MTB: Formello, la Pecora, video e traccia GPS

In sella a Slayerina vi presento la Pecora, ultima creazione dei locals di Formello nel Veio Bike Park. La prima parte e’ molto facile, la seconda invece presenta un divertentissimo canale con saliescendi da montagne russe. Ecco il video, in fondo all’articolo troverete anche la traccia GPS.

La Pecora condivide la traccia di risalita con l’altra new entry, la Capra, sentiero un pelo piu’ tecnico con un grosso salto (evitabile) e qualche passaggio su roccia. Entrambi si sviluppano nella parte alta della macchia di Sacrofano, e possono essere percorsi anche in condizioni di discreta umidita’ (al momento della ripresa del video piovigginava a tratti) .

formello capra pecora

Formello si conferma una location spettacolare per avvicinarsi e migliorare nella MTB. I sentieri sono divertenti e davvero ben tenuti, adatti anche alle front con le dovute cautele, inoltre anche le rissalite sono su sterrato e su singletrack, tutte all’interno di un’area protetta, questo rende impossibile effettuare risalite meccanizzate (i percorsi comunque restano piu’ sul genere easy enduro/trail, raramente ho visto bici con forka a doppia piastra) rendendo il posto veramente ideale per allenarsi in tranquillita’ nel verde a pochi km da Roma.

Ieri e’ anche stata l’occasione per provare il nuovo upgrade di Slayerina, un nuovo manubrio RaceFace Riser largo ben 780 mm

slayerina manubrio

E’ ancora un po’ presto per trarre conclusioni, ma in questa prima prova posso dire che i cm in piu’ (l’originale era da 720) aiutano molto in discesa a mantenersi stabili in velocita’ e migliorano la confidenza sui salti, ma non solo: ero molto scettica sulla guida in salita con questo manubrione, invece anche qua specie nei passaggi tecnici e nei tornanti aiuta a tenere tutta la bici stabile.

manubrio race face

Si tratta di un upgrade relativamente poco costoso (su siti come crc e probike si trovano manubri di questo tipo tra i 30 e i 50 euro) che puo’ pero’ dare nuovi “imput” specie a bici un po’ datate o entry level.

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Per concludere, come anticipato ecco la traccia GPX: comprende tutta la parte alta del park di Formello, quindi Scoiattolo, Capra e appunto la neonata Pecora:

DOWNLOAD GPX

Si ringrazia MTB FORMELLO per il gran lavoro su questi sentieri 😉

 

MTB: test reggisella telescopico su Front

Del reggisella telescopico ne abbiamo gia’ parlato evidenziando l’estrema utilita‘ dell’accessorio in questione e del come puo’ semplificare notevolmente la vita e la guida della mountain bike, sopratutto ai comuni mortali. E oggi infatti voglio lasciare spazio all’opinione di Mike, amico da poco avvicinatosi alla MTB con una front Specy Stumpjumper montata con alcuni accorgimenti per renderla un po’ piu’ “cattiva” e non disdegnare anche la discesa. Tra le customizzazioni infatti spiccano pedali flat, dischi da 200 / 185 , manubrio largo (780 mm) con rise e ovviamente reggisella telescopico KS.

stumpjumper 2013

La prima uscita con questo setup e’ stata fatta a Formello, i cui sentieri ben si adattano anche ad una front incattivita grazie ai frequenti rilanci specie sui trail Cinghiale e Volpe.  Ecco il feedback di Mike riguardo al suo giochino:


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Se molti ritengono che questo accessorio abbia cambiato radicalmente il modo di andare in MTB e se in tanti hanno apprezzato questo prodotto, non posso che essere pienamente d’accordo. Oggi ho provato per la prima volta il tubo reggi sella telescopico sulla mia Spacy e devo dire che son bastati una manciata di secondi per capirne l’enorme vantaggio che ne deriva. La mia Stumpjumper front ha tutte le carte in regola per essere una bici performante e divertente. Alcune uscite precedenti mi han fatto apprezzare questa bicicletta nonostante non mi considero un biker e non ho mai avuto troppo feeling con questo mezzo. In effetti una buona bici ti mette in condizione di divertirti e se poi i giusti consigli e il giusto meccanico fanno la loro parte, ecco che il divertimento è assicurato. Oggi il mio KS ha fatto la differenza in quel di Veio Bike Park. Il posto merita e si adatta bene a chi come me non ha una grande esperienza ciclistica in fuori strada. Salite e discese si alternano a continui rilanci e il tubo sella telescopico dà quella marcia in più. Il comando al manubrio è reattivo sia in estensione che in contrazione e sopratutto in salita si sente la differenza in qunato la postura più alta agevola lo spostamento in avanti e migliora la trazione e la precisione di guida. Altra nota degna di menzione è il fatto che il reggisella telescopico KS ha un’ ampiezza tale per cui agendo sul comando si riesce ad ottimizzare l’escursione e quindi non si ha una sola posizione ( basso / alto ) ma si buò scegliere l’altezza ottimale per ogni track.
Esteticamente poi è una bomba: il cavo di comando non arriva fin sotto il sellino ma si ferma poco dopo il collarino e rende il tutto pulito e lineare con un look accattivante e minimalista anche se il passaggio dei cavi e’ esterno. 
In conclusione devo ammettere che prima era una gran rottura doversi fermare per regolare l’estensione del tubo sotto sella e ora basta una leggera pressione del pollice sinistro sull’apposito trigger e in un battito di ciglia si ottiene la perfetta regolazione della sella. Amo le salite e sicuramente questo accessorio fa la differenza permettando una regolazione precisa dell’altezza e adeguata alla tecnicita’ del percorso, mentre in discesa una volta abbassato è pressoché perfetto agevolando il fuorisella e diventa superlativo nella gestione dei rilanci dove basta rialzaro per non perdere velocita’…. .quindi promosso a pieni voti anche da uno che tutto pensava, piuttosto che appassionarsi alla MTB. 

