Autore e dintorni

Con il progressivo (e speriamo definitivo) allentamento delle misure di contenimento del COVID, progressivamente si torna ad una pseudo normalita’, normalita’ che in realta’ ha ben poco di normale.
In ogni caso, i limiti al confine regionale ci escludono alcuni giri classici della tarda primavera. C’e’ pero’ la voglia di salire un po’ in quota e di prendere fresco, visto che nella Capitale le temperature sono gia’ pressoche’ estive, e quindi decidiamo per un giro nei monti Simbruini, in zona Livata. Andremo a ripercorrere il classico giro della valle dell’Autore, con una interessante e divertente variante proposta da Laura, percorrendo in totale 21 km su 640 d+ con qualche tratto a spinta.

Partenza da Campo dell’Osso dove fa freschino. Alle 11 il piazzale e’ gia’ pieno nemmeno fosse Agosto. Questa anormale normalita’ ha portato in montagna (montagna … mi spiace dirlo ma comunque faccio ancora fatica a chiamarla montagna viste le mie origini ma facciamo finta che lo sia) un sacco di gente visto che il mare e’ ancora precluso (e anche quando non lo sara’ piu’ non sara’ comunque cosi’ appetibile come in un’estate normale). Molte persone e anche molti bikers, piu’ del solito in una location caratterizzata da trail naturali. Con un po’ di ritardo ci mettiamo in marcia, risalendo la sterrata fino alla seggiovia, per poi addentrarci lungo una pista da sci che man mano diventa piu’ pendente fino a costringerci a procedere a spinta (a meno di non essere elettrificati). Nei pressi dell’arrivo della seggiovia lasciamo la pista per addentrarci nel bosco per alcuni metri, fino a raggiungere la cresta spartiacque e a godere del panorama sul versante opposto.

Da qua attacchiamo su un bellissimo flow trail naturale il cui unico difetto e’ quello di essere frequentato anche da molti pedoni, che ci obbligano a moderare la velocita’ e ad alcuni stop

Dopo questo divertente prologo proseguiamo verso le vedute dell’Autore, pronti ad affrontare il classico trail che scende su Campo Secco. Di questo percorso abbiamo gia’ parlato in passato, quel che mi sento di aggiungere e’ che stavolta lo abbiamo trovato mediamente pulito per gli standard del posto , potendolo quindi affrontare con la giusta velocita’.
Arriviamo dunque a CampoSecco, che come sempre ha il suo fascino. Se c’e’ una particolarita’ di queste montagne-non-montagne sono questi immensi altipiani, che non hanno equivalenti nel mondo alpino.

campo secco…

La sosta si allunga piu’ del dovuto causa foratura. Alla fine si riparte, e ci attende il singletrack in salita che ci riportera’ alla sterrata che conduce alla strada principale dell’autore. Niente di particolarmente impegnativo, un bel sentiero praticamente tutto pedalabile, che poi diventa una tranquilla sterrata. Un ultimo, breve pezzo su sentiero ci riporta al parcheggio, ancora mediamente affollato malgrado l’orario.
Nel complesso, un giro gia’ conosciuto ed apprezzato, a cui aggiungiamo la variante risalendo lungo la pista da sci per aggiungere un po’ di flow e scaldarsi a dovere. Da tenere sempre presente per la stagione piu’ calda, visto il range altrimetrico 1300-1800 che permette una fuga dal caldo senza fare troppa strada.

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MTB post lockdown: Direttissima

Abbiamo riconquisitato una discreta dose di liberta’ con l’allentamento delle misure e ci e’ stato “gentilmente concesso” di spostarci per praticare sport. Ci sono ancora limiti (nel Lazio fino a ieri provinciali, da oggi regionali parrebbe) ma dopo 2 mesi di reclusione ce li facciamo bastare. Dopo alcune giornate di “warm up” tra Formello e Monte Cavo durante le quali ho potuto constatare che l’allenamento con i rulli e’ comunque servito e che le mie prestazioni in salita erano molto buone per i miei standard (potete seguirmi su Strava) , ho deciso di affrontare qualcosa di piu’ impegnativo, e sopratutto di nuovo. Con il limite provinciale ancora in vigore, ieri la scelta e’ caduta sulla Direttissima di Vicovaro, trail di cui avevo sentito molte opinioni positive.
Con le dovute distanze di sicurezza, ci incontriamo con Guido e partiamo alla scoperta di questo nuovo itinerario, seguendo la traccia pubblicata il giorno prima da BiciNatura. La salita parte tranquilla su asfalto senza strappi, fino al paese di Rocca Giovine, dove, per nostra fortuna troviamo una fontana d’acqua fresca, cosa molto gradita visto il caldo forse fin esagerato per essere meta’ maggio. Da qua si prosegue su asfalto prima e sterrata dal fondo non sempre compatto a seguire, e le pendenze cominciano a diventare importanti con punte al 14% fino a raggiungere la localita’ Prato delle Forme, un ampia radura in classico stile appenninico. Da qua ancora qualche metro di dislivello positivo sempre su sterratona dal fondo impervio che impone lo spingismo, sia x le pendenze che per il tipo di terreno.

