Welcome 2017

Il 2016 si e’ chiuso tra onde di qualita’ e powder inaspettata …..

Augurando a tutti un 2017 nel segno dell’outdoor e dello sport vissuto nel migliore dei modi pubblico 2 video realizzati ieri, nella speranza che anche la neve torni protagonista (magari anche in Appennino) , che lo snowboard riprenda la sua dovuta visibilita’ e che quel minimo imput che si inizia a vedere da alcuni brand con modelli che strizzano gli occhi a chi questo sport lo ha visto nascere e crescere , riportando in montagna il sano divertimento di fare semplicemente qualche “curva”, anche in pista se la fresca manca. Buon 2017 a tutti !!!!

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Dupraz D1 snowboard carving groomer like from WhyBeNormal KiaZ on Vimeo.

Seba powder snowboard freeride bardonecchia melezet from WhyBeNormal KiaZ on Vimeo.



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Snowboard: riflessioni di fine anno …

EOY 2016 (dov’e’ andato lo snowboard)

Questo 2016, il primo anno per whybenormal, sta giungendo alla fine. E come tutti gli anni le festivita’ mi riportano qua in alta ValSusa,
dove sono cresciuta e dove ho iniziato ad apprezzare la montagna e le sue potenzialita’, dapprima invernali con lo snowboard e il
backcountry (snowboard alpinismo) e poi estive con la mountain bike. Questa fine dicembre e’ tuttavia stata abbastanza fortunata.
La neve sopra i 1800 metri e’ qualitativamente buona, con un po’ di fortuna si riesce ancora a strappare qualche curva in powder ma
piu’ facilmente si rispolvera l’hard (snowboard alpino) e si carva a velocita’ che superano i 50 km orari.


Cosa rara ormai, sia perche’ gli inverni son sempre piu’ miti e brevi (specie in Appennino), sia per il caro-skipass e la logistica divenuta
ormai per me complessa.
In questi due giorni sulla neve non ho potuto notare come la presenza degli snowboarder sulle piste rispetto a qualche anno fa si
e’ drasticamente ridotta. Del resto le aziende del settore lamentano un calo del fatturato del 20% circa. Colpa della poca neve, del
caro-skipass (sono poche le location dove si possa acquistare un giornaliero a meno di 30 euro … ) e forse anche di una inappropriata
gestione mediatica dello sport in se.
La mia generazione, quella che ha iniziato lo snowboard negli anni 90 era sia invidiata che odiata dagli sciatori.


Invidiata per la faclita’ di gestione in fresca del nostro mezzo, odiata perche’ molti riders venivano da contesti poco affini alla
montagna, inceppando a volte in atteggiamenti poco educati e apparentemente pericolosi. Le traiettorie diverse dei due tipi di mezzi ha fatto si che addirittura si prospettavano divisioni delle piste e altre amenita’ che hanno in un primo tempo considerato l'”homo snowboarder” poco interessante …
Ma … ma nel 98 lo snowboard diventa sport olimpico, e le cose un pelo cambiano. Lo sport cresce, arrivano i maestri (la cosiddetta
terza figura), arriva una sua legittimizzazione e sempre piu’ i resort si attrezzano in modo da poter accogliere anche l’homo snowboarder
con snowpark e servizi ad hoc. Intanto, lo sci “copia” dallo snow, e arrivano i freeski e gli sci da powder e freeride. Il gap
con i bipedi viene colmato, l’hard pian piano sparisce confinato a pochi appassionati spesso nostalgici (come me) e a chi intende
provare la selezione maestri (in cui almeno fino a qualche anno fa la prova con la tavola rigida era ancora obbligatoria).
Lo snowboard diventa sempre piu’ freestyle convivendo con il freeski. Le aziende paiono dimenticarsi che i loro primi clienti crescono,
e che ad una “certa” zompettare come una scimmietta non e’ piu’ cosi’ interessante. Resta il freeride, si investe sulle splitboard.
Ma anche qua, con il clima bizzarro che ci ritroviamo, che senso ha comprare un oggetto che costa piu’ di 1000 euro per usarlo poche
volte l’anno? Roba per pochi “local” ….
Alla fine vista la situazione io le poche volte che riesco ad andare sulla neve prediligo l’hard, anche se capisco che le veloctia’
che si possono raggiungere e il punto cieco nel cambio possono essere pericolose in caso di affollamento …. cosa resta allora per chi
ancora ama andare sulla neve per traverso e ha vissuto l’evoluzione di questo sport ? Le aziende forse si stanno svegliando proponendo
una nuova categoria carving oriented: si chiamano groomers, io le chiamerei soft freecarve. Sono tavole larghe quanto basta per non
toccare con i piedi, con lamina effettiva lunga quanto basta a garantire tenuta, flex medio rigido , setback e shape direzionale.
A volte sono addirittura assimmetriche. Insomma alcuni concetti dei vecchi freecarve adeguati al mondo moderno.
Non so se le groomers salveranno lo snowboard: una cosa e’ certa: gia’ con la mia Dupraz che e’ un freeridone in certe condizioni
si puo’ emulare una groomer, ma l’idea di una tavola che dia sensazioni quasi da hard faticando la meta’ e che mantegna una minima
polivalenza (una groomer bene o male galleggia, un hard no) mi fa ritornare la voglia di tornare alle origini !!