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Credo che a questi punti, a meno che uno non faccia percorsi prettamente pianeggianti (o prettamente AM con lunghe salite e conseguenti lunghe discese senza necessita’ di frequenti cambi di stance) il reggisella telescopico sia d’obbligo per ottimizzare performance e divertimento. Ad ulteriore prova ricordiamo che la medaglia d’argento femminile olimpica di Rio ha corso con una front dotata di reggisella telescopico … e se siete interessati all’acquisto di uno di questi prodotti (vi consiglio di evitare quelli troppo economici e di optare per un modello a passaggio cavo esterno se vi cimenterete nel montaggio in maniera autonoma) potete anche approfittare dell’offerta del nostro parthner PROBIKE : inserendo il codice SALDI5 avrete un ulteriore 5% sugli articoli gia’ in saldo

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In conclusione, per chi pensa che la front non sia abbastanza divertente, vi faccio vedere come se la cava dietro a #slayerina sul track Cinghiale di Formello :

Casco Bell integrale convertibile e action cam : 1st impressions

Un freddo pomeriggio non ha impedito di passare un paio d’ore a Montecavo a provare due nuovi giochini: si tratta del casco
integrale convertibile Bell MIPS R2 e dell’action cam Mediacom, in realta’ perfetto clone del modello base Nilox.
La scelta e’ ricaduta su Montecavo in quanto mi interessava sopratutto pedalare con il suddetto casco indosso, per capire se
e’ usabile o fastidioso. Premetto che faceva piuttosto freddino, le temperature non hanno mai superato i 10 gradi, e al ritorno
il termometro del mio Qubo segnava 5 gradi. Questo per dire che il test sara’ da ripetere con temperature piu’ opportune.

Il casco e’ una M, a vista pare molto aerato, con sistema di chiusura posteriore a rotellina che permette di avere un range
di misure abbastanza ampio. Per essere una M comunque arriva a coprire fino ad un 58, io sono 54-56, avevo provato anche la S ma risultava
stretta sulle tempie. Ho comunque usato un bandana tipo buff sotto casco per stabilizzarlo meglio e ripararmi le orecchie (fa freddo e
e le fessure di aereazione sono davvero tante) .

casco bell r2 mipscasco mips r2

La prima cosa , passando da un casco tipo snow/skate ad un integrale che ho vuoluto verificare e’ stata la visbilita’ verso il basso,
che fortunatamente risulta ampia quanto basta.
La mentoniera non da particolarmente fastidio, l’apertura e’ grande e non si ha la sensazione di stare ingabbiati come in alcuni caschi da dh o mx.

Ho pedalato 2 volte la risalita fino in cima al monte, durata massima della risalita pedalata una 40ina di minuti. In tali condizioni e con
il freddo averlo o non averlo cambia veramente poco. Quello che un po’ cambia purtroppo e’ l’aerodinamica e i pesi mettendoci
sopra la telecamerina. Infatti sopratutto in salita e a basse velocita’ si sente di avere un qualcosa sopra la testa. Converrebbe
smontarla, ma il tipo di attacco a vite (uguale per tutte le cam gopro inclusa) rende questa opzione non velocissima. Certo, in un giro
che prevede un unica risalita piu’ lunga il problema non si pone.

kiaz casco bell e telecamera mediacom

La telecamera pur non essendo una gopro, e’ risultata perfettamente compatibile con la predisposisione a vite
presente sul casco e viene fornita con un app per gestirla da telefono e un telecomando,  accessori molto utili in quanto comandare
i pulsantini senza togliersi il casco e’ risultato macchinoso. Dal primo test di oggi la qualita’, per essere un prodotto di fascia
super economica, risulta paragonabile alle entry level di brand piu’ conosciuti o ai modelli vecchi degli stessi.
Io non ho pretese (e nemmeno l’hardware adatto ad editare video in 4k) , mi basta poter documentare qualche giro, e magari in futuro
portarla anche in mare sulla tavola da surf (previa realizzazione e resinatura supporto) .

Tornando al casco, anche in discesa non delude le aspettative e l’ampio visierone e’ anche utile per proteggersi da rami e altre
amenita’ provenienti dalla a volte fitta vegetazione di montecavo e di location simlari.

