eMTB Malamot 2.0 (beta)

Domenica 3 luglio 2022: a distanza di quasi due anni si torna sul Malamot, quota 2914, con l’intenzione stavolta di testare una linea inedita, almeno per me e per Daniele, mio “socio” in questa uscita di scouting, Da qui la definizione di “beta”, rubata all’IT, ovvero di un qualcosa di non ancora stabile e utilizzabile (nel caso specifico) percorribile in sicurezza.

Ma cominciamo dall’inizio. Partenza dal piccolo lago di Moncenisio paese, con il meteo che ci assistera’ (cosa non scontata con le altitudini in questione) per tutta la giornata. Sulla carta ci aspettano 1500 d+, il massimo attualmente sperimentato dalla batteria della Thok, andando al risparmio.

Saliamo dalla strada del lago Arpon, fino ad incrociare il bivio per il Malamot. Da qua la salita e’ identica a quella del precedente giro effettuato nel 2020.

Andiamo piano, molto piano, diciamo che reggo bene il primo “millino” in eco, ogni tanto in caso di (rari) passaggi tecnici preferisco scendere e spingere la bici, sia per cambiare tipo di sforzo (si, si fatica anche con l’ebike, sopratutto se si deve arrivare a compromessi per risparmiare) che per conservare la batteria. Il paesaggio e’ quello caratteristico del Moncenisio, che come sempre da l’idea di trovarsi su di un’altro pianeta.
Dopo circa 4 ore e mezza siamo in cima , e finalmente si recupera fiato e energia.

Iniziano le valutazioni per la discesa. La traccia che intendiamo seguire e’ stata scaricata da Trailforks, e punta verso il lago bianco tagliando diretta tra i sassi. Non ci sono ridelog recenti. Guardando verso il basso, tra le pietre si scorge una specie di camminamento relativamente vicino, che potrebbe semplificare la discesa. Decidiamo quindi di seguire una specie di scalinata segnata da alcuni “ometti” che punta verso il camminamento intravisto. Qualche gradone sarebbe teoricamente anche ciclabile, ma evitiamo inutili rischi, trovandoci nel nulla a quasi 3000 mt slm.

top malamot

Dopo un po’ di ravanaggi inizia il divertimento. Freeride tra prato e pietra fissa molto divertente, con lo sfondo del lago bianco e del monte Giusalet a fare da piacevole contorno.

Purtroppo un bel gioco dura poco, e si ricomincia a ravanare per cercare un passaggio che ci permetta di superare indenni alcuni “cliff” e trovare la strada sterrata che arriva dal basso.
Morale della favola: un ora circa di ravanaggio per 10 minuti di piacevole discesa. Ma questo fa parte dell’all-moutain, sopratutto in fase di “beta test” o scouting che dirsi voglia.

Inizia quindi la seconda parte di discesa, quella che, almeno sulla carta dovrebbe essere piu’ flow e semplice. Seguiamo una traccia segnata sulle mappe come strada, effettivamente ha l’aspetto e la larghezza di una strada in disuso, ma il fondo e’ comunque insidioso e di strada ha ben poco. In ogni caso niente di difficile, circondati sempre da un contesto naturalistico e paesaggistico spettacolare da cui non bisogna lasciarsi distrarre troppo. La presunta strada diventa poi singletrack, a tratti decisamente esposto, con simpatici passaggi tecnici su roccia, e man mano che perdiamo quota iniziano a comparire anche divertenti tornantini. Insomma, il trail sembra valere il giro, unendo perfettamente piacere di guida della bici in discesa e ambiente alpino mozzafiato.

Ma anche qui purtroppo ritroviamo un’uscita non semplice. Poco prima di ritrovare la strada del lago Arpon, dobbiamo nuovamente “combattere” contro un passaggio non ciclabile e difficilmente percorribile anche a piedi dovendoci trascinare dietro le pesanti ebike. In qualche modo ne usciamo, sperando che le insidie siano finite.

out


In teoria ci aspetta un ultima piacevole discesa fino alla piana di St Nicolas e a seguire verso Moncenisio via sentiero dei Monaci … ma come si poteva immaginare c’e’ ancora da tribolare. Una frana interrompe il sentiero, dobbiamo tornare indietro (santa ebike) e trovare una traccia alternativa. In qualche modo scendiamo e incrociamo quella che una volta era la base della Ferrovia Fell, che nell’800 collegava la val di Susa alla Maurienne. Ultimi metri tritabraccia sul lastricato del sentiero dei monaci, dopodiche’ finalmente troviamo una fontana e poco dopo le macchine.
Tirando le somme, 1650 d+, il record per la mia Thok. Malgrado i problemi di “ravanaggio” giro bellissimo, ma da rivedere per trovare passaggi piu’ agevoli (dovrebbero esistere) . E’ davvero un peccato che la sezione finale del trail che dal lago bianco scende alla strada dell’Arpon sia cosi’ complessa da superare. Sulle mappe e sulle strava heatmap risulta esistere un passaggio alternativo. Forse vale la pena tornare ad indagare ………

A questo link :
https://www.facebook.com/media/set?vanity=mtbexplorer360&set=a.3287690804889674
potete trovare tutte le foto di Daniele, (mtbexplorer360), che ringrazio per aver condiviso questa esperienza per me “epica”.
Il Moncenisio e’ sempre affascinante, un posto unico come ce ne sono pochi e che vale davvero la pena visitare. Vedremo se ci sara’ una release “3.0” del Malamot !!!

