Longboard Skateboard: dancing trials al rientro

Ahime’ sono finite le ferie …. sono rientrata a Roma e nemmeno la soddisfazione di vedere onde in arrivo dalle previsioni meteomarine. Pazienza. Gli sport meteodipendenti richiedono pazienza, tornera’ il momento giusto per #violettablackdog e anche per #slayerina che ora si gode qualche giorno di (meritato) riposo. Ma stare fermi non fa parte del repertorio della sottoscritta, altrimenti sarei una come tante e questo sito non si chiamerebbe whybenormal … quindi giusto per riprendere un po’ ad andare per traverso ho riesumato il longskate.

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Si tratta di una tavola a rotelle piu’ lunga di uno skateboard classico da “street”, utilizzabile in svariati modi, dalla discesa alla semplice passeggiata, beh vista la mia veneranda eta’ e le ossa non tutte piu’ al loro posto ho deciso circa 1 anno fa di provare ad apprendere le basi del dancingdisiciplina con qualche similitudine con il surf longboard classico, ma che aggiunge molti altri passi e possibilita’ date dalla stabilita’ bidirezionale della tavola a rotelle.  Una ricerca su youtube potrebbe schiarirvi le idee in merito, intanto qua sotto cerco di darvi un idea di cosa si puo’ fare tra ciclabili e portici 😉




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Les2alpes full day : parte 2, bikepark !

Scendo dallo Jandri … stanca ma soddisfatta delle performance sulla neve (che potete leggere nella prima parte del report) mi trascino con i pesanti hardboots fino alla macchina, dove c’e’ #slayerina che mi aspetta. Un brevie break, e si cambia divisa. Via la giacca e i pantaloni da snow, su pantaloncini, protezioni da bike e casco integrale. Monto la ruota anteriore con il perno passante e #Slayerina e’ pronta a questa nuova e incognita esperienza.

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Incognita si, perche’ anche i Bikepark si sono evoluti nel tempo, e non e’ assolutamente detto che tutti i tracciati siano idonei ad una bici fondamentalmente da all-mountain. Ma leviamoci il dubbio subito. Decido di puntare al settore de le Diable, che sulla carta dovrebbe essere il piu’ idoneo ad un livello intermedio.
A dire il vero le prime difficolta’ le incontro con la seggiovia: i Francesi hanno messo a punto un sistema di carico che pare non tenere conto del fatto che ci possono essere donne e bambini che magari usano ancora bici con ruote da 26 (o peggio da 24 nel caso di un ragazzino, ricordiamo che gli standard attuali per gli adulti sono 27.5 o 29…).

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Il congegno,che vedete in foto implica di alzare la bici dal manubrio e spingerla dentro l’attacco giallo. Gia’ … peccato che io sono alta 160 , che la mia bici e’ corta e che avrei dovuto sollevare solo di braccia la bici di ben 20 cm per arrivare al gancio … il tutto con la seggiovia in lento movimento …. Fortunatamente dopo un po’ di strilli in un mix tra italiano inglese e francse sono riuscita a farmi aiutare, e a portare su il mo mezzo agricolo … e sempre per fortuna lo sgancio e’ molto piu’ facile dell’aggancio.

Finalmente si scende quindi. Dato che e’ abbastanza noto il fatto che non sempre il livello di difficolta’ indicato in Francia corrisponda al vero e visto il precedente con la seggiovia decido di provare prima la pista verde.

#Nientedidifficile come volevasi dimostrare, solo qualche tratto un po’ bucato dalle frenate, scorrevole con paraboliche e qualche rilancio, seconda parte nel bosco piu’ divertente e panorama grandioso, per un totale di circa 30 min di discesa comprese le soste per foto andando pianino.

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Arrivo in fondo abbastanza stanca, le buche da frenata comunque a me dan tanto fastidio, e la molla della forka forse un po’ dura non e’ il massimo per questo tipo di run. Malgrado tutto decido di riprovare, cambiando traccia e sperando di avere meno problemi con il sistema di carico. Stessa solfa o quasi, ma per fortuna stavolta ci vanno meno imprecazioni per ricevere aiuto.

