MTB: finalmente in ValSusa

Day 0 – Prologo : Rapallo Funivia .
Il mio weekend lungo con #slayerina comincia inaspettatamente in Liguria, complici alcuni contrattempi mi ritrovo a Rapallo a salire sulla funivia di Monteallegro.

funivia montallegro

Qualche video e qualche ricerca qua e la mi portano su un tracciato denominato “jump jump”, che scende nei boschi sul versante della strada asfaltata. Se gia’ dai video la tecnicita’ del trail pareva elevata, dal vivo lo e’ ancor di piu’, mettendo a dura prova le mie capacita’ e quelle della povera Slayer che avrebbe voluto qualche cm in piu’sulla forka. Morale della favola, troppo tecnico per stare solo con le ginocchiere, la caviglia ancora protetta dal tutore e il mio spirito di conservazione mi fanno cercare il modo per abbandonare il sentiero e scendere su asfalto. Montellegro 1 Kiaz zero … ce ne ricorderemo, ma per fortuna la Valsusa ci attende ….

Day 1 – Bardonecchia – Singletrack Grange Rho Grange Frejus
Reduce dagli “sgarupi” Liguri ho bisogno di divertirmi, rilassarmi, non fare cose troppo impegnative e godermi un bel panorama.
La scelta cade sulla valle della Rho, con un giretto di cui avevo gia’ parlato. Salita con fondo piuttosto antipatico, breve proseguo lungo la valle per fare qualche foto e divertirsi con una scalinata in legno

rho scale rho slayer rho panaorama

… Poi singletrack simpaticissimo, super panoramico
e a tratti esposto ma mai complesso, eccezion fatta per un paio di tornantini che richiedono un pochino d’attenzione. Ultimo pezzo
un po’ noioso con mulattiere, ricompensato da un divertente ripidone finale che spara dritto in un prato fiorito. Gambe un po’ inchiodate, altitudine che seppur non elevata si sente ma la sgambettata si e’ fatta 😉

singletrack rho

Video :

valle rho mtb june 2017 from KiaZ bike surf and more on Vimeo.

SEGUE : DAY 2

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MTB: Monte Cavo / Faete / Discesa Canada

New entry: da Monte Cavo passando per il Faete con discesa “Canada”

Diciamolo: anche se molto divertenti, i classici sentieri “numerati”
di monte cavo li conosco ormai a memoria, e viste le condizioni
sullo scassato andante del tre basso (il mio preferito..), mi sono messa alla ricerca di qualcosa di alternativo, magari piu’ flow e apprezzabile appieno anche da amici “frontizzati”.
La ricerca di nuovi sentieri e’ una delle cose che piu’ mi motivano
nell’andare in mountain bike, qua putroppo la cosa non e’ semplicissima in quanto la non-conoscenza del territorio mi ha sempre un po’ bloccato. Fortunatamente c’e’ il GPS ma a volte puo’essere complesso valutare una traccia a freddo, fidandosi dei rari commenti online, senza riuscire a capire bene quale livello tecnico richieda, sia in salita che in discesa, considerato che una cosa “facile” per un endurista puo’ essere difficile per
chi viene dall’xc/marathon, e vice versa.
In questo caso pero’ le cose sono andate diversamente, e ho potuto contare sull’aiuto di un amico “elettrico”, che mi ha segnalato questo “Canada” come molto flow, “piu’ scorrevole del 3” a detta sua.

Conoscendo bene il livello dell’e-biker che mi ha dato la dritta sapevo di andare sul sicuro. Restava solo da trovare una traccia e capire come arrivare a questa discesa per me inedita.
La traccia trovata e’ del 2016. Pronti partenza via, salita
fino al Giuliana, percorro lo stesso e poi le indicazioni
mi dicono di prendere un sentiero a sinistra che entra nel bosco.
Da qua dovrebbe essere un saliscendi/mezzacosta che dovrebbe
condurre al Monte Faete, altro collinotto dotato di ripetitori
ma molto piu’ selvaggio.

faete1 faete2 faete3

Qualche sbaglio con conseguente ravanamento e qualche pezzo a spinta tocca farlo, sentiero saliscendi con #nientedidifficile, zona molto bella e selvaggia, lontana dall’asfalto e silenziosa come piace a me. Finalmente un’altro posto con panorami e natura interessante. E’ bello andare in bici piano e guardarsi intorno, mentre ci si avvicna all’ambita discesa.
Ecco quindi il Monte Faete, da cui si gode di uno splendido panorama.