PS: un ultima nota sul comportamento di motore e batteria. La mia thok ha una batteria da 504 watt/h, al giorno d’oggi considerata “piccola” per una ebike “classica”. Eco e’ regolato dall’app a medio, tutto il resto a basso. Durante il giro ho usato trail solo nella fase finale e quando siamo dovuti risalire causa frana. Ovviamente la velocita’ di crociera e’ comparabile ad un muscolare allenato. Ma con un po’ di pazienza anche senza le “megapile” si possono fare giri di tutto rispetto.

eMTB Jenne All Mountain

Jenne e dintorni, all-mountain appenninico

Era da un bel po’ che non scrivevo di un giro in centro Italia.
La mancanza di scassato o comunque di terreno naturale iniziava a farsi sentire.
Quindi non avendo impegni volevo assolutamente azzardare qualcosa di nuovo.
Girare “fuori dal preparato” in Appennino Centrale e’ ben diverso dal farlo nella “mia” ValSusa. Si e’ spesso senza segnale telefonico, in zone molto lontane da centri abitati , e lo sviluppo kilometrico in genere prevale su quello altimetrico. Quindi e’ bene avventurarsi perlomeno con un compagno/a. Cosa che negli ultimi tempi era diventata difficile, visti i frequenti impegni didattici sia con la Tibur Bike che per il mio progetto RidePink.
Ma i social talvolta aiutano, e riesco ad accordarmi con Tony, e-biker che gradisce il riding su terreno naturale e scassato in quota (e che e’ pure capitato nella “mia” Valsusa …)
Il giro che prevediamo di fare e’ un mix tra due tracce in zona monti Simbruini. La partenza e’ da Jenne, alcuni km oltre Subiaco lungo la strada alternativa per monte Livata. Saliamo per asfalto direzione Livata fino a localita’ Fondi, un immenso altopiano in “classico” stile Simbruini. Con qualche taglio ci portiamo su una carrabile che in cresta diventa sentiero, e diventa un po’ sporca e non semplice da seguire. Dobbiamo far affidamento alle bandierine CAI, oltre che alla traccia GPX. Del sentiero non vi e’ praticamente segno. Seguendo la cresta arriviamo ad uno scollinamento su prati in dicesa che ci conduce al punto piu’ panoramico del giro. Un breve ma spettacolare saliscendi, comprensivo di qualche zona ancora innevata, ci porta su un crestino (Colle Campitellino) dal quale e’ possibile ammirare alcune cime innevate, a cui purtroppo non saprei dare nome (eh no, questa non e’ la mia valle :/ …)

Ritrovato il sentiero dopo qualche ravanaggio, continua la “caccia alla bandierina”. Un peccato perche’ il percorso – tutto pedalabile – sarebbe davvero bello e accessibile se fosse pulito. Le faggete dei Simbruini sono un terreno perfetto per la mtb e, sotto quello strato di foglie secche e ramaglie, si nascondono davvero trail di ogni genere.
In ogni caso, a forza di bandierine arriviamo sull’asfaltata. Ancora un saliscendi e inizia il primo vero e proprio trail della giornata: fondo prevalentemente smosso con qualche parte su pietra fissa, non particolarmente difficile ma abbastanza “fisico” per braccia e sospensioni. Verso la parte finale il trail si incattivisce un pelo, con un paio di curve non banali e il fondo che prende un aspetto piu’ di pietra fissa/rockgarden, sbucando infine nuovamente sulla traccia asfaltata da cui siamo saliti.


Risaliamo nuovamente per un paio di km e andiamo a prendere l’ultimo segmento della giornata: un divertente trail, decisamente piu’ flow talvolta interrotto da passaggi su roccia fissa, con alcune sezioni che richiedono un giusto bilanciamento tra precisione di guida e capacita’ di fare scorrere alla velocita’ corretta.
Con un ultima sezione a tornantini si ritrova l’asfalto poco sopra l’abitato di Jenne, e quindi le macchine.

Video By Toni

Concludendo: mi mancava un giro “all mountain”, dove la protagonista e’ la Natura e la Montagna, e la bici e i trail diventano un mezzo appagante e sfidante per goderseli. Ambienti affascinanti e particolari, ben diversi dalle Alpi, dove c’e’ ancora un qualcosa di selvaggio e ben lontano dall’antropizzazione.

Traccia su Strava, consiglio buone capacita’ di orientamento e uso del gps (che deve essere carico e avere le mappe offline) per seguire la parte alta.

https://www.strava.com/activities/6855435457

eMTB Liguria Levante: Anchetta

All Mountain Tigullio: Anchetta (discese su Zoagli e su Chiavari)

Torniamo in Liguria, o meglio torniamo a raccontare le esperienze dei miei due ultimi giri nel posto che chiamo casa, ovvero Rapallo, nel levante ligure e piu’ precisamente nel golfo del Tigullio. Stavolta vi presento un paio di trail, effettuati in due giorni diversi e con diverso spirito, ma volendo collegabili in un unico giro, sopratutto se si decide di utilizzare la funivia per guadagnare quota.
Il punto di partenza, da raggiungere pedalato o tramite la funivia di Montallegro, e’ dietro all’omonimo santuario, seguendo le indicazioni per il ristorante “Il Pellegrino”, e poi per il passo Anchetta.
L’incipit e’ abbastanza easy con un po’ di rilanci, su fondo a pietra fissa sempre fattibile, scassato, fisico ma non difficile.
Il trail alterna parti nel bosco incastonate in muretti a secco a classici scorci panoramici sul mare. Qualche area e’ + esposta, e richiede attenzione. Poco prima del ricongiungimento ad una strada asfaltata, ci sono un paio di tornanti tecnici con un ingresso non banale (S3++) parzialmente esposti. Conviene osservare ed essere certi di “averceli” per azzardarli.