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Per la seconda run opto per una blu, che prende il nome dall’omonimo impianto, Diable. La pista e’ leggermente piu’ ripida con tornati piu’ frequenti, la guida diventa piu’ lenta e le buche per fortuna sono di meno, e da subito il tracciato pare essere divertente, con una serie di panettoni, step up e rilanci che riescono a far staccare saltuariamente le ruote alla slayer anche se presi a velocita’ moderata. Di questa run vi propongo il video della parte centrale, la piu’ divertente.



Pista un po’ piu’ veloce che concludo in “soli” 20 minuti. Ma le gambe visto lo sforzo fatto in mattinata iniziano a dare segni di cedimento, e decido di andare a provare il divertentissimo pump track in asfalto prima di partire.

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Verdetto finale: Les2Alpes, anche rivisto a 38 anni , ha sempre qualche ricordo positivo da lasciare. L’esperienza in ghiacciaio in snow alpino ha risvegliato un vecchio demone, quello della velocita’ su pista, e il bikepark mi ha fatto venir voglia di tornarci per esplorare i tanti altri trails disponibili, anche se ammetto di preferire sentieri naturali non esplicitamente costruiti per la mtb. Indubbiamente e’ un ottima locationper chi vuole provare le discipline gravity della mtb anche da livello 0 (la verde la fa chiunque sappia stare in piedi su una bici)
Il panorama e’ notevole, ma passa da un mix di natura e opere umane che lascia un po’ interdetti, ma ci sono posti in cui l’urbanizzazione e’ peggiore. La quantita’ di surf & bike shop e’ tendente a infinito, e a fine stagione si possono anche trovare occasioni interessanti. Idem per i locali anche se mangiare e’ rimasto in media caro come un tempo, quindi nel caso di soggiorni prolungati consiglio la formula residence.
Non so se e quando mi si ripresentera’ la possibilita’ di tornarci, e proprio per questo sono estremamente soddisfatta del mio big day.


Les2Alpes full day: alpine snowboard & bikepark (parte 1 snow)

Les2alpes…. chi non ne ha mai sentito parlare alzi la mano !!
Credo che nel mondo degli action sports tutti conoscano almeno di fama il resort francese, noto sopratutto per lo sci estivo. Negli anni del boom dello snowboard e’ stata, assieme al concorrente Tignes una delle prime stazioni a credere nella parte freestyle di questo sport, dotandosi di snowpark in tempi in cui in Italia erano ancora una rarita’. Parliamo della fine anni 90 primi anni 2000, ero giovane e elastica e affascinata non solo dalla powder ma anche dalla componente freestyle dello snow. Ai tempi les2alpes era una tappa estiva pressoche’ forzata.

Ora sono passati quasi 20 anni da quell’epoca, ho tanti anni quanti ne ha il resort stesso (38 anni) ,  la mia visione dello snowboard e’ profondamente cambiata e non immaginavo di tornare lassu’ . Ma il tempo non troppo caldo, la curiosita’ di vedere anche l’enorme bikepark di cui ormai si parla quasi piu’ che del ghiacciaio mi hanno spinto a farmi 2 ore di macchina per passare una giornata in quello che resta comunque una specie di paese dei balocchi . 

Lo scheduling prevede mattinata in ghiacciaio, sperando di trovare condizioni adatte a quello che sara’ il mio mezzo di discesa : uno snowboard alpino, noto anche come hard-booting , una di quelle tavole dritte e dure che solo pochi nostalgici e appassionati conoscono e comprendono. Nel caso mio si tratta pure di una tavola rara e molto performante, una Pogo Sunshine di fine anni 90.

