MTB: test reggisella telescopico su Front

Del reggisella telescopico ne abbiamo gia’ parlato evidenziando l’estrema utilita‘ dell’accessorio in questione e del come puo’ semplificare notevolmente la vita e la guida della mountain bike, sopratutto ai comuni mortali. E oggi infatti voglio lasciare spazio all’opinione di Mike, amico da poco avvicinatosi alla MTB con una front Specy Stumpjumper montata con alcuni accorgimenti per renderla un po’ piu’ “cattiva” e non disdegnare anche la discesa. Tra le customizzazioni infatti spiccano pedali flat, dischi da 200 / 185 , manubrio largo (780 mm) con rise e ovviamente reggisella telescopico KS.

stumpjumper 2013

La prima uscita con questo setup e’ stata fatta a Formello, i cui sentieri ben si adattano anche ad una front incattivita grazie ai frequenti rilanci specie sui trail Cinghiale e Volpe.  Ecco il feedback di Mike riguardo al suo giochino:


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Se molti ritengono che questo accessorio abbia cambiato radicalmente il modo di andare in MTB e se in tanti hanno apprezzato questo prodotto, non posso che essere pienamente d’accordo. Oggi ho provato per la prima volta il tubo reggi sella telescopico sulla mia Spacy e devo dire che son bastati una manciata di secondi per capirne l’enorme vantaggio che ne deriva. La mia Stumpjumper front ha tutte le carte in regola per essere una bici performante e divertente. Alcune uscite precedenti mi han fatto apprezzare questa bicicletta nonostante non mi considero un biker e non ho mai avuto troppo feeling con questo mezzo. In effetti una buona bici ti mette in condizione di divertirti e se poi i giusti consigli e il giusto meccanico fanno la loro parte, ecco che il divertimento è assicurato. Oggi il mio KS ha fatto la differenza in quel di Veio Bike Park. Il posto merita e si adatta bene a chi come me non ha una grande esperienza ciclistica in fuori strada. Salite e discese si alternano a continui rilanci e il tubo sella telescopico dà quella marcia in più. Il comando al manubrio è reattivo sia in estensione che in contrazione e sopratutto in salita si sente la differenza in qunato la postura più alta agevola lo spostamento in avanti e migliora la trazione e la precisione di guida. Altra nota degna di menzione è il fatto che il reggisella telescopico KS ha un’ ampiezza tale per cui agendo sul comando si riesce ad ottimizzare l’escursione e quindi non si ha una sola posizione ( basso / alto ) ma si buò scegliere l’altezza ottimale per ogni track.
Esteticamente poi è una bomba: il cavo di comando non arriva fin sotto il sellino ma si ferma poco dopo il collarino e rende il tutto pulito e lineare con un look accattivante e minimalista anche se il passaggio dei cavi e’ esterno. 
In conclusione devo ammettere che prima era una gran rottura doversi fermare per regolare l’estensione del tubo sotto sella e ora basta una leggera pressione del pollice sinistro sull’apposito trigger e in un battito di ciglia si ottiene la perfetta regolazione della sella. Amo le salite e sicuramente questo accessorio fa la differenza permettando una regolazione precisa dell’altezza e adeguata alla tecnicita’ del percorso, mentre in discesa una volta abbassato è pressoché perfetto agevolando il fuorisella e diventa superlativo nella gestione dei rilanci dove basta rialzaro per non perdere velocita’…. .quindi promosso a pieni voti anche da uno che tutto pensava, piuttosto che appassionarsi alla MTB. 

mike1 mike2

Credo che a questi punti, a meno che uno non faccia percorsi prettamente pianeggianti (o prettamente AM con lunghe salite e conseguenti lunghe discese senza necessita’ di frequenti cambi di stance) il reggisella telescopico sia d’obbligo per ottimizzare performance e divertimento. Ad ulteriore prova ricordiamo che la medaglia d’argento femminile olimpica di Rio ha corso con una front dotata di reggisella telescopico … e se siete interessati all’acquisto di uno di questi prodotti (vi consiglio di evitare quelli troppo economici e di optare per un modello a passaggio cavo esterno se vi cimenterete nel montaggio in maniera autonoma) potete anche approfittare dell’offerta del nostro parthner PROBIKE : inserendo il codice SALDI5 avrete un ulteriore 5% sugli articoli gia’ in saldo

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In conclusione, per chi pensa che la front non sia abbastanza divertente, vi faccio vedere come se la cava dietro a #slayerina sul track Cinghiale di Formello :


