Da qualche giorno sono tornata a girare con la vecchia thok mig in quanto un problema tecnico sulla Rise me ne limita l’utilizzo. La stessa bici la ho data in uso ad alcunE clienti durante alcune lezioni .
Stiamo parlando di una Thok Mig prima serie, un progetto che risale addirittura al 2016 come concepimento se non sbaglio. Un progetto che comunque, a livello funzionale ha ancora il suo perche’, malgrado a livello estetico lasci ormai il tempo che trova, sopratutto ora che ho perso la cover per la batteria.
Eppure questa vecchia bici e’ molto stabile, decisamente perdonante, e intuitiva da guidare se non si hanno troppe pretese, montata in modo robusto e affidabile. E’ una bici “divano ma non troppo” , mantiene una buona agilita’ in curva anche se il peso e il fatto di montare una gomma plus al posteriore la rende poco reattiva e poco correggibile nei casi in cui serva guidare “davvero” . Oltre che ovviamente – sempre causa peso – mi rende piuttosto ostico anche solo provare il famigerato nosepress.
Ma tralasciando tutto questo e mettendola “sotto” ad alcune principianti, il mezzo ha dimostrato di poter ancora dire molto, e autonomia della batteria a parte (il problema + grosso per me nella valutazione di una ebike usata) , di essere guidabile e tollerante per un utilizzo che puo’ andare piu’ che bene per l’utenza media senza ambizioni di performance velocistiche , siano esse agonistiche o semplicemente di ossessione per Strava.
Perche’ parlo di questo ? Perche’ si vedono in giro bici dai prezzi sempre + spropositati. Certo si vedono anche ottime offerte in fascia media, sopratutto sull’interessante e bistrattato segmento light (che per me resta la MIGLIORE soluzione per donne e pesi leggeri che abbiano un minimo di allenamento o propensione a faticare un pochino di +) , ma parliamo di cifre che comunque partono dai 3500 a salire, troppi secondo me per poter valutare se questo sport fa il caso nostro.
Andando indietro nel tempo e cercando con attenzione si possono trovare bici ante 2021 a prezzi molto ragionevoli, che possono tranquillamente essere un punto di ingresso (e un futuro muletto, o mezzo per introdurre a questo sport compagni/e , fratelli, sorelle, amici e parenti) in quessta attivita’ per capire se ci piace, e in che termini ci puo’ piacere.
Per quanto il costo d’ingresso in questo sport possa sembrare alto se paragonato ad altro, ricordiamoci che , a meno che non siate animali da bikepark, non ci sono poi altri abbonamenti e pagamenti, e che in quasi tutta italia e’ pieno di sentieri su cui si puo’ girare anche tutto l’anno o quasi. Certo c’e’ un po’ di manutenzione ma imparando a fare gli interventi base in autonomia (cosa che per me e’ anche piacevole) le spese sono limitabiili . Insomma, ci si diverte e si puo’ imparare anche con un “cancello” di ormai 8 anni fa. Esattamente come, quando ho ricominciato con Slayerina che all’epoca aveva gia’ “una certa” .
Slayerina, Slayer del 2007 , nel lontano 2016…
Inoltre diciamolo: escludendo il discorso motori e elettronica, a livello di geometrie , per quel che riguarda un uso “normale” di una mtb / ebike da all-mountain non estremo, quello che c’era da inventare e’ stato inventato. Il resto si chiama tecniaca, e si impara impegnandosi e/o prendendo lezioni.
Quindi se volete avvicinarvi al mondo mtb senza spendere cifre comprabili a quelle di un auto usata, non arrendetevi e cercate tra gli annunci. Cercate aiuto, aiuto di persone reali esperte se non siete competenti. L’intelligenza artificiale si po’ dare qualche aiutino ma l’esperienza umana e’ insostituibile.
Come tutti gli articoli che ho ripreso a scrivere, anche questo e’ scritto di sana pianta dalla sottoscritta improvvisando , senza alcuno strumento di IA in aiuto.
Prime impressioni – pre recensione GONG I-Surf 8.0
Prenessa: Sto passando una fase in cui ho bisogno ogni tanto di fare altro e di variare un po’ dal mondo bici. Ho bisogno di un qualcosa che sia una pura distrazione, e che non sia lavoro (lavoro che per quanto piacevole e’ comunque lavoro con i suoi conseguenti grattacapi) e il mio sguardo e’ tornato a rivolgersi al Mare. Si ok, mi piace anche nuotare e fare snorkeling guardando i pesci , ma da qualche mese sentivo la necessita’ di qualcosa di piu’ dinamico, qualcosa che mi facesse mantenere la concentrazione sul “qui ed ora”. Mi ero gia’ riavvicinata al surf con una vecchia tavola (vedi questo articolo) , ma , in particolare durante l’ultima uscita (fine febbraio ’26), mi ero resa conto che senza continuita’, senza confidenza con onde di una certa potenza, non sarei andata tanto lontano con una specie di wombat “allargato”. E a me piace prenderle le onde, non stare a fare la boa e guardare gli altri facendo un “ammollo” off-season. Dovevo trovare una soluzione perche’ piu’ di una volta ho rosicato guardando la webcam di Recco . Una soluzione che potesse convivere nel Fiorino assieme alla bici , e che fosse gestibile nel frequente caso di parcheggio ad “inc*landia” (il nuovo waterfront di Recco sara’ anche bello, ma quanti posti in meno ci sono ????) . Questi due aspetti, ovvero parcheggio e limiti nel trasporto (si potrei mettere le barre sul tetto, ma non mi va) , sommati all’affollamento (capitolo a parte, ne parleremo eventualmente in altra sede) mi avevano allontanato dal surf. Qualche volta avevo affittato una tavola scuola da Blackwave , ma voglio essere sincera pure qui.. La mia veneranda eta’ aveva iniziato a farmi a sentire a disagio ed estremamente fuori luogo in un contesto in cui l’eta’ media difficilmente supera i 35. (e in cui magari quelli della mia generazione hanno un livello molto alto) Un giorno, scrollando il sito Decathlon, mi imbatto in una tavola da SURF gonfiabile. Non un sup, una tavola da surf. Il prezzo al momento era un tantino alto per quello che in fondo e’ un po’ un capriccio da eterna ragazzina, ma la curiosita’ mi ha portato ad indagare ulteriormente sull’oggetto, trovando un video di una tizia tedesca che ne faceva una recensione piu’ che positiva. La tavola Decatlon e’ un 7.6 singlefin con dichiarati 80 litri di volume , singlefin. Su questo aspetto ho subito manifestato un po’ di scetticismo, visto gia’ che il gonfiabile non ha dei veri rail e sono andata oltre. Anche perche’ il prezzo pieno era ben fuori dalla mia portata.