Giunti al passo Anchetta la vista si riapre, regalando nuovamente un classico panorama del golfo del Tigullio. Da qua abbiamo due opzioni, a seconda del giro che vogliamo fare.

anchetta 1

1) Discesa verso st’Andrea di Rovereto e quindi Zoagli e rientro a Rapallo con l’aurelia.
2) Discesa dalla “anchetta DH” in direzione Chiavari. Da qui rientro in treno, oppure risalita all’Anchetta e proseguo con quanto indicato al punto 1).

1) Il singletrack parte mezzacosta su classico muretto a secco con qualche scalino e prevalenza pietra fissa, e prosegue sempre sullo stesso classico genere. Impegnativo per braccia e gambe, qualche tratta piu’ tecnica , il problema e’ che non molla mai e non lascia possibilita’ di riposare. Anche quando “spiana” rimane scassato. Dimenticatevi la parola “flow”. Verso la fine c’e’ un passaggio molto ostico (S4) del quale non saprei che linea adottare, ma fortunatamente molto breve. Lo trovate su trailforks come Madonetta, nome probabilmente dovuto al santuario che si incrocia.

madonetta
anchetta start vs zoagli

Da st’Andrea proseguire su asfalto in direzione Zoagli , dove se la stagione lo permette, ci si puo’ concedere un bagnetto in mare.

2) Anchetta DH, cosi’ si chiama su Trailforks. Di DH, in realta’ ha solo il fatto che scende verso giu’. E’ un sentiero all-mountain diciamo messo in sicurezza, con tutte le caratteristiche del “genere” : curve strette , ripido guidato, curve scassate , curve scassate e ripide.
Molto molto bello, impegnativo ma motivante e ripagante. Livello da S2 a S3. Da evitare dopo pioggia forte. Il trail prosegue con una variante tutta curve veramente bella impegnativa per chi non e’ abituato al genere. All mountain a tutti gli effetti direi, ben lontano da quello che si vede nelle trail area. Un bel “proving grounds“, sopratutto per la sottoscritta che dovra’ abituarsi a farci i conti sempre piu’ spesso con questo genere di terreno.

Come anticipato, se si fa questo trail come prima opzione, e’ possibile risalire e poi fare quello indicato al punto 1) se si e’ partiti da Rapallo. Altrimenti ricordo che in Liguria le bici viaggiano gratis sui treni regionali.

Allego i link alle due attivita’ su Strava. Se vi serve unire le due tracce non esitate a contattarmi e vi genero la traccia unica.

https://www.strava.com/activities/5942794812

https://www.strava.com/activities/6150209941


NB: trailforks segna entrambi i trail come blu. Di blu non hanno un bel niente. Sopratutto Anchetta DH e’ molto lontano dal blu.
Nero con qualche passo doppia nera se dobbiamo usare i colori di trailforks.

Ultimo ma non meno importante: sono diventata guida con FCI, e dal 2022 dovrei essere guida con tutte le scartoffie burocratiche in regola. Nel 2022 la mia presenza nel Tigullio dovrebbe diventare costante, e sono disponibile come guida/escursioni didattiche per questi ed altri giri 😉 Contattatemi x info

eMtb: Forche di Ascrea

Che bella l’ebike, qualcuno dice … non si fatica in salita !!!
Non sempre e’ cosi’, sopratutto quando hai degli amici che amano “ravanare in salita”, alla ricerca di improbabili “scorciatoie” che poi si rivelano dei muri.

Ma partiamo dall’inizio. E’ una calda domenica di meta’ giugno, e leggo tra le righe di uno dei gruppi watsapp che seguo una proposta per il giro delle forche di Ascrea, zona lago del Turano. E’ un giro di cui avevo visto bellissime foto e video, molto panoramico e non eccessivamente tecnico, almeno la prima parte. Ma … quando sei con “elettrici puri” non sai mai cosa aspettarti. Il primo tratto parte bene, dopo pochi metri di sterrata lungo la valle dell’Obito , la lasciamo preferendo un sentiero un po’ sporco ma mai ripido che dopo un simpatico guado si addentra in una fresca pineta, fino a ritrovare una strada forestale.

torrente obito

E da qua iniziano gli impicci. Il sentiero prosegue con i suoi “tagli“, che diventano sempre piu’ ripidi e impestati, tali da costringermi a scendere piu’ volte (la thok ha tanti pregi, ma se c’e’ una cosa in cui la mondraker e il suo Bosch eccellevano erano le salite improbabili) e a spingere la bici. Il walk assist un po’ aiuta, ma se ci sono da superare radici non c’e’ santo, i 22 kg abbondanti del mezzo si fanno sentire, come le mie frequenti imprecazioni, che caratterizzeranno piu’ o meno tutta la salita. Finalmente, dopo l’ennesimo taglio in modalita’ scouting, si giunge ad una fresca fonte sullo scollinamento verso il lago del Turano. Morale della favola, 7 km in 2h. Sono tempi da scialpinismo/splitboard, non da bici a pile.

fonte due
fonte

Finalmente si scende !! Il trail parte con una prima parte facile e flow, che presenta un unico passaggio tecnico che abbiamo fatto tutti a piedi in quanto trattasi di strettoia in cui si rischia di rompere componenti, per il resto un simpatico sentierino scorrevole dal buon fondo.