Buon anno a tutti !!!

NB: foto in action di “repertorio”, scattate prima del 2012. 

Surf: Scirocco

E scirocco fu. Finalmente arriva il giorno in cui il tempo libero e una Mareggiata si sovrappongono. Quando carica il quadrante sud questo e’
spesso sinonimo di maltempo, pioggia, vento a volte da terra. Con questo scenario e’ facile sbagliare spot, ed e’ facile buttare via
il poco tempo disponibile infrasettimanalmente. Ma il surf e’ cogliere l’attimo, non e’ un attivita’ schedulabile. Nettuno si sveglia
quando meglio crede, e poco gli importa se c’e’ il sole o freddo e pioggia. In un bacino chiuso come il Mediterraneo spesso surf
e’ sinonimo di maltempo. Ma l’acqua e’ bagnata, e una volta che ci sei dentro poco importa se piove, basta evitare condizioni di tipo
temporalesco

Ieri e’ andata cosi’. Dopo davvero tanto tempo che non surfavo onde di una certa misura arriva una mareggiata di un certo spessore.
L’ultma volta che ricordo aver preso onde di una certa misura e di una certa qualita’ e’ stato a Pasqua dello scorso anno tra Liguria e Toscana. Scirocco abbiamo detto, attivo. Per poter surfare con un long serve sempre e comunque uno spot riparato. La scelta, quasi
obbligata viste le condizioni e il tempo limitato a mia disposizione e’ caduta su una location gia’ poco nota, ma diventata ancora
meno frequentata per l’impossibilita’ di avvicinarsi alla spiaggia in macchina, e la conseguente necessita’ di farsi una bella
passeggiata con tavola sottobraccio (nel caso specifico di ieri sotto pioggia e vento da nordest)

E come da aspettative lo spot si presenta deserto, e arrivano barre che superano il metro (a volte abbondantemente) ma che srotolano fin
quasi a riva in maniera a volte perfetta sopratutto a destra ma non molto regolare. Con il tempo che stringe penso “se po’fa”, torno alla macchina, mi preparo, prendo #ViolettaBlackdog e avviso un’amica che mi aveva chiesto info che si puo’ fare.

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Inizio a remare verso la lineup. C’e’ corrente che porta fuori, ma sapendola gestire e’ un aiuto a portarsi sul picco. Guardo intorno.
arrivano colline d’acqua, lo spot non fa mai onde troppo ripide fortunatamente.
Remo la prima, la tavola vola, ho alle spalle parecchia acqua, ma l’onda e’ relativamente facile e riforma a destra …
prima corsa e si rientra, passando da fuori per ri-sfruttare la rip current (canale con corrente che porta al largo) .
Passo circa una mezz’oretta in solitaria, scegliendo bene le onde. In Mare non si scherza specie con una certa misura e con i miei
problemini fisici che mi riducono un pelo le mie potenzialita’. Poi mi raggiunge un sup e la mia amica anche lei longboarder.
Prendiamo ancora alcune onde, alcune molto belle, ma la misura e’ quasi al limite per la mia skill e la classica Violetta.
Non riesco a manovrare esattamente come vorrei, ma qualche bella corsa e un paio di hang five ci scappano.

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Sotto il diluvio si rientra dopo circa un paio d’ore molto intense. E’ un mare che da soddisfazioni. Non e’ la mia session ideale
(mezzo metro abbondante e’ la misura su cui mi diverto di piu’) ma grandi sensazioni e soddisfazione di riuscire a tirare fuori
qualche manovra anche con mare impegnativo.
E oggi e’ un’altro giorno e vediamo se la scaduta ci fa qualche regalo …..