Alcuni mesi dopo la suddetta tavola viene scontata del 40% e il mio interesse si riaccende.
Approfondisco le ricerche pero’, per vedere se esiste qualcosa d’altro in giro , magari con 3 pinnette: stavolta approdo sul sito della Gong, azienda nota in ambito sup, wing, kite per l’ottimo rapporto qualita’ prezzo. Gong offre tre modelli di tavole da surf gonfiabili , tutte vendute con pompa al corredo.
E qui altre ricerche, interrogazione di LLM , qualche raro video. Non sono oggetti comuni, non sono oggetti di tendenza, perche’ effettivamete sanno di “goffo” in un ambiente dove tutto e’ sempre piu’ fighetto.
Ma a me servono tre cose:che stia in macchina,che sia comodo da trasportare e che parta agevolmente sulle ondine da mezzo metrino di Recco
E alla fine, anche grazie al supporto di una cara amica surfista anche lei “diversamente giovane” la scelta e’ cauta sulla versione da 8 piedi di casa GONG. Vi lascio alla prima prova in mare
PRIMA SESSION (19-5 )
Recco, condizioni perfette per provare l’oggetto. Mezzo metrino, poca gente a mollo , zero vento.
Trovo parcheggio vicino, quindi non devo fare nemmeno troppa strada con il mega zaino che contiene il gonfiabile a spalle
Lo zaino comunque si porta abbastanza agevolmente , magari la presenza di cinghie lombari e sternali avrebbero reso ancora piu’ agevole il trasporto. Speravo di poterlo portare anche in bici, ma purtroppo sono bassa e lo zaino tocca la ruota posteriore. Penso che una persona di 180 possa tranquillamente portarlo anche in bici. Inoltre nello zaino resta abbastanza spazio volendo x un asciugamano e una muta shorty.
Estratto lo strano oggetto , le dimensioni sembrano piu’ piccole di quel che credevo, forse perche’ l’abitudine sui gonfiabili e’ quella di vedere enormi sup da 10 piedi a salire.
Dopo un primo smarrimento riguardo al funzionamento della pompa, capisco che va gonfiata prima usando la funzione ad alto volume, ovvero con il tappetto chiuso, poi con quella ad alta pressione. Faticando un po’ (non e’ una passeggiata) in 2/3 minuti riesco a portare la tavola a 17 PSI (il minimo e’ 15) e la tavola risulta bella rigida.
Piccola considerazione: la pressione e’ direttamente proporzionale alla temperatura (legge dei gas) , quindi se fa freddo e l’acqua e’ fredda la tavola potrebbe sgonfiarsi un pelo, al contrario il caldo fa dilatare l’aria all’interno. Quindi in inverno + pressione, in estate piena un po’ meno.
Le pinne sono di tipo FCS2, mai viste prima nel mio caso. Per riuscire ad inserirle ho dovuto cercare al volo in rete e l’operazione non e’ stata delle piu’ immediate. Sul tail e’ inoltre presente un rail “rigido” che aiuta la tavola a mordere la parete e a effettuare eventuali correzioni di traiettoria e , ove possibile, curve.
Finalmente siamo pronti a remare questa strana tavola.
Galleggia tanto, e la larghezza generosa (25”) si sente sia stando a cavalcioni sia nella pagaiata, che di conseguenza richiede un po’ di adattamento imponendo una nuotata un po’ “da pallanuoto”, tipo stile libero a testa fuori. Non avendo variazioni importanti nella distribuzione dello spessore, e’ necessario stare con il peso un po’ + avanti rispetto a quel che si farebbe con una tavola standard di pari lunghezza , questo per abbassare il nose e fare in modo che l’onda prenda la tavola e inizi a spingere. Capito questo, la sensazione una volta in piedi e’ simile a quella di un soft top di dimensioni simili , la parete la tiene e si riesce a fare qualche correzione , o almeno questo e’ quello che riesco a fare io ma chi si accontenta gode.
Diciamo che la sua feature principale e’ quella di riuscire a partire come facilita’ estrema, a perdonare parecchio e ad essere abbastanza stabile. Per darle direzionalita’ e farle “agganciare” la parete e’ necesario fare un po’ di attenzione al posizionamento del piede anteriore, sopratutto in frontside, portandolo un po’ + verso il rail ingaggiato rispetto al centro tavola (ben segnato da una linea nera che aiuta in questo caso) . In totale, in un oretta abbondante che son stata a mollo ho preso 12 ONDE. Una cosa che credo non succedeva davvero da una vita. Ah e dimenticavo, la tavola ha un ampio pad antiscivolo, per cui non occorre paraffina .
Insomma un oggetto davvero divertente, da prendere per quello che e’ e con la giusta filosofia, da portarsi in viaggi che non sono necessariamente surf-based , e/o molto comodo se ci si deve spostare in treno o non si ha una macchina “da surfista” La consiglio a chiunque non abbia pretese di fare numeri ma solo di scivolare su qualche mareggiata estiva (e non) , per chi come me vuole provare a riavvicinarsi a questo sport garantendosi una buona ripetibilita’ sui takeoff senza dover avere spazio per un longboard. Per quanto riguarda il consigliarla ad un/a principiante totale, non saprei. Credo dipenda molto dalle ambizioni del soggetto, forse la consiglierei solo in caso in cui sia l’unica soluzione (e non si abbiano noleggi disponibili) per motivi di spazio ecc.