Perdendo quota il bosco si dirada, e qua le cose si fanno interessanti, in quanto il sentiero diventa mezzacosta, regalando una spettacolare vista panoramica sul lago del Turano

lago turano panorma
me lago turano

Questa sezione presenta un fondo smosso che a tratti puo’ essere insidioso, ma comunque sempre mediamente facile senza passaggi ostici. Il sentiero si conclude con un paio di tornanti un po’ + ripidi sempre con fondo non semplice che riportano sulla strada asfaltata che sale ad Ascrea.

In teoria il giro doveva proseguire con un secondo trail, ma causa guasto meccanico al cambio di uno dei presenti siamo costretti a cambiare programma, con un bel bagnetto nel lago del Turano: acqua fresca ma non gelida, ottima conclusione e rimedio contro le temperature quasi estive.

Ultima nota negativa, ho smarrito la mentoniera del casco smontabile. Fortunatamente il mio sito parthner affiliato Alltricks la aveva disponibile ed e’ in arrivo ;), vi ricordo che potete supportare il mio blog acquistando su Alltricks dal banner sottostante, a voi non cambia niente, a me arriva una piccolissima percentuale.

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Link strava – ma vi consiglio di cercare una traccia con salita umana :

https://www.strava.com/activities/5464660470

eMTB: Sestri All Mountain

Sestri Levante All Mountain

Sestri Levante e’ ben nota per i trail enduro, tra cui il famoso St.Anna, e questo ormai lo sanno pure i muri.
Ma non c’e’ solo “enduro” inteso come “prove speciali” , ma altri interessantissimi itinerari all-mountain, piu’ naturali (btw, st.Anna e’ a prevalenza naturale, ma la sua particolare conformazione lo rende molto enduristico) e molto meno conosciuti. Grazie alla disponibilita’ della guida MTB Gabriele ho avuto l’opportunita’ di fare un bel giro alternativo sulle alture che sovrastano Sestri e Cavi di Lavagna.

Partiamo dall’inizio: la salita e’ la solita che si fa per i classici St’Anna, ma stavolta proseguiamo per una sterrata, che poi diventera’ sentiero, direzione Cavi quindi verso ponente , fino a raggiungere la cima del monte Capenardo, poco sotto i 700 mt slm. Da qua proseguiamo ancora fino, tramite un trail a scalette, a raggiungere il sentiero di cresta.
Le salite sono a tratti impegnative e l’ebike e’ d’obbligo per i comuni mortali. Si parte quindi con uno spettacolare sentiero in cresta, con vista mare che spazia su tutto l’intero golfo del Tigullio, da Sestri fino al monte di Portofino.

Dopo questo breve incipit molto easy , lasciamo la cresta per immetterci nel bosco in parete nord. Attacchiamo quindi con il primo trail un po’ piu’ tecnico della giornata, “ciappea“, da “ciappe”, ovvero il termine con cui venivano chiamate le lastre di ardesia, caratteristiche di queste alture. E il trail e’ quindi un susseguirsi di punti piu’ flow a qualche passaggio tecnico su roccia fissa mai impegnativo.

Ci ritroviamo allo slargo da cui partono alcuni trail e da cui abbiamo iniziato a salire su singletrack . Da qua prendiamo uno stretto trail, a tratti nascosto dalla vegetazione. Scorrevole e divertente, e’ il sentiero piu’ flow del giro, e molto probabilmente il piu’ flow della zona (su trailforks e’ indicato come verde …). Attraversando bellissimi boschi e alternando zone piu’ aperte da cui si scorge nuovamente il mare, a tratti circondati dalle ginestre, sbuchiamo su asfalto dal versante ovest, verso Cavi, e dunque ci tocca risalire, per l’ultima volta.

flow trail

Stavolta lasciato l’asfalto la salita si fa impervia, tanto da mandare in crisi la thok su un ripido anche in boost. Fortunatamente e’ breve, pochi metri a spingismo (walk) e andiamo ad incrociare l’ultima parte del trail “i cani” che con un mezzacosta ci portera’ sul famoso Sant’Anna, circa alla fine del Toboga. Il resto, lo conosciamo ormai bene, dai paesaggi ai passaggi tecnici su roccia fissa Sant’Anna non delude mai, e stavolta, cigliegina sulla torta, una nuova variante un pelo piu’ easy che bypassa il roccione e porta a meta’ del trail finale dei ponti Romani. Interessante e utile per chi non ha ancora fiducia sui drop rocciosi ma non vuole perdersi l’opportunita’ di girare su uno dei trail piu’ “unici” della Liguria.

Si conclude cosi’ questo bellissimo giro. Ringrazio la guida Gabriele Grasso per avermi fatto scoprire questo itinerario AM che aggiunge un motivo in piu’ per girare a Sestri. Il territorio ligure conferma ancora una volta di avere la conformazione perfetta per la MTB, e l’elettrica amplia ulteriormente il range di sfruttamento del territorio. Spero presto di tornare qua, avere questi trail a poca distanza da casa non ha prezzo.