E si inizia a scendere, un po’ navigando a vista ma guardando il gps ad ogni dubbio. Siamo su un versante che non conosco, e sbagliare potrebbe costare caro portandomi dall’altro lato del monte. La prima parte risulta un po’ piu’ tecnica, ma senza particolari complicazioni, curve di ogni genere e zone con linee differenti tra cui scegliere. L’obbiettivo e’ sempre quello di evitare i pezzi troppo scassati e optare per le parti piu’ flow.

Mi ritrovo a sbucare in uno stradotto frequentato da cavalli,  la traccia dice che vado bene anche se non ho seguito palesemente quanto indicato sullo schermo … A breve dovremmo imboccare quel che e’ propriamente il suddetto “canada“. Sono un po’ disorientata ma per fortuna mi accodo a due bikers con due frontini che fanno lo stesso percorso. E le aspettative vengono mantenute: #nientedidifficile, flow, curve. Roba che si deve lasciare correre la bici.
Una seconda parte poi un po’ piu’ particolare, dinuovo a scelte multiple tra parti piu’ scassate e linee piu’ pulite. De gustibus.

Insomma un sentiero di quelli che se li si conosce c’e’ solo da  mollare i freni.
In conclusione strada bianca di collegamento fortunatamente quasi in discesa e ultimo kilometro a scelta tra asfalto o trail parallelo nel bosco. Una bella alternativa piu’ lunga al solito tre adatta anche a chi’ e’ alle prime armi e/o guida una front. Da ripetere cercando
di aprire di piu’ 😉

Traccia GPX (indispensabile se non lo conoscete)

Video “relive”


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A pedali e’ meglio ….

#Slayerina ha una nuova sella, ma in realta’ il volerla provare e’ stato solo un pretesto per rimettermi a pedalare con le mie gambe la mia amata vecchietta con le ruote da 26′. Poco tempo a disposizione, quindi lo spot scelto e’ il piu’ vicino: la sughereta di Pomezia, una piccola riserva naturale poco distante da casa che offre alcuni simpatici e semplici singletrack, niente di che ma quanto basta per sgambettare, divertirsi un po’ e concentrarsi sulla tecnica.

Dopo l’esperienza elettrica del weekend tornare ad usare le gambe in santa pace senza aiuti esterni, fa solo che bene, e vista l’erba alta che rendeva alcuni tratti di difficile accesso ho deciso di concentrarmi sulle curve cercando di migliorare tecnica e flow

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L’erba alta blocca alcuni passaggi, ma ne rende altri molto suggestivi dal punto di vista dell’ambiente. Anche l’occhio vuole la sua parte e la sughereta nel suo piccolo ha sempre qualche scorcio carino da fotografare.

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E la sella di cui ho parlato all’inizio dell’articolo ? Un paio d’ore scarse senza lunghe salite non sono abbastanza per trarre conclusioni, quindi il test completo arrivera’ appena avro’ piu’ elementi di valutazione. Per ora sembra andare d’accordo con le mie chiappe 🙂 ….. (TBC)

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Test E-Bike Thok MIG

Quella di ieri e’ stata una domenica “elettrica“. A Formello infatti c’e’ stata l’opportunita’ di provare le neonate e-bike “Thok“,
sviluppate dal campione di downhill Stefano Migliorini. Non e’ cosa da tutti i giorni poter provare gratuitamente un mezzo simile, e
quindi malgrado io non sia una fan sfegatata delle elettriche (ne avevo gia’ parlato in passato) mi sono cimentata in questo test,
complice anche la ancora non perfetta forma fisica post infortunio.
Il test prevedeva di poter usare la bici per 20/30 minuti, effettuando quindi una salita e una discesa lungo uno dei piu’ divertenti
trail di Formello: la Pecora: trattasi di un percorso molto flow, con paraboliche, rilanci e qualche saltino. Niente di diffiicile,
per permettere a chiunque di prendere confidenza con un mezzo che, ci tengo a sottolinearlo fin da subito, ha uno spettro di utenza
veramente ampio che va dall’ex discesista al pensionato sportivo, passando per chiunque sia attratto dalla mtb ma che non abbia voglia/
tempo/allenamento per pedalare, fidanzate di bikers incluse.
Le caratteristiche tecniche della bici da me provata (il modello base MIG) le trovate sul sito ufficiale. Non mi dilunghero’ in analisi dettagliate della componentistica: per farla breve abbiamo a che fare con una full da 150 di escursione con gomme plus, ovvero 2.8 di sezione, cosa che secondo me da molta sicurezza in piu’ in discesa senza compromessi su un mezzo assistito .