Ma la vedo piu’ come un oggetto per chi ricomincia, o per chi ha surfato in passato e vuole avere una tavola da usare al bisogno senza crearsi problemi di ingombro ecc, non per chi ha deciso che il surf e’ il “SUO” sport e vorrebbe progredire (indipendentemente dallo stile scelto) . Forse l’unica fascia di beginner (ma rara) a cui potrei consigliarla e’ a chi magari inizia dopo i 40, ma in tutta onesta’ , e’ una tavola che ha bisogno di una certa consapevolezza, ed in questo strano sport chiamato surf la fase iniziale e’ in genere quella piu’ “scimmiata” in cui si vuole progredire in fretta, e questo “coso” potrebbe creare una falsa progressione con facilita’, trovandosi poi in difficolta’ su mezzi piu’ performanti (esempio, imparo in italia con una cosa simile, poi faccio un viaggio in oceano e realizzo di aver perso tempo)
Dipende sempre da DOVE si vole arrivare, da quali sono le ambizioni e anche le risorse economiche dedicabili a questo sport (che in italia e’ dura imparare)
Un ultima nota negativa stavolta: non sono riuscita ad estrarre le pinne FCS2, dovro’ trovare chi mi aiuta e le sostituiro’ con delle FCS1 con la classica brugola. Se non si rimuovono le pinne la tavola non riesce ad essere completamente chiusa nella borsa.
Per concludere, il rapporto qualita’ prezzo , considerato che attualmente viene venduta con sacca pompa pinne e leash e’ davvero buono , per un range di prezzo a seconda del modello scelto che va dai 170 ai 220 euro , quindi paragonabile a quello di un soft top di dimensioni comparabili.
DISCLAIMER : Come vedete non ci sono link al sito Gong e questa e’ una recensione spontanea . Per trovare la tavola basta usare google. DISCLAIMER 2 : So che tanti surfisti tra le mie conoscenze criticheranno a morte questa mia scelta. Capisco la loro posizione. Ma il surf, come del resto ormai lo snowboard per me, sono semplicemente diventati dei giochini con cui distrarmi e che possono , quando raramente le condizioni si manifestano, regalare dei bellissimi momenti . Ma non vivo ne per surfare ne per andare in snowboard , non “mi sbatto” a fare km alla ricerca della perfezione in entrambi i casi. Ho fatto una scelta a “km 0” e sto incentrando la mia vita su uno sport molto meno meteodipendente (la mtb) che sono riuscita addirittura a trasformare in un lavoro.
Articolo scritto di testa mia, di getto, senza ausilio di LLM.
Alla fine ho ceduto alla tentazione di vedere quanto era hardcore. Nel post precedente vi ho parlato della zona del passo di Romaggi e della val Cichero , rivelatasi una gradita sorpresa flow. Un secondo sopralluogo ci ha portato a completare il giro , a trovare il taglio mancante per evitare l’asfalto, e pure la “bretella” che si ricongiunge al Ginepraio e a percorrerne l’ultima sezione. Ultma sezione che si e’ rivelata molto interessante .
Da qui partono una serie di ragionamenti e “pippe mentali” riguardanti la parte alta del Ginepraio, ovvero il segmento finale del sentiero dei 7 passi. Su Trailforks e’ nero e questo e’ l’unico dato di fatto. La pendenza esaminata sul segmento strava da punte del 41% . L’algoritmo di komoot lo valuta S3 e da una pendenza media nella parte iniziale del 30% . Alcuni feedback ricevuti lo descrivono come molto difficile nella parte iniziale .
Malgrado tutto questo alla fine cedo alla tentazione, e mi unisco a Luca nel tentativo di portarselo a casa. Luca tecnicamente e’ un mio pari livello, ma MOLTO piu’ allenato e indubbiamente piu’ coraggioso pur mantenendo un approccio conservativo .
Raggiungiamo con facilita’ la cima del monte Pissacqua dopo un primo trail di “riscaldamento” . Da qui abbiamo un’ultimo sguardo verso il mare .
Poi si parte, un facile traverso e nel giro di poco la musica cambia di brutto. Il sentiero diventa cattivo, ripido, a tratti scavato con sassi e radici. Riesco a tenere la bici, ma la concentrazione e l’ansia di sbagliare, anche se non ci sono pericoli oggettivi (no esposizione) mi portano in 3 minuti i battiti oltre i 170 , facendomi perdere lucidita’ e necessitando di uno stop. Cerco di riprendermi e si continua , ma il trail non migliora anzi: due passaggi molto insidiosi mi obbligano a scendere , e altri a dare svariate pedate. Finalmente a meta’ trail la cosa si tranquillizza diventando abbastanza piacevole, con qualche passaggio sfidante ma fattibile e un buon terreno. Di grosso aiuto mi e’ stato il montaggio all’anteriore di un freno Magura MT5, che con la sua modulabilita’ superiore allo Shimano precedente mi ha garantito la sicurezza per mantenere il piu’ possibile le ruote in movimento, lentamente ma senza blocchi.
Si giunge finalmente sulla parte finale che gia’ conoscevamo, che presenta un’ultima sezione tecnica su roccia e per il resto rimane abbastanza flow.
Ancora una variante nel bosco un po’ meno diretta di quella standard e si ritrova l’asfalto incontrando tra l’altro i local che han dato vita ai sentieri flow di cui vi avevo parlato nell’articolo precedente.
Concludendo : e’ un sentiero che mi ha fatto riflettere sui miei limiti, fisici e mentali . Mi reputo soddisfatta comunque di quanto ho chiuso , ovvio, si puo’ fare di meglio ma va conosciuto , e , sopratutto nel mio caso, vanno memorizzati bene i punti di possibile stop nel primo segmento. Piu’ si riesce a stare in sella meglio e’ in quanto alcuni passaggi non sono propriamente agevoli da fare bici a piedi e le ripartenze sono tutt’altro che semplici. Sarei curiosa di rifarlo in inverno, con meno vegetazione, per avere una visibilita’ migliore . Un ultima nota riguarda il fatto che nel 2024 il suddetto trail e’ stato includo in una gara di ebike. Veramente impressionanti i tempi che si vedono su strava. Massimo rispetto per chi fa queste cose a “ritmo gara” , ma si parla veramente di un altro sport. Insomma ogni tanto anche qualche “sfida” ci vuole. Fosse di poco piu’ semplice (tratti molto tecnici meno lunghi) avrebbe un suo perche’. Resta interessante la parte finale , integrabile negli altri giri fattibili in zona.
VIDEO (edited , i pezzi fatti a piedi mancano)
Un finale ringraziamento a Luca per avermi convinto a provarci malgrado il mio iniziale scetticismo. (e per avermi aspettato quando avevo il fiatone)
NB: articolo scritto di getto alla vecchia maniera, no IA , scusate eventuali errori di battitura. Ci tengo che questo blog mantenga la sua autenticita’ .