road up
start vallicina

Guadagnamo quindi il massimo della quota, e raggiunto un bivio, iniziamo a scendere affrontando il primo trail, la “stretta Vallicina”, flow trail naturale che costeggia un torrente in secca attraversandolo a tratti. Molto easy ma l’ambiente naturale molto particolare lo rende davvero piacevole sotto le ruote

Purtroppo il trail e’ piuttosto breve e, per tornare a percorrere quello che sara’ il “piatto forte” della giornata, tocca ripercorrerlo in salita, quasi tutto a spinta nel mio caso, e quasi tutto in sella per Guido con l’ebike. Ri-attraversiamo quindi la zona di Prato dei Porcini (chissa’ se ci sono davvero in stagione …) per poi proseguire ancora in salita con qualche strappo in una bellissima faggeta, fino a quando il trail non inverte la pendenza e inizia la “famosa” Direttissima di Vicovaro.

prato porcini
faggeta

Inizia la discesa quindi , che attacca subito cattiva con un bel ripidone. Il terreno e’ molto secco, le mie gomme non sono nuove, e tutto questo non aiuta. Il trail poi si fa piu’ flow, per poi ri-presentare sezioni tecniche piu’ lente e strette, con un fondo che varia dal compatto al breccioloso nel giro di poco, e alcune tratte in contropendenza che complicano la vita. Troviamo pure un rockgarden che purtoppo non riesco ad affrontare causa poca lucidita’ , il caldo e la stanchezza abbassano il confidence level , si accende quindi la “spia della prudenza” e decido di non correre rischi, che con l’aria che tira di questi tempi e’ fin meglio.

direttissima discesa

(video – sorry per la scarsa qualita’ dopo i primi secondi ma la gopro mi ha abbandonato e ci siamo arrangiati con il cellulare di Guido e un ingegnoso supporto da manubrio)

Oltre che ad essere tecnicamente interessante, il trail offre anche un bel panorama (purtroppo la giornata lattiginosa non ci ha aiutato), e qualche incontro ravvicinato con vacche al pascolo.

vacche fine direttissima

Il Giro termina con un ultimo breve trail un po’ “cuocifreni”, uno scassato veloce su fondo smosso che si chiama “la Monaca”, anche qui nulla di difficile solo la dovuta cautela … si ritrova l’asfalto sulla Tiburtina … e ahime’ dobbiamo percorrere ancora qualche km in leggera salita per ritrovare il centro di Vicovaro e poi il parcheggio.

Per concludere: un giro sicuramente da ripetere in quanto ho qualche “conto aperto” con alcuni passaggi sulla Direttissima. Salita tuttavia fattibile, discesa molto bella senza mai presentare punti impossibili o pericolosi. Nel complesso un bell’enduro “naturale” , con kilometraggio e dislivello accttabile anche per chi non e’ eccessivamente allenato. Un buon “nuovo inizio” dopo questo periodo di stop forzato.

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Montagna Libera!

Ci vuole Accesso LIBERO alla MONTAGNA ! (e alla collina, campagna, e qualunque spazio aperto dove vi siano sentieri e strade bianche)

La telenovela degli arresti domiciliari continua. Dal 4 corrente mese si potra’ uscire a fare attivita’ sportiva individuale “anche lontano da casa”.
La bici e nello specifico la Mountain Bike (traduzione letterale BICI DA MONTAGNA) e’ uno sport individuale.
La normativa e’ pero’ assolutamente POCO CHIARA sulla possibilta’ di spostarsi con un’altro mezzo privato(leggi veicolo a combustione termica), ovviamente DA SOLA, in luogo piu’ consono all’utilizzo di una BICI DA MONTAGNA.
Qualcuno potra’ farmi notare che i francesi la chiamano VTT ovvero Velo’ tout terrein ovvero, piu’ genericamente, bicicletta fuoristrada.
Va bene allora prendiamo atto che non e’ necessariamente “da montagna” ma semplicemente “da fuoristrada”, “da sterrato”.
Non abito in una location che permetta la pratica di tale disciplina in maniera coerente con il mio mezzo.
Quindi o faccio asfalto – a tratti anche molto pericoloso – per provare facendo qualche km – a raggiungere luoghi piu’ idonei al mio sport o continuo ad andare in escandescenza fino alla follia.
Ribadisco il concetto gia’ espresso nel precedente articolo : ANCHE IMMAGINANDO DI ESSERE POSITIVA ASINTOMATICA, CHI CONTAGIO ANDANDO DA SOLA TRA BOSCHI, COLLINE, E MAGARI MONTAGNE ???
ESIGO UNA RISPOSTA A QUESTA DOMANDA.