Per il momento non sono ancora riuscita a provarlo in modalita’ aperta, le risalite piuttosto brevi non giustificavano la cosa.
Vedremo al primo giro piu’ lungo di testarlo in maniera piu’ completa.Ultimo ma non meno importante, se preso online su CRC, il rapporto qualita’ prezzo del suddetto casco e’ ottimo. Vedremo durante le prossime uscite di metterlo sotto stress per bene.



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MTB: Civitavecchia Ripetitori

Prendere la Roma Civitavecchia con #Slayerina a bordo del Qubo anziche’ #Violettablackdog ha un che’ di strano per una surfista.
Ma la piatta persiste ancora a tempo indeterminato, e invece alla biciclettina l’alta pressione e il leggero vento da nord sono ben graditi.
Oggi e’ festivo, fa bello e possiamo permetterci di scoprire nuovi spot: andiamo ad esplorare i Ripetitori di Civitavecchia.
Carico un paio di tracce, leggo qualche recensione in giro. Dovrebbe essere un po’ piu’ tecnico di quanto visto finora nei dintorni di Roma,
ricordando vagamente il genere ligure.
Lascio la macchina nei pressi della Coop di Civitavecchia come consigliato e inizio a salire seguendo la traccia. Si sale per buona parte su asfalto, mai eccessivamente ripido, o meglio mai eccessivamente ripido troppo a lungo, e poi su sterrato ma mai difficile. Qualche tratto
piu’ pendente c’e’, ma se la pedalo io con #Slayerina vuol dire che non c’e’ niente di difficile. Piu’ si sale piu’ il panorama diventa
bello, con vista sul mare anche se un po’ rovinata dalla luce bassa e dalla foschia, ma questa salita, pur essendo relativamente breve
se confrontata agli standard alpini ricorda molto i contesti della Liguria o anche delle Alpi … insomma non e’ la salita fine
a se stessa di Monte Cavo, ma una strada molto panoramica su cui fa piacere pedalare.

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Arrivo in cima in circa un oretta, ci metto un attimo a cercare di capire da dove si scende, poi riconosco un drop visto in varie foto e
parto con la prima parte del “ripetitori“. Niente di difficile, ma tanti sassi, terreno molto piu’ naturale e un pelo piu’ tecnico
se confrontato a montecavo o ancor peggio a Formello. Il confronto con la Liguria invece ci puo’ stare, ma per certi versi alcuni
passaggi mi ricordano vagamente la mia amata Supersauze in alta Valsusa …. Finita la prima parte senza difficolta’ riprendo il telefono e cerco di capire dove andare. La traccia non e’ chiarissma …. fortunatamente incontro un local che si offre di farmi vedere un sentiero che e’ stato realizzato da poco : il “Razzola”. Divertente, conR alcuni passaggi tecnici, alcunecparti un po’ antipatiche da rilanciare, e un ripidone finale che mi ha messo un po’ di paura e che per il momento ho preferito evitare.
Purtroppo a fine sentiero il local buca e preferisce rientrare, io invece decido di risalire ancora almeno fino al primo “intermedio”.
Stavolta si risale su sterrata, percorrendo una bellissima e verdissima valle in cui pare l’inverno non esista, in compagnia di mucche e cavalli. Nota positiva la presenza di ben due belle fontane a cui rifonrnirsi di acqua.

vacche pozza salita2 fontana

La salita anche qua, ha alcuni strappi ma non ha mai pezzi ingestibili o ripidi troppo lunghi, e lentamente ma senza troppi problemi arrivo alla fine della prima parte del
“ripetitori”. Non ho tantissimo tempo, e anche se le gambe potrebbero farcela decido di scendere. Per non sbagliare seguo “ripetitori 2”,
che corrisponde alla traccia da me scaricata. Questa seconda parte del ripetitori e’ molto divertente, lascia spazio a un po’ piu’ di
flow anche se alternato a passaggi tecnici, con un rockgarden finale che non sono riuscita a chiudere in sella. Come gia’ successo
in alcuni passaggi in Liguria a Sestri, non avendo molta dimestichezza con le pietre fisse necessito di qualcuno che mi indichi la
giusta linea. Ancora qualche curva e si arriva sul ripidone finale, nientedidifficile anzi piuttosto divertente.

Credevo che tutto fosse finito, e che con una leggera sterrata e poi asfaltata in discesa sarei tornata al Qubo. E invece no, altro che dicscesa … tocca un’altro pezzo di salitelle, niente di che, ma con le gambe stanche si sentono tutte. Purtroppo in questa location
parrebbero non esserci alternative al lasciare la macchina piuttosto distante dal vero inizio dell’anello ….
No problem mi arrabatto e con le mie ultime forze raggiungo l’ultima discesetta su asfalto, e quindi il Qubo.

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Tirando le somme :

PRO :
salita piacevole e panormaica
– sentieri “tecnici il giusto”
– Presenza di fontane x rifornirsi d’acqua
– Ottimo in inverno specie se secco.



