcosa. Forse c’e’ ancora tempo per l'”era elettrica”. Ora la cosa difficile sara’ mantenere nel tempo questo status, senza dover nuovamente ricorrere allo “strumento di tortura” . Un grande ringraziamento va a Marco Ficorella e a tutti i ragazzi del gruppo Bicinatura, sia per le foto che per la splendida giornata. Spero di essere presto nuovamente dei “vostri” ora che sembra che il fisico “tiene” 😉

Traccia GPX

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Autore e dintorni

Con il progressivo (e speriamo definitivo) allentamento delle misure di contenimento del COVID, progressivamente si torna ad una pseudo normalita’, normalita’ che in realta’ ha ben poco di normale.
In ogni caso, i limiti al confine regionale ci escludono alcuni giri classici della tarda primavera. C’e’ pero’ la voglia di salire un po’ in quota e di prendere fresco, visto che nella Capitale le temperature sono gia’ pressoche’ estive, e quindi decidiamo per un giro nei monti Simbruini, in zona Livata. Andremo a ripercorrere il classico giro della valle dell’Autore, con una interessante e divertente variante proposta da Laura, percorrendo in totale 21 km su 640 d+ con qualche tratto a spinta.

Partenza da Campo dell’Osso dove fa freschino. Alle 11 il piazzale e’ gia’ pieno nemmeno fosse Agosto. Questa anormale normalita’ ha portato in montagna (montagna … mi spiace dirlo ma comunque faccio ancora fatica a chiamarla montagna viste le mie origini ma facciamo finta che lo sia) un sacco di gente visto che il mare e’ ancora precluso (e anche quando non lo sara’ piu’ non sara’ comunque cosi’ appetibile come in un’estate normale). Molte persone e anche molti bikers, piu’ del solito in una location caratterizzata da trail naturali. Con un po’ di ritardo ci mettiamo in marcia, risalendo la sterrata fino alla seggiovia, per poi addentrarci lungo una pista da sci che man mano diventa piu’ pendente fino a costringerci a procedere a spinta (a meno di non essere elettrificati). Nei pressi dell’arrivo della seggiovia lasciamo la pista per addentrarci nel bosco per alcuni metri, fino a raggiungere la cresta spartiacque e a godere del panorama sul versante opposto.

Da qua attacchiamo su un bellissimo flow trail naturale il cui unico difetto e’ quello di essere frequentato anche da molti pedoni, che ci obbligano a moderare la velocita’ e ad alcuni stop

Dopo questo divertente prologo proseguiamo verso le vedute dell’Autore, pronti ad affrontare il classico trail che scende su Campo Secco. Di questo percorso abbiamo gia’ parlato in passato, quel che mi sento di aggiungere e’ che stavolta lo abbiamo trovato mediamente pulito per gli standard del posto , potendolo quindi affrontare con la giusta velocita’.
Arriviamo dunque a CampoSecco, che come sempre ha il suo fascino. Se c’e’ una particolarita’ di queste montagne-non-montagne sono questi immensi altipiani, che non hanno equivalenti nel mondo alpino.

campo secco…

La sosta si allunga piu’ del dovuto causa foratura. Alla fine si riparte, e ci attende il singletrack in salita che ci riportera’ alla sterrata che conduce alla strada principale dell’autore. Niente di particolarmente impegnativo, un bel sentiero praticamente tutto pedalabile, che poi diventa una tranquilla sterrata. Un ultimo, breve pezzo su sentiero ci riporta al parcheggio, ancora mediamente affollato malgrado l’orario.
Nel complesso, un giro gia’ conosciuto ed apprezzato, a cui aggiungiamo la variante risalendo lungo la pista da sci per aggiungere un po’ di flow e scaldarsi a dovere. Da tenere sempre presente per la stagione piu’ calda, visto il range altrimetrico 1300-1800 che permette una fuga dal caldo senza fare troppa strada.