thok mig ebike

thok mig ebike 2

Veniamo a noi. Finalmente salgo su questo mostro elettrificato. Forse la M e’ un pelo grande di taglia, ma per farci un giretto no problem.

ebike test

Per regolare l’assistenza si usa un manettino in stile cambio, non molto intuitivo a dire il vero. Sul display viene poi indicato il livello di assistenza e la velocita’. L’attrezzo, come del resto mi aspettavo, cammina da solo, mantenendo pero’ un’assistenza molto fluida e meno scattosa rispetto ad altre bici elettriche su cui ero salita in passato. Fatto sta che cammina da solo e non si lascia intimorire dalla prima rampetta, malgrado la modalita’ eco, ovvero quella base.

Rapidamente raggiungiamo l’inizio della discesa. La bici cammina, le sospensioni sono un pelo rigide forse per il mio peso ma siamo su un sentiero easy quindi no problem grazie anche ai gommoni plus. Ho fatto tutta la discesa in modalita’ eco, e comunque il fatto di avere un motore, un qualcosa che spinge si sente, non stiamo lavorando piu’ solo con la forza di gravita’. Difficile spiegare questa sensazione, fatto sta che basta mezza pedalata e riparte subito, non hai il fiatone negli strappi, ma vista la facile accelerazione richiede una guida molto attiva.

kiaz ebike mig

Nei salti malgrado i 20 kg abbondanti di peso riesco a tenerla benino anche se qualche volta ho rschiato di perdere i pedali, probabilmente
per tecnica errata. E fin qui tutto bene.

Ma il vero potenziale di questi mezzi e’ la salita. La risalita nella macchia condivisa dai trail cinghiale/pecora/picchio , che pedalata puo’ essere tanto rilassante quanto pallosa (dipende dai punti di vista)
diventa un divertimento, perche’ de facto e’ … non dico un altra discesa ma un singletrack pianeggiante con curvette e passaggi divertenti. Ecco che quindi la guida diventa attiva anche in salita, e da qua capisci che e’ qualcosa di diverso, qualcosa che puo’ cambiare il concetto di bikepark. Usando la modalita’piu’ potente, la boost, arriviamo a superare tranquillamente i 20 km/h in salita, velocita’ che normalmente io faccio in discesa, e quindi potete capire come un sentiero possa diventare divertente anche al contrario. De facto, cambia il modo di concepire alcuni aspetti della mtb. E’ un mezzo orientato prettamente alle abilita’ di guida e dove il motore da un grosso aiuto. Insomma una cosa diversa. Molto divertente ma diversa.



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Cerchiamo di trarre qualche conclusione, anche se sull’argomento si potrebbero scrivere megabytes di caratteri.

Ci sono due aspetti da tenere in considerazione.

Uno filosofico/emozionale, l’altro tecnico. E ancora un’altro aspetto IMHO, legato alla salute e alla forma fisica.

Partiamo dalla questione tecnica: al mezzo testato non si puo’ dire niente. E’ semplicemente pereftta e credo che se presa di una taglia in meno e con le sospensioni tarate giuste diventi un gran bel giocattolo, ottimo per fare i criceti anche senza  la seggiovia, per divertirsi senza faticare troppo (lo sforzo diventa molto simile a quello che si fa facnedo solo discesa,
tipo bikepark meccanizzato per intenderci) e magari per esplorare la montagna a caccia di nuovi trails ampliando il range di  dislivello e km percorribili. E tutto questo non e’ poco, a patto di poterselo permettere in termini economici (i prezzi partono da poco meno di 4000 Euro…) .

