Emtb: La Thok in Valsusa

La Thok in Valsusa

Back 2 the roots, a tutti gli effetti. Roots come radici: radici mie, radici della stessa thok (il suo “creatore”, Stefano Migliorini, e’ cresciuto qui a Bardonecchia) , radici presenti in abbondanza sui sentieri.

Come e’ andata la piccola bici a pile sui sentieri di “casa” ?

Bene direi, ma la sottoscritta deve lavorare ancora tanto su molti aspetti tecnici.

Con il mezzo c’e’ molto feeling e questo si e’ capito. E’ facile da condurre, il peso extra non si sente mai troppo. Nello scassato veloce, stile park “oldskool” , ovvero Sauze Style, si e’ ben difesa, ma la mia abilita’ di guida e’ ancora ben lontana dai tempi dei primi 10 su strava. Ricordiamo che quando ancora qualcuno credeva in questa Valle, sui trail di Sauze ci fu una superenduro: il trail su cui mi sono concentrata maggiormente e’ stato il karamell, che mixa una prima sezione guidata a tratti ripida con un divertentissimo tobgoga, tutto “naturale” su base di sentieri esistenti, con pochissimi interventi di contenimento.

La buona risposta del mezzo, con cui ho chiuso pure un passaggio su roccia mai chiuso prima sul trail delle grange Dalma (zona lago Nero – monti della Luna) mi ha convinto a provare qualcosa che non facevo da un po’, tornando, dopo 3 anni abbondanti allo spettacolare passo della Mulattiera, sopra Bardonecchia.

Qua, dopo una parte molto flow e panormaica, il sentiero diventa di fondo molto breccioloso. Ammetto che non me lo ricordavo e che ho sbagliato molte linee , ma le pietre che rotolano continuano ad essere, indipendentemente dal mezzo, il terreno che piu’ in assoluto mi spaventa e mi mette in serie difficolta’.

Ma le “prove tecniche” non si fermano qui. Il breve giro nella valle di Rochemolles presenta ben due trail tecnici: iniziamo dalla spettacolare discesa dalla diga, che dopo due facili tornanti si incattivice con fondo sassoso misto fisso/mobile che ricorda la Porcilaia (fortunatamente + breve) con pendenze mai estreme ma non indifferenti. Qua la bici direi che ha dato il meglio di se dimostrando di essere ben controllabile e guidabile anche in queste circostanze

A seguire, dopo una breve risalita fino alle granche Mouchequite , prendiamo il trail che dal mezzacosta Gran bea si ricollega al paese. Partenza molto flow con salti naturali (da imparare e ricordare) , a segurire sezioni piu’ scassate con tornanti a volte in contropendenza e un passaggio su roccia che in realta’ spaventa solo alla vista ma risulta semplice.

E pure questo lo abbiamo portato a casa ….

Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati dal meteo molto incerto: si resta in basso (si fa x dire, range 1100 – 1400) e si torna sulle linee dell’Irontibi Challenge (il percorso creato la scorsa estate da Andrea Tiberi, local ex olimpionico xco) , affrontando il “temuto D2“. Il D2, che non ho volutamente documetnato, e’ il + tecnico dei trail dell’Irontibi. Dopo un prologo facile, inizia a presentare curve in contorpendenza su pendenze importanti , spesso esposte e passaggi ripidi e scavati. Posso dire di averlo chiuso quasi tutto, tranne due curve, ma con molta prudenza e cautela, non nascondo che se un passaggio e’ esposto la paura si triplica.

Concludiamo rilassandoci con il veloce e facile “superflow“, la linea piu’ scorrevole delle Irontibi :

Tirando le somme, la Thok a casa sua in discesa ha fatto il suo dovere. Forse e’ da valutare la sostituzione perlomeno del freno anteriore con un modello a 4 pistoni per poter avere una modularita‘ migliore sul ripido e ridurre il surriscaldamento in caso di discese molto lunghe. In salita invece, come c’era da aspettarsi non ha le performance che aveva la mondraker motorizzata bosch, sia x quel che riguarda l’autonomia che per la capacita’ di superamento ostacoli e mantenimento della traiettoria sullo scassato. La maggiore guidabilita’ in discesa in salita diventa “nervosismo” , il che richiede una tecnica molto avanzata per superare ostacoli tecnici (che io non ho). Ma la priorita’ resta per me scendere divertendomi, quindi promossa a pieni voti !

eMtb: Forche di Ascrea

Che bella l’ebike, qualcuno dice … non si fatica in salita !!!
Non sempre e’ cosi’, sopratutto quando hai degli amici che amano “ravanare in salita”, alla ricerca di improbabili “scorciatoie” che poi si rivelano dei muri.