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CONTRO :
Collegamento noioso al rientro.
– Senza GPS se si e’ da soli e non si conosce la zona si puo’ sbagliare. Consiglio un buon GPS cartografico.
– D’estate mi sa che e’ troppo esposto al sole per essere fattibile.

DOWNLOAD TRACCIA GPS GPX RAZZOLA + RIPETITORI

 

MTB: Una strana coppia a Formello – Slayerina vs E-Bike Cube

#Slayerina e’ vecchia lo sappiamo : e’ una 26, e’ pesantina, il pignone piu’ grande e’ il 32 …. Pedalarla richiede un po’ di pazienza e un po’ di fatica. Il reggisella telescopico ha fatto tanto, e altrettanto fara’ l’imminente arrivo del pignone da 36 al posteriore, ma resta comunque un oggetto che pesa 15 kg, e che per salire ha bisogno del suo tempo … mettiamoci anche che la padrona non e’ di certo sto mostro come gambe …. insomma abbiamo capito. Per portare su la Slayer ci vanno fiato, gambe e tanta buona volonta’, specie su tracciati vagamente tecnici con qualche strappo …. stiamo parlando del solito Formello, che di questi tempi causa meteo avverso e’ diventato il mio spot primario in mtb, grazie al terreno che drena facilmente.

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Credo che a qualunque biker prima o poi capiti di imbattersi nell'”amico che si e’ preso la bici elettrica o meglio e-bike.
Bene nel mio caso si tratta di un amico surfista, felice possessore di una e-cube front 29. Da un po’ avevamo in mente un giro assieme, e gli avevo proposto Formello, vista l’accessibilita’ dei trails anche alle front e la presenza di salitelle piuttosto simpatiche dove l’avere il motore fa la differenza. Finalmente oggi riusciamo a beccarci e farci questo divertente giretto.

Io ho le gambe molli: e’ stata una settimana piuttosto intensa per le mie gambine: anche ieri pomeriggio ero a Formello, facendo le corse
contro il tempo ho girato i 3 trails nel mio tempo record di 1h 35 minuti … ma no problem, tanto sapevo che il confronto con una
bici elettrica in salita e’ improponibile. E come volevasi dimostrare su per le rampe di salita allo scoiattolo la e-cube scatta
mentre io annaspo con slayerina, vagamente invidando l’amico elettrificato.

Comincia la prima discesa, e per me il divertimento … anche l’elettrica pare cavarsela e il mio distacco non e’ mai eccessivo.

Tra curve e saltini siamo al fondo del Cinghiale e tocca risalire … ovviamente io fatico, il mio amico no, ma decide cmq di lasciare
il rapportino e mantenere il mio lento passo. Slayerina arranca nei boschi, le gambe credevo peggio ma vanno. Certo lui potrebbe
scattare e metterci la meta’ (se non di meno) del mio tempo per arrivare in cima …. ma ne approfittiamo per chiacchierare e fare
qualche foto.

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Terminata la piu’ lunga delle risalite, il fatidico momento. Decido di provare il mezzo motorizzato. Avevo gia’ provato un paio di e-bike,
ma solo in pianura e su asfalto, quindi in pratica non ho termini di confronto. Salgo sulla cube, e’ una M come taglia, ci sto abbastanza bene,
non e’ troppo grande. Scendo un pelo in basso, e in discesa la presenza del motore che scatta subito e ti fa camminare di brutto un po’
mi spaventa, complice anche il fatto di aver a che vedere con un frontino da 29 che in realta’ a livello di inerzia e’ piuttosto
pesante. Al primo slagro decido di fare inversione di marcia e vedere quel che piu’ mi interessa: la salita.

Bene … la bici e’ a un livello di assistenza intermedio …. e basta girare i pedali e questa va su da sola … senza il minimo
sforzo … cammina al punto di doverla piegare in salita, cambiando totalmente la tecnica per fare i tornantini.
Impressionante … e non oso immaginare cosa fa una full … un vero giocattolo per criceti ….

Riprendiamo il giro con ultimo strappo sulla Volpe, trail che piace all’elettrica ma un po’ meno a slayerina
(e alle mie gambe) nelle parti da rilanciare…. fatta eccezione per i divertenti salti dell’ultima parte….

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Io sono vagamente stanca, il mio socio elettrico pare abbia fatto il giro dell’isolato.
Riprovo l’elettrica anche per lo stradotto di rientro al parcheggio …. inutile dire che sulla salita scorrevole va da sola arrivando anche a velocita’ vergognose.

La particolare giornata mi ha fatto riflettere sul mondo “elettrico”, capendone un po’ meglio il funzionamento e il suo perche’.
Per me la MTB e’ uno sport, un modo per stare all’aria aperta ma anche un modo per mantenermi in forma e migliorare fisicamente e/o contrastare la vecchiaia che avanza. Odio le palestre e tutte le cose fini a se stesse, l’outdoor per me e’ una necessita’ e approfitto delle opportunita’ che ci danno gli elementi naturali per allenarmi e migliorare.