Traccia

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MTB post lockdown: Direttissima

Abbiamo riconquisitato una discreta dose di liberta’ con l’allentamento delle misure e ci e’ stato “gentilmente concesso” di spostarci per praticare sport. Ci sono ancora limiti (nel Lazio fino a ieri provinciali, da oggi regionali parrebbe) ma dopo 2 mesi di reclusione ce li facciamo bastare. Dopo alcune giornate di “warm up” tra Formello e Monte Cavo durante le quali ho potuto constatare che l’allenamento con i rulli e’ comunque servito e che le mie prestazioni in salita erano molto buone per i miei standard (potete seguirmi su Strava) , ho deciso di affrontare qualcosa di piu’ impegnativo, e sopratutto di nuovo. Con il limite provinciale ancora in vigore, ieri la scelta e’ caduta sulla Direttissima di Vicovaro, trail di cui avevo sentito molte opinioni positive.
Con le dovute distanze di sicurezza, ci incontriamo con Guido e partiamo alla scoperta di questo nuovo itinerario, seguendo la traccia pubblicata il giorno prima da BiciNatura. La salita parte tranquilla su asfalto senza strappi, fino al paese di Rocca Giovine, dove, per nostra fortuna troviamo una fontana d’acqua fresca, cosa molto gradita visto il caldo forse fin esagerato per essere meta’ maggio. Da qua si prosegue su asfalto prima e sterrata dal fondo non sempre compatto a seguire, e le pendenze cominciano a diventare importanti con punte al 14% fino a raggiungere la localita’ Prato delle Forme, un ampia radura in classico stile appenninico. Da qua ancora qualche metro di dislivello positivo sempre su sterratona dal fondo impervio che impone lo spingismo, sia x le pendenze che per il tipo di terreno.

road up
start vallicina

Guadagnamo quindi il massimo della quota, e raggiunto un bivio, iniziamo a scendere affrontando il primo trail, la “stretta Vallicina”, flow trail naturale che costeggia un torrente in secca attraversandolo a tratti. Molto easy ma l’ambiente naturale molto particolare lo rende davvero piacevole sotto le ruote

Purtroppo il trail e’ piuttosto breve e, per tornare a percorrere quello che sara’ il “piatto forte” della giornata, tocca ripercorrerlo in salita, quasi tutto a spinta nel mio caso, e quasi tutto in sella per Guido con l’ebike. Ri-attraversiamo quindi la zona di Prato dei Porcini (chissa’ se ci sono davvero in stagione …) per poi proseguire ancora in salita con qualche strappo in una bellissima faggeta, fino a quando il trail non inverte la pendenza e inizia la “famosa” Direttissima di Vicovaro.

prato porcini
faggeta

Inizia la discesa quindi , che attacca subito cattiva con un bel ripidone. Il terreno e’ molto secco, le mie gomme non sono nuove, e tutto questo non aiuta. Il trail poi si fa piu’ flow, per poi ri-presentare sezioni tecniche piu’ lente e strette, con un fondo che varia dal compatto al breccioloso nel giro di poco, e alcune tratte in contropendenza che complicano la vita. Troviamo pure un rockgarden che purtoppo non riesco ad affrontare causa poca lucidita’ , il caldo e la stanchezza abbassano il confidence level , si accende quindi la “spia della prudenza” e decido di non correre rischi, che con l’aria che tira di questi tempi e’ fin meglio.

direttissima discesa

(video – sorry per la scarsa qualita’ dopo i primi secondi ma la gopro mi ha abbandonato e ci siamo arrangiati con il cellulare di Guido e un ingegnoso supporto da manubrio)

Oltre che ad essere tecnicamente interessante, il trail offre anche un bel panorama (purtroppo la giornata lattiginosa non ci ha aiutato), e qualche incontro ravvicinato con vacche al pascolo.

vacche fine direttissima

Il Giro termina con un ultimo breve trail un po’ “cuocifreni”, uno scassato veloce su fondo smosso che si chiama “la Monaca”, anche qui nulla di difficile solo la dovuta cautela … si ritrova l’asfalto sulla Tiburtina … e ahime’ dobbiamo percorrere ancora qualche km in leggera salita per ritrovare il centro di Vicovaro e poi il parcheggio.