Ma partiamo dall’inizio. E’ una calda domenica di meta’ giugno, e leggo tra le righe di uno dei gruppi watsapp che seguo una proposta per il giro delle forche di Ascrea, zona lago del Turano. E’ un giro di cui avevo visto bellissime foto e video, molto panoramico e non eccessivamente tecnico, almeno la prima parte. Ma … quando sei con “elettrici puri” non sai mai cosa aspettarti. Il primo tratto parte bene, dopo pochi metri di sterrata lungo la valle dell’Obito , la lasciamo preferendo un sentiero un po’ sporco ma mai ripido che dopo un simpatico guado si addentra in una fresca pineta, fino a ritrovare una strada forestale.

torrente obito

E da qua iniziano gli impicci. Il sentiero prosegue con i suoi “tagli“, che diventano sempre piu’ ripidi e impestati, tali da costringermi a scendere piu’ volte (la thok ha tanti pregi, ma se c’e’ una cosa in cui la mondraker e il suo Bosch eccellevano erano le salite improbabili) e a spingere la bici. Il walk assist un po’ aiuta, ma se ci sono da superare radici non c’e’ santo, i 22 kg abbondanti del mezzo si fanno sentire, come le mie frequenti imprecazioni, che caratterizzeranno piu’ o meno tutta la salita. Finalmente, dopo l’ennesimo taglio in modalita’ scouting, si giunge ad una fresca fonte sullo scollinamento verso il lago del Turano. Morale della favola, 7 km in 2h. Sono tempi da scialpinismo/splitboard, non da bici a pile.

fonte due
fonte

Finalmente si scende !! Il trail parte con una prima parte facile e flow, che presenta un unico passaggio tecnico che abbiamo fatto tutti a piedi in quanto trattasi di strettoia in cui si rischia di rompere componenti, per il resto un simpatico sentierino scorrevole dal buon fondo.

Perdendo quota il bosco si dirada, e qua le cose si fanno interessanti, in quanto il sentiero diventa mezzacosta, regalando una spettacolare vista panoramica sul lago del Turano

lago turano panorma
me lago turano

Questa sezione presenta un fondo smosso che a tratti puo’ essere insidioso, ma comunque sempre mediamente facile senza passaggi ostici. Il sentiero si conclude con un paio di tornanti un po’ + ripidi sempre con fondo non semplice che riportano sulla strada asfaltata che sale ad Ascrea.

In teoria il giro doveva proseguire con un secondo trail, ma causa guasto meccanico al cambio di uno dei presenti siamo costretti a cambiare programma, con un bel bagnetto nel lago del Turano: acqua fresca ma non gelida, ottima conclusione e rimedio contro le temperature quasi estive.

Ultima nota negativa, ho smarrito la mentoniera del casco smontabile. Fortunatamente il mio sito parthner affiliato Alltricks la aveva disponibile ed e’ in arrivo ;), vi ricordo che potete supportare il mio blog acquistando su Alltricks dal banner sottostante, a voi non cambia niente, a me arriva una piccolissima percentuale.

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Link strava – ma vi consiglio di cercare una traccia con salita umana :

https://www.strava.com/activities/5464660470

eMTB: Sestri All Mountain

Sestri Levante All Mountain

Sestri Levante e’ ben nota per i trail enduro, tra cui il famoso St.Anna, e questo ormai lo sanno pure i muri.
Ma non c’e’ solo “enduro” inteso come “prove speciali” , ma altri interessantissimi itinerari all-mountain, piu’ naturali (btw, st.Anna e’ a prevalenza naturale, ma la sua particolare conformazione lo rende molto enduristico) e molto meno conosciuti. Grazie alla disponibilita’ della guida MTB Gabriele ho avuto l’opportunita’ di fare un bel giro alternativo sulle alture che sovrastano Sestri e Cavi di Lavagna.

Partiamo dall’inizio: la salita e’ la solita che si fa per i classici St’Anna, ma stavolta proseguiamo per una sterrata, che poi diventera’ sentiero, direzione Cavi quindi verso ponente , fino a raggiungere la cima del monte Capenardo, poco sotto i 700 mt slm. Da qua proseguiamo ancora fino, tramite un trail a scalette, a raggiungere il sentiero di cresta.
Le salite sono a tratti impegnative e l’ebike e’ d’obbligo per i comuni mortali. Si parte quindi con uno spettacolare sentiero in cresta, con vista mare che spazia su tutto l’intero golfo del Tigullio, da Sestri fino al monte di Portofino.

Dopo questo breve incipit molto easy , lasciamo la cresta per immetterci nel bosco in parete nord. Attacchiamo quindi con il primo trail un po’ piu’ tecnico della giornata, “ciappea“, da “ciappe”, ovvero il termine con cui venivano chiamate le lastre di ardesia, caratteristiche di queste alture. E il trail e’ quindi un susseguirsi di punti piu’ flow a qualche passaggio tecnico su roccia fissa mai impegnativo.

Ci ritroviamo allo slargo da cui partono alcuni trail e da cui abbiamo iniziato a salire su singletrack . Da qua prendiamo uno stretto trail, a tratti nascosto dalla vegetazione. Scorrevole e divertente, e’ il sentiero piu’ flow del giro, e molto probabilmente il piu’ flow della zona (su trailforks e’ indicato come verde …). Attraversando bellissimi boschi e alternando zone piu’ aperte da cui si scorge nuovamente il mare, a tratti circondati dalle ginestre, sbuchiamo su asfalto dal versante ovest, verso Cavi, e dunque ci tocca risalire, per l’ultima volta.

flow trail

Stavolta lasciato l’asfalto la salita si fa impervia, tanto da mandare in crisi la thok su un ripido anche in boost. Fortunatamente e’ breve, pochi metri a spingismo (walk) e andiamo ad incrociare l’ultima parte del trail “i cani” che con un mezzacosta ci portera’ sul famoso Sant’Anna, circa alla fine del Toboga. Il resto, lo conosciamo ormai bene, dai paesaggi ai passaggi tecnici su roccia fissa Sant’Anna non delude mai, e stavolta, cigliegina sulla torta, una nuova variante un pelo piu’ easy che bypassa il roccione e porta a meta’ del trail finale dei ponti Romani. Interessante e utile per chi non ha ancora fiducia sui drop rocciosi ma non vuole perdersi l’opportunita’ di girare su uno dei trail piu’ “unici” della Liguria.