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L’hard e’ molto piu’ tecnico e difficile del soft. La mia prima tavola e’ stata un hard, e dicono che il primo amore non si scorda mai … infatti con l’andare del tempo l’antica fiamma e’ tornata sempre piu’ viva, complice il fatto che con gli anni che passano il mio interesse nel freestyle scemava e che le condizioni per fare freeride in fresca diventavano sempre piu’ rare. L’hard invece permette sensazioni di velocita’ e sopratutto di “accelerazione-G” che anche il piu’ rigido dei soft si sogna … A les2alpes era la prima volta con la Pogo …. dopo un inizio un po’ cosi’ cosi’ dovuto al fatto che la gran parte delle piste era occupata dai pali delle squadre agonistiche di sci finalmente con il progressivo smontaggio dei suddetti pali la Pogo ha avuto Giustizia, quella Giustizia che non aveva da tanto ..

L’ultima ora e’ stata veramente memorabile: un pistone largo, con neve di qualita’ piu’ che adatta all’hard e piu’ che accettabile per essere a fine agosto, su cui tirare curvoni in piega sfidando la forza G come solo una tavola alpina ti permette di fare …. e ti permette di ricordarti che lo snowboard dei tempi che furono esiste ancora, e che con un po’ di fortuna (e ahime’ anche un minimo di budget) si riesce ancora a praticare.

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Felice, soddisfatta, sorridente concludo l’ultima run praticamente a chiusura impianti , tornando allo Jandri (la telecabina che riporta in paese) con le gambe molli … ma determinata a ripartire nel pomeriggio per scoprire un lato a me ancora sconosciuto di Les2Alpes : l’enorme bikepark di quasi 100 km di trails …..

—- continua -> parte 2 bikepark ———->

 


MTB : Grange Rho – un divertente e panoramico singletrack (video)

vallerhocomboGiretto veloce da un paio d’ore fatto un paio di giorni fa, caratterizzato da una salita a tratti impegnativa non tanto per la pendenza quanto per il fondo molto ghiaioso e da una discesa molto panoramica con qualche parte un pelo piu’ tecnica in cui la difficolta’ maggiore e’ data da alcuni passaggi un pochino esposti anche se facili . Penso che in questo caso il video di tutto il singletrack sia piu’ esplicativo di tante parole ;), buona visione




Bardonecchia Bikepark: giochiamo a fare i criceti ? (video)

Lo devo ammettere, sono stati proprio i bikepark a farmi avvicinare al mondo della mtb, dandomi nell’ormai lontano 2007 la possibilita’ di imparare a guidare la bici su sentieri singletrack e passaggi anche tecnici, permettendomi poi in seguito di passare ad un orientamento piu’all mountain e apprezzando appieno le discese conquistate pedalando. Ma torniamo al discorso del girare su sentieri costruiti ad-hoc e utilizzare risalite meccanizzate: Bardonecchia e’ stato il primo bikepark in cui ho iniziato a confrontarmi con le discese vere, e mi fa sempre piacere farci un sopralluogo almeno una volta all’anno. Concentrato nella zona tra Campo Smith e Melezet, le due seggiovie permettono di “fare i criceti” (ovvero di girare ripetutamente sullo stesso percorso, come appunto il criceto nella ruota) su un totale di 8 percorsi piu’ un paio di collegamenti.

Le prime discese quest’anno sono state un po’ ostiche, la Slayer non e’ una bici da downhill e soffre tanto le buche causate dalle frenate dei “bicioni”. Lato campo Smith non c’e’ molto da dire, se non che in realta’ il percorso dicharato piu’ semplice, la 9D dichiarata la piu’ facile in realta’ diventa antipatica per le tante buche, meglio la classica e diretta 15D, che con quel po’ di pendenza in piu’ costringe anche le bici da DH ad andare un po’ piu’ fluide con conseguente meno scavi. Discorso simile per la 16, un po’ piu’ tecnica e lenta tutta nel bosco con un passaggio su passerelle un po’ strano ma divertente.

