Alla fine ho ceduto alla tentazione di vedere quanto era hardcore.
Nel post precedente vi ho parlato della zona del passo di Romaggi e della val Cichero , rivelatasi una gradita sorpresa flow.
Un secondo sopralluogo ci ha portato a completare il giro , a trovare il taglio mancante per evitare l’asfalto, e pure la “bretella” che si ricongiunge al Ginepraio e a percorrerne l’ultima sezione. Ultma sezione che si e’ rivelata molto interessante .
Da qui partono una serie di ragionamenti e “pippe mentali” riguardanti la parte alta del Ginepraio, ovvero il segmento finale del sentiero dei 7 passi.
Su Trailforks e’ nero e questo e’ l’unico dato di fatto.
La pendenza esaminata sul segmento strava da punte del 41% .
L’algoritmo di komoot lo valuta S3 e da una pendenza media nella parte iniziale del 30% .
Alcuni feedback ricevuti lo descrivono come molto difficile nella parte iniziale .
Malgrado tutto questo alla fine cedo alla tentazione, e mi unisco a Luca nel tentativo di portarselo a casa. Luca tecnicamente e’ un mio pari livello, ma MOLTO piu’ allenato e indubbiamente piu’ coraggioso pur mantenendo un approccio conservativo .
Raggiungiamo con facilita’ la cima del monte Pissacqua dopo un primo trail di “riscaldamento” . Da qui abbiamo un’ultimo sguardo verso il mare .

Poi si parte, un facile traverso e nel giro di poco la musica cambia di brutto. Il sentiero diventa cattivo, ripido, a tratti scavato con sassi e radici.
Riesco a tenere la bici, ma la concentrazione e l’ansia di sbagliare, anche se non ci sono pericoli oggettivi (no esposizione) mi portano in 3 minuti i battiti oltre i 170 , facendomi perdere lucidita’ e necessitando di uno stop.
Cerco di riprendermi e si continua , ma il trail non migliora anzi: due passaggi molto insidiosi mi obbligano a scendere , e altri a dare svariate pedate.
Finalmente a meta’ trail la cosa si tranquillizza diventando abbastanza piacevole, con qualche passaggio sfidante ma fattibile e un buon terreno. Di grosso aiuto mi e’ stato il montaggio all’anteriore di un freno Magura MT5, che con la sua modulabilita’ superiore allo Shimano precedente mi ha garantito la sicurezza per mantenere il piu’ possibile le ruote in movimento, lentamente ma senza blocchi.
Si giunge finalmente sulla parte finale che gia’ conoscevamo, che presenta un’ultima sezione tecnica su roccia e per il resto rimane abbastanza flow.


Ancora una variante nel bosco un po’ meno diretta di quella standard e si ritrova l’asfalto incontrando tra l’altro i local che han dato vita ai sentieri flow di cui vi avevo parlato nell’articolo precedente.
Concludendo : e’ un sentiero che mi ha fatto riflettere sui miei limiti, fisici e mentali . Mi reputo soddisfatta comunque di quanto ho chiuso , ovvio, si puo’ fare di meglio ma va conosciuto , e , sopratutto nel mio caso, vanno memorizzati bene i punti di possibile stop nel primo segmento. Piu’ si riesce a stare in sella meglio e’ in quanto alcuni passaggi non sono propriamente agevoli da fare bici a piedi e le ripartenze sono tutt’altro che semplici.
Sarei curiosa di rifarlo in inverno, con meno vegetazione, per avere una visibilita’ migliore .
Un ultima nota riguarda il fatto che nel 2024 il suddetto trail e’ stato includo in una gara di ebike. Veramente impressionanti i tempi che si vedono su strava. Massimo rispetto per chi fa queste cose a “ritmo gara” , ma si parla veramente di un altro sport.
Insomma ogni tanto anche qualche “sfida” ci vuole. Fosse di poco piu’ semplice (tratti molto tecnici meno lunghi) avrebbe un suo perche’.
Resta interessante la parte finale , integrabile negli altri giri fattibili in zona.
VIDEO (edited , i pezzi fatti a piedi mancano)
Un finale ringraziamento a Luca per avermi convinto a provarci malgrado il mio iniziale scetticismo. (e per avermi aspettato quando avevo il fiatone)
NB: articolo scritto di getto alla vecchia maniera, no IA , scusate eventuali errori di battitura. Ci tengo che questo blog mantenga la sua autenticita’ .