Per concludere: un giro sicuramente da ripetere in quanto ho qualche “conto aperto” con alcuni passaggi sulla Direttissima. Salita tuttavia fattibile, discesa molto bella senza mai presentare punti impossibili o pericolosi. Nel complesso un bell’enduro “naturale” , con kilometraggio e dislivello accttabile anche per chi non e’ eccessivamente allenato. Un buon “nuovo inizio” dopo questo periodo di stop forzato.

Traccia

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Montagna Libera!

Ci vuole Accesso LIBERO alla MONTAGNA ! (e alla collina, campagna, e qualunque spazio aperto dove vi siano sentieri e strade bianche)

La telenovela degli arresti domiciliari continua. Dal 4 corrente mese si potra’ uscire a fare attivita’ sportiva individuale “anche lontano da casa”.
La bici e nello specifico la Mountain Bike (traduzione letterale BICI DA MONTAGNA) e’ uno sport individuale.
La normativa e’ pero’ assolutamente POCO CHIARA sulla possibilta’ di spostarsi con un’altro mezzo privato(leggi veicolo a combustione termica), ovviamente DA SOLA, in luogo piu’ consono all’utilizzo di una BICI DA MONTAGNA.
Qualcuno potra’ farmi notare che i francesi la chiamano VTT ovvero Velo’ tout terrein ovvero, piu’ genericamente, bicicletta fuoristrada.
Va bene allora prendiamo atto che non e’ necessariamente “da montagna” ma semplicemente “da fuoristrada”, “da sterrato”.
Non abito in una location che permetta la pratica di tale disciplina in maniera coerente con il mio mezzo.
Quindi o faccio asfalto – a tratti anche molto pericoloso – per provare facendo qualche km – a raggiungere luoghi piu’ idonei al mio sport o continuo ad andare in escandescenza fino alla follia.
Ribadisco il concetto gia’ espresso nel precedente articolo : ANCHE IMMAGINANDO DI ESSERE POSITIVA ASINTOMATICA, CHI CONTAGIO ANDANDO DA SOLA TRA BOSCHI, COLLINE, E MAGARI MONTAGNE ???
ESIGO UNA RISPOSTA A QUESTA DOMANDA.

Una risposta con un motivo scientifico. E non tiratemi fuori il “se ti fai male”, perche’ e’ + facile che mi faccio male su asfalto perche’ qualche scellerato in macchina mi cilindra.
Mantenendo un range di movimento regionale (o addirittura anche solo provinciale), nell’Appennino Centrale ci sono un sacco di posti splendidi, isolati quanto basta per disperdere altri eventuali amanti dell’outdoor, non solo bikers, ma anche escursionisti, trail runners, e chiunque abbia semplicemente BISOGNO di riprendere contatto con la Natura.

Ed e’ proprio chi abita in citta’ che si e’ visto sottratto di una fondamentale liberta’ e di un fondamentale diritto, quello di potersi spostare, nel rispetto della tutela della propria salute e di quella altrui !
Fior di esperti affermano che anche solo camminare in un bosco, in montagna, in collina, insomma nel verde fa bene al fisico e allo spirito.

Abbiamo fatto i bravi anche troppo a lungo. Posso resistere ancora una decina di giorni, arrangiandomi in qualche modo con il poco che ho a disposizione in zona e approfittandone per riprendere un minimo di allenamento. Ma poi BASTA. Non facciamo del male a nessuno. Non capisco questo accanimento contro chiunque abbia delle passioni correlate all’outdoor, questo ignorare tutta una serie di esigenze che comunque hanno a che vedere con il benessere psicofisico delle persone. E’ concessa l’attivita’ “sportiva” ma non quella “ludica”. Come se, per poter apprezzare le bellezze che la Natura offre bisogna per forza fare qualcosa di “sportivo”. Io mi definisco sportiva ma non atleta. Faccio sport per il piacere di farlo e perche’ mi diverte, non per fare una certa performance.
Forse per i piani alti la mia idea di sport e’ sbagliata.
Forse (anzi di sicuro) io e quelli come me per i piani alti sono sbagliati.