Spostandosi verso Melezet le cose cambiano un po’. I percorsi sono piu’ lunghi. Risalendo in seggiovia si nota subito il nuovo 27D, anche qua … dichiarato rosso, ma e’ dinuovo una traccia molto stop and go, che sarebbe anche carina se non fosse che #slayerina e la sottoscritta non amano le buche. Molto, molto molto meglio invece le tracce verso lo skilift del Bosco, in particolare il 25D, tutto tornantini , lento con qualche passeggio tecnco e rilancio, divertente nel bosco, molto vario molto adatto ad una bici da AM/enduro come la mia. Non lo ricordavo cosi’ bello, forse e’ stato migliorato nel tempo … lunghissimo almeno alla mia velocita’, un buon 15 minuti di discesa. Altra simpatica sorpresa il nuovo 24D, che de facto segue una traccia che si fa d’inverno in neve fresca con lo snow. Molto flow anche questo con qualche rilancio, peccato non aver avuto il tempo di rifarlo.

Nel video qua sotto che ho fatto ieri vedete alcune parti (quelle con le passerelle) del 15 e del 16D , e alcuni pezzi del 25D di melezet … giusto per dare un idea di cosa stiamo parlando …..


bardonecchia bikepark 2016 slow ride from WhyBeNormal KiaZ on Vimeo.

Insomma un bel pomeriggio di discese, per consolidare la tecnica e sentirsi piu’ sicuri. Credo che i bikepark siano comunque un buon sistema per promovere la mtb e permettere l’avvicinamento a queste discipline a chi e’ attratto magari in primis dalla componente adrenalinica, e non ha l’allenamento di base per permettersi di risalire in tranquillita’ senza distruggersi. Ricordiamoci che anche la discesa e’ impegnativa (si possono bruciare fino a 400 kcal/ora girando in bikepark) e che sopratutto richiede una buona prontezza di riflessi, cosa che non sempre si ha dopo una lunga salita ….

Per info su Bardonecchia Bikepark : www.bardonecchiaski.com  Dowload mappa bikepark qua

 


In MTB al colle del Sommeiller (3000 mt) La mia Grande Impresa

Arrivare in mountain bike a quota 3000 metri sul livello del mare era un obbiettvo che mi ero messa in testa di raggiungere fin dai tempi della prima bici “seria” in mio possesso, ma allenamento, logistica, meteo, e tante altre cose hanno rimandato la cosiddetta “Grande Impresa” a data da destinarsi. Ma quest’anno finalmente si son verificate le condizioni adatte per salire lassu’: bici in ordine con una forcella adatta anche a salite piuttosto scassate e gambe che paiono non spaventarsi di 1000 mt di dislivello. Il Colle del Sommeiller si trova sopra Bardonecchia, al confine con la Francia ed e’ considerata la strada carrozzabile piu’ alta d’Europa: questo puo’ essere l’unico lato negativo dell’escursione, in quanto la suddetta strada e’ notoriamente frequentata da motociclisti e fuoristrada . Pazienza, cercheremo di non respirare troppa polvere.

Considerato il mio allenamento discreto ma non da iron bike decido di partire dal parcheggio del Rifugio Scarfiotti, a circa 2136 metri di altezza. L’obbiettivo sono i 3000 metri.

Si sale lentamente senza troppi intoppi per i primi 400 metri, l’aria e’ fresca e il panorama e’ spettacolare gia’ da subito.

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Dopo un primo falsopiano la strada riprende a salire, senza rampe eccessive, tornante dopo tornante. Fino ai 2600 abbondanti fiato e gambe sono ancora abbastanza in ordine, e la temperatura tutt’altro che calda incentiva a restare in movimento. Dai 2700 circa la strada comincia a prensentare tratti piuttosto sassosi e scassati, e l’altitudine a farsi sentire, riducendo le mie capacita’ aerobiche. Questo mi costringe saltuariamente a alternare qualche breve tratto a spinta, non tanto per la difficolta’ quanto per cambiare tipologia di sforzo e dare un po’ di tregua ai quadricipiti femorali. Ma piu’ si sale e piu’ pare di essere su un’altro pianeta quindi l’incentivo a continuare e’ forte e si riprende a pedalare

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A 2900 circa inizia a vedersi la prima neve … e gli ultimi tornanti che salgono … non riesco a valutare quanto ci vorra’ a fare quelle 4 sassose rampe ma ormai l’arrivo e’ davvero vicino, l’adrenalina lascia spazio al fiatone e i quadricipiti si rimettono in moto salendo addirittura di rapporto, pur di arrivare al piu’ presto lassu’. Una volta al termine della strada, quasi incredula di avercela fatta, mi sembra di stare davvero in un altro mondo … vegetazione completamente assente, sassi, terra, neve, e una volta scollinato il dosso compare anche il laghetto in cui si specchiano le montagne circostanti .