Casco Bell integrale convertibile e action cam : 1st impressions

Un freddo pomeriggio non ha impedito di passare un paio d’ore a Montecavo a provare due nuovi giochini: si tratta del casco
integrale convertibile Bell MIPS R2 e dell’action cam Mediacom, in realta’ perfetto clone del modello base Nilox.
La scelta e’ ricaduta su Montecavo in quanto mi interessava sopratutto pedalare con il suddetto casco indosso, per capire se
e’ usabile o fastidioso. Premetto che faceva piuttosto freddino, le temperature non hanno mai superato i 10 gradi, e al ritorno
il termometro del mio Qubo segnava 5 gradi. Questo per dire che il test sara’ da ripetere con temperature piu’ opportune.

Il casco e’ una M, a vista pare molto aerato, con sistema di chiusura posteriore a rotellina che permette di avere un range
di misure abbastanza ampio. Per essere una M comunque arriva a coprire fino ad un 58, io sono 54-56, avevo provato anche la S ma risultava
stretta sulle tempie. Ho comunque usato un bandana tipo buff sotto casco per stabilizzarlo meglio e ripararmi le orecchie (fa freddo e
e le fessure di aereazione sono davvero tante) .

casco bell r2 mipscasco mips r2

La prima cosa , passando da un casco tipo snow/skate ad un integrale che ho vuoluto verificare e’ stata la visbilita’ verso il basso,
che fortunatamente risulta ampia quanto basta.
La mentoniera non da particolarmente fastidio, l’apertura e’ grande e non si ha la sensazione di stare ingabbiati come in alcuni caschi da dh o mx.

Ho pedalato 2 volte la risalita fino in cima al monte, durata massima della risalita pedalata una 40ina di minuti. In tali condizioni e con
il freddo averlo o non averlo cambia veramente poco. Quello che un po’ cambia purtroppo e’ l’aerodinamica e i pesi mettendoci
sopra la telecamerina. Infatti sopratutto in salita e a basse velocita’ si sente di avere un qualcosa sopra la testa. Converrebbe
smontarla, ma il tipo di attacco a vite (uguale per tutte le cam gopro inclusa) rende questa opzione non velocissima. Certo, in un giro
che prevede un unica risalita piu’ lunga il problema non si pone.

kiaz casco bell e telecamera mediacom

La telecamera pur non essendo una gopro, e’ risultata perfettamente compatibile con la predisposisione a vite
presente sul casco e viene fornita con un app per gestirla da telefono e un telecomando,  accessori molto utili in quanto comandare
i pulsantini senza togliersi il casco e’ risultato macchinoso. Dal primo test di oggi la qualita’, per essere un prodotto di fascia
super economica, risulta paragonabile alle entry level di brand piu’ conosciuti o ai modelli vecchi degli stessi.
Io non ho pretese (e nemmeno l’hardware adatto ad editare video in 4k) , mi basta poter documentare qualche giro, e magari in futuro
portarla anche in mare sulla tavola da surf (previa realizzazione e resinatura supporto) .

Tornando al casco, anche in discesa non delude le aspettative e l’ampio visierone e’ anche utile per proteggersi da rami e altre
amenita’ provenienti dalla a volte fitta vegetazione di montecavo e di location simlari.

Per il momento non sono ancora riuscita a provarlo in modalita’ aperta, le risalite piuttosto brevi non giustificavano la cosa.
Vedremo al primo giro piu’ lungo di testarlo in maniera piu’ completa.Ultimo ma non meno importante, se preso online su CRC, il rapporto qualita’ prezzo del suddetto casco e’ ottimo. Vedremo durante le prossime uscite di metterlo sotto stress per bene.



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MTB: Civitavecchia Ripetitori

Prendere la Roma Civitavecchia con #Slayerina a bordo del Qubo anziche’ #Violettablackdog ha un che’ di strano per una surfista.
Ma la piatta persiste ancora a tempo indeterminato, e invece alla biciclettina l’alta pressione e il leggero vento da nord sono ben graditi.
Oggi e’ festivo, fa bello e possiamo permetterci di scoprire nuovi spot: andiamo ad esplorare i Ripetitori di Civitavecchia.
Carico un paio di tracce, leggo qualche recensione in giro. Dovrebbe essere un po’ piu’ tecnico di quanto visto finora nei dintorni di Roma,
ricordando vagamente il genere ligure.
Lascio la macchina nei pressi della Coop di Civitavecchia come consigliato e inizio a salire seguendo la traccia. Si sale per buona parte su asfalto, mai eccessivamente ripido, o meglio mai eccessivamente ripido troppo a lungo, e poi su sterrato ma mai difficile. Qualche tratto
piu’ pendente c’e’, ma se la pedalo io con #Slayerina vuol dire che non c’e’ niente di difficile. Piu’ si sale piu’ il panorama diventa
bello, con vista sul mare anche se un po’ rovinata dalla luce bassa e dalla foschia, ma questa salita, pur essendo relativamente breve
se confrontata agli standard alpini ricorda molto i contesti della Liguria o anche delle Alpi … insomma non e’ la salita fine
a se stessa di Monte Cavo, ma una strada molto panoramica su cui fa piacere pedalare.