Surf: fredda perfezione invernale

Nell’immaginario collettivo il surf e’ cosa che si fa d’estate, roba da spiaggie affollate da palestrati e simil top model in bikini
con tavola sottobraccio, sole che splende e onde che fanno i tubi. In italia non e’ cosi’, o meglio l’estate e’ il momento peggiore
per surfare (e anche per imparare questo sport) , le mareggiate scarseggiano e le poche volte che il mare regala qualche onda c’e’
da gestire una difficile convivenza con i bagnanti nonche’ con il numero almeno raddoppiato di surfisti, specie principianti.
Ma spesso e’ la stagione fredda a regalare le giornate piu’ interessanti, con swell di intensita’ tale da attivare alcuni spot
che richiedono quadri meteo particolari difficili da vedere nella bella stagione. Altra cosa positiva dell’inverno e’ che, tralasciando
gli spot piu’ famosi e frequentati l’affollamento si riduce, e non e’ raro restare in acqua da soli.
La swell di oggi era annunciata, con tutti i principali siti meteo che all’unaminita’ annunciavano questa potente sciroccata.
Gia’ ieri al tramonto ho potuto godere di un “prologo” di riscaldamento che mi ha colto un po’ impreparata: 1 mese senza surfare
e’ parecchio, e’ uno sport per il quale e’ molto difficile effettuare una preparazione completa a secco senza andare in palestra e
disporre di attrezzi specifici, e rientrare in condizioni gia’ da subito abbastanza impegnative (vento da terra forte che rende la
partenza piu’ faticosa) non e’ il massimo dopo un mese a secco.

violetta banzai beach

Il prologo pero’ e’ servito: oggi le braccia hanno funzionato meglio, aiutate anche dalla rip-current che si forma lungo l’antimurale
che ripara lo spot dallo scirocco attivo e facilita la risalita.

Quasi 3 ore in acqua di cui circa una 40 ina di minuti in solitudine, e poi solo in 3 a dividerci la fredda line up.

surf secret towerFreddo, vento da terra ma onde perfette sia destre che sinistre di misura attorno al metro permettevano di passare da uno stile piu’
orientato alle curve al classico sopratutto sulla destra. La perfezione fa dimenticare il freddo (che si sentiva malgrado la muta 5.3, calzari guanti e cappuccio ) e si continua a risalire  finche’ le braccia reggono. E’ difficile descrivere a parole quello che puo’ produrre lo spot surfato oggi. Probabilmente che non conosce il surf non riesce ad immaginare che anche il nostro piccolo Mediterraneo puo’ riuscire a regalare mareggiate di qualita’ oceanica.

violetta tower instagram
Ci vuole passione, costanza e qualche rudimento di meterologia per inseguire le onde nostrane, ma una volta arrivati ad un livello
stabile ci si puo’ divertire anche senza investire in viaggi in oceano. Ormai e’ assodato: Yes we surf in Italy

cold surf violetta


K2 CarveAir 149 TEST Groomer Snowboard

TEST K2 CarveAir 149

Ci siamo riusciti. Finalmente le condizioni meteo mi hanno permesso di azzardare un’uscita in snowboard a Campo Felice per provare
la K2 CarveAir, tavola appartenente alla neonata categoria “groomers“. In USA per groomer si intende pista battuta, e le tavole dedicate
a questa categoria hanno l’obbiettivo di ottimizzare le performance sul battuto/lavorato/preparato senza penalizzare il freeride.
In pratica la CarveAir e le sue parenti di altre case dovrebbero carvare come un freecarve hard anni 90 senza sacrificare l’andatura
in neve fresca. Insomma, sulla carta la tavola ideale per riportare sullo snowboard gli over 35 che hanno iniziato con questo sport
20 anni fa o piu’, magari con un hard.
Faccio parte di questa categoria. Malgrado abbia un passato da aspirante maestra di snowboard, non sono mai stata una scimmietta da park,
non ho mai amato il freestyle specie quello newschool (rail e altre cose che in montagna in natura non esistono),
e anche se qualche rotazione la chiudevo le mie passioni sono sempre state le curve, siano esse in fresca o in pista con l’hard.
Cominciamo dal perche’ una tavola del genere nel mio quiver? la risposta e’ molto semplice, perche’ con il freeridone (Dupraz D1 5.5)
senza powder (vera) fai poco e le transazioni in pista sono a volte poco divertenti, con l’hard o hai pista libera fatta nella giusta
maniera (vedi les2alpes) o rischi l’incidente, e tutte le tavole piu’ polivalenti che ho avuto dopo un po’ mi han stufato e le ho vendute.

Un mesetto fa circa mi ritrovo a vedere il video “yearing for turning” e’ stato illuminante, mi ha fatto tornare voglia di andare in snowboard, ed ecco che poco dopo ho rimediato la groomer.

k2 carveair 149

Cominciamo dall’aspetto dell’oggetto in questione. Direzionale puro, diamond tail, lamina effettiva molto lunga se proporzionata alla misura
totale, flat camber, carbonio tra i piedi. Al tatto la tavola e’ rigida, molto rigida per la misura. Angoli scelti: non e’ stato facile,
con i freeride ormai monto il duck ovunque, ma questa e’ direzionale, sembra un hard allround anni 90 allargato… che facciamo ? 0-15
e passa la paura.

flat camber

Dopo 40 minuti di coda alle casse finalmente siamo sulle piste e vediamo cosa sa fare questa tavola.