Una risposta con un motivo scientifico. E non tiratemi fuori il “se ti fai male”, perche’ e’ + facile che mi faccio male su asfalto perche’ qualche scellerato in macchina mi cilindra.
Mantenendo un range di movimento regionale (o addirittura anche solo provinciale), nell’Appennino Centrale ci sono un sacco di posti splendidi, isolati quanto basta per disperdere altri eventuali amanti dell’outdoor, non solo bikers, ma anche escursionisti, trail runners, e chiunque abbia semplicemente BISOGNO di riprendere contatto con la Natura.

Ed e’ proprio chi abita in citta’ che si e’ visto sottratto di una fondamentale liberta’ e di un fondamentale diritto, quello di potersi spostare, nel rispetto della tutela della propria salute e di quella altrui !
Fior di esperti affermano che anche solo camminare in un bosco, in montagna, in collina, insomma nel verde fa bene al fisico e allo spirito.

Abbiamo fatto i bravi anche troppo a lungo. Posso resistere ancora una decina di giorni, arrangiandomi in qualche modo con il poco che ho a disposizione in zona e approfittandone per riprendere un minimo di allenamento. Ma poi BASTA. Non facciamo del male a nessuno. Non capisco questo accanimento contro chiunque abbia delle passioni correlate all’outdoor, questo ignorare tutta una serie di esigenze che comunque hanno a che vedere con il benessere psicofisico delle persone. E’ concessa l’attivita’ “sportiva” ma non quella “ludica”. Come se, per poter apprezzare le bellezze che la Natura offre bisogna per forza fare qualcosa di “sportivo”. Io mi definisco sportiva ma non atleta. Faccio sport per il piacere di farlo e perche’ mi diverte, non per fare una certa performance.
Forse per i piani alti la mia idea di sport e’ sbagliata.
Forse (anzi di sicuro) io e quelli come me per i piani alti sono sbagliati.

Probabilmente a chi sta ai piani alti vedere foto come quelle che ri-posto qua sotto non fa ne caldo ne freddo. E ho volutamente scelto gli Appennini proprio nel rispetto del fatto che al Nord la situazione e’ ancora un po’ piu’ complessa.

nuria
autore
camposecco
autore
camposecco 1

Il tempo libero, probabilmente, per chi rappresenta l’italiano medio e’ fatto da calcio, tv, mangiate senza inizio ne’ fine, e il mare d’estate.

Tutto il resto non esiste. Come non esistono i singles e non esistono coloro che, per qualunque ragioni esse siano, non hanno CONGIUNTI.
I miei CONGIUNTI sono le MONTAGNE … esigo la possibilta’ di raggiungerle !!!

EDIT: Ad oggi , 29 Aprile 2020 , leggo questo per quel che concerne la Capitale:

http://www.romatoday.it/politica/parchi-roma-riapertura-come.html

Si parla di parchi a numero chiuso: tra i molti irrazionali commenti della serie “continuiamo a stare a casa” (ma stateci voi dato che vi piace tanto) qualcuno intelligente segnala che “appena fuori dalla citta’ ci sono tantissime aree di campagna PRATICAMENTE DESERTE” e che la concessione dello spostamento verso codeste aree eviterebbe l’affollamento dei parchi cittadini. Cosa giustissima peccato che difficilmente puo’ entrare nella testa di chi governa. Infatti, ribadisco il concetto, se mi fosse concesso spostarmi non andrei di certo a girare nei parchi, ma altrove in posti ben piu’ isolati. Speriamo in un minimo di buon senso (questo sconosciuto)

EDIT 2: Consiglio di firmare questa petizione a tutti coloro interessati a tornare al piu’ presto sui monti:

https://www.change.org/p/nicola-zingaretti-diritto-alla-frequentazione-della-montagna-nella-propria-regione/psf/promote_or_share?source_location=petition_show