Si conclude cosi’ questo bellissimo giro. Ringrazio la guida Gabriele Grasso per avermi fatto scoprire questo itinerario AM che aggiunge un motivo in piu’ per girare a Sestri. Il territorio ligure conferma ancora una volta di avere la conformazione perfetta per la MTB, e l’elettrica amplia ulteriormente il range di sfruttamento del territorio. Spero presto di tornare qua, avere questi trail a poca distanza da casa non ha prezzo.

st anna guide

relive

MTB Liguria: La Porcilaia

La Porcilaia

Ci sono, a volte dei trail per cui vado in fissa, dei trail che vedo in video e che mi metto in testa che devo assolutamente fare. Talvolta capita che i trail in questione siano in zone piuttosto poco frequentate (almeno, pre covid) e questo , dopo l’infortunio di settembre, mi mette un po’ il freno ad andarci da sola. Ma stavolta i report recenti e positivi su trailforks, e il clima secco da un po’ mi hanno permesso di ritrovare il coraggio. Siamo in Liguria per il ponte, e finalmente andiamo a fare la Porcilaia. La Porcilaia e’ un trail all-mountain ad uso promiscuo che stacca dalla strada del monte Fasce, percorre una lunga cresta e poi si incanala sul versante ovest nel bosco, per arrivare fino in zona Sant. Ilario (Genova Nervi). Avevo visto tanti video di questo trail, scassato ma non troppo, con paesaggi da favola e sezioni tecniche impegnative ma fattibili. O almeno, questa era l’idea che mi ero fatta dai video.
Ma veniamo all’impresa. Decido di tracciare ex novo una linea alternativa. Arrivando da Rapallo non mi conviene salire da Nervi, ma lasciare la macchina a Sori, e percorrere una strada alternativa che, attraversando varie caratteristiche frazioni, arriva alla panormaica del Monte Fasce. La salita va su agevole, con l’ebike e’ davvero una piacevole passeggiata, sostando di tanto in tanto ad immortalare qualche caratteristico scorcio sul mare.

fraz sori
frazioni sori

E’ anche abbastanza facile trovare l’attacco di questa Porcilaia. Il trail e’ ben segnato da cartelli e segnavia, e’ difficile sbagliare, c’e’ un unico bivio dove bisogna piegare a destra ed evitare la seconda cresta (ciclabile ma definita nera da trailforks).

strada fasce
start porcilaia

Il trail parte con un lungo mezzacosta esposto. Mai difficile, con qualche sasso un po’ cattivo e qualche passaggio che andrebbe conosciuto (ci sono scaloni non copiabili) , ma mai facile, mai rilassante. Il fondo e’ sempre irregolare, su pietra fissa, tipico da antica mulattiera dismessa e richiede un impegno fisico non indifferente. Parti piu’ scorrevoli si alternano a passaggi piu’ tecnici sempre su pietra fissa. Solo un paio di gradoni mi han messo alla prova: uno e’ assolutamente non copiabile, il secondo sarebbe fattibile. Ma essendo in solitaria ho optato per rischiare il meno possibile.

E’ difficile trovare le parole per descrivere lo spettacolo offerto da questo trail. L’unico neo e’ quello che essendo fisicamente impegnativo non permette di rilassarsi quanto basta x godersi lo spettacolo. Meno male che ho documentato tutto, per rivivere a posteriori questo bellissimo giro :

creste porcilaia
thok
monte di porfofino da porcilaia

(video prima parte e foto)

Lasciata la cresta, ci si infila nel bosco, e il trail assume sempre + l’aspetto di mulattiera scassata. Mai ripido e mai impossibile, ma sempre, continuamente impegnativo fisicamente, fino ad arrivare ad uno stradotto, apparentemente carrabile, sopra Sant’Ilario. E da qua iniziano le incognite.

Dovendo tornare verso Sori quindi verso levante, avevo tracciato un ipotetica linea tutta alla mia sinistra. Sulla cartina sembrava una “via” con un nome … in realta’ si e’ rivelata un susseguirsi di strettoie e scalette in stile “townhill”, passando in mezzo ad abitazioni raggiungibili davvero soltanto per tali passaggi … Impressionante. Dopo alcuni bivi sbagliati, e un susseguirsi di scalette piu’ o meno hardcore , affrontate con le braccia ormai alla frutta , finalmente sbuco a Bogliasco sull’Aurelia … Felice di essere viva e di essere tornata al “mondo civilizzato” metto boost e mi pedalo gli ultimi km che mi separano dalla macchina.

Per concludere, un giro che se si ha il livello necessario per apprezzarlo va fatto. Il trail non e’ mai ripido, ma e’ impegnativo fisicamente. Il terreno non e’ mai compatto , non ci sono punti dove poter far correre la bici. Braccia e gambe sono sempre richieste attive e al lavoro. In pratica, ho faticato piu’ a scendere che a salire. Alla luce di tutto questo vorrei trovare una via di rientro + agevole , le scalinate per quanto divertenti diventano pericolose se affrontate da stanchi. Full d’obbligo , risalita piu’ che umana anche per chi non va a pile. Da evitare assolutamente con il bagnato .