Ci vuole un attimo per prenderci le misure e per capire che il peso va tenuto mediamente piu’ avanzato rispetto ad una tavola twin
o directional twin. La prima run e’ puramente conoscitiva, ma offre un bello spunto in powder, perche’ non provarci ? E qua arriva
la sorpresa. Un 149 che gira in modo molto surfistico, richiede un po’ di arretramento rispetto alle mie abitudini, ma risulta molto
molto piacevole.

lines

Presa la mano, alla seconda run comincio a capire che non e’ un hard, che non ho gli appoggi sui boots ma devo usare le caviglie.
Ed ecco che la carveair comincia a carvare con precisione e tenuta da hard, sia front che back. La tavola richiede un adeguamento
della tecnica (che si scopre presto) al nuovo mezzo, e dimostra sopratutto su spazi ampi di media pendenza di poter arrivare molto
molto vicino a quello che riesce a fare un hard. Va lanciata , richiede velocita’ per esprimersi al meglio, ma rimane comunque piu’
tollerante e facile da svincolare in caso di sciatori o riders in rotta di collisione. Ci va un po’ di tecnica e un po’ di preparazione
a gestire i cambi , non e’ veloce come un hard ma al momento resta l’oggetto montato con attacchi morbidi che piu’ si avvicina
alle sensazioni che si possono provare solo con gli scarponi rigidi…. con il vantaggio che se percaso si incrocia powder la carveair
non si tira indietro, anzi sfodera tutta la sua velocita’ e maneggevolezza.

k2carveair campofelix

Purtroppo Campo Felice nei weekend difficilmente offre la possibilta’ di far tirare fuori tutto il potenziale a questa tavola, spero di poter approfondire l’argomento con meno traffico sulle piste.
Per il momento proviamo a tirare le somme:

Carving : 9 1/2 -> Il nome e’ un programma, la tavola non delude, a patto di adeguare la tecnica, e nemmeno le lastre di ghiaccio
la spavetano piu’ di tanto.

Powder 9 -> Un 149 che gallegga con i miei 60kg abbondanti vestita sopra e’ uno spettacolo. Necessita pero’ di velocita’ maggiore
rispetto ad un freeride puro da powder, ma una volta lanciata permette una surfata che ricorda sensazioni acquatiche.

Situazionale (gobbe o altre condizioni anomale) -> 7 1/2 . Ovviamente meglio di un hard, meglio di tavole rocker, meglio di freeridoni
da galleggiamento. Digerisce la serpentina stretta (anche qua serve un minimo di adeguamento nei cambi) ma la rigidita’ richiede
gambe altrettanto reattive per assecondarla.

Non azzardo voti “freestyle” anche se da recensioni e video si puo’ vedere come queste tavole siano adatte a staccare salti in
velocita’ … ma la mia veneranda eta’ non mi permette di dare questo tipo di feedback.

top campofelix

Nel complesso possiamo dire che questo tipo di tavola potrebbe essere un aiuto a far uscire un minimo lo snowboard dalla crisi, a far tornare sulle piste chi si stava arrendendo al cambiamento climatico, a trovare nuove motivazioni per migliorare la propria tecnica e riportare nello snowboard quell’eleganza che manca da anni e levarci quell’etichetta di scimmiette che molti ci affibbiano.

Welcome to a groomed future 😉

Riferimeni tecnici QUA


Snowboard – chi cerca trova

Local. Termine che nel surf non potra’ mai appartenermi. Ma quando torno qua, nella Valle da cui e’ iniziato tutto e trovo la neve ritrovo anche le mie origini. Ho iniziato lo snowboard nel ‘94 oltralpe con un hard, ma e’ qua, nei boschi del comprensorio di Bardonecchia che ho maggiormente sfruttato le possibilita’ di freeride servito da impianti date dal territorio. Parlo di fine anni 90 e dei primi anni 2000, anni in cui la neve non si faceva desiderare, e permetteva di spaziare dagli ampi pendii dello Jafferau ai boschi del Melezet, passando per il Vallon Cros nell’omonimo comprensorio. Conoscevo e conosco ogni albero e ogni passaggio. Poco e’ cambiato in questi anni, ma una cosa e’ cambiata. Lo snowboard e’ cambiato. A fine anni 90 eravamo tutti freeriders assatanati di fresca, capaci di ravanarla fino all’ultimo rimasuglio anche nei boschi piu’ stretti e impensabili all’occorrenza. Adesso basta osare un po’ di piu’, fare qualche metro a piedi per trovare pendii con pochi passaggi anche a piu’ di 10 giorni dall’ultima nevicata …..

Le zone del Vallon Cros e del Seba nel comprensorio di Melezet sono state favorite dalla nevicata pre-natalizia, e dopo tanto tempo li ho potuti rivedere aperti e al massimo splendore, complici anche le temperature basse che hanno permesso al manto nevoso di resistere e di ben stabilizzarsi rendendo possibili discese sicure.