Unico scetticismo la gestione di un mezzo di tale peso in percorsi piu’ tecnici e meno scorrevoli come possono essere i  Ripetitori di Civitavecchia. Molto probabilmente tocca adeguare la tecnica al mezzo, ma al momento non ho elementi per addentrarmi nella questione.

Ma ma ma ma …. #Slayerina ??… ecco. Nel pomeriggio risalgo sul mio mezzo a pedali veri,che mi aspettava un po’ triste in un cantuccio.

slayerna

Eccolo,salgo sul mio cancellino vintage e mi sparo una run su scoiattolo + cinghiale. Niente da fare. Il fare da me continua a piacermi di piu’ almeno in discesa. Sono piu’ sicura sui salti, conosco bene il mio mezzo con i suoi pregi e i suoi difetti. E dopo aver portato un attrezzo da 20kg con il motore …
Slayerina sembra una bicicletta.
MA SLAYERINA e’ una BICICLETTA !!!!!
Mi da piu’ sicurezza … certo avesse le gomme plus … ma poi come salgo ?
Slayerina e la sua ferraglia meccanica. I suoi rumori.

Nessun fruscio di motore. Enjoy the silence.

Slayerina che nei rilanci vuole che io usi le gambe …. si si le gambe i prosciuttini. I miei quadricipiti femorali che tanto sto faticando ad allenare.
E ora che c’e’ la salita … che si fa . Facile. Si pedala. E ci si guarda intorno, finamente. Vado piano ma almeno mi godo la  natura e l’ambiente.

Per me la bici e’ uno sport e finche’ FCMAX=220-ETA’ sara’ sufficente a farmi pedalare pedalero’. Con i miei  limiti e la mia velocita’. Al momento non ho sogni elettrici. Arriveranno quando la vecchiaia mi imporra’ questa scelta, fermo  restando che magari la possibilita’ di affittarne una in determinate situazioni puo’ essere divertente.
Surf a parte, che come gia’ osservato in passato non e’ sufficiente a manenersi in forma, la bici e’ l’unico sport che pratico con
costanza. Odio le palestre e ho dei problemini fisici che mi proibiscono attivita’ con i pesi. Ben venga allora quel po’ di fatica
che faccio nei weekend 😉 . A pedali , finche’ girano le gambe.

C’e’ da dire una cosa pero’: queste bici elettriche danno una grande speranza, quella di potersi continuare a divertire anche con gli anni che passano. Il poter continuare comunque a stare all’aria aperta, sgambettare senza farsi venire le traveggole significa poter andare in bici anche con gli anni che passano.

Ed e’ sempre piu’ frequente vedere persone “grandi” ma felici di poter tornare bambini grazie a queste e-bike. Quindi … lunga vita alle e-bike e all’evoluzione tecnologica al servizio di una vita piu’ lunga e migliore 😉

Never stop riding, even with an engine 😉

Si ringraziano Thock Bikes di Stefano Migliorini, Bike Store Ciampino, il gruppo Stonati MTB enduro (che ringrazio anche per il video da cui sono catturate alcune immagini incluse in questo post), e ovviamente i locals di
Formello per i trail sempre perfetti e la location 😉
https://www.facebook.com/groups/StonatiEnduroMtb
https://www.facebook.com/BikeStore.srl/
http://www.mtbformello.it/
http://www.thokbikes.com/
Al prossimo test !


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MTB: Ripetitori Rotella 4 dummies

La sicurezza post infortunio aumenta, e vista la bella giornata decido di portare #slayerina a fare un ultimo giro ai Ripetitori, prima che il caldo renda questo giro proibitivo. Non amo il caldo e sopratutto faccio molta fatica a svolgere attivita’ fisica quando le temperature aumentano, e gia’ il giro di ieri in alcune salite (ma non solo) si e’ rivelato molto piu’ faticoso rispetto ai mesi invernali.

Velocita’ media da dimenticare, prima salita con le sue rampe impegnative anche se asfaltate affrontata con estrema calma. In cima come sempre pero’ si sta bene c’e’ una bella arietta fresca e il panorama anche se ormai ben noto fa sempre il suo effetto. Senza dubbio meglio quassu’ che ad oziare su una qualche spiaggia del litorale.

rip top

Iniziamo a scendere. Scelgo il Rotella, il piu’ scorrevole dei trails della zona: alcuni passaggi per me sono ancora un pelo complicati, la solita paura sui tratti rocciosi la fa da padrona, ma nel complesso a sto giro mi sembra di aver girato piu’ fluida ed essermi piantata di meno.