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Fa freddo ma pare di stare sul tetto del mondo e la cosa piu’ bella e’ esserci arrivati con le proprie forze. Ora ci aspetta la discesa, che purtroppo non presenta molte varianti rispetto alla salita, solo un paio di divertenti tagli. Probablmente da meta’ strada c’e’ possibilta’ di percorrere il sentiero pedonale, ma non avendo notizie sulla ciclabilita’ dello stesso ho preferito percorrerlo solo ove era palesemente valutabile e visibile, come nell’ultima tratta che ci riporta sul retro del rifugio Scarfiotti, con le cascate di sfondo

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Per concludere, piu’ di 1000 metri di dislivello inclusi i saliscendi dei 2 falsipiani, 3 ore e mezza circa per salire. Considerata l’altitudine e tutto il resto del contesto mi ritengo davvero soddisfatta ! Il posto merita tutta la fatica e pare di essere a due passi dal cielo !

TUTTE le foto qua, sulla pagina facebook :

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1596119594022101.1073741829.1594955030805224&type=1&l=9218781827

 


Backcountry a pedali: Cotolivier MTB

Il conoscere il territorio permette di sentirsi in qualche modo sicuri e di avventurarsi su sentieri non propriamente frequentati, e con un concetto di “ciclabile ben diverso da quello che molti immaginano. Tornare a “casa” mi permette di fare quello che in location a me sconosciute non farei mai : ravanare per sentieri senza doversi preoccupare troppo, sapendo che prima o poi una strada la si incrocia.

Ieri il protagonista e’ tornato dopo tanti anni ad essere il Cotolivier. Meta piu’ che altro invernale per backcountry e sci alpinismo, e’ molto interessante anche in mountain bike a patto di avere il mezzo giusto (una full da 120 minimo) . Visto il poco interesse in discesa per la parte bassa decido di partire da Chateaux Beaulard riducendo il dislivello totale di 350 metri circa. La salita al Cotolivier e’ relativamente agevole, con primo pezzo asfaltato fino all’abitato di Vazon, dove una bella fontana permette di rifornirsi d’acqua.

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Da Vazon la strada diventa sterrata, senza particolari difficolta’ o rampe, diciamo un po’ piu’ regolare di quella del Colomion fatta qualche giorno prima. Sara’ per il dislivello leggermente inferiore e per quel pelo di allenamento in piu’ ma raggiungere la vetta non mi ha impegnato le gambe in maniera eccessiva. Dalla cima del Cotolivier si gode di una splendida vista, purtroppo la luce non era delle migliori e le foto non rendono come dal vivo.

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Qualche minuto di meritato riposo e ora viene il bello. L’idea e’ di riscendere verso Chateaux, seguendo piu’ o meno la linea che si segue d’inverno in backcountry o ski-alp. In teoria c’e’ un sentiero, in teoria ho una traccia sul GPS, proviamo a seguirla. Il percorso e’ facile lungo la cresta spartiacque fino al bivio per le grange Pourachet , poi le cose si fanno meno chiare. La traccia che ho caricato se seguita palesemente risale, costringendo a pezzi a spinta. A “naso” parrebbe virare molto verso la zona del Rifugio Rey e delle antiche piste da sci … ma il profilo altimetrico mi scoraggia. Salire a spinta e’ una cosa che non sopporto. Quindi opto per cercare la traccia della scialpinistica, seguendo qualche indicazione sugli alberi e affidandomi ai riferimenti della cartogrfia del gps seguo una pseudotraccia molto rovinata dai cinghiali ma comunque percorribile a patto di avere il mezzo giusto e un po’ di esperienza sul tecnico. La traccia, molto divertente e addirittura a tratti flow, in pieno freeride spirit un po’ oldskool,  mi porta ad un bivio , di non semplice interpretazione ….

