eMTB: Sestri All Mountain

Sestri Levante All Mountain

Sestri Levante e’ ben nota per i trail enduro, tra cui il famoso St.Anna, e questo ormai lo sanno pure i muri.
Ma non c’e’ solo “enduro” inteso come “prove speciali” , ma altri interessantissimi itinerari all-mountain, piu’ naturali (btw, st.Anna e’ a prevalenza naturale, ma la sua particolare conformazione lo rende molto enduristico) e molto meno conosciuti. Grazie alla disponibilita’ della guida MTB Gabriele ho avuto l’opportunita’ di fare un bel giro alternativo sulle alture che sovrastano Sestri e Cavi di Lavagna.

Partiamo dall’inizio: la salita e’ la solita che si fa per i classici St’Anna, ma stavolta proseguiamo per una sterrata, che poi diventera’ sentiero, direzione Cavi quindi verso ponente , fino a raggiungere la cima del monte Capenardo, poco sotto i 700 mt slm. Da qua proseguiamo ancora fino, tramite un trail a scalette, a raggiungere il sentiero di cresta.
Le salite sono a tratti impegnative e l’ebike e’ d’obbligo per i comuni mortali. Si parte quindi con uno spettacolare sentiero in cresta, con vista mare che spazia su tutto l’intero golfo del Tigullio, da Sestri fino al monte di Portofino.

Dopo questo breve incipit molto easy , lasciamo la cresta per immetterci nel bosco in parete nord. Attacchiamo quindi con il primo trail un po’ piu’ tecnico della giornata, “ciappea“, da “ciappe”, ovvero il termine con cui venivano chiamate le lastre di ardesia, caratteristiche di queste alture. E il trail e’ quindi un susseguirsi di punti piu’ flow a qualche passaggio tecnico su roccia fissa mai impegnativo.

Ci ritroviamo allo slargo da cui partono alcuni trail e da cui abbiamo iniziato a salire su singletrack . Da qua prendiamo uno stretto trail, a tratti nascosto dalla vegetazione. Scorrevole e divertente, e’ il sentiero piu’ flow del giro, e molto probabilmente il piu’ flow della zona (su trailforks e’ indicato come verde …). Attraversando bellissimi boschi e alternando zone piu’ aperte da cui si scorge nuovamente il mare, a tratti circondati dalle ginestre, sbuchiamo su asfalto dal versante ovest, verso Cavi, e dunque ci tocca risalire, per l’ultima volta.

flow trail

Stavolta lasciato l’asfalto la salita si fa impervia, tanto da mandare in crisi la thok su un ripido anche in boost. Fortunatamente e’ breve, pochi metri a spingismo (walk) e andiamo ad incrociare l’ultima parte del trail “i cani” che con un mezzacosta ci portera’ sul famoso Sant’Anna, circa alla fine del Toboga. Il resto, lo conosciamo ormai bene, dai paesaggi ai passaggi tecnici su roccia fissa Sant’Anna non delude mai, e stavolta, cigliegina sulla torta, una nuova variante un pelo piu’ easy che bypassa il roccione e porta a meta’ del trail finale dei ponti Romani. Interessante e utile per chi non ha ancora fiducia sui drop rocciosi ma non vuole perdersi l’opportunita’ di girare su uno dei trail piu’ “unici” della Liguria.

Si conclude cosi’ questo bellissimo giro. Ringrazio la guida Gabriele Grasso per avermi fatto scoprire questo itinerario AM che aggiunge un motivo in piu’ per girare a Sestri. Il territorio ligure conferma ancora una volta di avere la conformazione perfetta per la MTB, e l’elettrica amplia ulteriormente il range di sfruttamento del territorio. Spero presto di tornare qua, avere questi trail a poca distanza da casa non ha prezzo.

st anna guide

relive

MTB Liguria: La Porcilaia

La Porcilaia

Ci sono, a volte dei trail per cui vado in fissa, dei trail che vedo in video e che mi metto in testa che devo assolutamente fare. Talvolta capita che i trail in questione siano in zone piuttosto poco frequentate (almeno, pre covid) e questo , dopo l’infortunio di settembre, mi mette un po’ il freno ad andarci da sola. Ma stavolta i report recenti e positivi su trailforks, e il clima secco da un po’ mi hanno permesso di ritrovare il coraggio. Siamo in Liguria per il ponte, e finalmente andiamo a fare la Porcilaia. La Porcilaia e’ un trail all-mountain ad uso promiscuo che stacca dalla strada del monte Fasce, percorre una lunga cresta e poi si incanala sul versante ovest nel bosco, per arrivare fino in zona Sant. Ilario (Genova Nervi). Avevo visto tanti video di questo trail, scassato ma non troppo, con paesaggi da favola e sezioni tecniche impegnative ma fattibili. O almeno, questa era l’idea che mi ero fatta dai video.
Ma veniamo all’impresa. Decido di tracciare ex novo una linea alternativa. Arrivando da Rapallo non mi conviene salire da Nervi, ma lasciare la macchina a Sori, e percorrere una strada alternativa che, attraversando varie caratteristiche frazioni, arriva alla panormaica del Monte Fasce. La salita va su agevole, con l’ebike e’ davvero una piacevole passeggiata, sostando di tanto in tanto ad immortalare qualche caratteristico scorcio sul mare.

fraz sori
frazioni sori

E’ anche abbastanza facile trovare l’attacco di questa Porcilaia. Il trail e’ ben segnato da cartelli e segnavia, e’ difficile sbagliare, c’e’ un unico bivio dove bisogna piegare a destra ed evitare la seconda cresta (ciclabile ma definita nera da trailforks).

strada fasce
start porcilaia

Il trail parte con un lungo mezzacosta esposto. Mai difficile, con qualche sasso un po’ cattivo e qualche passaggio che andrebbe conosciuto (ci sono scaloni non copiabili) , ma mai facile, mai rilassante. Il fondo e’ sempre irregolare, su pietra fissa, tipico da antica mulattiera dismessa e richiede un impegno fisico non indifferente. Parti piu’ scorrevoli si alternano a passaggi piu’ tecnici sempre su pietra fissa. Solo un paio di gradoni mi han messo alla prova: uno e’ assolutamente non copiabile, il secondo sarebbe fattibile. Ma essendo in solitaria ho optato per rischiare il meno possibile.