Probabilmente a chi sta ai piani alti vedere foto come quelle che ri-posto qua sotto non fa ne caldo ne freddo. E ho volutamente scelto gli Appennini proprio nel rispetto del fatto che al Nord la situazione e’ ancora un po’ piu’ complessa.

nuria
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camposecco
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camposecco 1

Il tempo libero, probabilmente, per chi rappresenta l’italiano medio e’ fatto da calcio, tv, mangiate senza inizio ne’ fine, e il mare d’estate.

Tutto il resto non esiste. Come non esistono i singles e non esistono coloro che, per qualunque ragioni esse siano, non hanno CONGIUNTI.
I miei CONGIUNTI sono le MONTAGNE … esigo la possibilta’ di raggiungerle !!!

EDIT: Ad oggi , 29 Aprile 2020 , leggo questo per quel che concerne la Capitale:

http://www.romatoday.it/politica/parchi-roma-riapertura-come.html

Si parla di parchi a numero chiuso: tra i molti irrazionali commenti della serie “continuiamo a stare a casa” (ma stateci voi dato che vi piace tanto) qualcuno intelligente segnala che “appena fuori dalla citta’ ci sono tantissime aree di campagna PRATICAMENTE DESERTE” e che la concessione dello spostamento verso codeste aree eviterebbe l’affollamento dei parchi cittadini. Cosa giustissima peccato che difficilmente puo’ entrare nella testa di chi governa. Infatti, ribadisco il concetto, se mi fosse concesso spostarmi non andrei di certo a girare nei parchi, ma altrove in posti ben piu’ isolati. Speriamo in un minimo di buon senso (questo sconosciuto)

EDIT 2: Consiglio di firmare questa petizione a tutti coloro interessati a tornare al piu’ presto sui monti:

https://www.change.org/p/nicola-zingaretti-diritto-alla-frequentazione-della-montagna-nella-propria-regione/psf/promote_or_share?source_location=petition_show


Outdoor is not a Crime

Siamo ad un mese abbondante ormai di arresti domiciliari (si, per me la definizione piu’ appropriata e’ questa) e, se negli scorsi giorni si intravedeva qualche spiraglio di apertura alle attivita’ motorie in solitaria all’aria aperta rimuovendo i vincoli di prossimita’, ora chi ci comanda sembra fare passi indietro. Io vorrei tanto una spiegazione scientifica a queste insensate richieste.
Molti usano la motivazione del “non bisogna sovraccaricaricare il sistema sanitario e quindi se fai attivita’ outdoor puoi farti male” per giustificare questo provvedimento, ma forse, dico FORSE, questo aveva senso a inizio emergenza e probabilmente ha senso nelle regioni in cui il rischio e’ maggiore, ma uno ci si puo’ fare male anche vicino a casa, uno si puo’ fare male amche facendo lavori domestici improvvisati magari non di sua competenza. In quasi 42 anni di esistenza, non ho mai avuto traumi importanti al punto da dovermi rivolgere al 118 per mia fortuna, si, tanti microtraumi, distorsioni, striamenti a caviglie e ginocchia, i problemi di schiena, ma mai cose che mi impedissero di tornare a casa con i miei mezzi. Questo anche perche’ vivo da sola in una citta’ che non e’ la mia, sono padrona di me stessa (leggi partita iva) quindi non ho tutele, dunque, covid o non covid A ME L’INFORTUNIO NON E’ PERMESSO. E come sono riuscita io a non essere mai un “costo per il SSN” causa trauma sportivo credo che con le giuste cautele e limitandosi ad attivita’ che non ci portino fuori dalla zona di confort chiunque altro, pur di ritornare alla propria passione, sia in grado di auto-limitarsi.
Ipotizzando anche x un momento di essere un positivo asintomatico, vorrei proprio sapere chi contagio se vado a spasso nei boschi da sola? I cinghiali ?
In anni di MTB sono tante le uscite volutamente in solitaria durante le quali non ho incontrato NESSUNO. Credo che i bikers dalle ruote grasse siano assolutamente capaci di autoregolarsi, di evitare uscite impegnative (eh gia’, perche’ si vocifera che poco sport fa bene, mentre l’eccesso puo’ indebolire il sistema immunitario e quindi puoi prenderti il COVID) e di accettare una normativa (come in altri Paesi piu’ Civili) che limiti l’orario delle uscite alla prima mattinata e al tardo pomeriggio, in modo da scoraggiare i “merenderos” a fingersi bikers o trail runners.
Ormai, nel mio caso, e come in quello di tanti altri appassionati immagino, e’ diventata anche una questione di salute mentale. Sto lavorando ad un progetto virtuale (qua piu’ infos) per creare un software, un app, un simulatore che potrebbe renderci periodi simili meno noiosi, ma l’aria aperta, i boschi, il verde, i prati, le montagne, non potranno mai sostituire lo schermo di un pc.