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Arrivo in cima in circa un oretta, ci metto un attimo a cercare di capire da dove si scende, poi riconosco un drop visto in varie foto e
parto con la prima parte del “ripetitori“. Niente di difficile, ma tanti sassi, terreno molto piu’ naturale e un pelo piu’ tecnico
se confrontato a montecavo o ancor peggio a Formello. Il confronto con la Liguria invece ci puo’ stare, ma per certi versi alcuni
passaggi mi ricordano vagamente la mia amata Supersauze in alta Valsusa …. Finita la prima parte senza difficolta’ riprendo il telefono e cerco di capire dove andare. La traccia non e’ chiarissma …. fortunatamente incontro un local che si offre di farmi vedere un sentiero che e’ stato realizzato da poco : il “Razzola”. Divertente, conR alcuni passaggi tecnici, alcunecparti un po’ antipatiche da rilanciare, e un ripidone finale che mi ha messo un po’ di paura e che per il momento ho preferito evitare.
Purtroppo a fine sentiero il local buca e preferisce rientrare, io invece decido di risalire ancora almeno fino al primo “intermedio”.
Stavolta si risale su sterrata, percorrendo una bellissima e verdissima valle in cui pare l’inverno non esista, in compagnia di mucche e cavalli. Nota positiva la presenza di ben due belle fontane a cui rifonrnirsi di acqua.

vacche pozza salita2 fontana

La salita anche qua, ha alcuni strappi ma non ha mai pezzi ingestibili o ripidi troppo lunghi, e lentamente ma senza troppi problemi arrivo alla fine della prima parte del
“ripetitori”. Non ho tantissimo tempo, e anche se le gambe potrebbero farcela decido di scendere. Per non sbagliare seguo “ripetitori 2”,
che corrisponde alla traccia da me scaricata. Questa seconda parte del ripetitori e’ molto divertente, lascia spazio a un po’ piu’ di
flow anche se alternato a passaggi tecnici, con un rockgarden finale che non sono riuscita a chiudere in sella. Come gia’ successo
in alcuni passaggi in Liguria a Sestri, non avendo molta dimestichezza con le pietre fisse necessito di qualcuno che mi indichi la
giusta linea. Ancora qualche curva e si arriva sul ripidone finale, nientedidifficile anzi piuttosto divertente.

Credevo che tutto fosse finito, e che con una leggera sterrata e poi asfaltata in discesa sarei tornata al Qubo. E invece no, altro che dicscesa … tocca un’altro pezzo di salitelle, niente di che, ma con le gambe stanche si sentono tutte. Purtroppo in questa location
parrebbero non esserci alternative al lasciare la macchina piuttosto distante dal vero inizio dell’anello ….
No problem mi arrabatto e con le mie ultime forze raggiungo l’ultima discesetta su asfalto, e quindi il Qubo.

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Tirando le somme :

PRO :
salita piacevole e panormaica
– sentieri “tecnici il giusto”
– Presenza di fontane x rifornirsi d’acqua
– Ottimo in inverno specie se secco.



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CONTRO :
Collegamento noioso al rientro.
– Senza GPS se si e’ da soli e non si conosce la zona si puo’ sbagliare. Consiglio un buon GPS cartografico.
– D’estate mi sa che e’ troppo esposto al sole per essere fattibile.

DOWNLOAD TRACCIA GPS GPX RAZZOLA + RIPETITORI

 

MTB: Una strana coppia a Formello – Slayerina vs E-Bike Cube

#Slayerina e’ vecchia lo sappiamo : e’ una 26, e’ pesantina, il pignone piu’ grande e’ il 32 …. Pedalarla richiede un po’ di pazienza e un po’ di fatica. Il reggisella telescopico ha fatto tanto, e altrettanto fara’ l’imminente arrivo del pignone da 36 al posteriore, ma resta comunque un oggetto che pesa 15 kg, e che per salire ha bisogno del suo tempo … mettiamoci anche che la padrona non e’ di certo sto mostro come gambe …. insomma abbiamo capito. Per portare su la Slayer ci vanno fiato, gambe e tanta buona volonta’, specie su tracciati vagamente tecnici con qualche strappo …. stiamo parlando del solito Formello, che di questi tempi causa meteo avverso e’ diventato il mio spot primario in mtb, grazie al terreno che drena facilmente.