Quando credi di aver scoperto tutto nei dintorni di dove vivi, e di aver ormai appurato che roba flow vicino a casa non esiste, arriva la sorpresa ….. Il passo di Romaggi era un po’ che lo osservavo. In realta’ e’ da un po’ che studio un possibile giro per fare il giro dei 7 passi, passando dal monte Ramaceto, ma questa e’ un’altra storia, resa piu’ complessa dal fatto che senza un recupero rischia di diventare lunga. Ridimensionando gli obiettivi, da un bel po’ , direi da quando vivo in questo posto, osservavo la zona del passo di Romaggi. sulla cresta spartiacque tra la val fontanabuona e la stretta e meno nota val Cichero. Avevo sempre immaginato un approccio al giro lato Fontanabuona, ma ero rimasta scoraggata da un trail il cui nome la dice lunga : Ginepraio. Dai video si vedeva una prima parte facile piena di rilanci , e poi un deciso cambio di genere, con pendenze (e contropendenze) importanti, in pratica uno di quelli che io chiamo cuocifreni. Ragion per cui era finito nel dimenticatoio.
Qualche tempo fa pero’ alcune immagini sui social e alcuni ridelog su strava avevano riacceso la mia attenzione riguardo a quella zona.
La conferma e’ arrivata dal fortunato confronto e successivo incontro con un local: si , ci sono dei trail sul versante “nord” del passo di Romaggi, che scendono verso la val Cichero. Eccezion fatta per il primo, i restanti trail non esistono sulle mappe.
Ma in questi casi le strava heatmap aiutano eccome ed e’ abbastanza semplice tirare fuori una traccia per un giro incredibilmente natural flow/downcountry. Cosa veramente rara sul levante Ligure , e in particolare nell’entroterra del Tigullio, quindi vale la penadedicargli una paginetta su questo obsoleto (quanto me) blog.
La decisione e’ di partire lato val Cichero per non avere dislivello al rientro , nei pressi della localita’ Mezzavalle. Da qui ci sono piu’ opzioni per raggiungere il passo di Romaggi, la mia traccia segue la strada provinciale, tranquillamente pedalabile anche in muscolare. Trattasi di stradine poco trafficate, lungo le quali la risalita e’ piacevole e immersa nel verde. Al passo sono circa 500 d+ e 9 km.
Da qui si va a prendere la prima parte del Ginepraio: un mangia e bevi con rampe abbastanza impegnative ma tutte pedalabili in ebike (e direi alla portata di muscolari allenati, visto che con la mia rise “depotenziata” per gli standard attuali non ho avuto problemi). Seguiamo quindi la cresta, che ogni tanto regala qualche scorcio fin sul mare, fino ad un area pic-nic alla base del monte Pissacqua:
A meno che non vogliamo sperimentare il vero ginepraio, giriamo secchi a sx e ci immettiamo nel trail Castagni. Ed ecco il flow inaspettato. Un discretamente lungo flow trail che ci riporta sul versante della val Cichero , praticamente privo di difficolta’ se non qualche strettoia e un paio di tornanti al termine. Livello ‘ S1 (tornanti finali S1+) . Su TF e’ indicato blu ed e’ l’unico trail del giro “inventariato” , ma sarebbe tranquillamente verde.
Il finale passa in una proprieta’ privata, e se da ridelogs sembra esserci un proseguimento evito di oltrepassare le catene e proseguo su asflto verso il prossimo trail. Un breve trasferimento ci conduce all’imbocco del Trail Tagliola, direi il piu’ divertente di tutto il giro. Qui c’e’ un po’ piu’ da guidare, ma siamo sempre in presenza di un flow trail veloce (se si ha il manico) con qualche breve passaggio che richiede un po’ piu’ di controllo. Difficolta’ : s1/S2– , blu secondo i colori di Trailforks.
A fine del tagliola tocca risalire, e fare un pezzettino a ritroso fino al prossimo trail: Buggi. Questo e’ decisamente XC come stile, molti rilanci e alcuni tratti stretti e talvolta vagamente esposti. Non esattamente il mio genere, ma comunque piacevole . Richiede abitudine a tenere traiettorie un po’ “skinny” sia in salita che in discesa , ma per il resto e’ assolutamente privo di difficolta’. Livello S1 , verde per Trailforks.
Subito a seguire troviamo un’altro sentierino che costeggia la strada mantenendosi alto. E’ indicato da una freccia “ViaBella” , ed e’ anche questo molto divertente, natural flow con qualche passaggio su roccia. S1+/S2– , per TF direi comunque blu in quanto c’e’ qualche droppetto e un po’ piu’ da guidare. Ne vedete un estratto nello short qui sotto.
Il finale prevede un ultimo pezzo flow molto tranquillo , che forse ha un’alternativa piu’ varia da verificare. Un traverso S0/S1 (verde per TF) ci riporta su una strada asfaltata i cui ultimi metri ci ricondurranno al punto di partenza.
Totale 24km , 830 d+ , #nientedidifficile . Sentieri ben curati (da chi ??? Non ho notizie in merito) , zona pochissimo frequentata e molto tranquilla. Ideale per passare una mezza giornata senza troppi pensieri , adatta a qualsiasi mezzo dal frontino in su, ottima per chi e’ all’inizio e vuole fare pratica in maniera molto graduale.
La traccia e’ ricavabile da questa attivita’ su Strava:
(se non avete strava usate la pagina contatti e vi invio il gpx)
NB : articolo scritto dalla sottoscritta, di getto, a mano, come si faceva una volta senza aiuti di AI ecc. Perdonate eventuali errori e inperfezioni ma questo blog restera’ sempre cosi’ finche’ lo sara’ online.
Non sono mai andata a vedere dal vivo una gara di Enduro. Stavolta, complice alcune scelte un po’ particolari e molto all-mountain sulle PS , ho deciso di andare a dare un occhiata. Premetto che non avevo conoscenti in gara , e che la mia intenzione era piu’ che altro guardare come atleti di buon livello affrontano un paio di pezzi di quelli che per me e’ gia’ tanto chiudere senza mettere il piede in terra , figuriamoci farli a ritmo gara e full gas.