st anna guide

relive

MTB Liguria: La Porcilaia

La Porcilaia

Ci sono, a volte dei trail per cui vado in fissa, dei trail che vedo in video e che mi metto in testa che devo assolutamente fare. Talvolta capita che i trail in questione siano in zone piuttosto poco frequentate (almeno, pre covid) e questo , dopo l’infortunio di settembre, mi mette un po’ il freno ad andarci da sola. Ma stavolta i report recenti e positivi su trailforks, e il clima secco da un po’ mi hanno permesso di ritrovare il coraggio. Siamo in Liguria per il ponte, e finalmente andiamo a fare la Porcilaia. La Porcilaia e’ un trail all-mountain ad uso promiscuo che stacca dalla strada del monte Fasce, percorre una lunga cresta e poi si incanala sul versante ovest nel bosco, per arrivare fino in zona Sant. Ilario (Genova Nervi). Avevo visto tanti video di questo trail, scassato ma non troppo, con paesaggi da favola e sezioni tecniche impegnative ma fattibili. O almeno, questa era l’idea che mi ero fatta dai video.
Ma veniamo all’impresa. Decido di tracciare ex novo una linea alternativa. Arrivando da Rapallo non mi conviene salire da Nervi, ma lasciare la macchina a Sori, e percorrere una strada alternativa che, attraversando varie caratteristiche frazioni, arriva alla panormaica del Monte Fasce. La salita va su agevole, con l’ebike e’ davvero una piacevole passeggiata, sostando di tanto in tanto ad immortalare qualche caratteristico scorcio sul mare.

fraz sori
frazioni sori

E’ anche abbastanza facile trovare l’attacco di questa Porcilaia. Il trail e’ ben segnato da cartelli e segnavia, e’ difficile sbagliare, c’e’ un unico bivio dove bisogna piegare a destra ed evitare la seconda cresta (ciclabile ma definita nera da trailforks).

strada fasce
start porcilaia

Il trail parte con un lungo mezzacosta esposto. Mai difficile, con qualche sasso un po’ cattivo e qualche passaggio che andrebbe conosciuto (ci sono scaloni non copiabili) , ma mai facile, mai rilassante. Il fondo e’ sempre irregolare, su pietra fissa, tipico da antica mulattiera dismessa e richiede un impegno fisico non indifferente. Parti piu’ scorrevoli si alternano a passaggi piu’ tecnici sempre su pietra fissa. Solo un paio di gradoni mi han messo alla prova: uno e’ assolutamente non copiabile, il secondo sarebbe fattibile. Ma essendo in solitaria ho optato per rischiare il meno possibile.

E’ difficile trovare le parole per descrivere lo spettacolo offerto da questo trail. L’unico neo e’ quello che essendo fisicamente impegnativo non permette di rilassarsi quanto basta x godersi lo spettacolo. Meno male che ho documentato tutto, per rivivere a posteriori questo bellissimo giro :

creste porcilaia
thok
monte di porfofino da porcilaia

(video prima parte e foto)

Lasciata la cresta, ci si infila nel bosco, e il trail assume sempre + l’aspetto di mulattiera scassata. Mai ripido e mai impossibile, ma sempre, continuamente impegnativo fisicamente, fino ad arrivare ad uno stradotto, apparentemente carrabile, sopra Sant’Ilario. E da qua iniziano le incognite.

Dovendo tornare verso Sori quindi verso levante, avevo tracciato un ipotetica linea tutta alla mia sinistra. Sulla cartina sembrava una “via” con un nome … in realta’ si e’ rivelata un susseguirsi di strettoie e scalette in stile “townhill”, passando in mezzo ad abitazioni raggiungibili davvero soltanto per tali passaggi … Impressionante. Dopo alcuni bivi sbagliati, e un susseguirsi di scalette piu’ o meno hardcore , affrontate con le braccia ormai alla frutta , finalmente sbuco a Bogliasco sull’Aurelia … Felice di essere viva e di essere tornata al “mondo civilizzato” metto boost e mi pedalo gli ultimi km che mi separano dalla macchina.

Per concludere, un giro che se si ha il livello necessario per apprezzarlo va fatto. Il trail non e’ mai ripido, ma e’ impegnativo fisicamente. Il terreno non e’ mai compatto , non ci sono punti dove poter far correre la bici. Braccia e gambe sono sempre richieste attive e al lavoro. In pratica, ho faticato piu’ a scendere che a salire. Alla luce di tutto questo vorrei trovare una via di rientro + agevole , le scalinate per quanto divertenti diventano pericolose se affrontate da stanchi. Full d’obbligo , risalita piu’ che umana anche per chi non va a pile. Da evitare assolutamente con il bagnato .

Strava link:
https://www.strava.com/activities/5384044611

Nuria Elettrico

Il Nuria, in zona Antrodoco (RT) , e’ tra i trail secondo me piu’ belli del centro Italia. Gia’ percorso piu’ volte con la Specy, finalmente il meteo ha permesso di arrivarci in ebike. La salita ovviamente diventa una passeggiata di salute, e la bella giornata ha regalato qualche bello scorcio tipico di queste zone.

La fortuna ha voluto un incontro con un simpatico gruppetto “misto” di ebiker e pedalatori allenati, con cui condividere il giro. E per una volta quindi, sono io a comparire in video, e non a riprendere con la action cam: eccovi dunque una buona video-sintesi della discesa dal Rifugio Antrodoco fino a Borgo Velino.

Considerato che la sottoscritta viene da un periodo di recupero di un infortunio , posso dire che il terreno, a tratti viscido e morbido, non e’ stato d’aiuto in alcune parti, e che purtroppo stavolta la parte finale nota come San Francesco non e’ stata apprezzabile come nelle precedenti uscite. Resta comunque sempre un gran bel trail, lungo e vario, dove potersi concentrare a dovere sulla guida dell’ebike, sopratutto nei frequenti cambi di direzione, skill che ancora non gestisco a dovere sul nuovo mezzo.
Per dovere di cronaca, ecco anche il video integrale di tutta la discesa, in cui si vede il local Enrico in azione.