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Credo che a qualunque biker prima o poi capiti di imbattersi nell'”amico che si e’ preso la bici elettrica o meglio e-bike.
Bene nel mio caso si tratta di un amico surfista, felice possessore di una e-cube front 29. Da un po’ avevamo in mente un giro assieme, e gli avevo proposto Formello, vista l’accessibilita’ dei trails anche alle front e la presenza di salitelle piuttosto simpatiche dove l’avere il motore fa la differenza. Finalmente oggi riusciamo a beccarci e farci questo divertente giretto.

Io ho le gambe molli: e’ stata una settimana piuttosto intensa per le mie gambine: anche ieri pomeriggio ero a Formello, facendo le corse
contro il tempo ho girato i 3 trails nel mio tempo record di 1h 35 minuti … ma no problem, tanto sapevo che il confronto con una
bici elettrica in salita e’ improponibile. E come volevasi dimostrare su per le rampe di salita allo scoiattolo la e-cube scatta
mentre io annaspo con slayerina, vagamente invidando l’amico elettrificato.

Comincia la prima discesa, e per me il divertimento … anche l’elettrica pare cavarsela e il mio distacco non e’ mai eccessivo.

Tra curve e saltini siamo al fondo del Cinghiale e tocca risalire … ovviamente io fatico, il mio amico no, ma decide cmq di lasciare
il rapportino e mantenere il mio lento passo. Slayerina arranca nei boschi, le gambe credevo peggio ma vanno. Certo lui potrebbe
scattare e metterci la meta’ (se non di meno) del mio tempo per arrivare in cima …. ma ne approfittiamo per chiacchierare e fare
qualche foto.

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Terminata la piu’ lunga delle risalite, il fatidico momento. Decido di provare il mezzo motorizzato. Avevo gia’ provato un paio di e-bike,
ma solo in pianura e su asfalto, quindi in pratica non ho termini di confronto. Salgo sulla cube, e’ una M come taglia, ci sto abbastanza bene,
non e’ troppo grande. Scendo un pelo in basso, e in discesa la presenza del motore che scatta subito e ti fa camminare di brutto un po’
mi spaventa, complice anche il fatto di aver a che vedere con un frontino da 29 che in realta’ a livello di inerzia e’ piuttosto
pesante. Al primo slagro decido di fare inversione di marcia e vedere quel che piu’ mi interessa: la salita.

Bene … la bici e’ a un livello di assistenza intermedio …. e basta girare i pedali e questa va su da sola … senza il minimo
sforzo … cammina al punto di doverla piegare in salita, cambiando totalmente la tecnica per fare i tornantini.
Impressionante … e non oso immaginare cosa fa una full … un vero giocattolo per criceti ….

Riprendiamo il giro con ultimo strappo sulla Volpe, trail che piace all’elettrica ma un po’ meno a slayerina
(e alle mie gambe) nelle parti da rilanciare…. fatta eccezione per i divertenti salti dell’ultima parte….

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Io sono vagamente stanca, il mio socio elettrico pare abbia fatto il giro dell’isolato.
Riprovo l’elettrica anche per lo stradotto di rientro al parcheggio …. inutile dire che sulla salita scorrevole va da sola arrivando anche a velocita’ vergognose.

La particolare giornata mi ha fatto riflettere sul mondo “elettrico”, capendone un po’ meglio il funzionamento e il suo perche’.
Per me la MTB e’ uno sport, un modo per stare all’aria aperta ma anche un modo per mantenermi in forma e migliorare fisicamente e/o contrastare la vecchiaia che avanza. Odio le palestre e tutte le cose fini a se stesse, l’outdoor per me e’ una necessita’ e approfitto delle opportunita’ che ci danno gli elementi naturali per allenarmi e migliorare.

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In quest’ottica, al momento, la bici elettrica non mi interessa. Ammetto che e’ un bel giochino, ma e’ un giochino per cricetare. Puo’ aver un senso in un contesto alpino con giri molto lunghi con molto sviluppo verticale (sopra i 1000 mt di dislivello)…. a patto di imparare a guidarla a dovere perche’ il comportamnto (e il peso) rispetto ad una bici a propulsione muscolare e’ differente e richiede un adattamento alla guida.
Io non mi vergogno di andare piu’ piano. Non accetterei una bici elettrica come regalo da un ipotetico fidanzato biker per stargli dietro.
Qualcuno dice che la e-bike e’ un modo per avvicinare alla mtb il gentil sesso …. beh forse e’ un modo per avvicinarsi alla montagna. Ma non alla mtb intesa in quanto sport. Ovvio che poi con l’avanzare della vecchiaia e il conseguente abbassamento delle performance del sistema cardio-vascolare si vuole ancora stare all’aria aperta … ben venga la e-bike, ma finche’ ci son le gambe … chi va piano va sano e va lontano ….
con la propria forza esclusivamente umana e muscolare.

