Questa analisi, scritta dopo 5 sessioni in acqua con la tavola gonfiabile di cui vi ho parlato (e dopo un lungo periodo lontano dalle line-up, per sapere come ho ricominciato potete leggere QUI) , vuole confrontare le sensazioni che ho avuto in mare , ricominciando uno sport che ho comunque imparato da adulta (ho iniziato a surfare a 30 anni suonati) , in cui per arrivare a dei risultati accettabili , esclusivamente con il longboard , ci e’ voluto molto tempo , dedizione, inseguimento delle swell (aka mareggiate) , e, diciamolo pure SOLDI (spesi/sprecati – dipende dal punto di vista – in viaggi, tavolte anche sbagliate , corsi con istruttori sbagliati, ecc) , con quello che talvolta in qualita’ di maestra di MTB vedo in clienti che si fermano per tutta la stagione invernale.
E’ un paragone un po’ forzato con due sport molto diversi ma comunque accomunati da requisiti tecnici di un certo tipo, da una progressione didattica e dall’importanza della memoria muscolare.
Ci tengo a sottolineare che , a parte quella di maestra e guida di MTB, non ho altre qualifiche in ambito sportivo/motorio quindi se dico inesattezze tecniche si tratta di opinione/esperienza personale, mi perdonino eventuali “prof” in scienze motorie .
Potra’ sembrare strano ma c’e’ comunque una cosa importante che accomuna surf e mtb , intendendo quest’ultima come “pedalata” e non “puramente gravity” (ovvero con risalite meccanizzate) . ed e’ che in entrami i casi c’e’ una base condizionale (remata per arrivare in lineup nel surf , pedalata per arrivare in cima in mtb) e poi una componente tecnica in cui viene chiamata in causa la memoria muscolare.
Ovviamente la componente condizionale influenza quella tecnica in termini di lucidita’ , ma diciamo che, con risultati piu’ o meno costanti, la parte condizionale si risolve con allenamento e buona volonta’ in entrambi i casi.
Per quel che concerne la tecnica, le cose cambiano alquanto. MTB, ma anche snowboard, sci , skate , permettono ripetizioni infinite, permettono di filmarsi con relativa facilita’ , ed e’ possibile avere a che vedere sempre con lo stesso terreno. Una curva e’ una curva e rimane quella. Un ripido, un rockgarden un salto idem. Esercizi di equlibrio come surplace e skinnies puoi anche ripeterli ad oltranza. Semplici “trick” come nosepress (vedi qui la mia progressione) li puoi ripetere all’infinito e con il giusto feedback i miglioramenti – magari lenti – arrivano e sono percettibili, visibili.
Nel surf … tutto si muove. Il mare si muove e sei li a dover fare la cosa giusta al momento giusto, un po’ come se dovessi fare un bunnyhop su un ostacolo che compare dal nulla senza sapere dove comparira’ (robe da videogame) se proprio vogliamo forzatamente provare un paragone con la bici.
Leggere il mare, remare l’onda giusta e’ esperienza che ho visto piu’ o meno rimane. Remare e’ allenamento e nuotando non ho troppi problemi. Ma nel momento in cui riesci, in qualche modo ad alzarti ti ritrovi a dover fare funzionare un sacco di cose contemporaneamente (e non puoi spezzare – non puoi semplificare piu’ di tanto) per cui e’ davvero difficile essere anche “recettivi” sul come ci si e’ posizionati, ma si cerca piu’ il feedback dall’onda e dalla tavola. Mi spiego meglio, una sensazione “buona” su un onda , ovvero di sicivolamento in parete che attualmente e’ quel che cerco banalmente di fare, non e’ detto che si traduca in un qualcosa di esteticamente “guardabile” e/o nella posizione piu’ efficace per farlo , vedi questo esempio in fronside :

Vi assicuro che a livello di “testa” la sensazione avuta pochi giorni fa (immagine contrassegnata dalla X) era identica a quella della foto del 2016 in cui vedete tutt’altra posizione. Qualcuno potrebbe incolpare la tavola gonfiabile , che sicuramente non e’ il massimo . Ma sicuramente un lavoro piu’ accentuato con le caviglie e un maggiore piegamento delle ginocchia avrebbe evitato l’orribile posizione “a 90” della schiena.
Ecco tornando un attimo al discorso bici e a quando mi ritrovo, lato insegnante a seguire allieve che riprendono dopo la pausa invernale. Cose di questo tipo non succedono, o se succedono sono riconducibili a tecniche molto avanzate , perche’ la risposta della bici in termini di pesi e’ immediata, e’ un sistema fisico unico e si governa su 4 punti d’appoggio. Nel surf, come nello snowboard, abbiamo solo due appoggi e di conseguenza si riesce anche a girare facendo del “cheating” (movimenti scorretti che pero’ portano in termini pratici un risultato che ci sembra funzionare). In bici l’unica forma di cheating che mi viene in mente e’ l’uso del freno dietro per stringere le curve (che non e’ nemmeno cheating al 100%, semplicemente non va fatto da principianti) o il fidarsi troppo di mezzi con tanta escursione (le bici divano) , ma questo e’ un altro discorso che si allontana molto. Ecco il surf-divano non esiste !