Visto che l’ebike lo permette e che c’era ancora tempo e batteria, la sottoscritta e Claudio (l’autore del video di cui sopra, all’inseguimento di Enrico) abbiamo pensato di risalire ancora sul versante opposto, e farci l’ultima parte di Zi Chiccu. Anche qua la biciona si e’ ben difesa, eccezion fatta per le strette e impegnative S, che mi misero in crisi anche con la stumpjumper.

In totale, 1400 d+ circa su 30 km in ottima compagnia. Come sempre un grande ringraziamento al local Enrico per lo splendido lavoro sui trail.

Traccia compresa di fine Zi Chiccu

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eMTB: Valle Stretta – lago Thures – Nevache

Valle Stretta – Lago Thures – Nevache 2020

L’avere un ebike implica una nuova prospettiva e un nuovo approccio alla salita. Sopratutto se trattasi di salita tecnica, da farsi quasi totalmente a spinta in caso di bici senza motore.
La salita in questione e’ quella del giro della traversata Valle Stretta Nevache via colle di Thures, gia’ affrontata un paio d’anni fa con la Specy. Parliamo di una tratta da circa 450 d+
che si sviluppano in circa 3km, con una pendenza media del 13% e punte fino al 24%, tutta su singletrack non propriamente definibile “uphill flow”. Parliamo di un sentiero non eccessivamente stretto,
ma spesso tortuoso, cosparso di radici fisse e con stretti tornanti in salita. e sopratutto, super frequentato da pedoni.
Ovviamente l’obiettivo era di farne il piu’ possibile in sella. Impresa tutt’altro che semplice, non tanto per le pendenze, tutte a portata di ebike, ma per la relativa esposizione di alcuni tratti e la presenza, come anticipato, di ogni tipo di ostacoli fissi, che ancora non sono capace a superare. Aggiungiamoci il fatto di dover convivere con i pedoni, che non sono assolutamente abituati a vedere una biciclettona a motore che si inerpica per i sentieri, e che sono completamente incapaci di spostarsi in maniera sicura, sia per loro incolumita’ che per quella di chi sale in bici.
Sottolineo che l’itinerario in questione, al confine tra Italia e Francia, e’ inventariato VTT FFC (Federazione Francese Ciclistica) e ne e’ segnalato l’uso promiscuo.
In ogni caso, sono riuscita a pedalare gran parte dei traversi, salendo la tratta incriminata in 43 minuti, contro 1h15 di quel che ci si mette spingendo a piedi una bici muscolare.
Rimane un bel risparmio di tempo, di energia non saprei, in quanto i fuori soglia si sprecaano, sia nelle tratte pedalate che nel superamento in walk delle radici + grosse.

In cima pero’ lo spettacolo e’ sempre degno della salita, sia essa stata compiuta piu’ o meno in sella o a piedi.

lago thures

Il giro prosegue prima per l’ampia prateria per facile singletrack, fino ad imboccare la discesa che ci portera’ a Nevache sul versante Francese. Questa, da me soprannominata “Beethoven” per il fatto che la prima volta che la ho fatta ero inseguita dal maltempo, che rendeva ancora piu’ inquietante l’attacco del trail, e ben si sposava con le note della 5a sinfonia come sountrack.
Stavolta pero’ il meteo ci aiuta, il panorama e’ un po’ meno cupo, ma altrettanto spettacolare. La prima sezione esposta del “Beethoven Trail” e’ sempre da affrontare con cautela, e l’attenzione va mantenuta comunque alta per tutto il serpentone a tornanti discendente, sia per il fondo smosso e a tratti cosparso di pietre fisse e radici, sia per la possibile presenza pedonale in direzione opposta anche su questa linea. Resta sempre un bel trail, un enduro naturale che richede una discreta concentrazione e scelta delle linee.

Arrivati a Nevache, si risale per 2km di asfalto scorrevole fino al Colle della Scala. Scollinato verso l’Italia, al secondo tornante della discesa imbocchiamo un trail che 2 anni fa era ostruito da una frana. Stavolta e’ percorribile, anche qua con cautela: e’ un mezzacosta a tratti molto esposto, fortunatamente poco frequentato. Per sicurezza preferisco passare a piedi i punti piu’ critici. Superata la fase piu’ rocciosa e ricca di sfasciumi, un singletrack senza difficolta’ ci riporta alla strada di Valle Stretta.

Visto che abbiamo il motore, risaliamo ancora una volta gli ultimi 2 tornanti su asfalto per goderci il trail finale, sulla sinistra orografica della valle. Noto anche come “sentiero Lucianina”, questo singletrack presenta molti rilanci e saliscendi, molto divertenti con un ebike, abbinati a parti piu’ guidate con qualche stretto tornante e curve di diverso raggio, snodandosi tra i pini e lasciando intravedere qualche scorcio panoramico sul fondovalle.
Un ottima conclusione per uno dei giri “natural enduro” secondo me piu’ interessanti dell’alta Valsusa, sia per elettrici che non.

(video)

Per concludere, un grande classico che l’ebike rende percorribile in tempi molto ragionevoli, ma che, spingismo a parte vale la pena fare anche con una bella full da trail/enduro.
1000 d+ abbondanti e 26 km, da non perdere se si passa da questa valle.