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In quest’ottica, al momento, la bici elettrica non mi interessa. Ammetto che e’ un bel giochino, ma e’ un giochino per cricetare. Puo’ aver un senso in un contesto alpino con giri molto lunghi con molto sviluppo verticale (sopra i 1000 mt di dislivello)…. a patto di imparare a guidarla a dovere perche’ il comportamnto (e il peso) rispetto ad una bici a propulsione muscolare e’ differente e richiede un adattamento alla guida.
Io non mi vergogno di andare piu’ piano. Non accetterei una bici elettrica come regalo da un ipotetico fidanzato biker per stargli dietro.
Qualcuno dice che la e-bike e’ un modo per avvicinare alla mtb il gentil sesso …. beh forse e’ un modo per avvicinarsi alla montagna. Ma non alla mtb intesa in quanto sport. Ovvio che poi con l’avanzare della vecchiaia e il conseguente abbassamento delle performance del sistema cardio-vascolare si vuole ancora stare all’aria aperta … ben venga la e-bike, ma finche’ ci son le gambe … chi va piano va sano e va lontano ….
con la propria forza esclusivamente umana e muscolare.

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TEST Reggisella telescopico : basta soste inutili !

Ormai tutte le MTB full da enduro moderne montano di serie il reggisella telescopico. Slayerina ha i suoi annetti, ma gia’ da quando arrivarono i primi esemplari sul mercato la curiosita’ nei confronti di quest’oggetto dal prezzo ai tempi improponibile era alta considerato anche il fatto che il cannotto sella della Slayer e’ piuttosto corto, che la sottoscritta e’ piuttosto bassa e che per ovviare a questo problema mi ero costruita un telescopico non automatico “handmade” mettendo due tubi uno dentro l’altro con due collarini.

Il primo incontro da non-ritorno con l’oggetto in questione avviene 2 settimane fa, al Bike Test a Pineta Sacchetti, dove riesco a testare una Specialized Enduro 29 dotata del suddetto dispositivo. E in mezz’ora capisco che quel coso che permette di alzare e abbassare la sella semplicemente azionando un comando al manubrio senza scendere dalla bici e’ un oggetto geniale, indispensabile nei percorsi misti che a volte si trovano da queste parti e che e’ strettamente necessario per l’esistenza mia e di Slayerina.

Ricerche, domande, dubbi. Esistono due tipi di reggisella telescopico, ma sulla nonnetta Slayerina e’ strettamente necessario montare un dispositivo a passaggio cavo esterno. La scelta e’ caduta  su un prodotto della Specialized, con 125 mm di corsa e una posizione intermedia, che si sposa perfettamente con il corto cannotto della Slayer.

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Il montaggio e’ fattibile anche in autonomia ma implica alcuni accorgimenti e una buona tronchesina per cavi in acciaio se il vostro telaio e’ corto come il mio, quindi stavolta ho preferito rivolgermi ad un meccanico (Roberto di Bike-Store Roma, dove ho anche rimediato l’oggetto) per non fare errori su un componente comunque abbastanza delicato e costoso .

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Ma veniamo al test vero e proprio: Formello con i suoi sali e scendi e rilanci frequeinti specie sul trail della Volpe e’ risultato il banco prova ideale. Terreno pesante purtroppo, ma comunque almeno in discesa piu’ che gestibile.

Il congegno e’ facilissimo da usare. Basta schiacciare il comando al manubrio e il tubo, a seconda della posizione in cui si trova e del peso spostato sul sellino scende o sale. Nella risalita e’ possibile bloccarlo in una posizione intermedia, utile su contropendenze e su tratti in discesa ma da pedalare. Si prende subito dimestichezza, e per la prima volta non mi ritrovo a dover scendere dalla bici per una breve risalita post contropendenza …. basta premere il pulsante e il gioco e’ fatto … si riprende a pedalare !!! Si riscende ??? No problem, premi e siediti sopra e si scende !!! C’e’ un tratto da risalire ? Fuorisella non ti conosco, rialziamo il tubo e ripartiamo alla grande …. E cosi’ via , per un bel po’ di saliscendi, senza intoppi e senza scendere. Insomma un’altra vita. Slayerina conferma di non avere nulla da invidiare alle moderne 27.5, e mi porta a spasso per i fangosi trail di Formello senza problemi.

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Altro indubbio vantaggio e’ la possibilta’ – con un po’ di abilita’ – di ripartire anche sul tecnico in salita, abbassando la sella e rialzandola una volta ripreso un minimo di ritmo. Insomma un oggetto davvero utile se si gira con una full su percorsi misti.


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A chi consigliarlo ? A chiunque sia abituato ad abbassare la sella in discesa specie tecnica, sia che giri con una front che con una full. Se non vi siete mai posti il problema della doppia posizione probabilmente non riuscirete nemmeno a realizzare quello di cui sto parlando ….

E’ indispensabile ? Come tutto no, se vivete in alta montagna dove i dislivelli verticali sono importanti e prima si sale e poi si scende non e’ assolutaemente indispensabile …. ma se vi ritrovate a fare anelli piuttosto brevi con dislivelli limitati puo’ davvero cambiare la vita e l’approccio alla mtb.

Lo consiglierei ad un principiante ? Se le intenzioni sono di divertirsi sopratutto in discesa con una full senza dubbio si, anche come primo upgrade ad un’eventuale prima bici usata.