Strava link:
https://www.strava.com/activities/5384044611

Test Turbo Levo SL Specialized

TURBO LEVO SL – Il Test

La mia curiosita’ per il neonato segmento delle ebike ultraleggere non e’ un segreto. Da sempre il grosso limite che trovo nelle ebike per quel che riguarda il mio stile di guida e’ il peso. Peso che influisce nella guida in discesa, nel tecnico lento, nella frenata. D’altro canto pero’ per alleggerire bisogna tagliare altrove, ovvero batteria e motore, e quindi essere pronti ad accettare compromessi in salita.
Ieri si e’ presentata l’occasione per testare una Turbo Levo SL Comp sui trail di Formello. Il maltempo e la pioggia fine non mi han fermato, troppa era la mia voglia di provare questo mezzo. Per chi non e’ troppo “tecnico”, ricordo che la LevoSL risparmia in peso montando una batteria da 320 Wh (contro le 500-600 delle ebike “pesanti”) e un motore realizzato “ad hoc” in grado di erogare una coppia di “soli” 35nm (a fronte dei 70-85 delle ebike “pesanti”). Questi accorgimenti portano il peso dell’oggetto in questione attorno ai 18.75 kg per le versioni in alluminio (da me provata) e a 17 kg per quelle in carbonio. Sono pesi comparabili alle vecchie “freeride” della prima decade degli anni 2000, con la differenza che la tecnologia si e’ evoluta e questa ha il motore.


La bici da me provata e’ in allestimento comp, monta forka fox 34 grip, ammo fox float dps, freni guide, trasmissione nx 12v, ruote da 29.

Vediamo subito come va. Intanto anche da spenta rimane pedalabile, il trascinamento e’ pari a zero e questo permette, in tratti pianeggianti, di spegnere tranquillamente il motore per guadagnare in autonomia. Una volta acceso il motore si fa sentire, ed e’ tutt’altro che silenzioso. La LevoSL ha tre livelli di assistenza, in stile shimano per intenderci. In “eco”, diciamo che lo sforzo e’ comparabile al pedalare una XC molto leggera. Su salite scorrevoli non si hanno problemi, a patto di non pretendere – a parita’ di fatica – le stesse velocita’ che si avrebbero con un ebike full-weight and full-power. Per farla molto semplice, questa trail bike mette una “toppa” alla mancanza di allenamento di un/a “sunday rider” come la sottoscritta, permettendo di faticare meno in salita e guadagnare un pelino di velocita’, ma siamo ben lontani dell’effetto “criceto elettrico” tipico delle ebike pesanti.

In discesa, e’ a tutti gli effetti molto molto piu’ vicina ad una trail bike senza motore piuttosto che ad un ebike. Per farla breve mi sembrava di essere tornata sulla mia cara vecchia stumpjumper. Quindi una bici reattiva che risponde ad ogni nostro spostamento di peso, che chiede di essere guidata , che puo’ essere facilmente alzata per saltare radici in bunnyhop , che vola nei rilanci e sulle sponde. Ho avuto giusto qualche problema di feeling con i freni: su una bici del genere vedo meglio un impianto tipo xt, anche solo a 2 pistoni, sarebbe piu’ che sufficente per il peso della sottoscritta … preferisco avere una frenata pronta e possibilita’ di cimentarmi in cose che su un ebike pesante mi sono quasi precluse, come i nosepress.

Purtroppo il meteo non ha aiutato e la gopro si e’ presto bagnata …

Facciamo un’altra risalita, stavolta proviamo ad usare un po’ piu’ di assistenza. La modalita’ trail, ovvero quella intermedia, e’ comfrontabile ad un eco “spinto” di un Shimano o di un Bosch, o ad un Trail/Tour un po’ “moscio”. Qua il motore si sente di piu’ e quindi le velocita’ aumentano senza problemi. Non ho purtroppo avuto possibilita’ di provare salite tecniche, di quelle non pedalabili (almeno da me) con la muscolare. Sarebbe molto interessante poter approfondire anche il comportamento sui “ripidoni in salita”.

Tirando le somme, di elettrico quest’attrezzo ha solo le lucine: e’ quasi una “muscolare” a tutti gli effetti, forse giusto alzarla in manual e’ – almeno per me – un po’ piu’ complesso in quanto la presenza della batteria sul tubo obliquo rende piu’ faticosa la manovra. Idem per i bunnyhop a basse velocita’, ho potuto costatatare una facilita’ maggiore di alzata sul posteriore rispetto all’anteriore. Ma credo che si tratti di farci la mano e di trovare la giusta tecnica, siamo comunque molto, molto piu’ vicini ad una Stumpjumper – o ad una Enduro come pesi – che non alla controparte elettrica, sia essa la Levo full powered, o la mia Thok o altri attrezzi ancora piu’ pesanti (penso prevalentemente alle motorizzazioni bosch e nn solo … )

Il domandone finale e’: la comprerei ? O meglio, avendola provata prima la avrei comprata al posto della thok ?
Per poter rispondere, avrei bisogno di approfondire la conoscenza del mezzo. Di certo trovando un usato (magari di qualcuno rimasto deluso dalle basse peformance del motore) ad un buon prezzo ci farei un pensierone ….. Il nuovo resta decisamente fuori dal mio budget, magari in un’altra vita, chissa’.
Aggiungo che, se avete solo amici elettrici full powered questa bici non vi permettera’ di girare con loro.
Se girate con bici a propulsione umana e rider allenati, e’ la compagna perfetta. Idem per i solitari.
E’ anche un ottimo mezzo come unica bici per chi fa il maestro di MTB, permettendo una didattica che mantiene l’approccio della “muscolare” a livello tecnico ma offre un buon risparmio di gamba nelle risalite.