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TEST Reggisella telescopico : basta soste inutili !

Ormai tutte le MTB full da enduro moderne montano di serie il reggisella telescopico. Slayerina ha i suoi annetti, ma gia’ da quando arrivarono i primi esemplari sul mercato la curiosita’ nei confronti di quest’oggetto dal prezzo ai tempi improponibile era alta considerato anche il fatto che il cannotto sella della Slayer e’ piuttosto corto, che la sottoscritta e’ piuttosto bassa e che per ovviare a questo problema mi ero costruita un telescopico non automatico “handmade” mettendo due tubi uno dentro l’altro con due collarini.

Il primo incontro da non-ritorno con l’oggetto in questione avviene 2 settimane fa, al Bike Test a Pineta Sacchetti, dove riesco a testare una Specialized Enduro 29 dotata del suddetto dispositivo. E in mezz’ora capisco che quel coso che permette di alzare e abbassare la sella semplicemente azionando un comando al manubrio senza scendere dalla bici e’ un oggetto geniale, indispensabile nei percorsi misti che a volte si trovano da queste parti e che e’ strettamente necessario per l’esistenza mia e di Slayerina.

Ricerche, domande, dubbi. Esistono due tipi di reggisella telescopico, ma sulla nonnetta Slayerina e’ strettamente necessario montare un dispositivo a passaggio cavo esterno. La scelta e’ caduta  su un prodotto della Specialized, con 125 mm di corsa e una posizione intermedia, che si sposa perfettamente con il corto cannotto della Slayer.

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Il montaggio e’ fattibile anche in autonomia ma implica alcuni accorgimenti e una buona tronchesina per cavi in acciaio se il vostro telaio e’ corto come il mio, quindi stavolta ho preferito rivolgermi ad un meccanico (Roberto di Bike-Store Roma, dove ho anche rimediato l’oggetto) per non fare errori su un componente comunque abbastanza delicato e costoso .

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Ma veniamo al test vero e proprio: Formello con i suoi sali e scendi e rilanci frequeinti specie sul trail della Volpe e’ risultato il banco prova ideale. Terreno pesante purtroppo, ma comunque almeno in discesa piu’ che gestibile.

Il congegno e’ facilissimo da usare. Basta schiacciare il comando al manubrio e il tubo, a seconda della posizione in cui si trova e del peso spostato sul sellino scende o sale. Nella risalita e’ possibile bloccarlo in una posizione intermedia, utile su contropendenze e su tratti in discesa ma da pedalare. Si prende subito dimestichezza, e per la prima volta non mi ritrovo a dover scendere dalla bici per una breve risalita post contropendenza …. basta premere il pulsante e il gioco e’ fatto … si riprende a pedalare !!! Si riscende ??? No problem, premi e siediti sopra e si scende !!! C’e’ un tratto da risalire ? Fuorisella non ti conosco, rialziamo il tubo e ripartiamo alla grande …. E cosi’ via , per un bel po’ di saliscendi, senza intoppi e senza scendere. Insomma un’altra vita. Slayerina conferma di non avere nulla da invidiare alle moderne 27.5, e mi porta a spasso per i fangosi trail di Formello senza problemi.

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Altro indubbio vantaggio e’ la possibilta’ – con un po’ di abilita’ – di ripartire anche sul tecnico in salita, abbassando la sella e rialzandola una volta ripreso un minimo di ritmo. Insomma un oggetto davvero utile se si gira con una full su percorsi misti.


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A chi consigliarlo ? A chiunque sia abituato ad abbassare la sella in discesa specie tecnica, sia che giri con una front che con una full. Se non vi siete mai posti il problema della doppia posizione probabilmente non riuscirete nemmeno a realizzare quello di cui sto parlando ….

E’ indispensabile ? Come tutto no, se vivete in alta montagna dove i dislivelli verticali sono importanti e prima si sale e poi si scende non e’ assolutaemente indispensabile …. ma se vi ritrovate a fare anelli piuttosto brevi con dislivelli limitati puo’ davvero cambiare la vita e l’approccio alla mtb.

Lo consiglierei ad un principiante ? Se le intenzioni sono di divertirsi sopratutto in discesa con una full senza dubbio si, anche come primo upgrade ad un’eventuale prima bici usata.