Outdoor is not a Crime

Siamo ad un mese abbondante ormai di arresti domiciliari (si, per me la definizione piu’ appropriata e’ questa) e, se negli scorsi giorni si intravedeva qualche spiraglio di apertura alle attivita’ motorie in solitaria all’aria aperta rimuovendo i vincoli di prossimita’, ora chi ci comanda sembra fare passi indietro. Io vorrei tanto una spiegazione scientifica a queste insensate richieste.
Molti usano la motivazione del “non bisogna sovraccaricaricare il sistema sanitario e quindi se fai attivita’ outdoor puoi farti male” per giustificare questo provvedimento, ma forse, dico FORSE, questo aveva senso a inizio emergenza e probabilmente ha senso nelle regioni in cui il rischio e’ maggiore, ma uno ci si puo’ fare male anche vicino a casa, uno si puo’ fare male amche facendo lavori domestici improvvisati magari non di sua competenza. In quasi 42 anni di esistenza, non ho mai avuto traumi importanti al punto da dovermi rivolgere al 118 per mia fortuna, si, tanti microtraumi, distorsioni, striamenti a caviglie e ginocchia, i problemi di schiena, ma mai cose che mi impedissero di tornare a casa con i miei mezzi. Questo anche perche’ vivo da sola in una citta’ che non e’ la mia, sono padrona di me stessa (leggi partita iva) quindi non ho tutele, dunque, covid o non covid A ME L’INFORTUNIO NON E’ PERMESSO. E come sono riuscita io a non essere mai un “costo per il SSN” causa trauma sportivo credo che con le giuste cautele e limitandosi ad attivita’ che non ci portino fuori dalla zona di confort chiunque altro, pur di ritornare alla propria passione, sia in grado di auto-limitarsi.
Ipotizzando anche x un momento di essere un positivo asintomatico, vorrei proprio sapere chi contagio se vado a spasso nei boschi da sola? I cinghiali ?
In anni di MTB sono tante le uscite volutamente in solitaria durante le quali non ho incontrato NESSUNO. Credo che i bikers dalle ruote grasse siano assolutamente capaci di autoregolarsi, di evitare uscite impegnative (eh gia’, perche’ si vocifera che poco sport fa bene, mentre l’eccesso puo’ indebolire il sistema immunitario e quindi puoi prenderti il COVID) e di accettare una normativa (come in altri Paesi piu’ Civili) che limiti l’orario delle uscite alla prima mattinata e al tardo pomeriggio, in modo da scoraggiare i “merenderos” a fingersi bikers o trail runners.
Ormai, nel mio caso, e come in quello di tanti altri appassionati immagino, e’ diventata anche una questione di salute mentale. Sto lavorando ad un progetto virtuale (qua piu’ infos) per creare un software, un app, un simulatore che potrebbe renderci periodi simili meno noiosi, ma l’aria aperta, i boschi, il verde, i prati, le montagne, non potranno mai sostituire lo schermo di un pc.

mtb is not a crime

Non e’ solo questione di muoversi, e’ questione di poter apprezzare quel poco di bello che c’e’ ancora su questo Pianeta a cui non vogliamo abbastanza bene. Lo so, per la maggior parte della gente (e probabilmente anche x i nostri politici) la massima ambizione e’ stare sul divano e mangiare come una fogna. La maggior parte degli italiani in questo lockdown si e’ rifugiata in cucina. Gli sportivi vengono visti come pericolosi untori o egoisti irrispettosi “di chi sta a casa” o “dei medici eroi in prima linea”. A nessuno importa che invece la popolazione diventi sempre piu’ in sovrappeso e che aumenti il rischio di patologie cardiovascolari legate alla sedentarieta’. Adesso si parla anche di incentivi per utilizzare la bicicletta come mezzo di spostamento, sopratutto nell’ottica di alternativa ai mezzi pubblici. Ovviamente da biker (che gia’ sta usando quando il meteo lo permette la bici per andare a lavorare) non posso che essere interessata a questo approccio, ma, sarebbe anche bello vedere che tutte queste forze dell’ordine, spiegate in assetto quasi bellico per andare alla caccia dell’untore che corre o va in bici, venissero utilizzate per contrastare la microcriminalita’, rendendo “sicuro” non solo lo spostamento in bici, ma anche la possibilta’ di parcheggio/stallo del proprio mezzo. Le aziende che dispongono di spazi privati appositi sono poche, io stessa nel momento in cui il lavoro dovesse tornare al volume normale, avrei dei problemi.


Ma torniamo al nostro amato outdoor. Da qualche parte bisognera’ ripartire. Sono stati vietati gli spostamenti “non necessari”. Non tutti abitano in zone che consentano di fare attivita’ fisica all’aperto in modo piacevole per non pensare anche ai bambini che in questo regime a lungo non possono durare. Non tutti hanno un giardino o un cortile privato in cui poter comunque far qualcosa. Ma non ci si puo’ limitare al cortile. In questo periodo mi sento come se avessi 12 anni, e scendessi a giocare da sola, con l’ordine di “non allontanarsi dal cortile e non andare sullo stradone …”.


Non patisco la solitudine. Ci sono ormai abituata. Patisco la reclusione, questo si. Sono due cose molto diverse. La soppressione della liberta’ e delle proprie passioni in nome di un virus e’ una cosa che mi fa pensare di essere finita in un bruttissimo film. Una prova generale di sottomissione e omologazione, a cui non posso piu’ resistere a lungo. Una prova di controllo totale tramite un’app spiona (mi direte anche i social sono spioni, si certo, ma i fini sono differenti e inoltre la funzionalita’ dei social e’ basata su un concetto di scambio, i tuoi dati in cambio di un servizio) dalle dubbie funzionalita’ e implementazioni. Dicono che installando l’app si avranno meno vincoli. Vedremo con la dovuta attenzione.
Resta il fatto che del benessere psico-fisico di quella fetta, probabilmente troppo piccola, di popolazione che non e’ uno sportivo da divano (o al massimo da palestra) non importa niente.