Rotella4Dummies from KiaZ bike surf and more on Vimeo.

Mucche pazze che non si spostano a parte, La parte bassa del Rotella e’sempre un mix tra parti un po’ piu’ scorrevoli e passaggi in cui tocca districarsi tra le rocce, con qualche ripidone ostico che stavolta pero’ ho quasi chiuso. Sono andata lungo solo su un tornatino senza sponda su cui mi e’ partito il posteriore.
Sante ginocchiere e santo tutore per la caviglia.

mucca rotella marangone 1 marangone 3 uscita rotella

Sbuchiamo nella sempre bella valle del Marangone , e si riprende piano a pedalare per una seconda run. Sosta obbligata alla fontana,
unica nota positiva per combattere il caldo, che nel fondovalle si fa sentire (e siamo solo a meta’ maggio … )
La risalita e’ molto dura, sia per il fondo supersecco che per le rampe che non perdonano . Fatto sta che non me la sento di salire fino
in cima e opto per riprovare il trail “Razzola“, che fara’ parte della gara di Enduro di fine mese. Questo sentiero lo avevo percorso
la prima volta che sono andata ai Ripetitori, e mi ricordavo alcuni punti abbastanza ostici.

start razzola

razzola strat 2

E’ un sentiero molto fisico, alterna tratti flow a contropendenze piuttosto antipatiche, e dulcis in fundo, un tremendo ripidone che non ho avuto (e che probabilmente mai avro’) il coraggio di affrontare in sella. Diciamo che non e’ il mio genere di trail, almeno, non tutto, ma ha il vantaggio
di essere quello che porta piu’ vicino all’uscita dalla strada bianca che si ricongiunge all’asfalto.

Strada bianca appunto, perche’ purtroppo non abbiamo finto di salire. Un ultimo tratto di carrabile sterrata per arrivare all’asfalto, estenuante sia
per la stanchezza (per chi dice che in discesa non si fatica – in certi rilanci arriviamo a 170 bpm) che per il caldo e l’assenza di vento.

Conclusione: la parte bassa dei ripetitori e’ per me game over fino a quest’autunno. Forse si puo’ fare i criceti sulla parte alta,
molto ventilata salendo fino al cancello in macchina, migliorando le skill sui passaggi tecnici … Ma una cosa e’ certa. In attesa
della trasferta alpina di Agosto tocca trovare posti piu’ freschi per girare (si accettano suggerimenti)


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TRACCIA GPX SCARICABILE NEL PRIMO ARTICOLO, QUA

Surf: si ritorna a scivolare al Circeo

Le premesse per passare una bella giornata di surf al Circeo c’erano tutte. Le previsioni meteo erano abbastanza chiare e concordi, e sulla carta c’era da aspettarsi una situazione ottimale per ricominciare a muoversi anche in acqua e vedere come si comporta la caviglia a 15 giorni dall’infortunio. In effetti le promesse vengono mantenute, e il Carrubbo mi accoglie con una splendida giornata e piccole e lisce ondine, l’ideale per riprendere confidenza con il mare.

circeo vertcirceo h

Vista la giornata easy decidiamo di portare in mare anche la action cam, e documentare questo ritorno al surf dopo quasi 20 giorni di stop. La caviglia e’ ancora convalescente, il tutore aiuta ma nel surf comunque i movimenti sono molto piu’ particolari e orientati alla torsione, quindi alcuni passaggi risultano un pelo complessi. In particolare la disciplina da me praticata, il longboard, implica il camminare avanti e indietro sulla tavola per mantenere la velocita’, cosa che con una caviglia dai movimenti ancora un po’ limitati nn e’ facilissima.

nilox1

nilox1

Malgrado tutto e’ sempre divertente e piacevole scivolare con la mia #Violetta , anche quando non ci si resce a muovere in modo ottimale. Qualche ondina carina pero’ e’ arrivata, come da video :

Circeo Longboard Surfing Small Waves from KiaZ bike surf and more on Vimeo.