EDIT 2017: Se siete alla ricerca di un reggisella telescopico, date anche un occhiata alle offerte di PROBIKE cliccando sul banner sottostante, inoltre con il codice SALDI5 fino al 21/2 potrete avere uno sconto ulteriore 😉

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GPS su Android : guida rapida per non perdersi in MTB

Il GPS (global positioning system) e’ stato il sistema che mi ha permesso di riprendere a pedalare senza conoscere percorsi in zona e/o disporre di amici bikers volenterosi di fare da guida. Non ho un gran senso dell’orientamento, quindi vi posso assicurare che se lo uso io lo puo’ usare chiunque.

Come funziona e cosa serve ? In questo articolo utilizzeremo uno smartphone Android e l’app MyTrails, e ovviamente la traccia GPS che ci interessa in formato GPX.

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Trovare le tracce non e’ difficile. Certo dobbiamo avere almeno una vaga idea di dove vogliamo andare. Ad esempio sul sito di MTB Formello trovate quelle dei simpatici e facili trails enduro Scoiattolo, Cinghiale e Volpe, per la Liguria su PortofinoBike ci sono alcune tracce delle prove speciali della gara di SuperEnduro, tornando qua a pochi km da Roma e in particolare al mio amato Montecavo la cosa e’ stata un po’ + complessa, e vi offro io la traccia del Giuliana + 3 + piccola variante , che e’ una buona base di partenza per chi vuole divertirsi in modalita’ #salgoperscendere sull’antennuto montarozzo.

In primis pero’ dobbiamo installare MyTrails : lo trovate sul play store qua.  Le tracce possiamo scaricarle direttamente sul telefono oppure copiarle dal computer al telefono in bluetooth o come preferiamo, l’importante e’ che il file abbia estensione .GPX . Una volta che scarichiamo – o apriamo dal cellulare un file GPX Mytrails chiedera’ immediatamente di dargli un nome e importarlo.

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Nell’esempio sto usando la traccia di montecavo, quindi daro’ un nome di conseguenza. Ora MyTrails ci fa vedere la traccia, e se abbiamo la posizione attiva (e siamo in zona) ci mostrera’ la nosra posizione con un pallino rosso nei confronti della traccia.  Automaticamente, sempre se abbiamo la posizione attiva l’app comincera’ a registrare i nostri spostamenti, generando una nuova traccia di un altro colore. Guardando sullo schermo possiamo capire la nostra posizione nei confronti della traccia, e di conseguenza riuscire a seguire la strada giusta.

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Di default mytrails utilizza le mappe militari IGM. Vi consiglio dal menu mappa (disegnino mappa in alto alla vostra dx) di usare openhiking map, al momento la piu’ adatta alla bike tra quelle disponibili.

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durante il giro oltre che vedere la nostra posizione possiamo anche accedere alle statistiche, in cu ci viene indicata velocita’ istantanea, media, km percorsi e dislivello.

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A fine giro dobbiamo salvare la nostra traccia, spingendo il bottone rosso “stop”. Mytrails ci chiedera’ un nome e salvera’ la traccia in locale sul telefono.

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Se vogliamo possiamo poi copiarla su computer e usare strumenti di analisi piu’ precisi per vedere il nostro percorso (ad esempio l’app gpx viewver per il browser google chrome, o lo stesso Google Earth).


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Surf : il sesto senso che porta a Marines

In un paese che si affaccia su un mare chiuso come il Mediterraneo, previsioni meteo online (quasi) sempre piu’ affidabili e webcam sono diventate una manna dal cielo per i surfisti italici. Il rovescio della medaglia di questa abbondanza di informazioni e’ il riversamento delle stesse sui social network, con interpretazioni piu’ o meno veritiere da parte dei surfisti del web, dovee concetti come “glassy” ovvero liscio, la misura delle onde e la qualita’ delle stesse sono molto soggettivi in base al tipo di tavola usata e al livello del surfer che ha fornito un certo tipo di informazone.

Io stessa ieri sono stata bombardata da infos di dubbia attendibilita’ anche se il mio piano, complice il poco tempo a disposizione, lo avevo gia’ in mente: Marins , aka Marinaretti, aka la baia di levante di Anzio in condizioni di scaduta da wsw e rotazione a nord puo’ ancora mandare qualche ondina, e se il vento da nord dovesse essere troppo intenso c’e’ sempre il Belevedere di Nettuno qualche km oltre.

E infatti, dopo la conferma o meglio smentita di una molto dubbia opportunita’ di surfare al Circeo, mi sono fiondata a Marines. A dire il vero temevo il peggio, visto che qualcuno in mattinata parlava di piatto … e invece eccole le ondine ….