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Lo spirito di conservazione mi fa optare per la scelta piu’ sicura, ovvero rientrare su Vazon. Molto probabilmente seguire per il Rey mi avrebbe comunque portato ad incrociare la traccia in discesa che si ricollega a Chateaux, ma nel dubbio ho preferito restare sul sicuro … sicuro che purtroppo ha implicato un allungamento della fase di rientro, con ultima faticosa parte pedalata al freddo lungo la strada quasi in piano che riporta a Chateaux.

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Un bel giro, divertente al punto giusto, ben rappresentativo di quello che si puo’ fare con una bici da All-Mountain/Enduro. Altro grande aiuto e’ dato dal GPS: io uso myTrails su android, che anche nella versione free ha tutte le funzioni che servono a non perdersi, a patto di trovarsi in una zona supportata da una buona cartografia.


MTB Alta Val di Susa : Beaulard Puys colomion

Da qualche giorno sono ritornata (temporaneamnte) alle mie origini, la Val di Susa, che mi ha visto crescere outdoor, e dove da qualche anno a questa parte torno ben volentieri d’estate, cercando di fare quello che a Roma diventa parecchio complesso: girare in mountain bike sviluppando dislivelli verticali di una certa entita’, seguendo indicativamente il concetto del “salgo per scendere“, ovvero cercando salite pedalabili ma rientri su discese in sentiero, tecniche e divertenti.

Cominciamo con una breve uscita per verificare le condizioni mie e della bike : circa 400 mt di dislivello per un anello tra savoulx, oulx, villaretto e discesina senza infamia e senza lode verso la pista di fondo.

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Le gambe rispondono bene, #slayerina con la sua nuova forka pure. Anche se la parte di salita in sterrato e’ stata breve, e’ bastata a confermare che il poter abbassare la forcella e’ una manna dal cielo e che finalmente l’anteriore sta ben attaccato al terreno anche in salita.
Visto il buon feedback del primo giorno, dopo una giornata di tempo perturbato decido di tentare gia’ una piccola grande impresa, raddoppiando e piu’ il dislivello (circa 950 mt). Considerate le condizioni meteo di ieri, con vento da nord che spazzava il fondovalle, decido di tentare la salita al Colomion da Beaulard via Puys, per un totale di 950 metri di dislivello, e successiva discesa lato piste verso Pian del Sole e poi Campo Smith lungo i sentieri costruti del Bikepark.

La salita e’ agevole su asfalto fino al Puys, e i primi 400 metri di dislivello scorrono facili.

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Ricarico la borraccia e e riparto, imboccando la sterrata che lentamente mi portera’ al Colomion, Siamo a poco meno di meta’ dell’opera, e c’e’ ancora tanto da salire. Fortunatamente l’impegno non pare mai essere eccessivo, la ruota non si solleva e passo anche i tratti piu’ sassosi senza stop-and-go, man mano che si sale il fondovalle e’ sempre piu’ lontano, e la temperatura specie all’ombra scende, un buon incentivo a mantenere le gambe in movimento e a non effettuare troppe soste. La cosa piu’ bella di questi giri e’ la totale solitudine, il silenzio , la lontananza dalla civilita’.

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Intorno a quota 1850 di altitudine, quindi a circa 150 metri di dislivello dalla cima, inizo ad avvertire i primi segni di stanchezza e cedimento. L’aver aggiunto all’acqua una bustina di sali minerali (potassio e magnesio) aiuta, ma la fatica inizia a farsi sentire e il mio ritmo diventa piu’ asincrono, obbligandomi a fermarmi piu’ di frequente. Dopo un lungo travrso arriva l’ultimo tornante, e si intravede il cartello che indica la punta Colomion, ci siamo quasi, e svoltando a destra compare l’arrivo dello skilift. Ultimi giri di pedali e ci siamo, dopo alcuni anni di stop #slayerina ha dimostrato che con il setup giusto va anche in salita.