EDIT 2017: Se siete alla ricerca di un reggisella telescopico, date anche un occhiata alle offerte di PROBIKE cliccando sul banner sottostante, inoltre con il codice SALDI5 fino al 21/2 potrete avere uno sconto ulteriore 😉

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GPS su Android : guida rapida per non perdersi in MTB

Il GPS (global positioning system) e’ stato il sistema che mi ha permesso di riprendere a pedalare senza conoscere percorsi in zona e/o disporre di amici bikers volenterosi di fare da guida. Non ho un gran senso dell’orientamento, quindi vi posso assicurare che se lo uso io lo puo’ usare chiunque.

Come funziona e cosa serve ? In questo articolo utilizzeremo uno smartphone Android e l’app MyTrails, e ovviamente la traccia GPS che ci interessa in formato GPX.

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Trovare le tracce non e’ difficile. Certo dobbiamo avere almeno una vaga idea di dove vogliamo andare. Ad esempio sul sito di MTB Formello trovate quelle dei simpatici e facili trails enduro Scoiattolo, Cinghiale e Volpe, per la Liguria su PortofinoBike ci sono alcune tracce delle prove speciali della gara di SuperEnduro, tornando qua a pochi km da Roma e in particolare al mio amato Montecavo la cosa e’ stata un po’ + complessa, e vi offro io la traccia del Giuliana + 3 + piccola variante , che e’ una buona base di partenza per chi vuole divertirsi in modalita’ #salgoperscendere sull’antennuto montarozzo.

In primis pero’ dobbiamo installare MyTrails : lo trovate sul play store qua.  Le tracce possiamo scaricarle direttamente sul telefono oppure copiarle dal computer al telefono in bluetooth o come preferiamo, l’importante e’ che il file abbia estensione .GPX . Una volta che scarichiamo – o apriamo dal cellulare un file GPX Mytrails chiedera’ immediatamente di dargli un nome e importarlo.

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Nell’esempio sto usando la traccia di montecavo, quindi daro’ un nome di conseguenza. Ora MyTrails ci fa vedere la traccia, e se abbiamo la posizione attiva (e siamo in zona) ci mostrera’ la nosra posizione con un pallino rosso nei confronti della traccia.  Automaticamente, sempre se abbiamo la posizione attiva l’app comincera’ a registrare i nostri spostamenti, generando una nuova traccia di un altro colore. Guardando sullo schermo possiamo capire la nostra posizione nei confronti della traccia, e di conseguenza riuscire a seguire la strada giusta.

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Di default mytrails utilizza le mappe militari IGM. Vi consiglio dal menu mappa (disegnino mappa in alto alla vostra dx) di usare openhiking map, al momento la piu’ adatta alla bike tra quelle disponibili.

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durante il giro oltre che vedere la nostra posizione possiamo anche accedere alle statistiche, in cu ci viene indicata velocita’ istantanea, media, km percorsi e dislivello.

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A fine giro dobbiamo salvare la nostra traccia, spingendo il bottone rosso “stop”. Mytrails ci chiedera’ un nome e salvera’ la traccia in locale sul telefono.

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Se vogliamo possiamo poi copiarla su computer e usare strumenti di analisi piu’ precisi per vedere il nostro percorso (ad esempio l’app gpx viewver per il browser google chrome, o lo stesso Google Earth).


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MTB: Monte di Portofino

Premessa : la circolazione in mtb sul monte di Portofino e’ stata per lungo tempo interdetta, tant’e’ che si trattava di una meta che all’inizio della programmazione di questo mini bike trip nel Levante Ligure non avevo nemmeno preso in considerazione. E invece da qualche anno a questa parte l’accesso al parco del Monte di Portofino e’ consentito anche se regolamentato: nei giorni festivi e’ consigliabile farsi accompagnare da una guida , come ho deciso di fare io, rivolgendomi a PortofinoBike .

Malgrado l’esistenza di tracce gps (i percorsi della gara nazionale di Enduro svoltasi )Ho optato per l'”investimento guida” per essere sicura di divertirmi, di non perdermi e di non rischiare di fare troppo dislivello negativo con conseguente rischio del ricadere nello “scendopersalire” , che su asfalto da Santa Margherita e’ tutt’altro che divertente.

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E quindi eccoci qua, Slayerina pronta, appuntamento a Ruta alle 10 con Beppe che sara’ la mia guida.

Tempo per un caffe’ e partiamo, arrampicandoci sull’asfalto che porta fino all’ormai semi-abbandonato hotel Portofino Kulm, niente di complesso … saliamo ancora per i sentieri pedonali, fino a raggiungere l’imbocco della prova speciale “i mulini” della gara Enduro.