E’ difficile trovare le parole per descrivere lo spettacolo offerto da questo trail. L’unico neo e’ quello che essendo fisicamente impegnativo non permette di rilassarsi quanto basta x godersi lo spettacolo. Meno male che ho documentato tutto, per rivivere a posteriori questo bellissimo giro :

creste porcilaia
thok
monte di porfofino da porcilaia

(video prima parte e foto)

Lasciata la cresta, ci si infila nel bosco, e il trail assume sempre + l’aspetto di mulattiera scassata. Mai ripido e mai impossibile, ma sempre, continuamente impegnativo fisicamente, fino ad arrivare ad uno stradotto, apparentemente carrabile, sopra Sant’Ilario. E da qua iniziano le incognite.

Dovendo tornare verso Sori quindi verso levante, avevo tracciato un ipotetica linea tutta alla mia sinistra. Sulla cartina sembrava una “via” con un nome … in realta’ si e’ rivelata un susseguirsi di strettoie e scalette in stile “townhill”, passando in mezzo ad abitazioni raggiungibili davvero soltanto per tali passaggi … Impressionante. Dopo alcuni bivi sbagliati, e un susseguirsi di scalette piu’ o meno hardcore , affrontate con le braccia ormai alla frutta , finalmente sbuco a Bogliasco sull’Aurelia … Felice di essere viva e di essere tornata al “mondo civilizzato” metto boost e mi pedalo gli ultimi km che mi separano dalla macchina.

Per concludere, un giro che se si ha il livello necessario per apprezzarlo va fatto. Il trail non e’ mai ripido, ma e’ impegnativo fisicamente. Il terreno non e’ mai compatto , non ci sono punti dove poter far correre la bici. Braccia e gambe sono sempre richieste attive e al lavoro. In pratica, ho faticato piu’ a scendere che a salire. Alla luce di tutto questo vorrei trovare una via di rientro + agevole , le scalinate per quanto divertenti diventano pericolose se affrontate da stanchi. Full d’obbligo , risalita piu’ che umana anche per chi non va a pile. Da evitare assolutamente con il bagnato .

Strava link:
https://www.strava.com/activities/5384044611

Pasqua Rossa

Le restrizioni pasquali permettono la visita ad un amico o parente, anche fuori comune, ma non di spostarsi con mezzo privato per svolgere qualsivoglia attivita’ outdoor in solitaria. Certo, sta al buon senso di chi eventualmente dovrebbe imbattersi nel “pericoloso trasgressore“, ma sulla carta, de facto, allontanarsi di una 30ina di km in auto dalla propria residenza per infilarsi in un bosco da SOLI con una bicicletta e’ perseguibile.
Come questa azione possa essere considerata un “rischio di contagio” me lo devono raccontare. Forse i cinghiali sono positivi al covid.

La triste questione e’ che invece basta affacciarsi in qualunque parco o area verde cittadina, raggiungibile magari a pedali, per trovarci il mondo intero, una sfilza di bikers, trail runners e trekkers piu’ o meno improvvisati che rendono anche insidiosa e pericolosa l’attivita’ in se. Se solo fosse ammesso lo spostamento, anche a livello provinciale/citta’ metropolitana, i parchi resterebbero risorsa per chi non dispone di un mezzo privato per allontanersi dalla citta’, fermo restando che all’aria aperta il contagio resta improbabile.

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Ci dicono che dobbiamo distanziarci ma non ci permettono di farlo.
Ci vogliono reclusi, meri consumatori di prodotti e servizi, preferibilmente senza testa pensante.

Certo qualcuno potrebbe obiettare dicendo che l’italiano e’ furbo, che se apri alle attivita’ outdoor de facto rischi di aprire ai merenderos. Basterebbe vietare lo stazionamento (come e’ stato fatto x le spiagge in Australia nel primo lockdown) , anche se pure qua, un pic nic all’aperto e’ sicuramente meno pericoloso di un pranzo al chiuso dal punto di vista epidemiologico.

Lo sport all’aperto individuale non e’ veicolo di contagio, fa solo bene. Anche solo la semplice passeggiata nel verde, respirando aria pulita e godendo della vista di ampi spazi, fa bene.

Eh no, l’unica cosa che fa bene (e va bene) e’ rintanarsi in casa davanti a netflix e comprare oggetti mai piu’ senza su Amazon.

Usiamo la testa, continuiamo a girare nel rispetto della sicurezza nostra e altrui. Tanto con questa patologia dovremmo ancora conviverci per un po’.


Giriamo in solitaria o con famigliari, al massimo con un amico/a fidato. Usciamo: poter usufruire di quel che la Natura ci offre e’ un diritto, anche per chi ha la sfortuna di vivere in una grigia metropoli.

PS: Un’ultimo pensiero riguarda il discorso delle tessere, tesserine, tesserone ecc ecc: se ci si tessera come Atleta presso una Federazione (non un ente) e si dimostra di essere iscritti a gare di interesse nazionale si possono bypassare tutti i divieti. Inclusa la possibilita’ di andare a fare surf per i surfisti landlocked. Trovo questa cosa l’ennesima “italiotata” , che dimostra come lo sport amatoriale o comunque l’attivita’ motoria/ludica non faccia parte della nostra cultura e non venga considerata azione atta al mantenimento della nostra salute fisica e mentale, ma, senza nulla togliere agli Atleti, quelli veri, non i nonni elettrici che si tesserano FCI, venga relegata ad un discorso puramente agonistico e di performance. L’attivita’ outdoor deve essere LIBERA e ACCESSIBILE a tutti, senza discriminazioni di tessere, enti e Federazioni.