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Sono ormai le 18 di sera, e a 2041 metri il freddo si sente. E’ ora di aumentare l’escursione alla forcella, abbassare la sella, mettersi le ginocchiere e scendere, prima lungo la pista blu del Colomion e poi da Pian del Sole proseguire per uno dei sentieri costruiti del bikepark di Bardonecchia … gli impianti sono ormai chiusi da un ora abbondante, ed é bello scendere dai percorsi del bikepark senza doversi preoccupare di chi hai davanti e di chi hai dietro 😉

Per essere alla seconda uscita (la prima impagnativa) non mi lamento: _20160811_083458

Piu’ di 1000 metri di salita cumulata , 934 mt di dislivello assoluto, , 3 ore e 28, per salire, 4 ore abbondanti tutto il giro. Un buon inizio per replicare a quote piu’ alte, il target di stagione si chiama Sommelier … (3000 metri….), ma ne parleremo nei prossimi giorni.


Surf alle olimpiadi : la fine di un lifestyle o l’inizio di uno sport ?

Del Surf alle Olimpiadi sono anni che  se ne parla ormai, e ieri sera e’ arrivata la notizia. Brutta o bella che sia, a seconda dei punti di vista, e’ una notizia di una certa rilevanza e tocca parlarne.

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Pur avendo partecipato a qualche garetta, non ho mai visto il surf come uno sport agonistico. Le gare di qualunque livello esse siano e’ giusto che ci siano, sono una opportunita’ di confronto che serve a mettersi alla prova e, perche’ no, a imparare da chi e’ piu’ bravo di te. Ma porre uno sport estremamente filosofico, meteodipendente, legato all’ambiente in cui si pratica, in un contesto di competitivita’ ai massimi livelli come quello olimpico, secondo me va ad alterare ulteriormente la gia’ alterata visione che danno i media di questo sport. E’ successo gia’ in parte con lo snowboard, anche se quest’ultimo almeno per quanto riguarda e discipline alpine/racing (slalom e boardercross) ci sta al 100% nel contesto, sul freestyle ci sarebbe da fare un ragionamento piu’ complesso ma non e’ questa la sede per tale discussione.

Il surf, per come la vedo io, e’ uno sport che va ben oltre ad un gesto tecnico a cui viene attribuito un punteggio. Non si puo’ attribuire un punteggio al feeling che puo’ avere in quel momento il/la surfsta che sta effettuando una certa manovra su un onda, o sta semplicemente scivolando in tranquillita’ sentendosi completamente parte degli elementi che lo circondano. Il surf e’ conoscenza del Mare e rispetto dello stesso, e’ anche espressione tramite la propria capacita’ di sfruttare appieno quanto offerto dal moto ondoso per compiere manovre che non potranno mai e poi mai essere le stesse. La surfata e’ la magica combinazione tra onda, surfista e tavola. Non esistono due onde uguali, la ripetibilita’ nel surf non esiste e di conseguenza il confronto in uno sport basato su punteggi attribuiti da giudici e non da un ordine di arrivo diventa estremamente complesso.

Per cercare di aumentare la ripetibilita’ proponendo condizioni piu’ o meno uguali per tutti e’ stato proposto l’utilizzo di una wave pool, grazie alle tecnologie emergenti quali wave garden e kelly’s wave . E per me siamo punto e a capo. Non sono contraria alle wave pools in quanto credo che in un paese come l’Italia dove la frequenza delle mareggiate e’ incostante potrebbro ridurre l’affollamento e darebbero possibilita’ di mantenersi in forma quando il mare e’ piatto. Credo pero’ che portare un Olimpiade in una piscina con le onde snaturi il surf in una maniera estrema, facendolo diventare un fenomeno da baraccone, quasi un videogame dal vivo.