Bene, posso assicurare che dal vivo rende decisiamente piu’ che in video e che e’ un’altro modo di andare in bici, lontano dal mio (ma questo gia’ s sapeva) e lontano da quello che insegno/trasmetto . Gia’ lo sapevo ma vedere questi ragazzi dal vivo .
Non sto a descrivervi le PS , credo che online ci sara’ abbastanza materiale in merito, mi sento solo di dire che era molto “all-mountain” come tracciato, adattato alla formula di una gara Enduro. Quindi si, indubbiamente un bel giro anche per “comuni mortali” che vogliono semplicemente mettersi alla prova su qualche passaggio ostico a velocita’ “sicure” .
Quello che pero’ mi da da pensare e’ che “da fuori” un qualcun* che non conosce minimamente questo sport possa pensare che “quello” e’ il solo modo di fare questi tracciati in mtb. Qui sotto vedete una parte (la piu’ semplice) della pS2 , fatta da me lo scorso anno seguita dal drone.
Certo sono due cose diverse. E qui mi rifaccio allo sci , dal quale la MTB “turistica”/”ludica” deve prendere ispirazione : la maggior parte degli sciatori/snowboarder della domenica non fa gare. Va in montagna per divertirsi . Non c’e’ bisogno di gare, di tempi su strava, di far parte di una squadra per divertirsi , sopratutto nell’era delle ebike. Spesso nel mondo di chi non pratica questo sport la MTB tradizionale, muscolare, viene associata principalmente a fatica o , per quel che concerne le discipline gravity , follia. L’ebike come un bypass per la fatica o uno sfizio da over 40 con la panza.
Scendere, anche a velocita’ “sicure” , vincolando la gravita’ usando i freni e non sfidandola per batterla, in sella ad una mtb/ebike puo’ essere un attivita’ divertente, appagante e anche allenante (si, si fatica anche in discesa) e non c’e’ assolutamente bisogno di guardare il cronometro per tirare fuori qualcosa di positivo da questo sport. I media mainstream e le aziende guardano un po’ troppo al mondo racing , anche amatoriale, per definire le loro strategie. Forse se si iniziasse a guardare oltre, a pensare anche a prodotti entry level dignitosi , a far capire che questo sport e’ accessibile a molt* , e ad avere un occhio di riguardo in termini di taglie per l’universo femminile, qualcosa potrebbe smuoversi.
Ah giusto … dimenticavo … per quello …. ci sono le GRAVEL ……….
PS : la gara era solo un pretesto per l’ennesimo pensiero su questo argomento. Massimo rispetto e stima comunque per chi si mette in gioco, in particolare per le pochissime donne.
In tanti mi chiedono come mai mi ostino, ad un ormai veneranda eta’ che si avvicina al mezzo secolo, a investire (qualcuno direbbe perdere) tempo nell’apprendere una tecnica come il nosepress. Bene, e’ una mia fissazione, voglio poter fare curve che si possono fare solo in quel modo senza scendere dalla bici.
C’e’ chi e’ fissat* con il migliorare i propri tempi, c’e’ chi vuole imparare a saltare, io voglio imparare il nosepress “da grande”. E dato che ho la testa dura , ci continuo a sbattere. E a forza di provarci , e di sbagliare , di seguire progressioni non corrette (o non funzionanti per me) , qualcosa finalmente esce fuori, come descrivo nei due video da poco pubblicati sul mio canale youtube
(link ai due short)
Se posso provare a dare qualche consiglio a chi (immagino pochi/e) vuole seguire le mie orme :
PRE-REQUISITI da sapere fare non bene, di piu’ : – Almeno 10 secondi di surplace , meglio se in discesa – Chiudere tornanti stretti senza nosepress (ruote con traiettoria diversa) – Capacita’ di modulazione del freno anteriore sul ripido (saper fare un breve ripido usando solo il freno anteriore) – Front Wheel lift (azata ruota anteriore) senza utilizzo del freno.
Step 1: Stoppie : – Stoppie (alzo la ruota dietro aiutandomi con il freno anteriore) in piano – Stoppie in discesa, bloccato e non completamente bloccato (cerchiamo di far scivolare la bici sulla ruota anteriore , tipo un mini nose manual, modulando il freno e combinando il front wheel lift senza freno con l’uso del freno)
Step 2: Rotazione : – Troviamo una leggera discesa . – Attiviamo lo stoppie mentre giriamo lo sterzo nella direzione in cui vogliamo curvare: contemporaneamente carichiamo l’anteriore e sfruttiamo il ritorno per far alzare il carro. – Spostiamo il carico da interno a esterno, facendo una specie di “sculata” (perdonate il termine ma non so come descriverlo meglio) . Qui la cosa complessa e’ bilanciare i carichi: avremo tendenzialmente il braccio interno che restera’ carico ma il resto del corpo dal tronco in giu’ che deve “shiftare” dalla parte opposta. Questo puo’ essere difficile da capire, perche’ a differenza di una curva classica dove il peso va sempre tenuto all’esterno, qua abbiamo uno spostamento rapido interno-> esterno senza contatto al suolo. Spostamento che deve essere innescato dal bacino .
Osservazioni venute fuori a forza di provare : – e’ molto importante analizzare il terreno e capire dove avro’ grip per bloccare la ruota. Se la rotazione mi serve in entrata, dovro’ pensare che la ruota posteriore si trovera’ quasi a “salire” piu’ di quella anteriore (prima immagine) Se mi serve in uscita sara’ piu’ facile perche’ la ruota scendera’ (seconda immagine) a ritrovare l’allineamento con l’anteriore, ma sara’ piu’ complesso leggere il punto dove bloccare e avere la giusta inerzia (e il giusto impulso rotatorio sopratutto se in uscita tornante non abbiamo protezione)
Inerzia e lettura terreno : Questo giochetto e’ tutto basato sul momento d’inerzia/momento ribaltante . Piu’ alta sara’ la velocita’ d’ingresso e la pendenza del terreno maggiore sara’ l’azione ribaltante. Bisogna fare prove anche soltanto di stoppie per capire qual’e’ il nostro massimo gestibile senza paura.
Al livello base (come il mio) di questa manovra, serve sempre un minimino di rotolamento per poter innescare il sollevamento della ruota e di conseguenza la rotazione . Quindi quel che faccio e’ identificare il punto in cui faro’ perno, calcolare la velocita’ minima che mi serve per innescare il ribaltamento (piu’ pendenza ho meno velocita’ mi serve) e cercare di mettere in atto la manovra.