mtb is not a crime

Non e’ solo questione di muoversi, e’ questione di poter apprezzare quel poco di bello che c’e’ ancora su questo Pianeta a cui non vogliamo abbastanza bene. Lo so, per la maggior parte della gente (e probabilmente anche x i nostri politici) la massima ambizione e’ stare sul divano e mangiare come una fogna. La maggior parte degli italiani in questo lockdown si e’ rifugiata in cucina. Gli sportivi vengono visti come pericolosi untori o egoisti irrispettosi “di chi sta a casa” o “dei medici eroi in prima linea”. A nessuno importa che invece la popolazione diventi sempre piu’ in sovrappeso e che aumenti il rischio di patologie cardiovascolari legate alla sedentarieta’. Adesso si parla anche di incentivi per utilizzare la bicicletta come mezzo di spostamento, sopratutto nell’ottica di alternativa ai mezzi pubblici. Ovviamente da biker (che gia’ sta usando quando il meteo lo permette la bici per andare a lavorare) non posso che essere interessata a questo approccio, ma, sarebbe anche bello vedere che tutte queste forze dell’ordine, spiegate in assetto quasi bellico per andare alla caccia dell’untore che corre o va in bici, venissero utilizzate per contrastare la microcriminalita’, rendendo “sicuro” non solo lo spostamento in bici, ma anche la possibilta’ di parcheggio/stallo del proprio mezzo. Le aziende che dispongono di spazi privati appositi sono poche, io stessa nel momento in cui il lavoro dovesse tornare al volume normale, avrei dei problemi.


Ma torniamo al nostro amato outdoor. Da qualche parte bisognera’ ripartire. Sono stati vietati gli spostamenti “non necessari”. Non tutti abitano in zone che consentano di fare attivita’ fisica all’aperto in modo piacevole per non pensare anche ai bambini che in questo regime a lungo non possono durare. Non tutti hanno un giardino o un cortile privato in cui poter comunque far qualcosa. Ma non ci si puo’ limitare al cortile. In questo periodo mi sento come se avessi 12 anni, e scendessi a giocare da sola, con l’ordine di “non allontanarsi dal cortile e non andare sullo stradone …”.


Non patisco la solitudine. Ci sono ormai abituata. Patisco la reclusione, questo si. Sono due cose molto diverse. La soppressione della liberta’ e delle proprie passioni in nome di un virus e’ una cosa che mi fa pensare di essere finita in un bruttissimo film. Una prova generale di sottomissione e omologazione, a cui non posso piu’ resistere a lungo. Una prova di controllo totale tramite un’app spiona (mi direte anche i social sono spioni, si certo, ma i fini sono differenti e inoltre la funzionalita’ dei social e’ basata su un concetto di scambio, i tuoi dati in cambio di un servizio) dalle dubbie funzionalita’ e implementazioni. Dicono che installando l’app si avranno meno vincoli. Vedremo con la dovuta attenzione.
Resta il fatto che del benessere psico-fisico di quella fetta, probabilmente troppo piccola, di popolazione che non e’ uno sportivo da divano (o al massimo da palestra) non importa niente.