Dato che il Giappone (ricordiamo che il surf fara’ il suo esordio a Tokyo 2020) e’ bagnato dall’Oceano e vanta alcuni spot interessanti si sta valutando la possibilta’ di gareggiare in un vero surf spot …. e torniamo a quanto detto prima aggiungendoci : waiting period obbligato e finestra meteo troppo cortaper consentire condizioni ottimali a tutti sul singolo evento (ci lamentiamo alle garette italiote …. ) … conseguente difficolta’ nella copertura mediatica …. allora se proprio dobbiamo farlo tappiamoci il naso e facciamo vedere il fenomeno da baraccone in piscina.

Potrei continuare a scrivere perche’ e percome il surf spirit c’entra poco o nulla con lo spirito Olimpico … spero che abbiate capito la mia avversita’ a questa decisione. L’unico (forse) input positivo potrebbe essere una maggiore presenza del CONI a livello di scuole e asd , e magari una regolamentazione del discorso istruttori con conseguente migliore formazione e istruzione …… ma forse tutto questo nell’Italietta che ha gia’ la sua surf star (aka Leonardo Fioravanti) e’ altrettanto utopico ……

 


Bikepark Campo Felice – un’aliena in mtb

Da quando mi sono trasferita a Roma le mie possibilita’ di divertirmi con la mia mountain bike #slayerina si sono ridotte notevolmente. Non conoscendo nessuno appassionato di mtb e nello specifico di discipline orientate al gravity dove la discesa la fa da padrona(enduro, all-mountain, freeride) e l’eventuale salita e’ solo un mezzo per poter poi divertirsi in discesa mi sono dovuta per forza orientare verso un bikepark  con risalite meccanizzate per potermi divertire senza correre eccessivi rischi.

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La scelta ricade su Campo Felice, resort noto per gli sport invernali a circa 140 km dalla capitale. Ormai ci sono stata parecchie volte e conosco i percorsi, vado piano per non farmi male e perche’ non ho una bici prettamente da downhill, ma c’e’ una cosa che tutte le volte che sto in fila per prendere la seggiovia mi fa riflettere : quasi sempre mi sono ritrovata ad essere l’unica donna a cimentarsi in questa pratica. Un paio di volte ho visto un’altra ragazza (non piu’ di una …. ) ma sempre al seguito di un uomo (presumibilmente il fidanzato/marito/compagno). E ovviamente non passo inosservata, anche se sono pochi quelli che provano a rivolgermi la parola, insomma parrebbe che e’ sbarcato un aliena con le ruote da 26′ nel bel mezzo dell’Appennino.

Tanto ormai ci sono abituata agl sguardi della serie “ma dove crede di andare quella con quel triciclo ?”

Bene … quella con il triciclo vintage (eh si,  una bici del 2007 e’ vintage … ) comunque con la dovuta cautela scende in tranquillita’ e si diverte. Non devo fare le gare con nessuno. Non devo farmi male su salti enormi con gap dai 5 metri in su . Mi diverto e sfrutto la possibilta’ di fare tante discese per migliorare la tecnica e la fluidita’, perche’ anche in bici c’e’ una tecnica, non basta salire e pedalare.

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Campo felice offre fondamentalmente 3 diversi percorsi, uno piu’ easy e scorrevole, uno meno costruito e piu’ naturale e un terzo un pelo piu’ impegnativo. Sono tutti tranquillamente praticabili con qualsiasi “full” (biammortizzata) e volendo anche con una front a patto di avere un po’ di tecnica e obbligatoriamente freni a disco idraulici .

Rispetto ai resort del nord ovest in cui ho mosso i primi passi nel mondo gravity, le pendenze sono meno importanti e i percorsi sono piu’ accessibili, quindi mi sento di consigliarlo anche come “entry level” a chi si vuole avvicinare alle discipline discesistiche e/o migliorare la propria tecnica.

Un ultima parola riguardo a chi dice “in discesa non si fatica” : si fatica anche in discesa, eccome, specie nel tecnico dove e’ richiesta anche moltissima concentrazione. La mia media di consumo in bikepark considerato le risalite meccanizzate e’ di circa 350 kcal/ora misurate con il cardiofrequenzimetro. Certo lo sforzo e’ prettamente anaerobico con brevi parti aerobiche nei rilanci, ma lavorare si lavora, assicurato 😉