 

 

 

 

 

 

Neve bella e fredda, farinosa, e stranamente nessuno che si avventura oltre le piste o i pendii piu’ evidenti e “ravanati”. Come se ci si fosse dimenticati del freeride. Del resto la maggior parte degli snowboarder (ma anche dei freeskiers) paiono essere maggiormente attratti dallo snowpark che quest’anno e’ stato costruito sul Selletta.
Due generazioni diverse. Certo una volta i park non c’erano, e se la powder non c’era esploravi percorsi un po’ piu’ fuori dalle rotte o ti dedicavi al backcountry. Ora pare esserci una distinzione decisamente piu’ netta tra le discipline, anche in termini di tipologia di materiali usati. Del resto la mia Dupraz D1, appartenete alla categoria degli snowsurf ovvero a quelle tavole da freeride con stile surf-oriented trova nella fresca e nella trasformata portante i suoi terreni preferiti, non disdegnando qualche curva in stile groomer quando la neve in pista tiene. Tutto il resto (ghiaccio e neve irregolare) e’ sofferenza, un po’ come fare un percorso da DH con una front da XC facendo un paragone con la mountain bike.

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Si conclude qua questa parentesi da “local”, in cui mi e’ parso di tornare indietro di 15 anni almeno …. ora a breve tornero’ verso la Capitale, con la buona notizia che anche in Appennino ha finalmente nevicato … che questo sia un’inverno degno di questo nome ? Una cosa e’ certa, che lo snowboard ha ancora un suo forte perche’ nel mio mondo. Never stop riding 😉


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Welcome 2017

Il 2016 si e’ chiuso tra onde di qualita’ e powder inaspettata …..

Augurando a tutti un 2017 nel segno dell’outdoor e dello sport vissuto nel migliore dei modi pubblico 2 video realizzati ieri, nella speranza che anche la neve torni protagonista (magari anche in Appennino) , che lo snowboard riprenda la sua dovuta visibilita’ e che quel minimo imput che si inizia a vedere da alcuni brand con modelli che strizzano gli occhi a chi questo sport lo ha visto nascere e crescere , riportando in montagna il sano divertimento di fare semplicemente qualche “curva”, anche in pista se la fresca manca. Buon 2017 a tutti !!!!

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Dupraz D1 snowboard carving groomer like from WhyBeNormal KiaZ on Vimeo.

Seba powder snowboard freeride bardonecchia melezet from WhyBeNormal KiaZ on Vimeo.



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Snowboard: riflessioni di fine anno …

EOY 2016 (dov’e’ andato lo snowboard)

Questo 2016, il primo anno per whybenormal, sta giungendo alla fine. E come tutti gli anni le festivita’ mi riportano qua in alta ValSusa,
dove sono cresciuta e dove ho iniziato ad apprezzare la montagna e le sue potenzialita’, dapprima invernali con lo snowboard e il
backcountry (snowboard alpinismo) e poi estive con la mountain bike. Questa fine dicembre e’ tuttavia stata abbastanza fortunata.
La neve sopra i 1800 metri e’ qualitativamente buona, con un po’ di fortuna si riesce ancora a strappare qualche curva in powder ma
piu’ facilmente si rispolvera l’hard (snowboard alpino) e si carva a velocita’ che superano i 50 km orari.


Cosa rara ormai, sia perche’ gli inverni son sempre piu’ miti e brevi (specie in Appennino), sia per il caro-skipass e la logistica divenuta
ormai per me complessa.
In questi due giorni sulla neve non ho potuto notare come la presenza degli snowboarder sulle piste rispetto a qualche anno fa si
e’ drasticamente ridotta. Del resto le aziende del settore lamentano un calo del fatturato del 20% circa. Colpa della poca neve, del
caro-skipass (sono poche le location dove si possa acquistare un giornaliero a meno di 30 euro … ) e forse anche di una inappropriata
gestione mediatica dello sport in se.
La mia generazione, quella che ha iniziato lo snowboard negli anni 90 era sia invidiata che odiata dagli sciatori.