Aspetto la possibilta’ di provare anche la diretta concorrente, la Orbea Rise, sperando di riuscire ad avere l’opportunita’ x farlo.

Ringrazio Marco di MTB Formello per avermi messo a disposizione questa super bici.

Thok Mig, ci siamo!

Thok MIG , ci siamo !
“La meno ebike – o la + bici – tra le elettriche”

Stavolta non potevo sbagliare. Dopo l’esperienza non del tutto positiva con la Mondraker, ho optato per una scelta influenzata soltanto da dati concreti. Un ebike e’ un investimento, deve fare il suo dovere, e deve rispecchiare il piu’ possibile il nostro stile e il nostro range di utilizzo della bici. Ho sempre detto che non mi interessa andare forte, piuttosto mi interessa scendere da qualunque trail tecnico in sicurezza e nel pieno controllo del mezzo. Le ultime uscite fatte con il frontino hanno ulteriormente confermato che la priorita’ per me e’ quella di essere IO a guidare la bici e ad averne il pieno controllo, non la bici a portare in qualche modo giu’ a valle la sottoscritta (quel che succedeva con la Mondraker). Di tutte le ebike provate ai vari bike test di Formello, il miglior ricordo rimaneva quello della Thok.
E quindi, dopo una non semplice ricerca, eccoci qua, a bordo di una splendida Thok MIG, volutamente cercata nell’allestimento ante 2021 in modo da poter usufruire di un montaggio di base migliore e del motore Shimano 8000.

Non mi addentrero’ nelle specifiche del montaggio ma parlero’ piuttosto delle sensazioni, da subito positive che mi ha dato questa biciclettina a pile, si la chiamo biciclettina e non biciona, perche’, guardatela un po’ affianco al frontino: e’ corta, almeno con le 27.5 e’ corta, piu’ del frontino che monta le 29 e 120 di forka, a parita’ di angolo sterzo (66)

thok e frontino

La bici al momento e’ stata provata a Tivoli sui trail del TTC, nella zona di Monte Cavo e sui mitici tornantini della Torretta. La prima impressione e’ stata quella di “ritrovare” la Stumpjumper, sentendomi subito a mio agio come misure e modalita’ di lavoro delle sospensioni. In discesa si e’ dimostrata immediatamente agile e reattiva, discretamente precisa e con una buona reattivita’ ai vari input. La distribuzione dei pesi con la batteria in basso aiuta a “dimenticarsi” dei kili di troppo, e consente una rapida correzione di rotta anche nello stretto.

tornante torretta
thok mcavo 1
mcavo 2

Parlando di stretto, l’ultima uscita la ho fatta alla famosa Torretta, affrontando i 25 stretti tornantini. Davvero nessun problema (a parte i tanti escursionisti a piedi) , la sensazione era proprio quella di essere tornata sulla Stumpjumper. Sensazione che si ritrova anche nei pochi difetti, quali ad esempio l’instabilita’ nello smosso (dove la Mondraker primeggiava).

Trattandosi di ebike e’ doveroso parlare anche di salita, autonomia e pedalabilita’. Al momento e’ ancora presto per un giudizio definitivo ma la pedalata e’ sicuramente piu’ naturale rispetto al Bosch, ma la potenza erogata e’ apparentemente piu’ bassa. A parita’ di pendenza, devo usare boost piu’ spesso (il turbo sul bosch nn lo ho praticamente mai usato). Il consumo di batteria invece pare confrontabile, aggiungendo che l’eco Shimano e’ apparentemente piu’ spinto di quello Bosch e che la bici non ha trascinamento, rimanendo pedalabile anche a motore spento se la pendenza lo permette.

Ultimo ma non meno importante, a dimostrazione del fatto che rimane “la piu’ bici tra le elettriche”, non e’ impossibile effettuare un piccolo bunnyhop anche per chi come me non e’ Hulk, quindi nella globalita’ la tecnica richiede meno adeguamenti rispetto ad altre ebike piu’ spinte e “simil moto”

Per ora queste sono solo le prime buone impressioni. Speriamo di poterci fare dei bei giri e di progredire ulteriormente assieme. E poi con questa bici condividiamo le origini, chissa’ quanto sara’ contenta quando torneremo entrambe a Casa.

Emtb: urban “enduro” a Roma

Chi mi segue da un po’ dovrebbe conoscere la mia “allergia” alla citta’ in cui attualmente vivo, Roma. Sono qui dal 2013, e ci sono finita per tutta una serie di motivi, e se i primi anni, spinti dall’input di poter finalmente fare surf senza passare ore in macchina, erano stati tuttavia piacevoli, con il tempo e con il progressivo ri-emergere del legame con sia le mie origini alpine, sia con la mia passione per la mtb, ho iniziato a soffrire sempre di piu’ il vivere in questo posto, pianificando in ogni modo il ritorno verso nord. Il covid e il lockdown hanno pero’ congelato ogni possibile progetto di fuga, e quindi ora sono qua, in una situazione tuttavia migliore che altre, a cercare di trovare qualcosa di bello in quello che ho attorno.