Relive e traccia:


(traccia)
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EMTB: Lago Desertes

Lago Desertes

Il giro del Lago Desertes era un altro giro che avevo individuato da un po’, purtroppo rimandato piu’ di una volta causa notizie di frane che ostruivano il percorso. Nei giorni scorsi pero’ noto su un gruppo relativo alla Valsusa un post di un biker che ha effettuato il giro. Chiedo lumi e mi viene confermata la ciclabilita’ della tratta e l’assenza di frane …

Vediamo pero’ in concreto come sono andate le cose.

La prima parte del giro e’ in comune all’ormai noto percorso dei Tornantini di Millaures, ma stavolta anziche’ scendere proseguiamo nella conca, salendo ancora un pelo, e trovandoci davanti ad una prima, spettacolare discesa di 4 traversi con rispettivi tornantini, mai ripida ma su fondo breccioloso e un pelo esposta. Il panorama e’ spettacolare, circondati ovunque da cime appuntite dall’aspetto quasi dolomitico.

desert guglie

Attraversata una piccola frana, si capisce chiaramente dov’e’ il nostro punto d’arrivo: il lago Desertes si trova al di sopra di una specie di collinotto, ma per arrivarci tocca risalire di circa 100d+. Il sentiero resta pedalabile per poco, e alcuni stretti tornanti in salita in contropendenza mi obbligano a scendere e a fare qualche tratto in walk … tratti in walk che diventano sempre piu’ impegnativi, incontrando prima un passaggio gradonato su radici, e poi una canalina che piu’ che una canalina pare una trincea. E qua le cose diventano molto complesse: io e l’ebike assieme nella voragine non ci stiamo. O ci sta lei o ci sto io. L’unico sistema e’, con molta fatica, spingerla dal sellino (senza poter contare sull’assistenza ovviamente) e/o tirarla dal manubrio girandoci attorno. Cosi’ un po’ spingendo, un po’ tirando, un po’ usando il walk stando a cavalcioni delle trincea e avanzando in ginocchio, riesco, molto faticosamente ad uscirne.
Ancora un po’ di walk e ci siamo. Un gruppo di mucche mi accoglie al lago Desertes, che piu’ che un lago e’ una pozza, o meglio una vasca da bagno per vacche, e finalmente prendo fiato e mi guardo in giro. Il posto, lago insignificante a parte, e’ pazzesco, vette appuntite di ogni forma mi circondano, e poco piu’ avanti troneggia imponente l’onnipresente Chaberthon.

Lasciato alle spalle il “lago presunto tale“, inizio la discesa: un classico flow trail naturale che attraversa le praterie, senza niente di difficile e un paesaggio maestoso a fare da sfondo.
Avvistati i primi alberi, il sentiero si perde, e non e’ facile ritrovarlo senza l’uso del GPS. Bisogna seguire letteralmente la traccia, piegando a destra e attraversando una zona un po’ rovinata dal passaggio delle mucche, per poi ritrovare il sentiero che brevemente conduce ad una fontana. Da qua si prosegue su facile classico singletrack alpino , con fondo variabile da compatto a ex mulattiera un po’ piu’ sassosa, qualche tornante ma sempre indicativamente flow senza niente di complicato, fino a sbucare nella strada dello Chaberton.

(video)

Si scende fino alla localita’ Pra Claud, caratterizzata da alcune casette recentemente ristrutturate, e da qui ci si immette sul primo singletrack di rientro, il Colletto Rosso, facente parte della “Irontibi Challenge” (l’anello creato dall’olimpionico di mtb Andrea Tiberi local di Oulx per un evento virtuale).

Il trail del Colletto Rosso e’ uno stretto mezzacosta con qualche saliscendi, esposto e panoramico ma mai difficile, che ci conduce velocemente all’omonima frazione. Anche qua troviamo un’antica grangia ben restaurata. Proseguendo, il trail sempre con qualche saliscendi tipicamente XC, stavolta nel bosco e senza punti esposti, ci conduce all’abitato di Desertes. Continuiamo a seguire le frecce rosse per un’ultima tratta che risale un po’ per poi, con una bella discesa flow che prevede anche qualche passaggio roccioso, terminare la nostra corsa alla borgata di Soubras, poco sotto Vazon. Un’ultimo tratto su sterrata larga carrabile compatta ci riporta alla macchina, in localita’ PierreMenaud da cui ho iniziato il giro.

In totale, 1100 d+ su 26 km, giro di ampio respiro adatto all’elettrica eccezion fatta per la “canalona”, probabilmente se si e’ gia’ in due si gestisce meglio il passaggio delle bici in quella trincea.
Molto divertenti i tracciati “xc” dell’irontibi, belli con l’elettrica ma sicuramente impegnativi con una full da am/enduro non motorizzata, mentre credo che, se dotati di buona tecnica il giro sia ben apprezzabile anche con un frontino. Volendo si puo’ allungare partendo da Oulx o da Beaulard, aggiungendo ancora o la discesa diretta su Oulx (o quella via Villaretto), oppure, risalendo a Vazon, proseguire con altri due segmenti della Irontibi, il mezzacosta Chateaux Vazon e il divertentissimo e veloce Bealard Superflow. In questo modo il dislivello dovrebbe diventare sui 1500.