Invidiata per la faclita’ di gestione in fresca del nostro mezzo, odiata perche’ molti riders venivano da contesti poco affini alla
montagna, inceppando a volte in atteggiamenti poco educati e apparentemente pericolosi. Le traiettorie diverse dei due tipi di mezzi ha fatto si che addirittura si prospettavano divisioni delle piste e altre amenita’ che hanno in un primo tempo considerato l'”homo snowboarder” poco interessante …
Ma … ma nel 98 lo snowboard diventa sport olimpico, e le cose un pelo cambiano. Lo sport cresce, arrivano i maestri (la cosiddetta
terza figura), arriva una sua legittimizzazione e sempre piu’ i resort si attrezzano in modo da poter accogliere anche l’homo snowboarder
con snowpark e servizi ad hoc. Intanto, lo sci “copia” dallo snow, e arrivano i freeski e gli sci da powder e freeride. Il gap
con i bipedi viene colmato, l’hard pian piano sparisce confinato a pochi appassionati spesso nostalgici (come me) e a chi intende
provare la selezione maestri (in cui almeno fino a qualche anno fa la prova con la tavola rigida era ancora obbligatoria).
Lo snowboard diventa sempre piu’ freestyle convivendo con il freeski. Le aziende paiono dimenticarsi che i loro primi clienti crescono,
e che ad una “certa” zompettare come una scimmietta non e’ piu’ cosi’ interessante. Resta il freeride, si investe sulle splitboard.
Ma anche qua, con il clima bizzarro che ci ritroviamo, che senso ha comprare un oggetto che costa piu’ di 1000 euro per usarlo poche
volte l’anno? Roba per pochi “local” ….
Alla fine vista la situazione io le poche volte che riesco ad andare sulla neve prediligo l’hard, anche se capisco che le veloctia’
che si possono raggiungere e il punto cieco nel cambio possono essere pericolose in caso di affollamento …. cosa resta allora per chi
ancora ama andare sulla neve per traverso e ha vissuto l’evoluzione di questo sport ? Le aziende forse si stanno svegliando proponendo
una nuova categoria carving oriented: si chiamano groomers, io le chiamerei soft freecarve. Sono tavole larghe quanto basta per non
toccare con i piedi, con lamina effettiva lunga quanto basta a garantire tenuta, flex medio rigido , setback e shape direzionale.
A volte sono addirittura assimmetriche. Insomma alcuni concetti dei vecchi freecarve adeguati al mondo moderno.
Non so se le groomers salveranno lo snowboard: una cosa e’ certa: gia’ con la mia Dupraz che e’ un freeridone in certe condizioni
si puo’ emulare una groomer, ma l’idea di una tavola che dia sensazioni quasi da hard faticando la meta’ e che mantegna una minima
polivalenza (una groomer bene o male galleggia, un hard no) mi fa ritornare la voglia di tornare alle origini !!

Buon anno a tutti !!!

NB: foto in action di “repertorio”, scattate prima del 2012. 


Surf: Scirocco

E scirocco fu. Finalmente arriva il giorno in cui il tempo libero e una Mareggiata si sovrappongono. Quando carica il quadrante sud questo e’
spesso sinonimo di maltempo, pioggia, vento a volte da terra. Con questo scenario e’ facile sbagliare spot, ed e’ facile buttare via
il poco tempo disponibile infrasettimanalmente. Ma il surf e’ cogliere l’attimo, non e’ un attivita’ schedulabile. Nettuno si sveglia
quando meglio crede, e poco gli importa se c’e’ il sole o freddo e pioggia. In un bacino chiuso come il Mediterraneo spesso surf
e’ sinonimo di maltempo. Ma l’acqua e’ bagnata, e una volta che ci sei dentro poco importa se piove, basta evitare condizioni di tipo
temporalesco

Ieri e’ andata cosi’. Dopo davvero tanto tempo che non surfavo onde di una certa misura arriva una mareggiata di un certo spessore.
L’ultma volta che ricordo aver preso onde di una certa misura e di una certa qualita’ e’ stato a Pasqua dello scorso anno tra Liguria e Toscana. Scirocco abbiamo detto, attivo. Per poter surfare con un long serve sempre e comunque uno spot riparato. La scelta, quasi
obbligata viste le condizioni e il tempo limitato a mia disposizione e’ caduta su una location gia’ poco nota, ma diventata ancora
meno frequentata per l’impossibilita’ di avvicinarsi alla spiaggia in macchina, e la conseguente necessita’ di farsi una bella
passeggiata con tavola sottobraccio (nel caso specifico di ieri sotto pioggia e vento da nordest)

E come da aspettative lo spot si presenta deserto, e arrivano barre che superano il metro (a volte abbondantemente) ma che srotolano fin
quasi a riva in maniera a volte perfetta sopratutto a destra ma non molto regolare. Con il tempo che stringe penso “se po’fa”, torno alla macchina, mi preparo, prendo #ViolettaBlackdog e avviso un’amica che mi aveva chiesto info che si puo’ fare.

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Inizio a remare verso la lineup. C’e’ corrente che porta fuori, ma sapendola gestire e’ un aiuto a portarsi sul picco. Guardo intorno.
arrivano colline d’acqua, lo spot non fa mai onde troppo ripide fortunatamente.
Remo la prima, la tavola vola, ho alle spalle parecchia acqua, ma l’onda e’ relativamente facile e riforma a destra …
prima corsa e si rientra, passando da fuori per ri-sfruttare la rip current (canale con corrente che porta al largo) .
Passo circa una mezz’oretta in solitaria, scegliendo bene le onde. In Mare non si scherza specie con una certa misura e con i miei
problemini fisici che mi riducono un pelo le mie potenzialita’. Poi mi raggiunge un sup e la mia amica anche lei longboarder.
Prendiamo ancora alcune onde, alcune molto belle, ma la misura e’ quasi al limite per la mia skill e la classica Violetta.
Non riesco a manovrare esattamente come vorrei, ma qualche bella corsa e un paio di hang five ci scappano.