Non ho volutamente parlato di pesi e di carichi. E’ chiaro che dobbiamo portare il peso sull’anteriore, la sensazione che dobbiamo cercare e’ quella di appoggiarci sul manubrio un po’ come fosse un muretto. Anche questo aspetto va provato per gradi ed e’ soggettivo e strettaente dipendente dal nostro peso e dal peso bici. Motivo per cui e’ difficile fare di tutta l’erba un fascio e scrivere il tutorial definivo per questa skill.
ULTIMO MA FONDAMENTALE CONSIGLIO : LE SCARPE !!!! Inutile dire che va imparata con i flat, ma un accoppiata ottimale di scarpe e pedali fanno la differenza ! Piu’ c’e’ pendenza, piu’ alzerete la ruota, piu’ una buona suola e dei buoni pin possono fare la differenza !!!
Spero che queste due righe, scritte all’antica possano servire e motivare altri rider, diversamente o realmente giovani e non , a cimentarsi in queste manovre.
Provare nuove skill e’ molto motivante se si impara ad apprezzare anche piccole progressioni, richiede poco tempo (meglio esercitarsi poco, anche solo 15/20 minuti al giorno ma di frequente) e puo’ portare sviluppi interessanti poi sui trail.
Qualche giorno fa ho avuto occasione, durante un attivita’ da guida cicloturistica, di sperimentare un ebike montata con le gomme chiodate, su un tracciato completamente innevato: la classica salita al lago Nero e rifugio Capanna Mautino in alta Valsusa, itinerario che per me in passato era legato esclusivamente al mondo della splitboard/skialp. Tornanrci in sella ad una ebike e’ stata un esperienza divertente, appagante, a tratti sfidante e faticosa. E cerchero’ di spiegarvi il perche’.
Le bici gentilmente fornite da Chaberthon Outdoor sono delle Raymon TrailRay , motorizzate Yamaha e dotate di gomme chiodate schwalbe ice spikes. Nel mio caso la trasmissione era un 11V 11-42 , e questo influenzera’ parzialmente la prima parte di salita . I primi 300 d+ e 3 km circa, sono stati caratterizzati da neve abbastanza compatta ma saponosa , il che’ ha reso molto difficile una pedalata costante malgrado le dotazioni. Le perdite di aderenza erano continue, e il rapporto piuttosto duro che mi sono ritrovata non e’ stato d’aiuto. Ci siamo fermati parecchie volte, sia per slittamento che per stanchezza. Fortunatamente a quota 1800 circa le cose iniziano a cambiare. La neve si fa compatta, e la bici inizia a salire con facilita’ , non dico come su alfalto, ma sicuramente meglio che su fondi tipo brecciolino o bagnato viscido, grazie anche all’uniformita’ del terreno.
Piu’ si sale piu’ il fondo migliora, permettendo una salita agevole anche sugli ultimi tornanti che conducono a Capanna Mautino .
Trovarsi qui con cosi’ tanta neve e due ruote anziche’ una tavola da snowboard fa un certo effetto … E ora la domana e’ … come sara’ la discesa ? Ci sara’ da divertirsi?
Dunque. Il mezzo nei tratti piani frena senza problemi ma , almeno nelle condizioni trovata durante il giro, non ci si puo’ aspettare un comportamento da asfalto o terreni grippanti e in curva, se si vuole un buon feeling , bisogna lavorare bene con i carichi. Dove la neve smolla inoltre, fa piu’ attrito, quindi per assurdo puo’ capitare di dare qualche pedalata anche in discesa. Tecnicamente, e’ una situazione utile per migliorare il feeling in altri contesti scivolosi, quali fango e bagnato, in un contesto pero’ molto piu’ sicuro in quanto gli spazi sono piu’ ampi e la neve a bordo strada consente sempre un eventuale rallentamento . La sensazione resta comunque piacevole, e allo stato attuale delle cose trovo sicuramente piu’ appagante una discesa cosi’ in bici che un uscita in snowboard con condizioni non ottimali.
Concludendo : esperienza consigliatissima a chiunque ami la montagna d’inverno e abbia dimestichezza minima con la bici e voglia di mettersi in gioco . Anche per chi non e’ tecnicamente skillato nella guida, il fatto di essere sulla neve e non avere a che fare con ostacoli ma solo con l’eventuale silttamento , permette un eventuale gestione del mezzo anche da seduti , a patto di scegliere percorsi con pendenze che lo consentano. Se quest esperienza vi ha incuriosito potete contattarmi per maggiori informazioni e per provare !
Come di consueto, arrivano le riflessioni di fine anno.
Partendo dal fondo, questo 2025 si e’ concluso con un bellissimo regalo di Natale : la neve , quella vera , che mi ha magicamente riportato indietro nel tempo per mezza giornata . Una giornata che vista con gli occhi degli anni 90/prima decade degli anni 2000 sarebbe stata piu’ che normale, anzi piuttosto ravanata, ma che al giorno d’oggi diventa epica. Neve di alta qualita’, Vallon Cros aperto e ancora spazio per lasciare la propria firma. E neve ottima fino a quote relativamente basse che ha permesso la discesa fuoripista fino praticamente alla macchina. Dopo ben 4 anni (quasi 5) di stop la Dupraz D1 (tavola freeride dalle dimensioni molto generose) torna a solcare la neve … e stavolta nel mezzo delle tante sensazioni super positive immediate che quel mezzo regala, resta purtroppo un po’ di amara consapevolezza per il fatto che potrebbe essere una delle ultime volte che succede, se non l’ultima. Tra i costi degli impianti (il freeridone necessita di risalite meccanizzate) , scarsita’ delle precipitazioni , e gestione della logistica (vivo al mare attualmente) una giornata come quella del 27/12/2025 e’ da considerarsi un terno al lotto.
Strano a dirsi ma nel nordovest della penisola ormai (almeno per chi e’ esposto sul ligure/tirreno o ha facilita’ ad arrivarci) e’piu’ facile, statisticamente parlando, trovare giornate buone per il surf … ma li emerge un’altro problema, quello dell’affollamento, e quindi pure in quel contesto, le due giornate in cui ho rimesso in mare la tavola, (max 5 persone a mollo), sono anch’esse ormai merce rara.