Questa prima discesa presenta alcuni tratti tecnici complessi per il mio livello, e altri piu’ scorrevoli e divertenti. Con piu’ tempo a disposizione avrei potuto sicuramente studiare meglio alcuni passaggi e tentarli senza correre rischi.
Si risale poi a piedi lungo un sentiero pedonale, teoricamente pedalabile, pendenza simil-via-sacra (chi sa-sa- #montecavo …) e fondo migliore ma le mie gambe poco gradiscono le rampe e quindi si spinge … e Beppe mi fa presente che anche nella gara questo trasferimento era previsto a spinta.
Finalmente partiamo per il trail “Pollone” : e qua comincio a divertirmi a dovere … traccia divertente, con qualche pezzo un po’ piu’ tecnico ma tutta fattibile, ottima per migliorare e imparare, e con una bella parte panoramica

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Il meteo purtroppo non aiuta, ma l’importante e’ divertrsi.
Sono soddisfatta del mio riding e di aver scoperto nuovi trails e nuovi spunti tecnci su cui riflettere: in primis il come affrontare i ripidoni, puo’ sembrare strano ma vero il “culo indietro” fa perdere controllo, impedendo all’anteriore di lavorare correttamente. Bisonga imparare a portare il peso anche davanti, facendo in modo che la ruota possa rotolare e non andare in blocco. Non sara’ facile padroneggiare questa tecnica, ma faro’ di tutto per riuscirci … senza cappottoni ovviamente !!

Un ultima parte di singletrack, un po’ troppo xc a volte palloso a mezza costa ci riporta alla “civilta'” … in localita’ San Lorenzo, da dove si riprende per un breve tratto l’Aurelia fino al parcheggio.

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La traccia da un idea solo indicativa del giro, in alcuni tratti e’ incompleta ed e’ stata raccordata a mano. Giro molto bello, vario, ottimo per migliorare. Terreno piu’ che discreto malgrado l’umidita’. E ultimo e non meno importante l’idea di portare la “vecchia” gomma maxxis anteriore al posteriore ha funzionato.

Purtroppo ora tocca rientrare … Dopo questo giro e quello di Sestri #Montecavo mi sembrera’ il giro dell’isolato …

Ringrazio ancora Beppe la mia guida che pazientemente si e’ adeguato al mio ritmo da bradipo 😉 , permettendomi di divertirmi e migliorare senza sentirmi il tappo di turno.

Speriamo di ritornare presto a girare in questa splendida Terra che e’ la Liguria.


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MTB: sestri levante enduro

Sestri Levante, Liguria.
Credo che chiunque si interessi alla mtb ne abbia almeno sentito parlare e/o visto qualche foto o video sui principali portali web italiani. Per quanto mi riguarda era da un po’ che volevo provare a fare almeno un pezzo della superenduro di cui si fa tanto parlare. L’occasione dopo tanti anni di tornare in Liguria con #slayerina e’ si e’ presentata con questo breve ponte: tempo buono e mare piatto han fatto si che si verificassero le condizioni per provare questo benedetto giro. Premetto che saranno passati almeno 6 anni se non di piu’ dall’ultima volta che ho portato #slayerina a sgambettare in Liguria, e i miei ricordi erano ormai vaghi e confusi.

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L’unico ricordo concreto e’ che le salite liguri sono ripide.
Tra google e facebook riesco a rimediare una traccia affidabile da un amico. Carico su mytrails, e a guardarla non sembra #nientedidifficile,
insomma 100 mt in piu’ di monte cavo per salire su questo collinotto chiamato monte Costello, a quota 500 mt slm.
La salita e’ per l’80% su asfalto, con qualche rampa nella prima parte fino a localita’ San Bernardo, ma nulla di preoccupante, io vado
piano, molto piano ma vado. L’ultima parte, con qualche tornante su sterrato nel bosco di castagni, e’ decisamente piu’ impestata ma mai
da dover andare a spinta insomma fattibilissima anche per le mie gambine. Ci metto circa 1h e 35 minuti ad arrivare in cima, compresa una sosta per bere e una sosta foto … Prendo fiato e mi faccio spiegare da alcuni ragazzi com’e’ la discesa. Mi dicono di stare attenta ad un paio di bivi, chiedo se posso seguirli almeno a fino a dove non posso sbagliare.
Capisco subito che non sara’ ne Montecavo ne Formello ne qualunque bikepark a me noto, ne robe tipo il cotolivier in Valsusa.
Qua e’ un susseguirsi di sassi, pietre, pietroni, il sentiero non e’ mai stretto, ma e’ molto scassato ed e’ importantissimo mantenere la
linea. E sopratutto e’ – teoricamente – importante conoscere la linea. E qui casca l’asino piu’ di una volta.
Considerando la mia schiena ancora convalescente e il fatto di non avere il casco integrale e la pettorina/paraschiena (ma salire fin su con quella roba appresso non sarebbe stato semplice) decido di non rischiare e di scendere a piedi quando le linee si fanno complesse.
In compenso il panorama e’ notevole, e il giro vale solo per la vista sul golfo di Sestri levante. Il resto sono dettagli tecnici.