Unica nota se possiamo dire “negativa” della giornata, la non facile convivenza con alcuni principianti. L’attesa a volte lunga tra una serie e l’altra faceva si che le onde di un certo rilievo non erano molto frequenti, e conseguentemente molto ambite da tutti. Premesso che in teoria andrebbe rispettata la regola “1 onda 1 surfista” e che ha la precedenza chi parte per primo piu’ internamente nel caso di un onda solo destra (o solo sinistra) , se non si e’ in grado di tagliare correttamente l’onda sarebbe bene evitare di provare a partire se altri remano sulla stessa onda. Tutti siamo stati principianti, non tutti si ricordano di esserlo stati. Una cosa pero’ mi sento di dirla. Se si cerca di posizionarsi in maniera opportuna e non si rema forsennatamente su qualunque cosa arrivi allora forse l’onda buona arrivera’ ….

Alla prossima swell, sperando che la caviglia guarisca del tutto 😉

 

 

Microtraumi ….

Cadere rialzarsi ripartire … cadere farsi male recuperare ripartire … Praticare action sports o attivita’ outdoor in generale
significa anche imparare a convivere con traumi piu’ o meno importanti.

Fa parte del gioco , e piu’ vai avanti con gli anni piu’ diventi consapevole che non sei piu’ di gomma, e che a volte bisogna dare ascolto allo spirito di conservazione.
Ma non e’ detto che i microtraumi siano per forza legati alla bici o ad altro attrezzo sportivo. Poco piu’ di una settimana fa durante un giro esplorativo in una poco nota e battuta zona delle mie terre d’origine in provincia di Torino sono stupidamente inciampata in un sasso, cadendo rovinosamente e ritrovandomi con una brutta distorsione  alla caviglia destra.

colle forchetta val di lanzo colle forchetta val di lanzo colle forchetta val di lanzo colle forchetta val di lanzo

Risultato ? Niente di rotto, ma qualche giorno con le stampelle non me lo ha levato nessuno. Poi tutore(simpaticamente soprannominato robocop) e pian piano si riprende confidenza con i pedali, dato che la bici ha un gran vantaggio: dal punto di vista impatto sulle articolazioni e’ un attrezzo molto tranquillo, certo, vietato fare i salti o cercare guai tra gli sgarupi.

tutore robocop

E cosi’ prendo il coraggio a 4 mani e rientrata a Roma inizio con qualcosa di semplice: la sughereta di Pomezia e’ un parco pieno
di singletrack senza niente di difficile ma divertenti quanto basta per passare un paio d’ore in tranquillita’ a 15 minuti dall’EUR. Stringiamo bene il tutore e si parte pedalando. Le gambe funzionano il fiato tocca rifarlo un pelo ma dolori non ne sento. Proviamo anche qualche passaggio un pochino piu’ tecnico, devo evitare di caricare la gamba destra ma dove si riesce a scegliere bene la linea problemi non ce ne sono. Unico
fastidio le vibrazioni, devo evitare percorsi troppo scassati per il momento. Ma 2 belle orette a pedali senza sforzo eccessivo  le abbiamo fatte.

sughereta pomezia sughereta pomezia fiori sughereta pomezia

Visto che mi sento abbastanza sicura decido di replicare a Formello. Anche qua la scelta e’ di stare tranquilli, non fare nientedidifficile, guidare con il massimo flow evitando i salti e scegliendo linee pulite senza eccedere nella velocita’.
Certo se si poteva saltare era piu’ divertente, ma una guida piu’ rilassata mi permette di essere stranamente piu’ performante sulle salite.
Cinghiale, pecora bassa e poi Volpe. Senza correre copiando i salti obbligati rimanendo in sicurezza. Tempi di percorrenza e medie piu’ che dignitose per il mio poco e incostante allenamento. Ma gia’ solo il sapere che in bici ci posso andare, e che riesco pure a divertirmi e’ una gran cosa.

cinghialepecoravolpedati volpestart

Per tornare a fare surf ci vorra’ ancora tempo, ma per ora concentriamoci su #Slayerina e sulle piccole grandi soddisfazioni che mi da 😉

Never stop riding 😉


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Mtb: pineta di ostia mini bikepark