#ridesafe #ridealone #nocovidhere

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Un frontino per amico

Sono ormai circa un paio di mesi che vado a spasso con il #frontinorosso da me assemblato. Non credevo che una bicicletta cosi’ semplice potesse farmi ritrovare tutta una serie di sensazioni positive che l’ebike mi aveva fatto dimenticare.
La pedalabilita‘ in salita, che nn fa rimpiangere troppo l’assenza del motore, sommata alla precisione nella guida , rende questa hardtail un mezzo che puo’ spingersi su trail anche di una certa tecnicita’.Gia’ a Formello, sul neonato “Picchietto“, un breve trail mediamente ripido e guidato, aveva dimostrato precisione e manovrabilita’ pure in presenza di S discretamente strette che invece han mandato in crisi l’ebike.

Ma e’ nel caso del Marshall del TTC di Tivoli, un sentiero enduro dove tratti piu’ scorrevoli si alternano a qualche ripido e passaggio tecnico non sempre banale che questa semplice bicicletta ha avuto la sua “consacrazione“.
Una geometria moderna con un angolo di sterzo aperto ma senza esagerazioni (66.5) e la precisone di guida non mi hanno fatto rimpiangere ne’ la sospensione poseriore ne’ l’escursione di “soli” 120 mm della forcella Suntour Aion, che mi sta dando buone sensazioni, a conferma dell’ottimo rapporto qualita’ prezzo del prodotto (che tra l’altro pare essere facilmente modificabile per variare la corsa, fino a 140 mm) e del fatto che talvolta anche brand meno “top” possono avere in catalogo materiale performante, sopratutto per chi non e’ pro o cmq racer. Ovviamente non ci si puo’ aspettare di andare “a fuoco”, ma non sono e mai saro’ un amante delle velocita’ estreme, quindi ben venga un mezzo che, magari piu’ piano, possa andare ovunque.

ripoli ttc frontino

Il #frontinorosso e’ anche un ottimo giocattolo da cortile: la pachidermica full a batterie di certo non mi permetteva di dilettarmi con la pratica del bunnyhop e di ricominciare ad approcciarmi al manual. Per me la bici e’ anche gioco, tecnica, piccole (grandi) sfide.

manual frontino
bunnyhop frontino

Dunque in questo tempo di covid con il quale temo che dovremo convivere ancora per un (bel) po’, tanti nuovi adepti si stanno interessando alla bicicletta. Puo’ essere un frontino come quello che ho assemblato una buona entry level polivalente?
Secondo me si, sopratutto se il target e’ pedalare e approcciarsi a qualche singletrack mantenendo una buona sicurezza. Ricordo che la front e’ scattante reattiva e precisa, ma chiede molto a chi ci sta sopra in discesa. Non e’ una bici da “molla tutto e via” , serve una buona dinamicita’ di gambe per fare quello che farebbe la sospensione. Di contro se si impara a fare qualche passaggio tecnico si sara’ poi agevolati con un eventuale full. In ogni caso , anche nell’eventuale passaggio ad un ebike, confrontarsi con un mezzo cosi’ semplice ma preciso puo’ dare un grosso aiuto per imparare a scegliere correttamente le linee in discesa. C’e’ pero’ da evidenziare che il peso molto superiore di un elettrica cambia tantissimo il modo di guidare, quindi la mia opinione e’ che se un potenziale neo-biker ha gia’ anche solo una vaga idea di prendersi un ebike, perche’ magari la ha provata ecc ecc, e’ meglio fare lo sforzo economico e inizare facendo subito i conti con il mezzo definitvo.
Ma per un indeciso che vuole farci un uso allround come prima bici , che non ha budget per una full nuova e non e’ in grado di valutare la bonta’ di un usato, una di queste front cattive puo’ essere davvero un bel mezzo per innamorarsi delle ruote grasse ;). Per avere dei “valori di riferimento” ecco la tabella con le misure del telaio Octane One Prone che ho scelto in tagla S (mia altezza 165)

geometria prone
frontinoonthebeach

Benvenuto Frontino !

La dipartita della Stumpjumper mi aveva lasciato senza un mezzo a propulsione umana. L’ebike infatti, per quanto sia divertente e mi abbia portato in posti dove #conlemiegambe non ci sarei arrivata, diventa un po’ limitante dal punto di vista del mantenimento della forma fisica in questa stagione dalle giornate brevissime, in cui non sempre ci si puo’ permettere di allontanarsi troppo per fare uscite che risultino un minimo “allenanti” anche con l’elettrica.
Ecco l’idea quindi di dedicarmi un po’ al fai-da-te, mia passione da sempre, e costruirmi un Frontino (bici ammortizzata solo davanti per i profani) secondo le mie esigenze. Il Frontino e’ stato assemblato in casa, piu’ precisamente in cucina, e la scelta dell’autocostruzione, oltre ad essere un divertente passatempo, mi ha permesso di creare una bici difficilmente trovabile sul mercato del nuovo “fatta e finita” con le caratteristiche da me ricercate. Polivalenza e pedalabilita’, queste le due parole chiave che caratterizzano questa front un po’ cattivella: il telaio, preso su CRC, e’ un Octane One Prone 29, in alluminio, e ha un angolo di sterzo di 66.5 gradi e se montato con le ruote da 29 puo’ ospitare fino a 130 (forse anche 140) di escursione all’anteriore. Io ho preferito favorire la pedalabilita’ montando una forka da 120 e lasciando fare il resto al generoso angolo di sterzo.
La trasmissione e’ NX 11v, scelta dettata dal fatto di voler avere l’intercambiabilita’ dei pezzi con l’ebike in caso di guasto, e dal voler provare magari un giorno a girarci con le gomme Plus della biciclettona a pile.

Il montaggio, salvo qualche piccola complicanza con ragnetto, falsa maglia, serraggio serie sterzo e, ultimo ma veramente ostico, reggisella telescopico, non mi ha creato particolari problematiche. Ovviamente servono un certo numero di attrezzi e chiavi dedicate. Un rigraziamento va al gruppo Facebook Hardtail attitude Italia per i suggerimenti sulla componentistica e sull’assemblaggio.

Una volta terminata, non c’e’ stato nulla di piu’ bello che salire sulla propria creatura: una bici reattiva, obbediente e precisa, esattamente come la desideravo. Dovremo ancora provarla in contesti piu’ tecnici, ma sono convinta che questo mezzo abbia tante risorse e che possa essere utilizzato in giri a carattere trail/light enduro con grande soddisfazione e divertimento.