Il lockdown, la chiusura delle palestre e lo stop agli sport di squadra, sommato all’incentivo del “bonus bici”, ha portato sui trail un numero inimmaginabile di nuovi bikers, spinti anche dal fatto che l’ebike – a patto di avere il budget per permettersela – permette anche a chi non e’ allenato di divertirsi. Questo ha causato un qualcosa che non avrei mai immaginato, un “sovraffollamento” di posti come Formello, che con il suo “bike park” a misura di elettrico attira ogni weekend (e non solo … ) numerosi appassionati. Sapete bene che non amo la folla, e che con l’aria che tira di questi tempi e’ meglio evitare luoghi ad alta frequentazione, quindi serviva un idea alternativa per il sabato, preferibilmente non fangosa viste le abbondanti pioggie del giorno precedente.

La settimana precedente avevo girato a Formello con Renato, amico surfista e ebiker , che mi aveva proposto un giro per Roma, esplorando alcuni parchi della Capitale, in particolare Monte Mario. Effettivamente avevo sentito parlare di questo fantomatico Monte Mario da parecchi biker , che riferivano esistere veri e propri trail all’interno di questo parco urbano. A dire il vero, avevo gia’ tentato un sopralluogo con la stumpjumper, che non porto’ a risultati in quanto le salite non erano cosa fattibile per me senza motore. Vediamo dunque se con l’ebike qualcosa cambia.

Incontro Renato a San Giovanni, zona dove lui risiede. Da qua inizia il nostro giro, cercando il piu’ possibile di evitare il traffico. Il primo “stop esplorativo” e’ a Villa Ada. Anche questo parco, purtroppo parecchio frequentato, offre alcuni singletrack carini, immersi nella vegetazione, in un contesto difficilmente immaginabile nel centro di una grande metropoli.

Proseguiamo percorrendo la ciclabile del lungo Tevere, fino a Ponte Milvio. Da qua finalmente arriviamo all’ingresso del parco di Monte Mario. C’e’ subito da salire su pendenze non indifferenti, per raggiungere un primo punto panoramico dove la vista spazia dal sottostante Stadio Olimpico a tutta la capitale. La giornata limpida permette una vista fino sugli Appennini e di scorgere in lontananza addirittura il Terminillo.

A seguire, un primo breve singletrack, per poi risalire ancora, per un sentiero che inizia a diventare tecnico in salita e mi obbliga a scendere un paio di volte. Invertiamo la rotta una volta giunti ad un’altro belvedere. Finalmente si scende, prima a ritroso lungo la linea di salita facendo qualche variante, che risulta molto piu’ divertente per me in discesa che non a salire.

Risaliti ancora una volta sulla prima collinetta sempre percorrendo la strada a ritroso, imbocchiamo l’ultimo singletrack che ci riportera’ sull’asfalto.

Da qua, il rientro e’ praticamente tutto lungo la ciclabile, con qualche stop e deviazione per ammirare monumenti che non han bisogno di presentazione.

Per concludere, un giro diverso per i miei standard, alla scoperta di luoghi di difficile immaginazione all’interno di una grande citta’. Monte Mario sicuramente da approfondire, peccato che si trovi in una zona molto distante da dove vivo, e che quindi mi risulti “sconveniente” rispetto ad altri posti gia’ piu’ collinari come Formello o i Castelli Romani. Resta un ottima risorsa per chi abita in zona, e nel malaugurato caso di chiusura dei confini comunali sara’ sicuramente una delle poche opzioni praticabili .

Nuria Elettrico

Il Nuria, in zona Antrodoco (RT) , e’ tra i trail secondo me piu’ belli del centro Italia. Gia’ percorso piu’ volte con la Specy, finalmente il meteo ha permesso di arrivarci in ebike. La salita ovviamente diventa una passeggiata di salute, e la bella giornata ha regalato qualche bello scorcio tipico di queste zone.

La fortuna ha voluto un incontro con un simpatico gruppetto “misto” di ebiker e pedalatori allenati, con cui condividere il giro. E per una volta quindi, sono io a comparire in video, e non a riprendere con la action cam: eccovi dunque una buona video-sintesi della discesa dal Rifugio Antrodoco fino a Borgo Velino.

Considerato che la sottoscritta viene da un periodo di recupero di un infortunio , posso dire che il terreno, a tratti viscido e morbido, non e’ stato d’aiuto in alcune parti, e che purtroppo stavolta la parte finale nota come San Francesco non e’ stata apprezzabile come nelle precedenti uscite. Resta comunque sempre un gran bel trail, lungo e vario, dove potersi concentrare a dovere sulla guida dell’ebike, sopratutto nei frequenti cambi di direzione, skill che ancora non gestisco a dovere sul nuovo mezzo.
Per dovere di cronaca, ecco anche il video integrale di tutta la discesa, in cui si vede il local Enrico in azione.

Visto che l’ebike lo permette e che c’era ancora tempo e batteria, la sottoscritta e Claudio (l’autore del video di cui sopra, all’inseguimento di Enrico) abbiamo pensato di risalire ancora sul versante opposto, e farci l’ultima parte di Zi Chiccu. Anche qua la biciona si e’ ben difesa, eccezion fatta per le strette e impegnative S, che mi misero in crisi anche con la stumpjumper.

In totale, 1400 d+ circa su 30 km in ottima compagnia. Come sempre un grande ringraziamento al local Enrico per lo splendido lavoro sui trail.