Eppure, concedendo gli spostamenti, si farebbe in modo che la gente si disperda, che non si accumuli nei supermercati aperti (al supermercato non si prende il virus, nei boschi si, pure questo spiegatemelo) e che, nel rispetto del social distancing ripartano cmq i consumi di carburante (che sono scesi del 90% in questo periodo) il cui contributo al PIL e’ significativo.
Facendo due conti stupidi, in questo periodo ho risparmiato circa 200 euro di gasolio non potendo allontanarmi per uscire in bici nei boschi. Chi vive in citta’ fa anche molti km per andare a fare un bel giro e scoprire nuovi sentieri. A differenza di quel che probabilmente pensano ai piani alti la mtb non e’ fare il giretto nel boschetto dietro casa. Certo, per chi ce l’ha e’ pure quello, ma tutti i biker con un minimo di vena esplorativa spesso si allontanano in macchina per affrontare nuovi giri e scoprire nuovi posti.
Ritrovarsi privati di tutto questo, che vale anche per altri sport, e’ come sentirsi completamente svuotati, rendendo completamente inutile e insensata la propria esistenza.
E penso che tanti la pensino come me.
Spostandoci su altri sport, aggiungo due righe riguardanti il surf, gli sport acquatici individuali e l’accesso al mare in generale. Qua la cosa, sopratutto x il surf potrebbe essere piu’ complessa, ma con il buon senso credo che si possa tranquillamente evitare di affollare le line up, e magari accontentarsi di surfare spot con una qualita’ dell’onda un po’ piu’ “sporca” mantenendo per bene le distanze. Per l’accesso alla spiaggia basterebbe vietare lo stazionamento, consentendo solo il passaggio per fare il bagno, sport, o attivita’ motorie di allenamento a secco in spiaggia.

surf is not a crime
Ma pure qua, in fondo, vale il discorso di cui sopra: della salute psicofisica delle persone poco importa. Ci vogliono tutti grassi, con il colesterolo alto, ipertesi e pronti ad essere vaccinati contro un virus con un vaccino probabilmente fasullo (sono tante le fonti scientifiche che riferiscono che la profonda instabilita’ di questo virus ne rende difficile lo sviluppo di un vaccino efficace).
Questo non e’ il mio mondo, questo non e’ il mio paese. Una vita a queste condizioni non vale la pena di essere vissuta. Spero fortemente di vedere qualche segnale di comprensione a maggio, altrimenti la mia sopravvivenza (come quella di tanti altri) sara’ davvero dura. E non aggiungo altro perche’ se iniziamo ad analizzare anche la situazione economica la cosa si fa ancora piu’ preoccupante.

NON SIAMO CRIMINALI
SIAMO SOLO INDIVIDUI CHE AMANO L’OUTDOOR E LE LORO PASSIONI.


BackYard WIP Tutorial: Nosepress

Continuiamo a sfruttare il cortile per lavorare sulle skill. Del resto oltre a pedalare sui rulli e’ l’unica cosa che si puo’ fare, ed e’ l’unica che puo’ portarci a vedere migliorare la tecnica (o a non regredire) una volta che torniamo sui trail. Tra gli obiettivi che mi sono prefissata in questi giorni c’e’ quello di imparare il nosepress: ecco in questo video come sta andando :

La tecnica da me usata è in un certo senso “parente” di quella gia’ sfruttata per il bunnyhop, basata molto su ausili visivi / spaziali che aiutano a includere il gesto tecnico in un certo contesto, a dargli una certa utilita’ pratica. Se per il bunnyhop l’asticella e’ stata fondamentale, qua sono le piastrelle del cortile ad essere molto utili. Ben vengano consigli su come migliorare, questo non vuole essere un vero e proprio tutorial ma piu’ che altro la descrizione della mia esperienza di questi giorni di lockdown.

Buon divertimento.


Backyard Tutorial: Il Surplace

Dopo il bunnyhop ho impegnato un po’ di tempo (che non manca) per fare un tutorial su uno dei metodi utilizzabili per imparare il surplace. Come sempre, il sistema si basa sulla mia personale esperienza e non ha valore assoluto, ma, come si suol dire, se ha funzionato con me puo’ funzionare anche con altri. Il surplace e’ allenabile davvero in piccoli spazi con qualunque bicicletta: la mia progressione didattica prevede l’iniziare con una andatura molto lenta da realizzarsi soltanto a mezze pedalate, prima in maniera lineare, poi a S e per finire a spirale, fino a riuscire a restare fermi quasi automaticamente. Provare per credere !


Sondaggio: Gravity game/trainer

In questi giorni di reclusione obbligata causa quarantena e’ molto complesso trovare stimoli per restare in forma per chi come me associa all’attivita’ sportiva una forte componente di divertimento, di adrenalina, e di voglia di scoprire e esplorare nuovi posti. A tale proposito sto valutando di rivalutare il mio passato nell’informatica per effettuare in primis uno studio di fattibilita’ (e poi eventualmente lanciare una startup) per lo sviluppo di una piattaforma orientata alla simulazione/allenamento virtuale nelle discipline gravity (enduro, dh ecc) .