Per ora, vi lascio al video del primo test ride. Prossimamente altri aggiornamenti. Seguite il #frontinorosso 😉 e la sua creatrice @kiazsurfbike anche su Instagram e su youtube per update piu’ frequenti 😉

Freeride.

Freeride

Solo chi la ha vissuto, chi lo ha visto nascere, chi ci si identificia dall’inizio puo’ comprendere il significato totale di questo termine.

Credo di avere alle spalle circa .. piu’ di 25 anni di freeride. Con pause, alti bassi, allontanamenti, ma lo spirito nasce da li e li resta.

Ed e proprio stato l’andere via, il tentare qualcosa di diverso, l’allontanarsi da quella filosofia che alla fine mi ci ha ricondotto.

La bici, e ancora di piu’ l’ebike, assieme allo snowboard e sopratutto alla splitboard, mi han fatto trarre una conclusione pesante, ma reale.

Surfing is not freeride. Freeriders don’t surf.

Forse questa affermazione verra’ non condivisa e criticata da alcuni, e verra’ invece compresa da altri.

Per dare un senso compiuto al mio ragionamento, cerchiamo di capire cos’e’ il freeride dalle origini, nelle sue due grosse branche, quella invernale legata allo snowboard (e/o allo sci negli anni successivi, o meglio freeski) e quella legata alla mtb.

Wikipedia recita:

Il freeride, letteralmente guidare liberi, è la pratica ludica e soft degli sport di natura. Riguarda principalmente gli sport di movimento, dei quali sottolinea il contatto con la natura, gli spazi ampi e liberi, il divertimento, in alcuni casi l’importanza del gruppo, rendendo secondario l’aspetto agonistico e competitivo.

Se nello snowboard (e/o nello sci) questa definizione si traduce perfettamente nell’andare fuoripista, con o senza impianti, sempre alla ricerca di nuove linee e pendii da tracciare, nella MTB ha preso in passato alcune connotazioni tali da farla trasformare in una disciplina ben precisa, in cui viene valutato lo “stile” di una determinata discesa su un mix di terreno naturale e strutture costruite, allontanandosi in realta’ da quello che e’ il “freeride” dei comuni mortali, e lasciando spazio ad altre definizioni, tipo “all mountain” e “enduro” – quest’ultimo agli albori – parlo di meta’ anni 2000 quando veniva chiamato anche “Freeride pedalato”, e forse proprio questo freeride pedalato, andato a finire nel dimenticatoio, rappresenta quello che io e molti altri facciamo con la ebike: pedalarsi (aiutati) le risalite per godersi discese sfidanti e divertenti, e magari cercarne sempre di nuove. Un po’ proprio come d’inverno con la tavola o gli sci, quando si inizia ad uscire “fuori dal preparato”.

Questo per me e’ il significato di freeride: “fuori dal preparato, costruito”.

Spesso si cerca il legame tra snowboard e surf. Anche io del resto al surf ci sono arrivata dallo snowboard, perche’ volevo “capire dove tutto era iniziato”.
Una sorta di ricerca personale nel mondo dei boardsports, nel loro passato.
E posso reputarmi fortunata, per due motivi. Per una volta, l’essere “vecchi” e’ un bene, e sono felice di aver vissuto gli anni 90 e il primo decennio degli anni 2000.

Ci sono ancora alcune esperienze che mi mancano e che non so se riusciro’ a fare prima di morire, ma in snowboard posso dire di aver fatto tanto, ho lasciato il mio segno a la Grave e ho surfato powder a luglio a les2alpes. Ho tracciato sul ban per prima tante volte, ho trovato powder in momenti in cui non ci credevo piu’, ho visto la morte in diretta un paio di volte ma sono ancora qua.
Ho ancora un sogno nel cassetto, quello almeno 1 volta nella vita di volare. (helisnow).

bc rep
linee sul Fournier nella prima meta’ del 2000. Immagine di repertorio.
il saltare in snow e’ quel che mi ha portato a saltare anche in bici

Ma non era abbastanza. Un qualcosa mi aveva richiamato alla ricerca delle origni degli sport di scivolamento. Da windsurfista fallita per tutta una serie di ragioni, un qualche legame con l’elemento liquido comunque lo ho sempre avuto, anche se sono cresciuta tra i monti. Cosi’ alla gia’ veneranda eta’ di 30 anni ho imparato a fare surf, e questo ha condizionato un po’ troppo la mia vita con il senno di poi.

Surf ma non solo. Una svolta epocola nella mia vita a 360 che parte dagli occhi e passa per il lavoro arrivando appunto al surf mi ha portato a “rotolare verso sud” e iniziare una “ricerca di un qualcosa che forse non c’e'”.

Dal 2013 sono ufficialmente piu’ o meno fissa nella Capitale, e dopo i primi anni di entusiasmo (oltre che aver imparato a fare surf ho anche imparato a costurire tavole da surf, cosa che mi piacerebbe riprendere a fare, molto piu’ del surf in se) da qualche tempo a questa parte, grazie fondamentalmente alla bici, ho ripreso coscienza di quello di cui mi stavo privando:

l’ebike permette accesso a tanto “freeride” …
cambia il mezzo, ma non il concetto … off the ground …

IL FREERIDE

Il surf non e’ freeride. Forse ne condivide il “feeling” ma non lo spirito in se. Purtroppo ci sono voluti secoli perche’ mi entrasse in testa. O almeno, non lo puo’ essere x un comune mortale. E con l’affollamento degli spot non si puo’ assolutamente applicare una “pratica ludica e soft” al surf, e alle sue regole non scritte.
Ecco parliamo di REGOLE. Una caratteristica di tutto quello che e’ freeride e’ proprio l’assenza di regole precise, tranne che quelle che detta Madre Natura.
Non ci sono regole dettate dall’uomo se sto scendendo da un pendio innevato, le uniche regole sono quelle relative a pendenza, esposizione, tipo di stratificazione della neve. Le regole che devo conoscere per sapere dove andare. Tutto qui. Non ci sono precedenze. NO PRIORITY, questo e’ il freeride.