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Sotto il diluvio si rientra dopo circa un paio d’ore molto intense. E’ un mare che da soddisfazioni. Non e’ la mia session ideale
(mezzo metro abbondante e’ la misura su cui mi diverto di piu’) ma grandi sensazioni e soddisfazione di riuscire a tirare fuori
qualche manovra anche con mare impegnativo.
E oggi e’ un’altro giorno e vediamo se la scaduta ci fa qualche regalo …..


Casco Bell integrale convertibile e action cam : 1st impressions

Un freddo pomeriggio non ha impedito di passare un paio d’ore a Montecavo a provare due nuovi giochini: si tratta del casco
integrale convertibile Bell MIPS R2 e dell’action cam Mediacom, in realta’ perfetto clone del modello base Nilox.
La scelta e’ ricaduta su Montecavo in quanto mi interessava sopratutto pedalare con il suddetto casco indosso, per capire se
e’ usabile o fastidioso. Premetto che faceva piuttosto freddino, le temperature non hanno mai superato i 10 gradi, e al ritorno
il termometro del mio Qubo segnava 5 gradi. Questo per dire che il test sara’ da ripetere con temperature piu’ opportune.

Il casco e’ una M, a vista pare molto aerato, con sistema di chiusura posteriore a rotellina che permette di avere un range
di misure abbastanza ampio. Per essere una M comunque arriva a coprire fino ad un 58, io sono 54-56, avevo provato anche la S ma risultava
stretta sulle tempie. Ho comunque usato un bandana tipo buff sotto casco per stabilizzarlo meglio e ripararmi le orecchie (fa freddo e
e le fessure di aereazione sono davvero tante) .

casco bell r2 mipscasco mips r2

La prima cosa , passando da un casco tipo snow/skate ad un integrale che ho vuoluto verificare e’ stata la visbilita’ verso il basso,
che fortunatamente risulta ampia quanto basta.
La mentoniera non da particolarmente fastidio, l’apertura e’ grande e non si ha la sensazione di stare ingabbiati come in alcuni caschi da dh o mx.

Ho pedalato 2 volte la risalita fino in cima al monte, durata massima della risalita pedalata una 40ina di minuti. In tali condizioni e con
il freddo averlo o non averlo cambia veramente poco. Quello che un po’ cambia purtroppo e’ l’aerodinamica e i pesi mettendoci
sopra la telecamerina. Infatti sopratutto in salita e a basse velocita’ si sente di avere un qualcosa sopra la testa. Converrebbe
smontarla, ma il tipo di attacco a vite (uguale per tutte le cam gopro inclusa) rende questa opzione non velocissima. Certo, in un giro
che prevede un unica risalita piu’ lunga il problema non si pone.

kiaz casco bell e telecamera mediacom

La telecamera pur non essendo una gopro, e’ risultata perfettamente compatibile con la predisposisione a vite
presente sul casco e viene fornita con un app per gestirla da telefono e un telecomando,  accessori molto utili in quanto comandare
i pulsantini senza togliersi il casco e’ risultato macchinoso. Dal primo test di oggi la qualita’, per essere un prodotto di fascia
super economica, risulta paragonabile alle entry level di brand piu’ conosciuti o ai modelli vecchi degli stessi.
Io non ho pretese (e nemmeno l’hardware adatto ad editare video in 4k) , mi basta poter documentare qualche giro, e magari in futuro
portarla anche in mare sulla tavola da surf (previa realizzazione e resinatura supporto) .

Tornando al casco, anche in discesa non delude le aspettative e l’ampio visierone e’ anche utile per proteggersi da rami e altre
amenita’ provenienti dalla a volte fitta vegetazione di montecavo e di location simlari.

Per il momento non sono ancora riuscita a provarlo in modalita’ aperta, le risalite piuttosto brevi non giustificavano la cosa.
Vedremo al primo giro piu’ lungo di testarlo in maniera piu’ completa.Ultimo ma non meno importante, se preso online su CRC, il rapporto qualita’ prezzo del suddetto casco e’ ottimo. Vedremo durante le prossime uscite di metterlo sotto stress per bene.



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MTB: Civitavecchia Ripetitori

Prendere la Roma Civitavecchia con #Slayerina a bordo del Qubo anziche’ #Violettablackdog ha un che’ di strano per una surfista.
Ma la piatta persiste ancora a tempo indeterminato, e invece alla biciclettina l’alta pressione e il leggero vento da nord sono ben graditi.
Oggi e’ festivo, fa bello e possiamo permetterci di scoprire nuovi spot: andiamo ad esplorare i Ripetitori di Civitavecchia.
Carico un paio di tracce, leggo qualche recensione in giro. Dovrebbe essere un po’ piu’ tecnico di quanto visto finora nei dintorni di Roma,
ricordando vagamente il genere ligure.
Lascio la macchina nei pressi della Coop di Civitavecchia come consigliato e inizio a salire seguendo la traccia. Si sale per buona parte su asfalto, mai eccessivamente ripido, o meglio mai eccessivamente ripido troppo a lungo, e poi su sterrato ma mai difficile. Qualche tratto
piu’ pendente c’e’, ma se la pedalo io con #Slayerina vuol dire che non c’e’ niente di difficile. Piu’ si sale piu’ il panorama diventa
bello, con vista sul mare anche se un po’ rovinata dalla luce bassa e dalla foschia, ma questa salita, pur essendo relativamente breve
se confrontata agli standard alpini ricorda molto i contesti della Liguria o anche delle Alpi … insomma non e’ la salita fine
a se stessa di Monte Cavo, ma una strada molto panoramica su cui fa piacere pedalare.