Traccia compresa di fine Zi Chiccu

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E-MTB Promontorio di Piombino

A meta’ strada tra Roma e la Liguria, il promontorio di Piombino presenta un area trail molto interessante, sopratutto per elettrici. Infatti il dislivello e’ molto limitato (poco piu’ di 200 mt il punto piu’ alto), e questo implica discese mediamente brevi e salite altrettanto brevi ma spesso ripide e su singletrack. Un posto dove, sapendolo prima, senza motore non ci avrei mai messo piede, pena il passare gran parte del tempo a spingere la bici.

L’occasione di visitare questo posto e’ giunta grazie al mio ennesimo transfer Roma-Rapallo, e la posizione strategica piu’ il contatto con un local mi han permesso di passare un pomeriggio su questi trail.

Il terreno ricorda molto quello di Punta Ala, e malgrado la quota pari a zero la temperatura e’ rimasta accettabile, quasi fresca lato mare e all’ombra, permettendo di percorrere un bell’intrico di trail. Eh si, perche’ questo promontorio e’ veramente pieno di sentieri, non e’ semplicissimo orientarsi e senza un qualcuno che lo conosce si rischia di passare il tempo a guardare il gps, visto che i percorsi non sono mai troppo lunghi.

Si parte con il trail fonte alloro, molto facile e scorrevole, che poi rilancia in salita nella seconda parte. A seguire “Due Mari”,stretto e lento ma mai ripido, il cui nome deriva dal fatto che il mare si riesce a vedere da entrambi i versanti. Con un breve tratto di asfalto arriviamo al sito archeologico e medievale di Populonia.

piombino populonia

Da qui tagliamo un po’ di asfalto con il trail Romanella, breve ma poco piu’ impegnativo dei precedenti, arrivando verso il golfo di Baratti (noto spot per surf e windsurf). Risaliamo verso la cresta dall’altro versante, ripercorriamo ancora una seconda volta Fonte Alloro, per poi andare a prendere l’ultimo trail del giro, nonche’ il piu’ bello: Conventaccio. Questo sentiero scende lato mare, con una parte incanalata molto flow, veloce e divertente. Seguono alcuni rilanci, fino ad arrivare sul panoramico mezzacosta Cavalleggeri, dove non c’e’ piu’ niente di tecnico solo un bellissimo panorama con vista sull’Elba da ammirare.

piombino mtb

(video – toboga e cavalleggeri)

In conclusione, un giro interessante, molto adatto all’ebike, ma , secondo me poco apprezzabile senza motore a meno di non aver un ottima gamba. Lo definirei piu’ un giro “xce”, xc elettrico, per il tipo di trail affrontati. Su trailforks ci sono anche delle “nere”, che non ho percorso. Vedremo se ci sara’ occasione di tornarci e approfondire.

(traccia gps gpx)

https://it.wikiloc.com/percorsi-bici-elettrica/piombino-emtb-56931649

Freeride.

Freeride

Solo chi la ha vissuto, chi lo ha visto nascere, chi ci si identificia dall’inizio puo’ comprendere il significato totale di questo termine.

Credo di avere alle spalle circa .. piu’ di 25 anni di freeride. Con pause, alti bassi, allontanamenti, ma lo spirito nasce da li e li resta.

Ed e proprio stato l’andere via, il tentare qualcosa di diverso, l’allontanarsi da quella filosofia che alla fine mi ci ha ricondotto.

La bici, e ancora di piu’ l’ebike, assieme allo snowboard e sopratutto alla splitboard, mi han fatto trarre una conclusione pesante, ma reale.

Surfing is not freeride. Freeriders don’t surf.

Forse questa affermazione verra’ non condivisa e criticata da alcuni, e verra’ invece compresa da altri.

Per dare un senso compiuto al mio ragionamento, cerchiamo di capire cos’e’ il freeride dalle origini, nelle sue due grosse branche, quella invernale legata allo snowboard (e/o allo sci negli anni successivi, o meglio freeski) e quella legata alla mtb.

Wikipedia recita:

Il freeride, letteralmente guidare liberi, è la pratica ludica e soft degli sport di natura. Riguarda principalmente gli sport di movimento, dei quali sottolinea il contatto con la natura, gli spazi ampi e liberi, il divertimento, in alcuni casi l’importanza del gruppo, rendendo secondario l’aspetto agonistico e competitivo.

Se nello snowboard (e/o nello sci) questa definizione si traduce perfettamente nell’andare fuoripista, con o senza impianti, sempre alla ricerca di nuove linee e pendii da tracciare, nella MTB ha preso in passato alcune connotazioni tali da farla trasformare in una disciplina ben precisa, in cui viene valutato lo “stile” di una determinata discesa su un mix di terreno naturale e strutture costruite, allontanandosi in realta’ da quello che e’ il “freeride” dei comuni mortali, e lasciando spazio ad altre definizioni, tipo “all mountain” e “enduro” – quest’ultimo agli albori – parlo di meta’ anni 2000 quando veniva chiamato anche “Freeride pedalato”, e forse proprio questo freeride pedalato, andato a finire nel dimenticatoio, rappresenta quello che io e molti altri facciamo con la ebike: pedalarsi (aiutati) le risalite per godersi discese sfidanti e divertenti, e magari cercarne sempre di nuove. Un po’ proprio come d’inverno con la tavola o gli sci, quando si inizia ad uscire “fuori dal preparato”.