L’unica affinita’ che tiene e’ quella relativa alla ricerca della perfezione, perfezione che ha un valore del tutto personale. La linea in neve fresca perfetta, il trail perfetto, l’onda perfetta sono tutti valori soggettivi che possono cambiare in ogni rider.

Ultimo e non meno importante, si puo’ cercare di rinngeare le proprie origini, si puo’ cercare di sotterrarle, ma se si scopre poi che il “nuovo mondo” non ci appartiene non c’e’ verso.
Prima o poi le origini ricompariranno, e la voglia di ricominciare da “dove tutto e’ iniziato” sara’ piu’ forte che mai.

Non escludo comunque il dare qualche chance ancora all’h2o , ma con qualcosa di diverso che meglio rispecchi questo spirito …

NB: per chi non ha esperienze surfistiche, potrebbe essere un po’ complicato capire il senso di quest’articolo. Ad oggi inoltre i media offrono un immagine sempre piu’ deviata, distorta e surreale di quello che e’ il surf da onda. In Italia, il surf da onda, significa avere molta pazienza per poi essere al posto giusto nel momento giusto. Significa pero’ poi dover “lottare” assieme ad altri surfisti assatanati per avere i propri 10 -15 secondi di godimento assoluto. Questo perche’ la regola non scritta impone 1 surfista 1 onda, ma e’ giusto che sia cosi’ per poter fare curve e manovre in liberta’. Ma il surf non e’ democratico, vige la legge del piu’ forte, del local, del piu’ bravo, ecc ecc. Salvo rare eccezioni in alcuni spot che non lavorano spesso c’e’ da discutere, e per evitare incidenti sia fisici che diplomatici io preferisco evitare queste situazioni. E’ come se in un bikepark ci fosse un unico trail, adatto sia a pro che a principianti, senza possibilita’ di sorpasso, e i pro girassero ad oltranza a trenino su questo trail, impedendo di fatto ai principianti di provarlo. E’ un paragone un po’ forzato ma e’ l’unico che mi viene in mente.

eMTB: Valle Stretta – lago Thures – Nevache

Valle Stretta – Lago Thures – Nevache 2020

L’avere un ebike implica una nuova prospettiva e un nuovo approccio alla salita. Sopratutto se trattasi di salita tecnica, da farsi quasi totalmente a spinta in caso di bici senza motore.
La salita in questione e’ quella del giro della traversata Valle Stretta Nevache via colle di Thures, gia’ affrontata un paio d’anni fa con la Specy. Parliamo di una tratta da circa 450 d+
che si sviluppano in circa 3km, con una pendenza media del 13% e punte fino al 24%, tutta su singletrack non propriamente definibile “uphill flow”. Parliamo di un sentiero non eccessivamente stretto,
ma spesso tortuoso, cosparso di radici fisse e con stretti tornanti in salita. e sopratutto, super frequentato da pedoni.
Ovviamente l’obiettivo era di farne il piu’ possibile in sella. Impresa tutt’altro che semplice, non tanto per le pendenze, tutte a portata di ebike, ma per la relativa esposizione di alcuni tratti e la presenza, come anticipato, di ogni tipo di ostacoli fissi, che ancora non sono capace a superare. Aggiungiamoci il fatto di dover convivere con i pedoni, che non sono assolutamente abituati a vedere una biciclettona a motore che si inerpica per i sentieri, e che sono completamente incapaci di spostarsi in maniera sicura, sia per loro incolumita’ che per quella di chi sale in bici.
Sottolineo che l’itinerario in questione, al confine tra Italia e Francia, e’ inventariato VTT FFC (Federazione Francese Ciclistica) e ne e’ segnalato l’uso promiscuo.
In ogni caso, sono riuscita a pedalare gran parte dei traversi, salendo la tratta incriminata in 43 minuti, contro 1h15 di quel che ci si mette spingendo a piedi una bici muscolare.
Rimane un bel risparmio di tempo, di energia non saprei, in quanto i fuori soglia si sprecaano, sia nelle tratte pedalate che nel superamento in walk delle radici + grosse.

In cima pero’ lo spettacolo e’ sempre degno della salita, sia essa stata compiuta piu’ o meno in sella o a piedi.

lago thures

Il giro prosegue prima per l’ampia prateria per facile singletrack, fino ad imboccare la discesa che ci portera’ a Nevache sul versante Francese. Questa, da me soprannominata “Beethoven” per il fatto che la prima volta che la ho fatta ero inseguita dal maltempo, che rendeva ancora piu’ inquietante l’attacco del trail, e ben si sposava con le note della 5a sinfonia come sountrack.
Stavolta pero’ il meteo ci aiuta, il panorama e’ un po’ meno cupo, ma altrettanto spettacolare. La prima sezione esposta del “Beethoven Trail” e’ sempre da affrontare con cautela, e l’attenzione va mantenuta comunque alta per tutto il serpentone a tornanti discendente, sia per il fondo smosso e a tratti cosparso di pietre fisse e radici, sia per la possibile presenza pedonale in direzione opposta anche su questa linea. Resta sempre un bel trail, un enduro naturale che richede una discreta concentrazione e scelta delle linee.

Arrivati a Nevache, si risale per 2km di asfalto scorrevole fino al Colle della Scala. Scollinato verso l’Italia, al secondo tornante della discesa imbocchiamo un trail che 2 anni fa era ostruito da una frana. Stavolta e’ percorribile, anche qua con cautela: e’ un mezzacosta a tratti molto esposto, fortunatamente poco frequentato. Per sicurezza preferisco passare a piedi i punti piu’ critici. Superata la fase piu’ rocciosa e ricca di sfasciumi, un singletrack senza difficolta’ ci riporta alla strada di Valle Stretta.

Visto che abbiamo il motore, risaliamo ancora una volta gli ultimi 2 tornanti su asfalto per goderci il trail finale, sulla sinistra orografica della valle. Noto anche come “sentiero Lucianina”, questo singletrack presenta molti rilanci e saliscendi, molto divertenti con un ebike, abbinati a parti piu’ guidate con qualche stretto tornante e curve di diverso raggio, snodandosi tra i pini e lasciando intravedere qualche scorcio panoramico sul fondovalle.
Un ottima conclusione per uno dei giri “natural enduro” secondo me piu’ interessanti dell’alta Valsusa, sia per elettrici che non.