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Aria fresca, acqua piu’ che tiepida. Leggero vento da terra. Certo misura piccolina, ma quanto basta a far scivolare #violetta . Poche persone in acqua. Niente di meglio era da un po’ che non vedevo finalmente un Marinaretti  con un fondale quasi buono , in grado di produrre onde destre che con un po’ di timing e fortuna permettono anche qualche passeggiata in nose. L’ora solare e le giornate corte hanno i loro difetti, e alle 16.30 il sole inizia a calare, dopo 2 ore esco dall’acqua ma lo spettacolo delle luci al tramonto in questo periodo non ha uguali .

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Finalmente una surfata piu’ che dignitosa. Micro ondine in buona compagnia, temperatura piacevole quasi fino all’ultimo e bei colori.
E ora torniamo nell’attesa della prossima mareggiata, sperando di poter surfare nel momento migliore, ragionando con la propria testa senza badare a quel che si scrive sui social, e non solo accontentarsi degli ultimi refoli regalati da Nettuno.

MTB: Monte di Portofino

Premessa : la circolazione in mtb sul monte di Portofino e’ stata per lungo tempo interdetta, tant’e’ che si trattava di una meta che all’inizio della programmazione di questo mini bike trip nel Levante Ligure non avevo nemmeno preso in considerazione. E invece da qualche anno a questa parte l’accesso al parco del Monte di Portofino e’ consentito anche se regolamentato: nei giorni festivi e’ consigliabile farsi accompagnare da una guida , come ho deciso di fare io, rivolgendomi a PortofinoBike .

Malgrado l’esistenza di tracce gps (i percorsi della gara nazionale di Enduro svoltasi )Ho optato per l'”investimento guida” per essere sicura di divertirmi, di non perdermi e di non rischiare di fare troppo dislivello negativo con conseguente rischio del ricadere nello “scendopersalire” , che su asfalto da Santa Margherita e’ tutt’altro che divertente.

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E quindi eccoci qua, Slayerina pronta, appuntamento a Ruta alle 10 con Beppe che sara’ la mia guida.

Tempo per un caffe’ e partiamo, arrampicandoci sull’asfalto che porta fino all’ormai semi-abbandonato hotel Portofino Kulm, niente di complesso … saliamo ancora per i sentieri pedonali, fino a raggiungere l’imbocco della prova speciale “i mulini” della gara Enduro.

Questa prima discesa presenta alcuni tratti tecnici complessi per il mio livello, e altri piu’ scorrevoli e divertenti. Con piu’ tempo a disposizione avrei potuto sicuramente studiare meglio alcuni passaggi e tentarli senza correre rischi.
Si risale poi a piedi lungo un sentiero pedonale, teoricamente pedalabile, pendenza simil-via-sacra (chi sa-sa- #montecavo …) e fondo migliore ma le mie gambe poco gradiscono le rampe e quindi si spinge … e Beppe mi fa presente che anche nella gara questo trasferimento era previsto a spinta.
Finalmente partiamo per il trail “Pollone” : e qua comincio a divertirmi a dovere … traccia divertente, con qualche pezzo un po’ piu’ tecnico ma tutta fattibile, ottima per migliorare e imparare, e con una bella parte panoramica

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Il meteo purtroppo non aiuta, ma l’importante e’ divertrsi.
Sono soddisfatta del mio riding e di aver scoperto nuovi trails e nuovi spunti tecnci su cui riflettere: in primis il come affrontare i ripidoni, puo’ sembrare strano ma vero il “culo indietro” fa perdere controllo, impedendo all’anteriore di lavorare correttamente. Bisonga imparare a portare il peso anche davanti, facendo in modo che la ruota possa rotolare e non andare in blocco. Non sara’ facile padroneggiare questa tecnica, ma faro’ di tutto per riuscirci … senza cappottoni ovviamente !!

Un ultima parte di singletrack, un po’ troppo xc a volte palloso a mezza costa ci riporta alla “civilta'” … in localita’ San Lorenzo, da dove si riprende per un breve tratto l’Aurelia fino al parcheggio.

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La traccia da un idea solo indicativa del giro, in alcuni tratti e’ incompleta ed e’ stata raccordata a mano. Giro molto bello, vario, ottimo per migliorare. Terreno piu’ che discreto malgrado l’umidita’. E ultimo e non meno importante l’idea di portare la “vecchia” gomma maxxis anteriore al posteriore ha funzionato.

Purtroppo ora tocca rientrare … Dopo questo giro e quello di Sestri #Montecavo mi sembrera’ il giro dell’isolato …

Ringrazio ancora Beppe la mia guida che pazientemente si e’ adeguato al mio ritmo da bradipo 😉 , permettendomi di divertirmi e migliorare senza sentirmi il tappo di turno.

Speriamo di ritornare presto a girare in questa splendida Terra che e’ la Liguria.


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