Questo per me e’ il significato di freeride: “fuori dal preparato, costruito”.

Spesso si cerca il legame tra snowboard e surf. Anche io del resto al surf ci sono arrivata dallo snowboard, perche’ volevo “capire dove tutto era iniziato”.
Una sorta di ricerca personale nel mondo dei boardsports, nel loro passato.
E posso reputarmi fortunata, per due motivi. Per una volta, l’essere “vecchi” e’ un bene, e sono felice di aver vissuto gli anni 90 e il primo decennio degli anni 2000.

Ci sono ancora alcune esperienze che mi mancano e che non so se riusciro’ a fare prima di morire, ma in snowboard posso dire di aver fatto tanto, ho lasciato il mio segno a la Grave e ho surfato powder a luglio a les2alpes. Ho tracciato sul ban per prima tante volte, ho trovato powder in momenti in cui non ci credevo piu’, ho visto la morte in diretta un paio di volte ma sono ancora qua.
Ho ancora un sogno nel cassetto, quello almeno 1 volta nella vita di volare. (helisnow).

bc rep
linee sul Fournier nella prima meta’ del 2000. Immagine di repertorio.
il saltare in snow e’ quel che mi ha portato a saltare anche in bici

Ma non era abbastanza. Un qualcosa mi aveva richiamato alla ricerca delle origni degli sport di scivolamento. Da windsurfista fallita per tutta una serie di ragioni, un qualche legame con l’elemento liquido comunque lo ho sempre avuto, anche se sono cresciuta tra i monti. Cosi’ alla gia’ veneranda eta’ di 30 anni ho imparato a fare surf, e questo ha condizionato un po’ troppo la mia vita con il senno di poi.

Surf ma non solo. Una svolta epocola nella mia vita a 360 che parte dagli occhi e passa per il lavoro arrivando appunto al surf mi ha portato a “rotolare verso sud” e iniziare una “ricerca di un qualcosa che forse non c’e'”.

Dal 2013 sono ufficialmente piu’ o meno fissa nella Capitale, e dopo i primi anni di entusiasmo (oltre che aver imparato a fare surf ho anche imparato a costurire tavole da surf, cosa che mi piacerebbe riprendere a fare, molto piu’ del surf in se) da qualche tempo a questa parte, grazie fondamentalmente alla bici, ho ripreso coscienza di quello di cui mi stavo privando:

l’ebike permette accesso a tanto “freeride” …
cambia il mezzo, ma non il concetto … off the ground …

IL FREERIDE

Il surf non e’ freeride. Forse ne condivide il “feeling” ma non lo spirito in se. Purtroppo ci sono voluti secoli perche’ mi entrasse in testa. O almeno, non lo puo’ essere x un comune mortale. E con l’affollamento degli spot non si puo’ assolutamente applicare una “pratica ludica e soft” al surf, e alle sue regole non scritte.
Ecco parliamo di REGOLE. Una caratteristica di tutto quello che e’ freeride e’ proprio l’assenza di regole precise, tranne che quelle che detta Madre Natura.
Non ci sono regole dettate dall’uomo se sto scendendo da un pendio innevato, le uniche regole sono quelle relative a pendenza, esposizione, tipo di stratificazione della neve. Le regole che devo conoscere per sapere dove andare. Tutto qui. Non ci sono precedenze. NO PRIORITY, questo e’ il freeride.

L’unica affinita’ che tiene e’ quella relativa alla ricerca della perfezione, perfezione che ha un valore del tutto personale. La linea in neve fresca perfetta, il trail perfetto, l’onda perfetta sono tutti valori soggettivi che possono cambiare in ogni rider.

Ultimo e non meno importante, si puo’ cercare di rinngeare le proprie origini, si puo’ cercare di sotterrarle, ma se si scopre poi che il “nuovo mondo” non ci appartiene non c’e’ verso.
Prima o poi le origini ricompariranno, e la voglia di ricominciare da “dove tutto e’ iniziato” sara’ piu’ forte che mai.

Non escludo comunque il dare qualche chance ancora all’h2o , ma con qualcosa di diverso che meglio rispecchi questo spirito …

NB: per chi non ha esperienze surfistiche, potrebbe essere un po’ complicato capire il senso di quest’articolo. Ad oggi inoltre i media offrono un immagine sempre piu’ deviata, distorta e surreale di quello che e’ il surf da onda. In Italia, il surf da onda, significa avere molta pazienza per poi essere al posto giusto nel momento giusto. Significa pero’ poi dover “lottare” assieme ad altri surfisti assatanati per avere i propri 10 -15 secondi di godimento assoluto. Questo perche’ la regola non scritta impone 1 surfista 1 onda, ma e’ giusto che sia cosi’ per poter fare curve e manovre in liberta’. Ma il surf non e’ democratico, vige la legge del piu’ forte, del local, del piu’ bravo, ecc ecc. Salvo rare eccezioni in alcuni spot che non lavorano spesso c’e’ da discutere, e per evitare incidenti sia fisici che diplomatici io preferisco evitare queste situazioni. E’ come se in un bikepark ci fosse un unico trail, adatto sia a pro che a principianti, senza possibilita’ di sorpasso, e i pro girassero ad oltranza a trenino su questo trail, impedendo di fatto ai principianti di provarlo. E’ un paragone un po’ forzato ma e’ l’unico che mi viene in mente.