Resta sempre lei a salvarmi dai guai, la biciclettina di cui ormai ho fatto un mestiere, che ieri mi ha fatto divertire anche su sentieri innevati su neve compatta. Se tutto il resto puo’ regalare sensazioni che comunque andranno sempre OLTRE , almeno in quell’attimo rispetto a quel che puo’ dare la bici , la bici ha quella costanza , quella frequenza di utilizzo, quelle piccole sfide tecniche , quel fatto di permettermi di imparare ancora malgrado la mia veneranda eta’ che la rende davvero una compagna di vita.
Se snow e surf, almeno per come si sono evoluti (complice il clima nel primo caso e le tendenze/mode il secondo) restano una sorta di “colpo di fulmine tardo-adolescenziale” la MTB e’ un qualcosa con cui ho una relazione stabile ormai da anni. E’ in qualche modo presente nel mio mondo dal 2007, prima come mero backup estivo delle restanti attivita’, poi sempre piu’ presente fino a diventare il mio strumento di riscatto che sono addirittura riuscita a trasformare in un mestiere e monetizzare.
Riscatto dal fatto di non essere stata in grado (o di non averci creduto, per tutta una serie di fattori …) di diventare maestra di snowboard quando era nelle mie corde … ma questa e’ una storia lunga e complessa che non e’ ancora il momento di raccontare.
Torniamo alla amata MTB : il 2025 e’ stato un anno di consolidamento, partito un po’ a fatica ma con un ottima stagione lavorativa estiva. L’autunno e’ stato un po’ incerto e l’annata si e’ chiusa un po’ prematuramente causa arrivo della neve , ma tutto sommato direi che ci siamo. Continuo a concentrarmi sulla tecnica come percorso di crescita personale, guardando ad obiettivi raggiungibili anche se lentamente , cosciente del fatto che l’eta’ non aiuta ma che e’ importante trovare soddisfazioni anche piccole cimentandosi in skill in passato tralasciate (vedi cose utili per la tecnica in salita)
Nel 26 , vedremo le evoluzioni: non e’ facile fare previsioni, con un mercato diventato sempre piu’ complesso che obbliga chi vuole avvicinarsi a questo sport a districarsi tra usati e offerte speciali di negozi online.. (a meno di non essere davvero benestante). Questo implica parecchie difficolta’ per chi e’ neofita e non ha persone di fiducia che possono consigliare. Vorrei lavorare anche su questo aspetto rendendo disponibile la mia competenza per evitare acquisti errati e drop out.
E spero di tornare a scrivere piu’ spesso su questo blog, e a portare contenuti su youtube che facciano capire che non esiste solo la performance nel mondo bike. Non c’e’ solo strava e strava non e’ l’unico strumento di misura. Cerchiamo di non farci una colpa della propria lentezza (e io sono la prima a volte a prendermela con me stessa e le mie paure, perche’ si, lo ammetto e’ una cosa mia, in certi contesti, asfalto in discesa incluso, la velocita’ mi fa paura) e andiamo oltre trovando nuovi stimoli. Il lavoro sulle singole skill, un po’ trial style (eh, ad avere i soldi mi piacerebbe una bici da street trial) e’ una gran motivazione mentale e fisica anche da grandi (o da vecchi, che dirsi voglia).
Detto questo, lascio alle spalle un bel 25 … sperando che il 26 lo sia altrettanto se non di piu’.
Qualche giorno fa e’ uscito un comunicato stampa della Regione Liguria in cui si parla di una “tassa” (si, chiamiamola con il suo nome) per circolare in mtb sui sentieri della Liguria. Per conoscenza incollo qui uno dei siti su cui e’ presente tale comunicato :
Si sono immediatamente creati allarmismi , schieramenti e polemiche su vari canali social che trattano la MTB.
Adesso vi dico la mia personalissima opinione. Intanto leggere bene il testo (al momento non sono riuscita a trovare documentazione ufficiale sul sito della Regione Liguria, quindi fa fede il comunicato stampa di cui sopra) puo’ essere un primo passo verso la comprensione della situazione e delle intenzioni. Si parla di un’iniziativa che parte dal Finalese , zona che ha reso la Liguria famosa per la MTB in tutto il mondo, e la “sperimentazione” con tutta probabilita’ partira’ da li. In tale area molti di voi sapranno che esiste gia’ un meccanismo volontario (e poco costoso) al supporto delle attivita’ di manutenzione, la “FOR you card” , accolta in maniera positiva da molti bikers. Potrebbe trattarsi quindi di un estensione con connesso obbligo di possesso di tale tessera o qualcosa di simile ma gestito da enti pubblici, a tutte le provincie di Savona e e Imperia , con possibilita’ futura di estensione all’intera regione se la sperimentazione funzionera’ . Si parla comunque di “consorizi di associazioni”, quindi, per farla semplice, il provvedimento verra’ applicato dove esiste (o verra’ costituita) una realta’ strutturata che si occupa della manutenzione ed eventuale realizzazione di tracciati RISERVATI alla MTB.
Non sono un assidua frequentatrice del finalese anzi posso dire di frequentarlo esclusivamente per ragioni professionali.
Chi mi conosce e/o ha seguito in passato questo blog sa che il mio stile e’ piu’ orientato all’all-mountain anche tecnico quindi personalmente la cosa mi sfiora appena . Trovo corretto supportare chi si sbatte per rendere fruibili A TUTTI sentieri che magari resterebbero dimenticati e mangiati dalla vegetazione , ma una normativa che riguardi una regione intera che presenta anche differenze morfologiche non trascurabili mi sembra eccessiva. E comunque l’importante sarebbe fare in modo che questi contributi arrivino REALMENTE a chi fisicamente sui sentieri ci mette le mani. Inoltre, sara’ da vedere come penseranno di strutturare questo abbonamento : non mi sembra assolutamente corretto imporre una quota annuale a chi frequenta solo occasionalmente una determinata zona (penso a tutti quelli che anche solo 1/2 volte l’anno vanno a Finale in giornata dal Piemonte) , si spera che le amministrazioni abbiano pensato anche a questa opzione, tutt’altro che rara e che rischia di tagliare una importante fetta dell’utenza delle zone interessate.