(video)

Per concludere, un grande classico che l’ebike rende percorribile in tempi molto ragionevoli, ma che, spingismo a parte vale la pena fare anche con una bella full da trail/enduro.
1000 d+ abbondanti e 26 km, da non perdere se si passa da questa valle.

Relive e traccia:


(traccia)
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EMTB: Lago Desertes

Lago Desertes

Il giro del Lago Desertes era un altro giro che avevo individuato da un po’, purtroppo rimandato piu’ di una volta causa notizie di frane che ostruivano il percorso. Nei giorni scorsi pero’ noto su un gruppo relativo alla Valsusa un post di un biker che ha effettuato il giro. Chiedo lumi e mi viene confermata la ciclabilita’ della tratta e l’assenza di frane …

Vediamo pero’ in concreto come sono andate le cose.

La prima parte del giro e’ in comune all’ormai noto percorso dei Tornantini di Millaures, ma stavolta anziche’ scendere proseguiamo nella conca, salendo ancora un pelo, e trovandoci davanti ad una prima, spettacolare discesa di 4 traversi con rispettivi tornantini, mai ripida ma su fondo breccioloso e un pelo esposta. Il panorama e’ spettacolare, circondati ovunque da cime appuntite dall’aspetto quasi dolomitico.

desert guglie

Attraversata una piccola frana, si capisce chiaramente dov’e’ il nostro punto d’arrivo: il lago Desertes si trova al di sopra di una specie di collinotto, ma per arrivarci tocca risalire di circa 100d+. Il sentiero resta pedalabile per poco, e alcuni stretti tornanti in salita in contropendenza mi obbligano a scendere e a fare qualche tratto in walk … tratti in walk che diventano sempre piu’ impegnativi, incontrando prima un passaggio gradonato su radici, e poi una canalina che piu’ che una canalina pare una trincea. E qua le cose diventano molto complesse: io e l’ebike assieme nella voragine non ci stiamo. O ci sta lei o ci sto io. L’unico sistema e’, con molta fatica, spingerla dal sellino (senza poter contare sull’assistenza ovviamente) e/o tirarla dal manubrio girandoci attorno. Cosi’ un po’ spingendo, un po’ tirando, un po’ usando il walk stando a cavalcioni delle trincea e avanzando in ginocchio, riesco, molto faticosamente ad uscirne.
Ancora un po’ di walk e ci siamo. Un gruppo di mucche mi accoglie al lago Desertes, che piu’ che un lago e’ una pozza, o meglio una vasca da bagno per vacche, e finalmente prendo fiato e mi guardo in giro. Il posto, lago insignificante a parte, e’ pazzesco, vette appuntite di ogni forma mi circondano, e poco piu’ avanti troneggia imponente l’onnipresente Chaberthon.

Lasciato alle spalle il “lago presunto tale“, inizio la discesa: un classico flow trail naturale che attraversa le praterie, senza niente di difficile e un paesaggio maestoso a fare da sfondo.
Avvistati i primi alberi, il sentiero si perde, e non e’ facile ritrovarlo senza l’uso del GPS. Bisogna seguire letteralmente la traccia, piegando a destra e attraversando una zona un po’ rovinata dal passaggio delle mucche, per poi ritrovare il sentiero che brevemente conduce ad una fontana. Da qua si prosegue su facile classico singletrack alpino , con fondo variabile da compatto a ex mulattiera un po’ piu’ sassosa, qualche tornante ma sempre indicativamente flow senza niente di complicato, fino a sbucare nella strada dello Chaberton.

(video)

Si scende fino alla localita’ Pra Claud, caratterizzata da alcune casette recentemente ristrutturate, e da qui ci si immette sul primo singletrack di rientro, il Colletto Rosso, facente parte della “Irontibi Challenge” (l’anello creato dall’olimpionico di mtb Andrea Tiberi local di Oulx per un evento virtuale).

Il trail del Colletto Rosso e’ uno stretto mezzacosta con qualche saliscendi, esposto e panoramico ma mai difficile, che ci conduce velocemente all’omonima frazione. Anche qua troviamo un’antica grangia ben restaurata. Proseguendo, il trail sempre con qualche saliscendi tipicamente XC, stavolta nel bosco e senza punti esposti, ci conduce all’abitato di Desertes. Continuiamo a seguire le frecce rosse per un’ultima tratta che risale un po’ per poi, con una bella discesa flow che prevede anche qualche passaggio roccioso, terminare la nostra corsa alla borgata di Soubras, poco sotto Vazon. Un’ultimo tratto su sterrata larga carrabile compatta ci riporta alla macchina, in localita’ PierreMenaud da cui ho iniziato il giro.

In totale, 1100 d+ su 26 km, giro di ampio respiro adatto all’elettrica eccezion fatta per la “canalona”, probabilmente se si e’ gia’ in due si gestisce meglio il passaggio delle bici in quella trincea.
Molto divertenti i tracciati “xc” dell’irontibi, belli con l’elettrica ma sicuramente impegnativi con una full da am/enduro non motorizzata, mentre credo che, se dotati di buona tecnica il giro sia ben apprezzabile anche con un frontino. Volendo si puo’ allungare partendo da Oulx o da Beaulard, aggiungendo ancora o la discesa diretta su Oulx (o quella via Villaretto), oppure, risalendo a Vazon, proseguire con altri due segmenti della Irontibi, il mezzacosta Chateaux Vazon e il divertentissimo e veloce Bealard Superflow. In questo modo il dislivello dovrebbe diventare sui 1500.