Eppure, concedendo gli spostamenti, si farebbe in modo che la gente si disperda, che non si accumuli nei supermercati aperti (al supermercato non si prende il virus, nei boschi si, pure questo spiegatemelo) e che, nel rispetto del social distancing ripartano cmq i consumi di carburante (che sono scesi del 90% in questo periodo) il cui contributo al PIL e’ significativo.
Facendo due conti stupidi, in questo periodo ho risparmiato circa 200 euro di gasolio non potendo allontanarmi per uscire in bici nei boschi. Chi vive in citta’ fa anche molti km per andare a fare un bel giro e scoprire nuovi sentieri. A differenza di quel che probabilmente pensano ai piani alti la mtb non e’ fare il giretto nel boschetto dietro casa. Certo, per chi ce l’ha e’ pure quello, ma tutti i biker con un minimo di vena esplorativa spesso si allontanano in macchina per affrontare nuovi giri e scoprire nuovi posti.
Ritrovarsi privati di tutto questo, che vale anche per altri sport, e’ come sentirsi completamente svuotati, rendendo completamente inutile e insensata la propria esistenza.
E penso che tanti la pensino come me.
Spostandoci su altri sport, aggiungo due righe riguardanti il surf, gli sport acquatici individuali e l’accesso al mare in generale. Qua la cosa, sopratutto x il surf potrebbe essere piu’ complessa, ma con il buon senso credo che si possa tranquillamente evitare di affollare le line up, e magari accontentarsi di surfare spot con una qualita’ dell’onda un po’ piu’ “sporca” mantenendo per bene le distanze. Per l’accesso alla spiaggia basterebbe vietare lo stazionamento, consentendo solo il passaggio per fare il bagno, sport, o attivita’ motorie di allenamento a secco in spiaggia.

surf is not a crime
Ma pure qua, in fondo, vale il discorso di cui sopra: della salute psicofisica delle persone poco importa. Ci vogliono tutti grassi, con il colesterolo alto, ipertesi e pronti ad essere vaccinati contro un virus con un vaccino probabilmente fasullo (sono tante le fonti scientifiche che riferiscono che la profonda instabilita’ di questo virus ne rende difficile lo sviluppo di un vaccino efficace).
Questo non e’ il mio mondo, questo non e’ il mio paese. Una vita a queste condizioni non vale la pena di essere vissuta. Spero fortemente di vedere qualche segnale di comprensione a maggio, altrimenti la mia sopravvivenza (come quella di tanti altri) sara’ davvero dura. E non aggiungo altro perche’ se iniziamo ad analizzare anche la situazione economica la cosa si fa ancora piu’ preoccupante.

NON SIAMO CRIMINALI
SIAMO SOLO INDIVIDUI CHE AMANO L’OUTDOOR E LE LORO PASSIONI.


BackYard WIP Tutorial: Nosepress

Continuiamo a sfruttare il cortile per lavorare sulle skill. Del resto oltre a pedalare sui rulli e’ l’unica cosa che si puo’ fare, ed e’ l’unica che puo’ portarci a vedere migliorare la tecnica (o a non regredire) una volta che torniamo sui trail. Tra gli obiettivi che mi sono prefissata in questi giorni c’e’ quello di imparare il nosepress: ecco in questo video come sta andando :

La tecnica da me usata è in un certo senso “parente” di quella gia’ sfruttata per il bunnyhop, basata molto su ausili visivi / spaziali che aiutano a includere il gesto tecnico in un certo contesto, a dargli una certa utilita’ pratica. Se per il bunnyhop l’asticella e’ stata fondamentale, qua sono le piastrelle del cortile ad essere molto utili. Ben vengano consigli su come migliorare, questo non vuole essere un vero e proprio tutorial ma piu’ che altro la descrizione della mia esperienza di questi giorni di lockdown.

Buon divertimento.


Backyard Tutorial: Il Surplace

Dopo il bunnyhop ho impegnato un po’ di tempo (che non manca) per fare un tutorial su uno dei metodi utilizzabili per imparare il surplace. Come sempre, il sistema si basa sulla mia personale esperienza e non ha valore assoluto, ma, come si suol dire, se ha funzionato con me puo’ funzionare anche con altri. Il surplace e’ allenabile davvero in piccoli spazi con qualunque bicicletta: la mia progressione didattica prevede l’iniziare con una andatura molto lenta da realizzarsi soltanto a mezze pedalate, prima in maniera lineare, poi a S e per finire a spirale, fino a riuscire a restare fermi quasi automaticamente. Provare per credere !