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Arrivo in cima in circa un oretta, ci metto un attimo a cercare di capire da dove si scende, poi riconosco un drop visto in varie foto e
parto con la prima parte del “ripetitori“. Niente di difficile, ma tanti sassi, terreno molto piu’ naturale e un pelo piu’ tecnico
se confrontato a montecavo o ancor peggio a Formello. Il confronto con la Liguria invece ci puo’ stare, ma per certi versi alcuni
passaggi mi ricordano vagamente la mia amata Supersauze in alta Valsusa …. Finita la prima parte senza difficolta’ riprendo il telefono e cerco di capire dove andare. La traccia non e’ chiarissma …. fortunatamente incontro un local che si offre di farmi vedere un sentiero che e’ stato realizzato da poco : il “Razzola”. Divertente, conR alcuni passaggi tecnici, alcunecparti un po’ antipatiche da rilanciare, e un ripidone finale che mi ha messo un po’ di paura e che per il momento ho preferito evitare.
Purtroppo a fine sentiero il local buca e preferisce rientrare, io invece decido di risalire ancora almeno fino al primo “intermedio”.
Stavolta si risale su sterrata, percorrendo una bellissima e verdissima valle in cui pare l’inverno non esista, in compagnia di mucche e cavalli. Nota positiva la presenza di ben due belle fontane a cui rifonrnirsi di acqua.

vacche pozza salita2 fontana

La salita anche qua, ha alcuni strappi ma non ha mai pezzi ingestibili o ripidi troppo lunghi, e lentamente ma senza troppi problemi arrivo alla fine della prima parte del
“ripetitori”. Non ho tantissimo tempo, e anche se le gambe potrebbero farcela decido di scendere. Per non sbagliare seguo “ripetitori 2”,
che corrisponde alla traccia da me scaricata. Questa seconda parte del ripetitori e’ molto divertente, lascia spazio a un po’ piu’ di
flow anche se alternato a passaggi tecnici, con un rockgarden finale che non sono riuscita a chiudere in sella. Come gia’ successo
in alcuni passaggi in Liguria a Sestri, non avendo molta dimestichezza con le pietre fisse necessito di qualcuno che mi indichi la
giusta linea. Ancora qualche curva e si arriva sul ripidone finale, nientedidifficile anzi piuttosto divertente.

Credevo che tutto fosse finito, e che con una leggera sterrata e poi asfaltata in discesa sarei tornata al Qubo. E invece no, altro che dicscesa … tocca un’altro pezzo di salitelle, niente di che, ma con le gambe stanche si sentono tutte. Purtroppo in questa location
parrebbero non esserci alternative al lasciare la macchina piuttosto distante dal vero inizio dell’anello ….
No problem mi arrabatto e con le mie ultime forze raggiungo l’ultima discesetta su asfalto, e quindi il Qubo.

ripetitorikiaz

Tirando le somme :

PRO :
salita piacevole e panormaica
– sentieri “tecnici il giusto”
– Presenza di fontane x rifornirsi d’acqua
– Ottimo in inverno specie se secco.



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CONTRO :
Collegamento noioso al rientro.
– Senza GPS se si e’ da soli e non si conosce la zona si puo’ sbagliare. Consiglio un buon GPS cartografico.
– D’estate mi sa che e’ troppo esposto al sole per essere fattibile.

DOWNLOAD TRACCIA GPS GPX RAZZOLA + RIPETITORI

 


MTB: Una strana coppia a Formello – Slayerina vs E-Bike Cube

#Slayerina e’ vecchia lo sappiamo : e’ una 26, e’ pesantina, il pignone piu’ grande e’ il 32 …. Pedalarla richiede un po’ di pazienza e un po’ di fatica. Il reggisella telescopico ha fatto tanto, e altrettanto fara’ l’imminente arrivo del pignone da 36 al posteriore, ma resta comunque un oggetto che pesa 15 kg, e che per salire ha bisogno del suo tempo … mettiamoci anche che la padrona non e’ di certo sto mostro come gambe …. insomma abbiamo capito. Per portare su la Slayer ci vanno fiato, gambe e tanta buona volonta’, specie su tracciati vagamente tecnici con qualche strappo …. stiamo parlando del solito Formello, che di questi tempi causa meteo avverso e’ diventato il mio spot primario in mtb, grazie al terreno che drena facilmente.