Relive

Traccia gps gpx

https://it.wikiloc.com/percorsi-bici-elettrica/lago-desertes-elettrico-54845191

E-MTB: Malamot

EMTB : Malamot

Forte Malamot, 2914 mt slm, zona Moncenisio. Anche questo percorso era in lista da un po’, rinviato di continuo in quanto trovare condizioni meteo idonee per salire a sfiorare i 3000 richiede un po’ di fortuna. Destino vuole che la giornata di Ferragosto sia quella dal meteo piu’ propizio, e allora andiamo ad affrontare questo giretto: con l’elettrica la salita non presenta alcuna difficolta’, e in poco piu’ di 1 ora e mezza si arriva in cima partendo dalla sponda ovest del lago guadagnando 900 d+. La salita e’ piacevole, mai troppo pendente, se ne fa buona parte in eco e la ritengo in gran parte pedalabile anche senza un mezzo elettrificato, l’unica difficolta’ puo’ essere dovuta all’altitudine. In zona Moncenisio avevamo gia’ visistato un paio d’anni fa il Col Sollieres, sul versante Francese. Anche qua il paesaggio e’ quello quasi extraterrestre di questa zona, e piu’ si sale piu’ lo spettacolo si fa interessante, spaziando dalla panoramica sul lago al ghiacciaio del Giusalet.

Per arrivare in cima le uniche difficolta’ sono dovute a qualche pezzo particolarmente sassoso, non insuperabile dall’ebike, ma preferibile almeno per me l’uso del walk, onde evitare inutili danni al mezzo causa pietre mobili. Ed e’ in uno di questi passaggi che incrocio un ebiker con una Levo, che malgrado la rottura di un raggio prosegue il giro fino al forte. Oltre ai sassi, l’altra sorpresa e’ data da un nevaio sull’ultimo traverso. Anche qua il passaggio della bici non e’ stato dei piu’ intuitivi, e le five-ten si che grippano sui pedali, ma sulla neve diventano assolutamente scivolose e prive di ogni supporto.

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neve

In qualche modo comunque si passa, e si raggiunge il forte, risalente a fine 800. Da qua , oltre alla classica e onnipresente vista sul lago, ci si puo’ sporgere dal versante opposto e ammirare dall’altro il Lac Blanc e altri laghetti, a valle di quel che resta del ghiacciaio del Giusalet. Tra le rocce a picco verso i laghetti, riesco anche a scorgere e fotografare uno stambecco

A quasi 3000 metri fa freschino, quindi decido di invertire la rotta e iniziare a cercare la linea di discesa. E qua inizia il bello ….

Ripercorsi un paio di tornanti a ritroso, si lascia la strada principale, iniziando con una parte in freeride in direzione di un traliccio elettrico e poi di una cresta. Si percorre quel che resta di una strada, per poi attraversare una successione di divertentissimi rockgarden inframezzati da zone piu’ pratose, puntando ad un sentiero di cresta. Questa sezione e’ divertente e spettacolare, sembra di fare freeride sulla Luna o su di un’altro pianeta, e ci si puo’ divertire spaziando nella scelta della linea che si reputa piu’ divertente, fino a raggiungere il sentiero di cresta, dal cui attacco la vista sul lago non lascia indifferenti, ma inizia a destare qualche piccola preoccupazione.

cresta

Video della prima parte “freeride” della discesa

La traccia e’ chiara: tocca fare il sentiero di cresta. Ritrovo il biker con la Levo incontrato lungo la salita. Il sentiero di cresta, a tratti esposto su ambo i lati, e’ quasi completamente ciclabile eccezion fatta per un paio di passaggi letteralmente da “brivido”, dove occorre far passare la biciclettona a mano con la dovuta attenzione. Le parti scorrevoli pero’ sono semplici, e l’adrenalina di questi passaggi e’ unica, ma richiede la dovuta cautela. Arrivati all’apice della cresta la parete si apre un po’ a triangolo, e inizia la discesa a picco sul forte Pattecruse. La prima sezione e’ ripida e scassata, e ben presto la paura prende il sopravvento, anche perche’ gli spazi sono ancora angusti e la pendenza non indifferente. Affronto quindi una tratta a piedi, per poi rifare un pezzo in sella, fino a ritrovarmi in un traverso ripido e parzialmente esposto, pressoche’ impossibile da passare in sella per un comune mortale.
Superato quest’ultimo ostacolo, il sentiero torna guidabile anche se sempre ripido e scassato, su fondo irregolare e smosso, fino a tornare “umano” e , con due ultimi tornanti raggiungere il forte.

Video Cresta e Discesa:

Da qua ci si puo’ reputare sani e salvi, e con una semplice ma panoramica strada militare si riscende fino al punto di partenza ad altezza lago.

Concludendo: salita semplice, tranquilla, fattibile secondo me senza eccessivo sforzo anche senza ebike. Discesa da dividere in due, o meglio in tre. Prima parte, fino al sentiero di cresta, puro freeride super divertente, poi sentiero di cresta richiede attenzione e cautela nei passaggi esposti che, almeno per me, sono risultati spaventosi anche a mano. Discesa probabilmente da reinterpretare, nella prima sezione se anziche’ seguire il sentiero che e’ molto scavato si tenta una linea alternativa forse si sta anche di piu’ in sella, ma il traverso “diversamente scorrevole” e’ inevitabile. Passato quello pero’ , abbiamo un ultima sezione impegnativa ma divertente, a patto di avere un mezzo idoneo (full con una buona escursione). Il rientro poi per la militare e’ un po’ lunghetto, ma il giro vale.
Sconsigliato ai deboli di cuore e a chi soffre di vertigini. Panorami super e tanta adrenalina, raggiungibili con una salita relativamente tranquilla
.

Ringrazio il biker con la Levo che ho avuto la fortuna di incontrare per avermi atteso lungo le parti piu’ esposte 😉

Relive

Traccia (da usare a proprio rischio e pericolo !!!):

https://it.wikiloc.com/percorsi-bici-elettrica/malamot-emtb-54796838

EMTB: Traversata Colle della Rho – Colle di Valle stretta

eMTB Valsusa: dal Colle della Rho al Colle di Valle Stretta.