Quello che succede come regresso in MTB e’ spesso mentale. Difficilmente si perde la memoria muscolare , magari ricompaiono errori che avevamo gia’ e che richiedono sforzi per essere corretti. Quello che si perde e’ la fiducia. Ritornano le paure “da principiante” e bisogna riprendere per gradi e capire che non e’ cambiato nulla e che se i freni sono in ordine “piano e bene” possiamo scendere !
La componente mentale, in mare , ha altri aspetti completamente diversi. Diciamo che per quel che mi riguarda il rientrare in mare con un gonfiabile (o un soft top a noleggio) mi fa sentire piu’ tranquilla in termini di eventuali collisioni con altri surfisti, purtroppo l’affollamento resta uno dei piu’ grandi deterrenti alla pratica di questo sport, deterrente che ancora adesso comunque mi scoraggia (quali prospettive di ripetibilita’ e quindi di miglioramento posso avere prendendo 1 onda ogni 20 minuti ????) . L’altra cosa, forse un po’ + analoga con la bici e’ il “commitment” , cioe’ il crederci , il partire decisi e dargliene quanto basta . Poi magari il risultato e’ sempre dubbio anche se le sensazioni sono positive. Il commitment in bici e’ piu’ “pesante”, perche’ e’ spesso correlato ad una sezione critica, in cui le conseguenze di una caduta possono essere ben piu’ gravi che in mare (almeno per quel che concerne le situazioni che sono in grado di affrontare io) .

E’ molto, molto difficile poter dire se , a livello mentale , il surf possa aiutare in mtb. Le uniche cose che davvero il surf insegna sono la pazienza e l’umilta’, e queste due qualita’ possono aiutare a farci apprezzare maggiormente anche piccoli risultati e piccoli progressi e a non bruciare tappe.
Una cosa e’ certa, tornando a cose piu’ pratiche. Quando ancora non hai costruito una vera memoria muscolare (ed e’ il mio caso nel surf) e’ davvero difficile riprendere, pensando anche al fatto che nel mediterraneo non c’e’ costanza, e che costruire una nuova memoria muscolare richiedera’ tempo. Le ore che ho passato in acqua , ma sopratutto SULLA TAVOLA non sono paragonabili al tempo che ho passato in bici (o in snowboard, in passato). E’ naturale che sia una pippa. Stimo immensamente chi riesce a surfare anche solo per un surftrip all’anno e a stare mesi lontano dall’acqua senza ripartire da zero. Non siamo tutti uguali e non tutti abbiamo la stessa velocita’ di apprendimento . Io vorrei regalarmi prima o poi una session in una wave pool, ma ho molta paura di “dimenticare” e arrivare li e sbagliare tutte le partenze, anche perche’ da quel che leggo e’ un po’ diverso dal leggere il mare.
In ogni caso, questo ritorno in acqua mi ha fatto acquisire una nuova consapevolezza sul cosa vuol dire ricominciare uno sport dopo uno stop, sopratutto se non hai basi “realmente solide”. E se in bici queste basi si costruiscono con la giusta didattica , motivazione, e buona volonta’, con il surf non e’ cosi’ . Non basta. E’ Nettuno che decide per te. E, almeno al mio livello e con tavole voluminose, ausili come il surfskate, che e’ molto divertente , servono in modo molto relativo (forse un po’ a sbloccare le caviglie e le ginocchia ma servirebbero anche strutture giuste) proprio perche’ l’asfalto sta fermo.
Credo che insegnare il surf sia una sfida , e che nella fase dell'”advanced beginner” lo sia ancora di piu’. Forse le wave pool potranno essere l’unico vero sistema per ottenere ripetibilita’ . Ma … 10 onde su cui stai su 10 secondi ciascuna non saranno mai come ore in snowboard o in bici.
Quindi .. per chi leggesse questo articolo e volesse imparare il surf … sia ben chiaro che non e’ facile e che si va incontro ad un meccanismo di reward (sistema premiante) complesso, in cui quando prendi la prima onda ti gasi e cercherai ad oltranza la tua “ricompensa” ovvero di ripetere quella sensazione …. ma proprio questa “potenza” diventa elemento di distrazione e impedisce di essere consapevoli su quello che “dobbiamo fare” perche’ quell’onda venga veramente surfata appieno.
Non so se queste righe hanno reso l’idea e non so se qualcuno le leggera’ mai.
E’ un momento un po’ cosi’ in cui ho voglia di raccontare le mie esperienze con questo obsoleto mezzo chiamato scrittura. E spero possano essere un importante avviso per chi volesse provare il surf da adulto over 40 .. pensateci bene, molto bene .
PS: articolo scritto di getto,no LMM, se ci sono errori, sonjo umani al 100%






