Relive

Traccia gps gpx

https://it.wikiloc.com/percorsi-bici-elettrica/lago-desertes-elettrico-54845191

E-MTB: Malamot

EMTB : Malamot

Forte Malamot, 2914 mt slm, zona Moncenisio. Anche questo percorso era in lista da un po’, rinviato di continuo in quanto trovare condizioni meteo idonee per salire a sfiorare i 3000 richiede un po’ di fortuna. Destino vuole che la giornata di Ferragosto sia quella dal meteo piu’ propizio, e allora andiamo ad affrontare questo giretto: con l’elettrica la salita non presenta alcuna difficolta’, e in poco piu’ di 1 ora e mezza si arriva in cima partendo dalla sponda ovest del lago guadagnando 900 d+. La salita e’ piacevole, mai troppo pendente, se ne fa buona parte in eco e la ritengo in gran parte pedalabile anche senza un mezzo elettrificato, l’unica difficolta’ puo’ essere dovuta all’altitudine. In zona Moncenisio avevamo gia’ visistato un paio d’anni fa il Col Sollieres, sul versante Francese. Anche qua il paesaggio e’ quello quasi extraterrestre di questa zona, e piu’ si sale piu’ lo spettacolo si fa interessante, spaziando dalla panoramica sul lago al ghiacciaio del Giusalet.

Per arrivare in cima le uniche difficolta’ sono dovute a qualche pezzo particolarmente sassoso, non insuperabile dall’ebike, ma preferibile almeno per me l’uso del walk, onde evitare inutili danni al mezzo causa pietre mobili. Ed e’ in uno di questi passaggi che incrocio un ebiker con una Levo, che malgrado la rottura di un raggio prosegue il giro fino al forte. Oltre ai sassi, l’altra sorpresa e’ data da un nevaio sull’ultimo traverso. Anche qua il passaggio della bici non e’ stato dei piu’ intuitivi, e le five-ten si che grippano sui pedali, ma sulla neve diventano assolutamente scivolose e prive di ogni supporto.

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In qualche modo comunque si passa, e si raggiunge il forte, risalente a fine 800. Da qua , oltre alla classica e onnipresente vista sul lago, ci si puo’ sporgere dal versante opposto e ammirare dall’altro il Lac Blanc e altri laghetti, a valle di quel che resta del ghiacciaio del Giusalet. Tra le rocce a picco verso i laghetti, riesco anche a scorgere e fotografare uno stambecco

A quasi 3000 metri fa freschino, quindi decido di invertire la rotta e iniziare a cercare la linea di discesa. E qua inizia il bello ….

Ripercorsi un paio di tornanti a ritroso, si lascia la strada principale, iniziando con una parte in freeride in direzione di un traliccio elettrico e poi di una cresta. Si percorre quel che resta di una strada, per poi attraversare una successione di divertentissimi rockgarden inframezzati da zone piu’ pratose, puntando ad un sentiero di cresta. Questa sezione e’ divertente e spettacolare, sembra di fare freeride sulla Luna o su di un’altro pianeta, e ci si puo’ divertire spaziando nella scelta della linea che si reputa piu’ divertente, fino a raggiungere il sentiero di cresta, dal cui attacco la vista sul lago non lascia indifferenti, ma inizia a destare qualche piccola preoccupazione.

cresta

Video della prima parte “freeride” della discesa

La traccia e’ chiara: tocca fare il sentiero di cresta. Ritrovo il biker con la Levo incontrato lungo la salita. Il sentiero di cresta, a tratti esposto su ambo i lati, e’ quasi completamente ciclabile eccezion fatta per un paio di passaggi letteralmente da “brivido”, dove occorre far passare la biciclettona a mano con la dovuta attenzione. Le parti scorrevoli pero’ sono semplici, e l’adrenalina di questi passaggi e’ unica, ma richiede la dovuta cautela. Arrivati all’apice della cresta la parete si apre un po’ a triangolo, e inizia la discesa a picco sul forte Pattecruse. La prima sezione e’ ripida e scassata, e ben presto la paura prende il sopravvento, anche perche’ gli spazi sono ancora angusti e la pendenza non indifferente. Affronto quindi una tratta a piedi, per poi rifare un pezzo in sella, fino a ritrovarmi in un traverso ripido e parzialmente esposto, pressoche’ impossibile da passare in sella per un comune mortale.
Superato quest’ultimo ostacolo, il sentiero torna guidabile anche se sempre ripido e scassato, su fondo irregolare e smosso, fino a tornare “umano” e , con due ultimi tornanti raggiungere il forte.

Video Cresta e Discesa:

Da qua ci si puo’ reputare sani e salvi, e con una semplice ma panoramica strada militare si riscende fino al punto di partenza ad altezza lago.

Concludendo: salita semplice, tranquilla, fattibile secondo me senza eccessivo sforzo anche senza ebike. Discesa da dividere in due, o meglio in tre. Prima parte, fino al sentiero di cresta, puro freeride super divertente, poi sentiero di cresta richiede attenzione e cautela nei passaggi esposti che, almeno per me, sono risultati spaventosi anche a mano. Discesa probabilmente da reinterpretare, nella prima sezione se anziche’ seguire il sentiero che e’ molto scavato si tenta una linea alternativa forse si sta anche di piu’ in sella, ma il traverso “diversamente scorrevole” e’ inevitabile. Passato quello pero’ , abbiamo un ultima sezione impegnativa ma divertente, a patto di avere un mezzo idoneo (full con una buona escursione). Il rientro poi per la militare e’ un po’ lunghetto, ma il giro vale.
Sconsigliato ai deboli di cuore e a chi soffre di vertigini. Panorami super e tanta adrenalina, raggiungibili con una salita relativamente tranquilla
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Ringrazio il biker con la Levo che ho avuto la fortuna di incontrare per avermi atteso lungo le parti piu’ esposte 😉

Relive

Traccia (da usare a proprio rischio e pericolo !!!):

https://it.wikiloc.com/percorsi-bici-elettrica/malamot-emtb-54796838