Ci sono dei giri “epici“, quasi irraggiungibili per il comune mortale. Questo e’ uno di quelli, uno di quei giri che avresti sempre voluto fare, ma che non avresti mai portato a termine con la giusta lucidita’ senza un ebike, rischiando di trasformare un attivita’ piacevole in una lotta alla sopravvivenza. Gia’ negli anni passati mi era balenata l’idea di affittare un ebike e azzardarlo, ma per svariati motivi (in primis quello di non trovare compagni di avventura) avevo rinunciato. Ora l’elettrica ce l’abbiamo, e il giro epico del colle della Rho era all’inizio della to-do-list estiva valsusina. Restava comunque da trovare un socio/a disposto a condividere questa lunga traversata e a mettere alla prova le doti arrampicatrici dell’ebike e l’autonomia della batteria.
Grazie a Facebook riesco a intercettare Daniele (MTB Explorer360), guida mtb e emtb local delle Rive Rosse ma che opera un po’ in tutto il NordOvest, curioso anche lui di verificare la fattibilta’ del giro con un elettrica.

Ci troviamo quindi alle 9.30 a Bardonecchia, e iniziamo la lenta salita verso il Colle della Rho. Si procede in eco fino a GrangeRho, poi le pendenze aumentano, e devo portare il mio Bosch in modalita’ Tour. Il fondo e’ mediamente buono, e senza fatica prendiamo quota, attraversando ampie praterie, fino a raggiungere la famosa galleria del colle della Rho. Il particolare passaggio e’ stato restaurato di recente, e il suo attraversamento regala un ulteriore tocco di originalita’ al giro.

Lasciato il tunnel ci troviamo nei pressi della Caserma Pian dei Morti, da qua il paesaggio diventa sempre piu’ maestoso, e con qualche sforzo in piu’ arriviamo al Colle della Rho, punto piu’ alto del giro (2540 slm) e confine tra Italia e Francia. Abbiamo tirato su gia’ 1200 d+ abbondanti, e la mia bici ha consumato due tacche di batteria.

Iniziamo quindi la prima discesa del giro, sul versante Francese. La giornata limpida e’ perfetta, e permette di godere di un ampia vista fino ai ghiacciai della Vanoise. Ma bisogna restare concentrati, in quanto il primo pezzo della discesa e’ abbastanza tecnico e prevede un fondo ampiamente breccioloso e smosso, qualche tornante stretto e passaggi su roccia mix tra fisso e smosso, per poi diventare piu’ flow nell’ultima sezione. Non mancano le sorprese, quali un nevaio ad interrompere la traccia, facilmente aggirabile.

(video)

Proseguiamo poi tenendoci a sinistra, e percorrendo uno spettacolare e panoramico flow trail a mezzacosta che attraversa siepi di rododendri (la stagione ahime’ non e’ quella giusta) dal fondo perfetto, quasi a sembrare una linea di bikepark, fino a raggiungere un avvallamento dal quale la pendenza si inverte, portandoci ad affrontare poi il pezzo piu’ arduo della giornata ovvero la salita al colle della Replanette.


La salita alla Replanette e’, teoricamente, pedalabile con ebike. Dico teoricamente perche’ le pendenze non sono fuori portata, ma il fondo e’ bruttissimo, pieno di ciotoloni, a tratti scavato, e ci costringe ben presto ad utilizzare la modalita’ walk. A tal proposito mi permetto di consigliare questo giro solo con ebike che abbiano un buon walk mode, altrimenti questa sezione rischia di diventare veramente complessa da oltrepassare.
Con molta fatica scolliniamo nuovamente: non e’ facile trovare le parole per descrivere l’immensita’ delle vette che ci circondano. Intravediamo il refuge du Thabor e il colle di Valle Stretta, nostro prossimo target prima di affrontare l’ultima discesa verso il versante Italiano. Un’altro traverso, in leggera salita sempre pedalabile ci porta al Colle: siamo circondati da cime dall’aspetto dolomitico, e vediamo gia’ il flow trail che ci aspetta in discesa attraversare ampie praterie dove le mucche al pascolo sono di casa.

Si scende, divincolandosi un po’ tra mucche e qualche pedone (siamo vicini alla frequentatissima Valle Stretta e il numero di escursionisti e’ consistente, prestare attenzione) , con prima parte molto flow naturale intervallata da passaggi su roccia fissa, poi una sezione in cui siamo costretti a scendere in quanto decisamente erosa e non ciclabile, poi , passato un torrentello, ci aspetta una zona con frequenti passaggi su roccia quasi in piano, tecnica e mentalmente impegnativa, ma ottima per sfruttare appieno le potenzialita’ del mezzo elettrico. Purtroppo ci aspetta ancora un tratto che ci obbliga a smontare dal mezzo, che attacca con un rockgarden su pietra fissa ancora quasi fattibile, poi traccia inesistente e sfasciumi di ogni genere rendono impossibile il passaggio almeno per un rider di medio livello. Ancora qualche curva, e siamo al Piano della Fonderia, al fondo della Valle Stretta.

(video)

I giochi non sono ancora chiusi pero’, e ci aspetta l’ultimo classico flow trail che discende la valle. Molto interessante la seconda parte, che non avevo mai fatto , ma che con ebike diventa davvero divertente , offrendo una sezione guidata nel bosco niente male, una gradita sorpresa a fine giro.

Con un elasped time di 6.50 h , e quasi 1600 d+ affrontati concludiamo questa splendida grande impresa elettrica.

Concludendo: un giro spaziale, con lunghe discese e/o tratti pedalabili e piacevoli sempre sopra i 2000 mt slm, eccezion fatta per l’ultima discesa di Valle Stretta tutti i sentieri sono in alta quota, girando in un contesto grandioso di alta montagna, tra sfasciumi, praterie e guglie imponenti. Anche con ebike necessita di un discreto allenamento, le salite sono sempre impegnative e chiedono lavoro al motore. Una cosa e’ certa, senza il mezzo motorizzato il giro sarebbe stato fuori portata e poco godibile. Ovvio che chi ha buona gamba e non ha problemi a spingere e/o a portarsi a spalle la bici puo’ effettuare il giro anche con una bici tradizionale muscolare.

Relive

Traccia gps gpx (da usarsi sotto la propria responsabilita’ itinerario in alta quota con copertura cellulare limitata)

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Ringrazio Daniele x aver condiviso con me questo super giro e per le foto .