Al momento i territori che ho vicino a casa (levante genovese) e frequento piu’ spesso sono ben distanti dall’applicabilita’ pratica di questa normativa salvo forse qualche eccezione (ma nemmeno troppo vicina nel caso specifico …) … Forse (e dico forse) l’unico reale riscontro positivo di questa cosa, per zone che vanno al di fuori di quelle “famose e quotate”, potrebbe essere lo sfruttamento di tale norma per la riapertura e regolamentazione di aree su cui attualmente sono in vigore divieti assoluti ufficializzando percorsi ad uso esclusivo (e nel caso specifico, che volutamente non nomino ma chi frequenta la zona sa …) , ma anche qui la vedo complicata.
Concludo ribadendo un concetto che mi sta a cuore : La Liguria in MTB non e’ solo FINALE. La MTB non e’ solo sentieri super pettinati e “veloci” per farci i KOM. La MTB e’ scoperta , improvvisazione, mettersi in gioco anche su aspetti che non implichino per forza competizione in termini di tempi.
La Liguria e’ spettacolare tutta e i panorami che si godono in mtb sono unici. Magari questo provvedimento potrebbe far riflettere e provare a valutare anche “percorsi alternativi” al di fuori del super preparato.
Vi auguro ancora Buon Natale e vi aspetto nella “mia” Liguria 😉
Eta’ : diversamente giovane. Anni di surf : non piu’ detrminabili Livello di surf : non piu’ determinabile Tavola : simil wombat allungato, diversamente giovane pure lui. Spot : e’ lo stesso in cui quasi 30 anni fa ho messo per la prima volta le chiappe su una tavola.
Non credevo di riscrivere di surf quassopra, ne tantomeno credevo che mi tornasse l’interesse in questa attivita’. Due sono state le molle che mi han fatto tirare giu’ dal soppalco l’oggetto che vedete in foto
La prima nonche’ la fondamentale, e’ stata la (ri) scoperta di uno spot che e’ tornato attivo e che non e’ sotto il perenne occhio di una webcam . Ci ero passata gia’ piu’ volte a vedere, constatando talvolta affollamento zero in giornate comunque surfabili (parliamo di infrasettimanali) , anche se con qualita’ dell’onda non sempre glassy. Ma la bici mi ha insegnato a prendere quel che c’e’ (leggi leppego) e a tirare fuori del buono sempre, quindi il mio mindset negli ultimi mesi stava cambiando. Sempre nel margine del paletto piu’ importante : il non affollamento.
La seconda il fatto che ultimamente ho nuotato parecchio in acque libere, e mi sentivo particolarmente in forma dal punto di vista delle braccia, da qui l’idea , non potendo piu’ trasportare un longboard, di riprovare con l’altra tavola che mi e’ rimasta, un simil wombat anche lui reduce dall’avventura passata targata BlackDog Surfboards.
Non mi davo una lira o meglio un euro. Arrivo ci sono circa 5 persone a mollo, la prima sensazione che emerge e’ quella di vergogna. Cosa faccio a quasi 50 anni li in mezzo ad annegare annaspare e farmi una figura di merda ? Guardo un po’ osservo , vedo che alla mia sinistra sono solo in due a surfare la destra , non che iniziare in backside (sono goofy) mi esalti , ma dico, va beh, sono qua, sono venuta qua con quella caxxo di tavola , sta anche venendo il sole , senti proviamoci senza pretese.
Tempo di tornare al furgone e cambiarmi e lo spot si svuota anche sull’onda sinistra. Forse era il mio giorno. Mi butto, remo. Trovo subito il bilanciamento sulla tavola , pensavo molto peggio . Guadagno il picco, remo la prima, e incedibilmente parto. Una breve (ma abbastanza intensa per essere una vita che non salivo su una tavola sotto i 9 piedi) sinistra mi fa quasi sembrare di non avere mai smesso. Quasi non ci credevo … ce la posso fare.
Il buon inizo da un input positivo , e seguono altre due partenze di cui un’altra discreta. Poi una partenza un po’ miracolata un po’ troppo sul ripido, che mi prende nell’inside . A questi punti la mia mezz’ora di gloria termina, in quanto rema sul picco un ragazzetto, che inizia a posizionarsi con una posizione chirurgica e a partire su tutto. Resto sulla spalla a sperare negli scarti , qualche frullone, qualche falsa partenza. Mi convinco a cercare di prendere l’ultima per uscire, e cosi’ succede , un ultimo schioppone mi butta fuori con un brutto drittone sulla schiuma. Game over.
Com’e’ tornare in acqua e provare a surfare a quasi 50 anni dopo tanto tempo di inattivita’ ? E’ motivante perche’ vedo di potercela ancora fare malgrado tutto, ma e’ anche una maledizione, quella dell’essere consapevoli che siamo in italia, e che la continuita’ che servirebbe a vedere dei miglioramenti tangibili e’ utopica.
Da insegnante di un’altra disciplina sportiva poi, ho iniziato a vedere le cose anche con un’altro occhio, quello della consapevolezza che una progressione didattica in un adulto/a richiede tempo e ripetizioni. E richiederebbe anche la possibilita’ di essere ripresi e corretti. Tutte cose utopiche . Quindi non resta che essere felici di riuscire ancora a remare una tavola attorno ai 7 piedi e a salirci sopra , e sperare di beccare altre giornate cosi’.
C’e’ un altro fattore: La paura, paura che aumenta all’aumentare della gente in acqua. Sono anche consapevole del fatto che non sono “sicura per gli altri” e che non saprei destreggiarmi senza creare danni in caso di wipeout in contesti di affollamento maggiore. Oggi ho preso una tirata di leash e una tavolata sulla caviglia (ragion per cui preferirei un soft top, ma vedremo) , niente di che, ma dopo questi episodi sono convinta di aver evitato almeno un paio di partenze per paura di un altro frullone. E non so come farmela passare senza una giusta ripetibilita’ positiva.
Tornero’ in mare ? Sicuramente si finche’ l’acqua avra’ una temperatura accettabile per la mia 4.3 ormai vecchiotta , il fisico pare reggere quindi si puo’ fare. Ma di certo non andro’ ad accanirmi con previsioni meteo , viaggi della speranza e altre pippe mentali. Se le fa nel posto dove tutto e’ ricominciato bene, altrimenti, c’e’ sempre la bici 😉
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