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Credo che a qualunque biker prima o poi capiti di imbattersi nell'”amico che si e’ preso la bici elettrica o meglio e-bike.
Bene nel mio caso si tratta di un amico surfista, felice possessore di una e-cube front 29. Da un po’ avevamo in mente un giro assieme, e gli avevo proposto Formello, vista l’accessibilita’ dei trails anche alle front e la presenza di salitelle piuttosto simpatiche dove l’avere il motore fa la differenza. Finalmente oggi riusciamo a beccarci e farci questo divertente giretto.

Io ho le gambe molli: e’ stata una settimana piuttosto intensa per le mie gambine: anche ieri pomeriggio ero a Formello, facendo le corse
contro il tempo ho girato i 3 trails nel mio tempo record di 1h 35 minuti … ma no problem, tanto sapevo che il confronto con una
bici elettrica in salita e’ improponibile. E come volevasi dimostrare su per le rampe di salita allo scoiattolo la e-cube scatta
mentre io annaspo con slayerina, vagamente invidando l’amico elettrificato.

Comincia la prima discesa, e per me il divertimento … anche l’elettrica pare cavarsela e il mio distacco non e’ mai eccessivo.

Tra curve e saltini siamo al fondo del Cinghiale e tocca risalire … ovviamente io fatico, il mio amico no, ma decide cmq di lasciare
il rapportino e mantenere il mio lento passo. Slayerina arranca nei boschi, le gambe credevo peggio ma vanno. Certo lui potrebbe
scattare e metterci la meta’ (se non di meno) del mio tempo per arrivare in cima …. ma ne approfittiamo per chiacchierare e fare
qualche foto.

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Terminata la piu’ lunga delle risalite, il fatidico momento. Decido di provare il mezzo motorizzato. Avevo gia’ provato un paio di e-bike,
ma solo in pianura e su asfalto, quindi in pratica non ho termini di confronto. Salgo sulla cube, e’ una M come taglia, ci sto abbastanza bene,
non e’ troppo grande. Scendo un pelo in basso, e in discesa la presenza del motore che scatta subito e ti fa camminare di brutto un po’
mi spaventa, complice anche il fatto di aver a che vedere con un frontino da 29 che in realta’ a livello di inerzia e’ piuttosto
pesante. Al primo slagro decido di fare inversione di marcia e vedere quel che piu’ mi interessa: la salita.

Bene … la bici e’ a un livello di assistenza intermedio …. e basta girare i pedali e questa va su da sola … senza il minimo
sforzo … cammina al punto di doverla piegare in salita, cambiando totalmente la tecnica per fare i tornantini.
Impressionante … e non oso immaginare cosa fa una full … un vero giocattolo per criceti ….

Riprendiamo il giro con ultimo strappo sulla Volpe, trail che piace all’elettrica ma un po’ meno a slayerina
(e alle mie gambe) nelle parti da rilanciare…. fatta eccezione per i divertenti salti dell’ultima parte….

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Io sono vagamente stanca, il mio socio elettrico pare abbia fatto il giro dell’isolato.
Riprovo l’elettrica anche per lo stradotto di rientro al parcheggio …. inutile dire che sulla salita scorrevole va da sola arrivando anche a velocita’ vergognose.

La particolare giornata mi ha fatto riflettere sul mondo “elettrico”, capendone un po’ meglio il funzionamento e il suo perche’.
Per me la MTB e’ uno sport, un modo per stare all’aria aperta ma anche un modo per mantenermi in forma e migliorare fisicamente e/o contrastare la vecchiaia che avanza. Odio le palestre e tutte le cose fini a se stesse, l’outdoor per me e’ una necessita’ e approfitto delle opportunita’ che ci danno gli elementi naturali per allenarmi e migliorare.

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In quest’ottica, al momento, la bici elettrica non mi interessa. Ammetto che e’ un bel giochino, ma e’ un giochino per cricetare. Puo’ aver un senso in un contesto alpino con giri molto lunghi con molto sviluppo verticale (sopra i 1000 mt di dislivello)…. a patto di imparare a guidarla a dovere perche’ il comportamnto (e il peso) rispetto ad una bici a propulsione muscolare e’ differente e richiede un adattamento alla guida.
Io non mi vergogno di andare piu’ piano. Non accetterei una bici elettrica come regalo da un ipotetico fidanzato biker per stargli dietro.
Qualcuno dice che la e-bike e’ un modo per avvicinare alla mtb il gentil sesso …. beh forse e’ un modo per avvicinarsi alla montagna. Ma non alla mtb intesa in quanto sport. Ovvio che poi con l’avanzare della vecchiaia e il conseguente abbassamento delle performance del sistema cardio-vascolare si vuole ancora stare all’aria aperta … ben venga la e-bike, ma finche’ ci son le gambe … chi va piano va sano e va lontano ….
con la propria forza esclusivamente umana e muscolare.

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