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Questo tipo di trails e’ stancante anche in discesa, e mette a dura prova gambe, braccia, forcella e ammo. E’ il vero test per la Pike,che si dimostra eccellente su questo terreno, e nuovamente apprezzo la precisione e sicurezza fornita dal mozzo a perno passante.
Mai una caduta per infossamento dell’anteriore. Invece le frequenti sollecitazioni mi fanno perdere il quick release posteriore in una caduta, per altro stupida causata dalla presenza di pedoni sul trail. Risistemo tutto e riparto. Il mio prossimo telaio (se e quando mai arrivera’) avra’ solo perni passanti pure al posteriore.
Per l’ultima parte del tracciato mi viene consigliato un percorso piu’ semplice, ma sempre pieno di sassi sassini sassetti pietre e pietroni.

Finalmente raggiungo l’asfalto, e la mia schiena chiede tregua. Nel complesso giro molto bello, panoramico, con un clima praticamente estivo.
Consigliato ha chi ha un buon livello tecnico, e rigorosamente con una full.
Dovessi rifarlo mi piacerebbe poterlo fare con qualcuno piu’ esperto di me su questo tipo di terreni che mi sappia indicarela via migliore nei passaggi tecnici. Di seguito mappa e …. traccia gps scaricabile 😉

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DOWNLOAD GPX SESTRI ENDURO

 

 

MTB: Front o Full ? #Slayerina vs #Verdina29

Front o Full ? Questa e’ la tipica domanda che si pongono quasi tutti coloro che stanno per acquistare la loro prima mountain bike. Su questo argomento si trovano miliardi di articoli e di opinioni, oggi cerchero’ di parlarvi del mio pensiero riguardo i due mezzi facendo riferimento per la front ad una 29′ entry level con qualche piccolo upgrade e come full ovviamente a #Slayerina.

Cominciamo dal “frontino“. La bici che sto testando in questi giorni e’ una Bianchi Kuma 29 taglia M , con un paio di upgrade a cui ne seguiranno altri. La prima cosa che cambia dal setup di serie e’ il manubrio, un Race Face Riser bello largo (780 mm) nato in realta’ per bici da freeride/dh, ma in grado di dare una posizione piu’ eretta e quindi piu’ confortevole e stabile anche su una front “teoricamente” da cross country, specie se si ha problemi di schiena. Altro upgrade degno di nota anche se “economico” sono i pedali flat in composito (tipo questi) indispensabili per chi come me non ama i sistemi a sgancio rapido.

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La geometria di questa 29 e’ mediamente slopata, ovvero con il tubo orizzontale abbastanza inclinato e una posizione di guida che tende all’arretrata. Questo permette di avere una migliore maneggevolezza e precisione di guida. I ruotoni da 29 sono molto d’aiuto nello sconnesso e quasi non fanno rimpiangere l’ammortizzatore posteriore … quasi … La bici si e’ comportata benone sia in un singletrack in leggera discesa senza particolari difficolta’ che su un breve tratto ripido, ovviamente moderando bene velocita’ e freni.

Per il momento i punti deboli di questa bici sono la forcella (una suntour da 100 di escursione entry level) e i freni, che pur essendo dei shimano deore idraulici dimostrano precisione e potenza limitate se paragonate agli avid juicy 5 della mia Slayer.  Insomma, se uno non esagera ci si diverte anche con una front , a patto di evitare tratti eccessivamente tecnici e scassati. A chi consigliare una front, meglio se da 29 (puo’ sembrare strano, ma le ruotone aiutano tanto) dunque ? A chi non ha le idee chiare, a chi ha come primo obbiettivo il fitness,a chi sa di non dover affrontare dislivelli verticali eccessivi e gira in zone massimo collinari, e ovviamente a chi ha un budget limitato ma vuole restare sul nuovo per sicurezza. Anche se pure su questo argomento ci sarebbe molto da approfondire in quanto spesso le front di “marca” come appunto quella testata sono, a parita’ di prezzo, montate con componenti qualitativamente piu’ bassi rispetto ad un equivalente di brand meno noti o distribuiti solo online.

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Per quanto riguarda invece la full (biammortizzata): #Slayerina ormai sta con me da 8 anni, e comincia ad avere una “certa”, ma si difende ancora bene.

E’ una 26, e posso assicurarvi che se siete piccoletti/e la 26 va piu’ che bene. Inoltre adesso e’ facile trovare bici usate piu’ che dignitose per avvicinarsi all’enduro/freeride a prezzi accettabili. Il nuovo invece, tranne qualche eccezione online piuttosto rara tipo CRC in periodo di saldi, ha prezzi spesso improponibili per chi e’ alla prima bici e ha le idee confuse. Per cercare di fare un minimo di chiarezza, la full puo’ essere d’obbligo se:

  • Sapete gia’ che quel che vi interessa e’ scendere, e quando salite salite per scendere .
  • Avete problemi di schiena .

Inoltre, SE vi capita spesso di fare percorsi misti con rilanci e saliscendi scendisali, mettete anche ben in conto un bel reggisella telescopico…

In tutti i restanti casi il mio consiglio e’ di iniziare con un bel frontino magari da 29 😉

PS : sono una sunday biker, con orientamento all’enduro/AM/freeride fatto just4fun, solo per divertirsi al massimo. I miei consigli sono da prendere in funzione di questo e non sono da considerarsi assoluti.