Per capire intanto se ci puo’ essere interesse e quanto, ecco un sondaggio.

Ringrazio chiunque voglia perdere 5 minuti del suo tempo (ora ne abbiamo tanto) per rispondere . Grazie e speriamo di uscire presto 🙁 .


A bikers’quarantine

Come sopravvivere al lockdown …..

Speravo di non arrivare mai e poi mai a scrivere questo articolo. Mai piu’ immaginavo di dover interrompere forzatamente i miei giochini per cause non legate ad un infortunio.
Il “bisogna stare a casa” per un amante dell’outdoor come me e’ davvero duro, difficile da accettare, come e’ difficile accettare che sia vietato andare per i boschi in solitaria , senza propagare contagi. Lo accetto di buon grado solo per il buon esempio, per quel che mi riguarda il discorso “se ti fai male” non sta in piedi in quanto per me vale sempre e comunque, essendo una partita iva e vivendo da sola e’ cmq x me vietato farmi male, con o senza coronavirus a peggiorare la situa.
La fortuna nella sfiga e’ che sono abituata a stare da sola, che non soffro la solitudine ma soffro la reclusione, questo si.
Soffro la mancanza di liberta’, le code al supermercato, il non poter uscire oltre l’isolato.
In ogni caso, sono impotente nei confronti di questa drammatica situazione, e la mia speranza e’ solo quella che si risolva in fretta, nella coscienza che comunque la normalita’ sara’ molto lontana, e che, nella speranza di una riapertura degli spazi verdi in tempi ragionevoli, girare in solitaria sara’ d’obbligo per un bel po’. Progetti, sogni, speranze si infrangono contro un muro purtoppo molto solido per il momento.
Il problema e’ che fermarsi e’ vietato. E’ vietato per la testa ed e’ vietato per le gambe, e, piu’ in generale per il proprio benessere psicofisico.

Come attrezzarsi dunque per limitare i danni della sedentarieta’ forzata ? Purtoppo ahime’ se il vostro sport preferito e’ la bici la risposta e’ una sola: CON I RULLI o indoor trainers.

In rete troverete un sacco di informazioni a riguardo, ma se, come me, l’argomento non vi e’ mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello, il risultato sara’ di avere le idee molto confuse e di aver paura di comprare una cosa che non funziona e di buttare via i soldi. Facciamo subito una premessa.Se avete (come me) una sola bici, non avete problemi economici e avete una bella carta di credito senza limiti, il mio consiglio e’ di orientarvi su rulli smart a trasmissione diretta che siano compatibili con il vostro tipo di perno (di default questi oggetti nascono x le bici da corsa, quindi hanno perno QR, il vecchio quick release, e per i perni passanti necessitano di adattatori a parte …) in modo da non dover combattere contro antipatiche sostituzioni. A questo (ci vanno dai 500 euro in su circa) va sommato (se gia’ non lo avete) un pc da gaming con cui potrete divertirvi con il simulatore/videogioco zwift.

Ma non e’ il caso mio. Io se non lavoro non mangio da brava piva, quindi portete immaginarvi i limiti delle mie riserve monetarie. Ragionando e cercando, ho deciso di optare per un cosiddetto “rullo libero”, ovvero un semplice congegno meccanico composto da 3 rulli e una cinghia di trasmissione. Appoggiando la bici sul congegno e iniziando a pedalare faremo girare i rulli posteriori, che tramite cinghia attiveranno quello anteriore che a sua volta mettera’ in movimento la ruota davanti, permettendoci con un po’ di allenamento di pedalare stando in equilibrio.
Ho scelto questo attrezzo anche perche’ piu’ “tricky”, piu’ impegnativo anche per la testa e allenante per la propriorecettivita’ e quindi usabile senza annoiarsi troppo anche se non si ha un “videogame” con cui interagire.

Non e’ stato facile di questi tempi reperire l’attrezzo. Nuovi sono quasi introvabili, ma fortunatamente nei mercatini sono abbastanza diffusi in quanto vista la situazione molti appassionati sono passati ad un prodotto interattivo. Inoltre c’e’ il problema taglia: se avete una mtb recente, il carro sara’ piuttosto lungo e malgrado i produttori dichiarino la compatibilita’ con 27.5 e 29 la “probabilita'” che la vostra bici sia lunga e’ alta: infatti la mia e’ leggermente lunga e ho dovuto ingegnarmi con una “sicura” per evitare che la bici scappi avanti. Quindi prendete bene le misure della distanza tra i due mozzi, e in caso di valutazione di un usato chiedete al venditore di indicarivi la massima distanza attuabile tra rullo anteriore e il centro dei due anteriori.
Tralasciando questo piccolo ma spero utile dettaglio, veniamo alle sensazioni: non e’ semplice stare in equlibrio, serve un muretto a lato per stare tranquilli e non dovere fare operazioni strane in partenza: si parte appoggiandosi al muro, e pian piano che si capisce che rapporto tenere si mette anche la seconda mano sul manubrio e ci si impegna a stare dritti. UNa bella sfida ….