La Pineta di Ostia , seppur tendenzialmente pianeggiante puo’ diventare un interessante posto per migliorare la tecnica nei salti in mountain bike. Infatti grazie ad alcuni volenterosi locals sono comparse rampette e nortshore nell’area circoscritta tra la ferrovia e il canale dei pescatori. Diciamo che non e’ un posto apprezzabile dal punto di vista ambientale, anzi purtroppo il degrado e’ piu’ che evidente (un peccato per un posto che comunque permette a chi sta a Roma Sud un minimo di allenamento divertente) , ma la bella giornata di ieri e i saltini costruiti piu’ che bene mi hanno permesso un oretta di sano divertimento in modalita’ criceto 😉

ostia northshore

ostia jump

Il modo piu’ facile (e anche piu’ sicuro se si e’ in macchina) e’ quello di entrare in pineta all’altezza dell’incrocio tra Via di CastelFusano e il canale dei Pescatori. Seguendo poi la traccia gps gpx o semplicemente riferendosi alla mappa qua sotto dovreste riuscire a trovare la zona con i passaggi costruiti.

mappa pineta

Il terreno regge molto bene la pioggia, quindi e’ un posto ottimo per divertirsi un pochino anche in caso di maltempo. Inoltre essendo tendenzialmente morbido (in questo aiutano anche gli aghi di pino) e’ davvero facile avvicinarsi ai salti in discreta sicurezza.

Dowload traccia GPS GPX


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Forcella vecchia fa buon brodo … o no ?

Se andiamo a vedere il setup originale della mia biciclettina (#slayerina x gli amici) noteremo che montava una forcella ad aria marzocchi AM 1 con escursione di 150 mm, sulla carta superiore alla attuale rockshox Pike a molla da 140. Il principale abbandono della Marzocchi lo scorso anno e’ stato causato dal prematuro smarrimento del pomello del sistema ETA, ovvero del congegno che permette la riduzione della corsa a 120 mm in modo da agevolare la salita. Senza tale feature #slayerina somiglia ad una bici da freeride old-school, e in saliita non si pedala.

slayerina

Lo scorso we, convinta da un’amico abbiamo provato a rimontare la Marzocchi, dopo essere riusciti a costruire un pomello altrnativo per rimettere in funzione l’ETA. E’ stata occasione anche per montare il nuovo attacco corto del manubrio , altra piccola utile modifica utile per migliorare le performance in discesa di bici datate o entry level.

attacco40mm

Geometricamente parlando, le differenze si sentono. Il solito Formello e’ stato il banco di prova per queste modifiche, e la migliore confidenza sui salti e’ un dato di fatto :

Purtroppo non e’ tutto oro quel che luccica. La vecchia Marzocchi, seppur piu’ leggera e con maggiore escursione si e’ rivelata inaffidabile sui piccoli urti, mostrando ancora problemi sul rebound (ritorno). Probabilmente una revisione approfondita potrebbe riportarla agli antichi splendori o decretarne definitivamente la fine. Vedremo se riusciremo nell’impresa.

Quindi il giorno dopo rimontiamo la pike a molla. 1 cm in meno di escursione, peso maggiore e la sicurezza del perno passante, oltre al sistema meccanico di riduzione della corsa, meno sofisticato dell’ETA ma sicuramente piu’ semplice e affidabile. Manteniamo l’attacco corto del manubrio, e si va immediatamente a testare la bici sui saltini della pineta di Ostia …

pineta

La bici e’ OK, e qualcosa geometricamente abbiamo comunque guadagnato senza perdere in salita, l’attacco corto permette una maggiore facilita’ a stare arretrati, aumentando la sicurezza sui salti malgrado il cm in meno e il conseguente sterzo piu’ chiuso.
Concludendo , con una bici dalle geometrie un po’ datate qualche accorgimento a basso costo puo’ migliorare un pelo le performance, i limiti purtroppo nel caso Slayerina arrivano dalla forcella: il cambio dello standard per i cannotti sterzo (da dritto da 1 pollice e 1/8 a conico) ha ridotto notevolente le scelte per gli upgrade, a meno di non ravanare nei mercatini dell’usato sperando in un po’ di fortuna. Tranquillli cmq, per ora #slayerina resta con me 😉


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