Vedremo quanto durera’ il giochino … Speriamo poco e di ritornare liberi al piu’ presto. Il mio consiglio e’, comunque, se ne avete la possibilta’, di fare anche un minimo di allenamento sulla tecnica, perlomeno con il surplace, ed eventualmente se non lo sapete fare potete dedicarvi all’apprendimento del bunnyhop, sul quale recentemente ho fatto un tutorial “poco ortodosso” ma forse per alcuni funzionale

A tutto questo si puo’ anche aggiungere qualche componete di allenamento funzionale: per quel che riguarda il corpo libero e/o semprlici attrezzi, io prediligo i workout surf oriented, utilizzando l’indoboard e a volte anche lo skateboard in maniera un po’ insolita (la pagina facebook surf training review pro puo’ essere fonte di ispirazione in tal senso).

Tornando ai rulli, faccio un ultimo appunto sulla soluzione “intermedia” che non ho citato: i rulli smart a resistenza (freno magnetico in genere): hanno un costo accessibile (se riuscite ancora a trovarli), ma implicano anche qua il discorso adattatore (se avete un unica bici) e obbligano ad utilizzare un copertone apposito: questo significa che, se avete una sola bici ripeto, non potrete piu’ usarla outdoor anche solo per esercizietti di tecnica a meno di non cambiare la gomma.

Insomma sara’ dura … Cerchiamo di tenere duro, di trovare l’ispirazione e di non arrenderci. Non e’ facile per nessuno, c’e’ chi e’ piu’ fortunato e magari ha ampi spazi privati in cui costruirisi un mini bikepark, c’e’ chi lo e’ di meno e vive in un piccolo appartamento, c’e’ chi come me sta un po’ a meta’, potendo fortunatamente disporre di un piccolo cortile privato.
Cerchiamo solo di non farci coinvolgere in sterili polemiche … e di non additare chi magari prova a fare qualche km in bici per andare a fare la spesa o al lavoro, c’e’ anche chi i rulli proprio non se li puo’ permettere o non li trova nel suo budget … Sperando ovviamente di tornare al piu’ presto sui sentieri.

Keep on moving and stay strong.

KiaZ


Snowboard: Powder sul BAN con la Dupraz D1

04-03-2020

Data da segnare sul calendario e da ricordare. Difficile esprimere a parole cosa significhi essere nel posto giusto al momento giusto.
Non succedeva da tanto tempo, credevo che un Ban cosi’ potesse restare soltanto nei ricordi di facebook.
E invece per tutta una serie di fortunate coincidenze la Powder, quella vera e’ tornata sul Ban.
Il day before avevo gia’ girato in quel di Melezet, in compagnia di mio papa’ scegliendo la groomer (k2 carveair) come tavola. Scelta rivelatasi sbagliata, in quanto la neve era tanta e molto morbida, poco assestata e tendente a rovinarsi facile anche in pista. Le poche curve fuori parlavano chiaro: naso basso, ponte rigido e una piastra di carbonio sotto i piedi non erano lo strumento idoneo per le condizioni. Non ero abituata ad avere a che fare con neve abbondante e recente.
Decido quindi di cambiare musica. In un primo momento ero orientata per la splitboard, ma l’assenza di report positivi in zona su Gulliver mi ha fatto desistere.
A questo punto restava una sola soluzione: rimontare gli attacchi sul tavolone da freeride e andare a cercare fortuna sul Ban.

Il tavolone e’ una Dupraz D1, tavola artiginalale, 5.5 piedi , tradotto in cm 167 cm. Naso largo con una punta “spaccalastre” flex medio ponte classico round tail. Raggio di curva stretta, lamina effettiva corta e ponte classico.

Piazzale Difensiva alle 9.30 e’ quasi vuoto. Si sale, destinazione Ban, il punto piu’ alto del comprensorio dello Jafferau. Una cabinovia e due seggiovie mi porteranno lassu a quota 2700′, e piu’ salgo piu’ ho capito che stavolta ho fatto la scelta giusta e che questo giorno sara’ un gran giorno. Un mercoledi’ da leoni ma sulla neve.

Sono le 10 e qualcosa e attacchiamo con la prima run. Bastano gia’ due curve sul battuto per capire che ci siamo. Poi fuori lungo una linea addocchiata dalla seggiovia. E’ la mia montagna di casa, la conosco tutta, fossi, buche e pietre incluse. Il vento ha comunque lasciato delle irregolarita’, non tutte le classiche linee del Ban sono surfabili. Ma ce le faremo bastare, anche perche’ e’ davvero libero e pulito, pochissime tracce, cosa mai vista. Saranno almeno 10 anni, ma anche di piu’ credo, che non vedevo questo spettacolo.

L’apparentemente ingombrante tavolone fa il suo dovere: senza fatica e senza richiedere pressione sul piede dietro la tavola solca la neve fresca, assecondando ogni mio desiderio di curvare con affidabilita’ e precisone. La tavola galleggia tranquillamente, regalando quel surf feeling che solo un simile mezzo puo’ dare. Il resto, sono dettagli. C’e’ spazio ovunque per lasciare la propria firma in una neve quasi perfetta.

Dopo due run con linea simile decido di piegare piu’ a destra e di allungarmi fino a Fejusia. Nel bosco la neve ha fatto piu’ cumuli e a tratti e’ davvero abbondante, ma la Dupraz non delude e grazie alla sua mole riesco a divincolarmi anche in pendii meno aperti a velocita’ ridotte. La neve comunque in alto e’ piu’ secca e leggera, quindi torniamo sul Ban e continuiamo a lasciare il segno finche’ le gambe ne hanno. Sensazioni che non provavo da tanto e che stavo dimenticando. Sensazioni che sempre piu’ vanno memorizzate, stampate nella testa e ricordate, perche’ sara’ sempre piu’ raro trovare giornate come oggi. Il clima sta cambiando e gli inverni di una volta sono sempre piu’ rari.

Stanca ma felice ritorno alla macchina: a breve si ritorna a sud, lasciandomi alle spalle le mie montagne e le mie curve.

Le origini non si cancellano. Sono troppo legata a queste montagne che sia in versione invernale che estiva han tanto da raccontare.
Ho avuto la fortuna di crescerci e di poter godere di tutto quello che hanno da offrire.
Come sempre il rientro sara’ duro … sperando prima o poi di ritrovare il mio posto in questa valle.


MTB – Lanzo Torinese

Sulla mia carta d’identita’ alla voce “luogo di nascita” c’e’ scritto Lanzo Torinese. In realta’ e’ stata piu’ una questione di casualita’ che altro, de facto non ho reali legami con quelle zone, se non un minimo di curiosita’ nei confronti di valli meno turistiche e meno conosciute. Da circa un paio d’anni o poco piu’ era comparsa su facebook una pagina di un gruppo di locals, MTBPresibene, che aveva iniziato a ripulire e a rendere fruibili alcuni sentieri in zona. A questi punti, riuscire a fare un giro su questi sentieri diventava d’obbligo. Gia’ un annetto fa avevo fatto un rapido giro sul primo trail ripristinato, Fontana d’argento, breve ma comunque interessante. Quest’anno invece, con un poco piu’ di tempo e la disponibilita’ di un contatto in zona a farmi da guida, sono riuscita a percorrere il 352, il piu’ lungo dei trail di St.Ignazio.

Cominciamo dalla salita: dopo un paio di km su asfalto cmq tranquilli, si devia in uno sterrato, che sale a tornanti senza presentare mai pendenze impegnative .. sterrato che poi diventa singletrack mantenendo cmq le stesse caratteristiche. Giunti in localita’ Tortore, sempre nei pressi del santuario di st.Ignazio proseguiamo ancora per un paio di km , prima asfaltati e poi sterrato, fino ad arrivare all’inizio del singletrack . Purtroppo la giornata non e’ delle piu’ limpide, e la foschia lascia giusto intravedere le cime innevate in lontanaza.

Il trail, lungo poco piu’ di 2 km e diviso in due parti parte con un entrata abbastanza tecnica fortunatamente dotata di chicken line. Da qua segue un mix di sezioni costruite ad altre piu’ naturali con qualche passaggio piu’ tecnico senza comunque mai diventare eccessivamente complesso o pericoloso: insomma i trailbuilder locali hanno ben interpretato il terreno, creando un percorso accessibile anche a chi e’ alle prime esperienze enduro, senza compromettere il divertimento dei piu’ esperti.

Si attraversa uno stradotto e inizia il secondo segmento, forse un pelo piu’ complesso: qua il terreno e’ piu’ compatto, ma le pendenze aumentano e ci ritroviamo ad affrontare sezioni di ripido guidato con alcune curve anche in contropendenza, non sempre intuitive… questa sezione sembra costruita “ex novo”, solo per le bici, senza fare riferimento a tracce gia’ esistenti. Un pelo impegnativa ma la pulizia delle linee e l’assenza di grossi ostacoli (eccezion fatta per una rampetta di legno) la rende comunque abbordabile. Un ultimo traverso piuttosto ripido ci riporta in prossimita’ dell’asfalto e quindi alla macchina.

Concludendo: location interessante a 40 minuti circa da Torino, di facile accesso e con ampie possibilita’ di parcheggio. Si parte da un centro abitato piuttosto simpatico e dotato di servizi , acqua lungo la strada alla Fontana d’Argento. Non conosco gli altri trail ma anche solo questo merita una discesa nel caso ci si ritrovi in zona. Complimenti ai ragazzi locali, MTB Presibene, per il lavoro svolto, sperando magari di vedere altri sentieri e altre linee. Da ripetere e approfondire.

TRACCIA GPS GPX

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